Diario di Alucard: la storia di Castlevania (1)

Introduzione
Come avrete potuto notare dal titolo dello speciale, siamo qui per trattare delle peripezie affrontate da Belmont e affini per eliminare dal mondo l’onta di oscurità portata dal signore oscuro, Dracula ovviamente. Se siete desiderosi di immergervi in un lungo viaggio temporale che vedrà scorrere venti anni nella sinteticità di pochi caratteri nostalgici che potrebbero suscitare molti ricordi, sia piacevoli che tristi, o se volete soddisfare la vostra curiosità riguardo la storia di una delle saghe più longeve e famose del mondo dei videogiochi, che ha invaso il mondo delle console a partire dai sistemi ad 8 bit fino alle potenti architetture più recenti, se volete conoscere il passato di una saga che ha scritto e che continuerà a scrivere la storia dei videogiochi, siete nel posto giusto.
E’ importante sapere che i titoli che verranno esaminati in questo speciale dedicato alla serie non sono affatto pochi, ce ne sono più di venti, e molti di questi meritano ben più che qualche riga di menzione. Per questi motivi abbiamo preferito suddividere il percorso in varie tappe:
L’articolo che state leggendo in questo momento tratterà il percorso della serie nel panorama delle architetture ad 8 bit, mentre la seconda parte riassumerà la storia dei titoli usciti nel periodo delle console a 16 bit.
La terza parte sarà riempita di tutte le informazioni riguardanti i titoli che hanno caratterizzato il portale dei 32/64 bit per terminare con la generazione a 128bit (sappiamo bene che si tratta di un termine errato ma lo utilizzeremo comunque per rendere più scorrevole ed immediata la lettura).
La quarta tratterà di una evoluzione parallela ma totalmente differente rispetto agli episodi su console casalinghe. Avrete già capito che visioneremo gli episodi portatili della saga oltre a concludere lo speciale con qualche considerazione riguardante il futuro di Castlevania.
Dopo questa breve premessa siamo convinti che sia genuino iniziare a trattare della storia della serie a partire dalle sue origini, nel lontano 1986…
Il debutto di Simon Belmont e di Dracula nei videogames.

Qualche dettaglio…
Il titolo che possiamo considerare progenitore della serie, Castlevania appunto, vide la luce nel 1987, un progetto di Konami per il Famicom Nintendo.
Sebbene fosse stato preceduto da altri titoli, fra cui Vampire Killer su MSX, possiamo decretare il titolo per NES il vero capostipite della serie, il punto di partenza per una delle più grandi serie della storia videoludica poiché è stato il primo episodio a contenere tutti i tratti caratteristici che sappiamo di trovare in ogni titolo della serie che andremo ad analizzare, a differenza dei predecessori.
Cominciamo rispolverando il background, neanche troppo complesso, del titolo in questione, impersoneremo Simon Belmont, cacciatore di demoni, che, armato della ormai famosissima vampire killer, comincerà un lungo viaggio verso il castello del conte Dracula, dove potrà scontrarsi contro l’atroce non morto ponendo fine alle sue malefatte. Non sarà una trama degna di un Oscar ma sarà il principio di uno dei brand più amati e fra i più longevi dei videogiochi, scusate se è poco…

Il Primo capitolo
Anche se potreste ricordarvene, è bene ricordare che la serie dedicata ai Belmont e al loro immortale nemico non è sempre stata esponente delle avventure a due dimensioni, ma, al principio, fu un classico platform arcade, con caratteristiche tipiche di questo genere, solo più avanti, con il terzo episodio, la saga assomiglierà sempre più agli episodi più famosi ed encomiati.
Avendo fatto questa breve premessa, nessun dettaglio storico ci impedirà di cominciare a trattare il primo episodio per l’8 bit Nintendo, intitolato semplicemente Castlevania, il quale hardware fu spremuto a dovere da questo particolare platform con tratti horror.
La pallette di colori del NES fu utilizzata con sagacia, rendendo le già magistrali ambientazioni ancor più allucinanti e, nonostante i limiti sul fronte audio del Famicom, anche la musica e gli effetti sonori riuscivano a contribuire all’atmosfera avvolgente di Castlevania.
Forse fu proprio questo il punto di forza di questo primo esponente, non si era mai visto un titolo per NES che riuscisse a garantire, oltre ad una solida giocabilità, un’atmosfera così inquietante ma, allo stesso tempo, coinvolgente, da far invidia ad alcuni titoli pensati per cabinati da sala, raggiungendo vette ludiche fuori dal comune.
Per questi motivi Castlevania merita tutt’oggi di essere vissuto e giocato, anche dopo venti anni e dopo la next-gen.

Il platform si evolve: Simon’s quest
Nonostante il successo di Castlevania, lodato sia dalla critica che dal pubblico, Konami non si riposò sugli allori, mettendosi al lavoro per il suo seguito, siamo nel 1988.
La serie era giovane, per questo poteva anzi, doveva, marcare ancor meglio la sua identità, differenziandosi dalle moltitudini di platform in voga durante quel periodo storico; ed è qui che Simon’s quest, il secondo titolo per NES, centrò l’obiettivo più importante.
Nonostante Castlevania II rimanga, in fin dei conti, un action convenzionale, l’introduzione di alcune meccaniche narrative aggiungono spessore alla formula. Spesso ci ritroveremo ad intavolare dialoghi con i cittadini per scoprire importanti dettagli su oggetti magici, capiterà di dover risolvere enigmi o compiere azioni che arricchiranno il precedente sistema di gioco che si basò del tutto sul collaudato ma ormai superato “corri, salta e picchia” tipico dei platform.
Crediamo sia inutile precisare che la già accattivante atmosfera del primo capitolo in questo Simon’s quest raggiunge vette elevatissime grazie ad un comparto sonoro ancor più eccellente, ad una grafica dettagliatissima, ricca di colori e di animazioni, quasi ingestibile per un NES, e grazie a delle ambientazioni ancor più accattivanti ed impressionanti.
Ancor oggi Simon’s quest è considerato uno dei migliori esponenti della serie per via della spinta evolutiva che è riuscito ad imprimere ad un intero genere, complicando un sistema ormai depauperato dall’esasperato sfruttamento.

Avventura in due dimensioni: Dracula’s curse
La formula di gioco era ormai completa, dopo due encomiabili capitoli, difficilmente ci saremmo aspettati una ulteriore evoluzione, come quella avvenuta in Castlevania III: Dracula’s curse.
Nonostante sembrasse un sostanziale ritorno alle origini, differendo totalmente dal secondo episodio, che per molti rimase superiore al capitolo in questione, non ci troviamo pienamente d’accordo…
L’ultimo capitolo per NES sfoderava una grafica allucinante, ricchissima di colori, con fondali stupendi, animazioni devastanti ed effetti incredibili, inutile parlare del sonoro, sempre eccellente sotto ogni punto di vista, Konami è riuscita a superare se stessa sotto il lato tecnico.
Sotto il profilo della giocabilità è possibile notare un ritorno ad un’impostazione più immediata, decisamente più arcade, ma che comincia a trasformarsi in qualcosa di differente rispetto ad un comune platform, qualcosa di più profondo che, dopo qualche anno di evoluzione, identificheremo in un genere completamente nuovo, Dracula’s curse è infatti la prima vera avventura in due dimensioni.
Grazie all’introduzione delle password, che rendevano molto più godibile nonché giocabile l’intera avventura, all’inserimento dei bivi, che ampliavano decisamente la longevità, ed alla profondità dei livelli, decisamente più lunghi e frustranti, che rendevano ancor più coinvolgente il titolo ad ogni partita, Castlevania III riusciva a mostrare una profondità tale che ancor oggi è difficile trovare un titolo di pari spessore che riesca a superare questo magnifico capolavoro, fortunatamente eguagliato ed addirittura superato da alcuni dei suoi successori.
La totalità di questi elementi formavano Castlevania III, colui che possiamo definire il precursore dell’avventura a due dimensioni, un titolo magnifico ed intramontabile così come i suoi illustri predecessori, la filosofia che ha iniziato verrà seguita da moltissimi esponenti del genere ma solo con Castlevania IV su SNES toccheremo l’apice evolutivo dell’avventura in due dimensioni, questa è un’altra storia, ricordate solo che la storia è iniziata su NES e fu questa a formare il punto di partenza per ogni avventura dell’epoca d’oro dei videogames, iniziata con i 16 bit, epoca d’oro che tratteremo nel prossimo articolo.

Lo speciale continua con il secondo capitolo ...
SEGUICI SU:
facebook
twitter
itunes
spaziogames mobile
m.spaziogames.it
La versione del sito ottimizzata per i cellulari
Per non perdere le novità settimanali inoltre non dimenticare di iscriverti alla nostra Newsletter
Get the Flash Player to see this player.
© 1999 - 2009 NEW BIT TUTTI I DIRITTI RISERVATI - P.IVA 02975510963