Recensione di Pilot Down: Behind Enemy Lines

Copertina Videogioco Pilot Down
  • Piattaforme:

     PC, PS2
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Wide Games
  • Distributore:

     Atari
  • Lingua:

     Italiano (sottotitoli)
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     disponibile
- Comico, grazie alla ridicola IA - Gameplay catastrofico
- Tecnicamente non al passo con i tempi
- Dura poco
A cura di (Cyberdex) del
Davvero un compito difficile quello di scrivere una bella introduzione per un gioco che di bello non ha praticamente nulla. Difficile è anche dare una motivazione sensata del perché si passi alla produzione e distribuzione di un prodotto così palesemente al di sotto degli standard qualitativi della decenza. Io mi rendo conto che nel mondo videoludico di oggi ci sono tantissime persone che comprano giochi giudicandoli dalla copertina (matti, direte voi), e comprendo come alcuni giochi che possono contare su nomi blasonati o confezioni allettanti a volte deficitano nello sviluppo dello stesso, potendo avvalersi su una buona vendita del prodotto in ogni caso.Pilot Down: Behind Enemy Lines non ha nulla del genere. E allora perché, mi domando, si producono giochi di questa fattura, unicamente destinati ad una lunga persistenza sugli scaffali dei negozi e all’inevitabile oblio videoludico?

The Second World War… ancora?!
Grazie a questo titolo potremo rivivere, per l’ennesima volta, le emozioni della Seconda Guerra Mondiale, per la serie “viva l’originalità”. Oltre al fatto che è un tema trito e ritrito, aggiungiamoci la scarsa realizzazione ludica del prodotto e giungeremo alla conclusione che difficilmente Pilot Down: Behind Enemy Lines riuscirà ad appassionare qualcuno.
Il gioco ci mette nei panni di Bill Foster, un soldato americano impegnato in raid aerei sul territorio tedesco destinato ad una sorte non propriamente fortunata: il suo aereo è stato abbattuto e lui si ritrova da solo, in territorio nemico, con scarse possibilità di sopravvivenza. L’unica opportunità che ha di salvarsi è quella di rimanere nascosto e di raggiungere, il prima possibile, il territorio neutrale della Svizzera.
Può non sembrare, ma l’impostazione del gioco è tutt’altro che seriosa. Pilot Down riprende lo stile ben riuscito di XIII, sparatutto in prima persona in cell shading, con filmati a mo di fumetto e motore grafico, appunto, in cell shading.
Tecnicamente Pilot Down si presenta stentatamente bene, il motore grafico è indubbiamente la parte più riuscita di tutto il gioco (il che è tutto dire), anche se non ci scostiamo dai livelli della semplice sufficienza. I problemi sopraggiungono quando analizziamo gli scenari, come sono realizzati, come sono “arredati": desolazione pura.

Comicità o gameplay?
Noioso, piatto, lineare, imperfetto, continuo? Sul piano ludico, tralasciando la tecnica appena sufficiente e il sonoro meramente non riuscito, non ci siamo proprio. Pilot Down: Behind Enemy Lines non riesce nell’obbiettivo principale di ogni gioco, quello di divertire. E come potrebbe farlo? La struttura a binari del gioco è marcatissima come non mai, il giocatore non può far altro che seguire il percorso che gli sviluppatori hanno ideato, e soprattutto non può far altro che seguirlo come vogliono gli stessi. In altre parole niente è lasciato a discrezione del giocatore, tutto è già programmato, senza la minima varietà di situazioni.
Un peccato, perché alcune idee originali ci sono, stranamente. Al di sotto della barra della salute ne è posta un’altra, di colore differente, che indica la resistenza del nostro alter ego al rigido clima invernale dell’Europa centrale. Per evitare che la barra si eusarisca in fretta dovremo ricorrere ad espedienti di fortuna (beh, mica tanto), come accendere un fuoco per riscaldarci, o bere bevande alcoliche per rallentare l’azione del freddo sul nostro corpo. Peccato che l’implementazione di tutto ciò lascia alquanto a desiderare, e non mi dilungo nello spiegare di come il fuoco si possa accendere unicamente dove hanno deciso gli sviluppatori e delle reazioni praticamente inesistenti che quest’ultimo provoca nei soldati presenti nei dintorni. D'altronde, ripensandoci, come possono avere reazioni realistiche personaggi privi di alcuna forma d’intelligenza? Già, perché l’Intelligenza Artificiale è forse ciò che è riuscito peggio in tutto il gioco, ed è inutile sottolineare quanto questo sia grave. Il livello di sfida è praticamente inesistente, data la stupidità cronica di ogni soldato presente sul territorio, probabilmente la comicità (non voluta, naturalmente) di alcune situazioni del genere sono l’unico punto a favore di un titolo che preferiremmo non vedere mai nei negozi.
Il sonoro è anch'esso insufficiente, dove musiche di sottofondo piuttosto anonime si mescolano ad effetti sonori decisamente scialbi e poco verosimili. Il gioco offre un doppiaggio in inglese sottotitolato in italiano.
La longevità, seppur discreta (si parla di circa 15 ore di gioco), viene minata dalla ripetitività dell'azione, che ben presto annoierà il giocatore che, stanco di vedere le stesse situazioni trite e ritrite, finirà per abbandonare ben presto il titolo.
Recensione Videogioco PILOT DOWN: BEHIND ENEMY LINES scritta da CYBERDEX I programmatori della Kuju dopo aver partorito Prisoner of War qualche annetto fa, tornano alla ribalta con questo Pilot Down che, con tutta probabilità, riesce ad essere anche peggiore del precedente esperimento di questa inesperta software house. Si può tranquillamente lasciare sugli scaffali, e spendere i tanto agognati risparmi in qualche acquisto più felice.
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