Speciale Legend of Zelda Story: Seconda Parte

A cura di (Onilink) del
The Legend of Zelda: Ocarina of Time (N64 1998)
Ogni tanto i miracoli accadono: erano passati cinque anni dall’ultimo gioco della serie, e la fame di nuove avventure in quel di Hyrule era sempre più insistente; tuttavia rinvii, immagini, cambi di rotta e di piattaforma non intaccarono quello che sarà poi considerato come uno dei più bei giochi mai creati.
Piccola curiosità: in USA ricompare la cartuccia dorata, distribuita a chi avesse prenotato il gioco in tempo, nella versione 1.0 il sangue di Ganondorf è rosso e la musica del Fire Temple è diversa, simile ad un canto religioso.
Tanto tempo fa, nel fitto della foresta di Hyrule, viveva una tribù di bambini. Essi erano destinati a non crescere mai, e tutti avevano con sé una fatina protettrice, tutti tranne uno. Un ragazzino di nome Link non aveva una fatina, e per questo non era considerato dagli altri. Un giorno, Link, risvegliatosi bruscamente da un incubo, viene chiamato per mezzo di una piccola fata, Navi, per comparire davanti il saggio Deku Tree.
L’anziano albero spiega al giovane Kokiri che un perfido uomo gli ha lanciato addosso una maledizione, e chiede al piccolo Link di liberarlo dal maleficio… assolta la missione, Link dovrà incontrarsi con la principessa di Hyrule, compiere il suo destino, e diventare un eroe.
Descrivere Ocarina of Time in poche parole non è affatto semplice, liquidare una pietra miliare in poche parola è da fustigazione, ma lo spazio è tiranno ed i giochi di cui parlare sono molti, quindi rimbocchiamoci le maniche ed andiamo avanti.
OOT si presenta come il primo Zelda in tre dimensioni: grafica ad altissimi livelli; sonoro dinamico in qualità cd; un sistema di combattimento profondo ed intuitivo allo stesso tempo (lo Z-targeting, lock on sul nemico; rappresenta un deciso passo in avanti sulla padronanza dell’ambiente tridimensionale); i dungeon ispirati e vasti, con enigmi nuovi e spesso legati alla terza dimensione; un parallelismo che si basa su un viaggio nel tempo e paradossi temporali; un buon numero di villaggi da esplorare con personaggi non giocanti diversi; buone sottoquest e la leggendaria Epona.
The Legend of Zelda: Ocarina of Time è disponibile nell’edizione Limited di The Wind Waker (trenta euro), nella Zelda Collection (prezzo variabile, dipende da chi ve la vende) ed a breve sarà disponibile su Virtual Console, ad un prezzo di dieci euro.

The Legend Of Zelda: Majora’s Mask (N64 2000)
Per la prima volta il testimone passa da Miyamoto al suo giovane pupillo Eiji Aonuma, ed il risultato è uno Zelda strano, permeato da un’atmosfera malata ed un gameplay che definire bizzarro è un eufemismo; in poche parole uno dei più bei capitoli mai creati.
E’ passato qualche mese dal ritorno di Link nella vecchia Hyrule; e, in compagnia di Epona, il ragazzo vagabondava di paese in paese.
Addentratosi nelle Lost Woods, il piccolo eroe viene attaccato da una coppia di fatine che fanno imbizzarrire il cavallo il quale, disarcionato il padrone, scappa nella foresta.
Ripresosi dalla botta, Link vede uno Skull Kid con una strana maschera che rovista tra la sua roba.
Accortosi del risveglio del proprietario, il piccolo ladruncolo cerca di nascondere malamente l’ocarina del tempo, appena sgraffignata, dietro la schiena. Nel tentativo di riprendere il maltolto, Link si ritrova in un’altra dimensione, e per di più trasformato dallo Skull Kid, come punizione per la sua impudenza, in un Deku Scrub.
Un modo per tornare normale c’è, ed un venditore di maschere è disposto ad offrire a Link la soluzione, a patto che il piccolo elfo recuperi una maschera, sottrattagli da Skull Kid, contenente un potere maligno, la Majora’s Mask.
Non c’è tempo, però: il piccolo demonio sta per far cadere la luna su Termina, il luogo dell’avventura, e mancano solo tre giorni prima dell’apocalisse…
Sebbene la struttura dei dungeon ed il sistema di combattimento non contraddicono i dettami di Ocarina of Time, il gameplay si focalizza sull’utilizzo delle maschere, e su uno strano sistema di salvataggio, basato sullo scorrere del tempo, ma andiamo con ordine.
I dungeon del gioco sono solo quattro, ma ben più lunghi e difficili di quelli proposti in Ocarina of Time, inoltre molto difficilmente si completerà un sotterraneo senza prima aver salvato, e questo si ricollega all’originale modo di salvare i dati: Termina verrà distrutta in tre giorni, rappresentati in 72 minuti di gioco, al termine dei quali si dovranno memorizzare i progressi suonando la Song of Time, e tornando di nuovo al primo giorno: le rupie e gli oggetti consumabili verranno perduti, la cosa è diversa per gli strumenti fissi.
Il gioco preme inoltre in maniera massiccia sulle subquest, ce ne sono tantissime e di alta qualità, e nel corso delle varie missioni conosceremo ogni particolare degli ultimi tre giorni di ciascun abitante di Termina, e la cosa è assai singolare, per un gioco.
Arriviamo alfine alle maschere: nel corso del gioco sarà possibile recuperare più di ventiquattro maschere, alcune avranno poteri che ci torneranno utili durante una subquest (ed oltre), altre invece daranno luogo a vere e proprie trasformazioni, incorporando abilità speciali della razza in cui ci andremo a trasformare.
The Legend of Zelda: Majora’s Mask è disponibile con la Zelda Collection (prezzo variabile, ma sinceramente sconsiglio questa versione a causa di un’emulazione non perfetta, che dà luogo a fastidiosi bug), e presto sarà disponibile su Virtual Console, ad un prezzo di dieci euro.

The Legend of Zelda: Oracle of Ages / Oracle of Seasons (GBC 2001)
Pubblicati al termine del ciclo vitale del Game Boy Color, sono i primi due Zelda (escludendo gli orripilanti episodi per Cd-i, c’è un paragrafo a parte per questo) a non essere sviluppati per mano di Nintendo: gli oneri (ed onori) del caso sono di Capcom, più precisamente ai Flagship Studios.
La storia, differente per i due capitoli, inizia nello stesso modo: durante una cavalcata, Link viene “trasportato” dalla Triforza in un paese sconosciuto, dove sviene. A rinvenirlo è una carovana di girovaghi in Oracle of Season, oppure un’indifesa Impa in Oracle of Ages: inutile dire che di lì a poco il cattivone di turno si manifesterà in tutta la sua potenza, e toccherà a Link salvare la giornata.
Divagazioni a parte, i due episodi possono essere considerati un unico capitolo, in effetti la storia dell’uno si collega a quella dell’altro, e viceversa: ci penseranno due vecchie conoscenze a far da collante.
Andiamo con ordine: in Oracle of Seasons il gameplay si basa sul cambio delle stagioni. Abbiamo un unico mondo, straziato dall’impazzito ciclo delle stagioni, nel corso del gioco avremo il potere di cambiare stagione, così da poter avanzare grazie ai favorevoli cambiamenti che il clima mutato comporta: in inverno i fiumi saranno ghiacciati ed i banchi di neve ci faranno da ponte, in autunno avremo funghi ed alberi secchi, in primavera ci saranno erbe rampicanti, mentre in estate i fiumi saranno in secca (in effetti potrei aver attribuito qualche effetto ad una stagione diversa, la memoria è quello che è…).
Oracle of Ages invece, si basa, in maniera simile ad Ocarina of Time, sui paradossi temporali. La differenza però sarà più marcata grazie all’enorme lasso temporale che intercorre tra le due ere in cui Link dovrà avventurarsi: non più quindi ricerca di un certo personaggio da giovane, ma ricerca di un certo personaggio da vivo; sotterranei nel presente distrutti possono essere esplorati nel passato, e così via.
Graficamente, e come gestione degli oggetti, sono un Link’s Awakening a colori e con qualche effettuccio speciale in più, mentre la maggior capienza della cartuccia permette di ricreare mappe più grandi e complesse.
Come per il già citato Link’s Awakening, non sono attualmente disponibili sul mercato attuale delle versioni compatibili con i moderni sistemi di gioco (eccezion fatta per il Game Boy Advance, ma il gioco non si trova se non sul mercato del retrogaming o dell’usato).

The Legend of Zelda: Four Sword (GBA 2003)
Nato come costola multiplayer della conversione per Game Boy Advance del mai troppo lodato A Link to the Past, FS riesce ad assumere una sua ben precisa personalità, che lo porterà ad avere un seguito su console casalinga. E gli sviluppatori sono gli immancabili Flagship.
Tanto tempo fa, uno stregone malvagio di nome Vaati fece la sua comparsa nel regno di Hyrule.
Egli rapiva fanciulle, e vani erano i sacrifici dei vari cavalieri disposti a tutto per fermarlo. Ma un giovane, armato di una spada, riuscì a sconfiggerlo ed imprigionarlo nella lama dell’arma. Si narrava che l’eroe si divise in quattro, ed insieme ai suoi gemelli fermò il malefico mago.
La storia si sposta avanti nel tempo; la principessa di Hyrule, Zelda, avverte un brutto presentimento: chiamato il suo amico d’infanzia Link, va ad indagare nel luogo dove risiede l’arma del miracolo, la Quadrispada, e…
Four Sword si presenta come il primo episodio multiplayer della saga: in compagnia di uno o più amici (fino a quattro) armati di altrettanti Gameboy con cartuccia annessa, è possibile affrontare quattro livelli, composti di tre stage ciascuno (di cui due random, scelti tra un vasto campionario) collaborando per risolvere enigmi, e sfidandosi per raccogliere più rupie possibili individualmente.
Se nei primi livelli prevale il lato oscuro di ciascuno dei partecipanti (leggi: ci si ammazza a vicenda), a difficoltà più alte è la cavalleria ed il senso di gruppo a farla da padrona.
The Legend of Zelda: Four Sword è disponibile nella cartuccia per Game Boy Advance “The Legend of Zelda: A Link to the Past”, ad un prezzo di circa quaranta euro.

The Legend of Zelda: The Wind Waker (GC 2003)
Diciamo la verità: la prima volta che è stato presentato questo Zelda al pubblico, è stato un mezzo shock per la brusca virata sullo stile avuta rispetto all’oscuro Majora’s Mask, eppure è stato quel suo essere cartone e gioco nello stesso tempo ad attirare tantissimi fan nell’intraprendere questa nuova storia.
Tanto, tanto tempo fa, esisteva un regno. Questo regno era protetto dal potere della Triforza, e tutto andava bene, finchè delle nubi oscure all’orizzonte gettarono nel caos quelle terre.
Proprio quando tutto sembrava perduto, un eroe comparve dal nulla, e brandendo la spada che esorcizza il male, confinò il demoniaco tiranno in un altro mondo.
L’eroe sparì, così come era comparso, e la leggenda dell’eroe del tempo si tramandò nel tempo.
Tuttavia, il re del male riuscì a spezzare il sigillo, e tornò nel mondo, a seminare distruzione. In molti attendevano l’arrivo dell’eroe, ma non comparve.
Nulla si seppe più del regno, ne dei suoi abitanti….
Il mondo ormai è una distesa di acqua salata, ed un abitante di un’isola di quel mondo, Link, si apprestava a compiere il suo compleanno, ignaro che l’arrivo di una nave di pirati avrebbe cambiato per sempre il suo destino… un nuovo eroe stava per sorgere.
The Wind Waker fa uso della tecnica del toon shading per rappresentare i salmastri ambienti del nuovo episodio di Zelda, creando un netto contrasto tra i buoni e cattivi (i demoni sono rappresentati in maniera cupa, imponente, mentre i protagonisti hanno un tratto bambinesco, quasi infantile), donando ai personaggi un’espressività incredibile, ricreando un’atmosfera miyazakiana ed una storia che fa leva sui ricordi di chi ha giocato ad OOT, pur riuscendo ad aver carattere proprio.
Tra le novità introdotte in questo episodio possiamo segnalare, oltre al nuovo ed ovvio mezzo di trasporto, la possibilità di rubare le armi ai nemici, le contromosse e la cooperazione tra due personaggi nei dungeon, quest’ultima implementata in maniera embrionale.
Purtroppo il tempo è stato tiranno nello sviluppo del gioco, non concedendo ai programmatori la possibilità di rifinire la parte finale del titolo, altra pecca è l’eccessiva facilità dei combattimenti.
The Legend of Zelda: The Wind Waker è disponibile per Gamecube, in edizione Player’s Choice, al prezzo di circa trenta euro (se lo trovate in edizione limited avrete un disco bonus con Ocarina of Time e Master Quest).
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