Seconda notte di insonnia. Serve un rimedio. L'unico che mi viene in mente è scrivere, scrivere su Star Wars, scrivere su quello che mi turba e mi commuove allo stesso tempo, scrivere. Non l'ho mai fatto, ma adesso la necessità di farlo è veramente troppo alta per fuggirne. La visione di La Vendetta dei Sith è stata paralizzante, emozionante, perfetta. Evidentemente è un fan che vi scrive. Un fan della saga che ha cambiato la storia del cinema e, se qualcuno non si fosse ancora accorto di ciò, lo farà certamente con il film che è nelle sale da pochi giorni. Quella che sto per scrivere non è una recensione, né una riflessione razionale su quello che ho visto. E' solo uno sfogo, uno sfogo di un fan con il cuore lacerato dall'emozione. Mi sento comunque di sconsigliare la lettura di questo articolo a chi non avesse visto ancora il film. Andate prima al cinema e solo dopo leggete pure quanto sto scrivendo. Mai avrei pensato di subire un'emozione così grande per un semplice film. E dire che Tarantino, Leone, Hitchcock, Kubrick, Spielberg, Tornatore, Fellini, De Sica, Kurosawa e tanti, tanti altri mi fanno compagnia tutte le sere con i loro indiscussi capolavori. Ma qui si va oltre. George Lucas ha costruito un violino. Ha pianificato tutte le corde pazientemente, con saggezza e preveggente attenzione per i particolari. I personaggi della vecchia saga, le avventure più pure, la spensieratezza e tanto tanto altro compongono ognuna di queste corde. L'obiettivo con la nuova saga è stato fare scattare quelle corde. E, credetemi, scattano una per una. Ho i brividi solo a pensarci, a pensare a come sia riuscito in un'impresa che io stesso, suo sostenitore da una vita, non avrei mai creduto potesse essere possibile. Quelle corde scattano con una precisione e una puntualità impressionanti, in continuazione, ferendo, lacerando, imbrigliando i cuori dei fans. Cuori che non potranno mai più riprendersi da un'emozione così forte. Il grande merito è stato quello di creare quei cinque minuti storici che chiudono il film e la saga. Minuti immortali, di cinema con la C maiuscola che non teme e non può temere paragoni con nessuno, neanche con i grandissimi della storia della forma d'arte per eccellenza. Non c'è più cinema di serie A e cinema di serie B, non c'è più cinema d'autore e cinema senza firma, l'unica cosa che conta realmente è l'emozione. Le emozioni che La Vendetta dei Sith dona hanno una continuità sferzante, senza sosta, distruggendo, lasciando imprigionati sulla poltrona del cinema, sprofondando nel più grande amore che si possa provare per un film. E' un film quasi esclusivamente per i fan. Per chi riconoscerebbe tutte le musiche di John Williams da una semplice nota, per chi conosce tutti i dialoghi per filo e per segno, per chi è entrato nel cuore puro, ingenuo dei protagonisti, per chi ha capito realmente cosa c'è dentro George Lucas. Eh si, anche qui La Vendetta dei Sith riesce a fare ragionare. Da sempre ho considerato la saga come un qualcosa di commerciale e sicuramente lo resta senza ogni dubbio. Ho sempre pensato che Lucas lo facesse quasi esclusivamente per i soldi e che tenesse incollati alla poltrona dei suoi film con marchingegni più o meno espliciti, volti a conquistare gli spettatori per il mero dio dollaro. Non è così, o perlomeno non è così semplice. Negli ultimi minuti de La Vendetta dei Sith, Lucas dimostra di crederci veramente, dimostra che Star Wars è il sogno perfetto di un bambino che crede nei miracoli, che crede nella bontà dell'uomo, che crede nel riscatto, che non si stancherà mai di ripetere quello che più conta per l'uomo, che vuole raccontare tutto ciò. Chiamatela ingenuità, chiamatela irresponsabilità, chiamatelo semplicemente Star Wars. Cos'è Star Wars se non la rivincita dell'ingenuità, di quell'ingenuità che potevamo permetterci negli anni '70-'80 e che adesso è diventata impossibile? Che cos'è se non un riportarci indietro nel tempo quando i veri valori erano a portata di mano di chiunque, quando un film poteva essere infantile e far sognare tutti allo stesso tempo? E' semplicemente Star Wars.
Certo, con La Vendetta dei Sith si raggiunge la massima industrializzazione delle emozioni. E' stata questa la prima sensazione che ho avuto dopo aver varcato la soglia della porta del cinema che mi ha regalato la più grande emozione. Lucas sapeva tutto. Ha pianificato in modo che l'eco dei vecchi episodi riecheggiasse per decine e decine di anni, che pian piano entrasse nella mente di tutti irrobustendo i sogni di avventura che ognuno di noi inevitabilmente compone nella propria esistenza. Le avventure, l'amore più generoso, la voglia di pace, la saggezza ben presto si sono identificate con quelle di Star Wars. E' stato un punto di riferimento. Si guardano tanti film, molti di questi, per ovvi motivi, hanno uno spessore e un impegno ben maggiore di quanto possa avere una saga fantascientifica comunque nettamente votata all'azione, ma star Wars è qualcos'altro. E' qualcosa che avvolge la storia del cinema, che ne è parte ma che ne è anche il cuore. Cosa sarebbero i vari Spielberg, Zemeckis, De Palma, Scorsese, Howard senza George Lucas, senza l'inventore dell'emozione moderna? Tutti questi registi hanno contribuito all'industrializzazione dell'emozione. Un'industria dove conta la serialità, il sapere costruire i violini. Serialità che Lucas sfrutta alla grande con La Vendetta dei Sith, creando un film nuovo, più dark e horror che gli altri, ma terribilmente vicino alla vecchia saga. Qui ritorna l'ingenuità, qui ritornano le emozioni incontrastate, qui ritorna una nuova speranza. Ragazzi, queste sono emozioni, questa è passione, questo è amore per il cinema. E' vero, fa tutto parte di un'industria. Prima di provarlo dobbiamo essere consapevoli che tutto ciò è fatto per avere soldi, per arricchirsi all'infinito, per tutto quello che c'è di sadico in una cosa del genere. Tutto vero, ma queste sono anche emozioni pure, è amore per un film, per degli ideali, per un qualcosa che su questo mondo è insuperabile. La Vendetta dei Sith in realtà non è un film, sono due film. C'è quello per i fan e quello per chi fan non è. Nel secondo caso resta un grande film di fantascienza, diciamo all'altezza de L'Attacco dei Cloni. Poi c'è il film per i fan, come Lucas lo ha pensato e come ha pensato tutta la saga. Ore e ore di avventure per condensare tutto in una grande emozione finale, adesso l'emozione è arrivata. Lucas ha creato un grande capolavoro, coglibile nel pieno della sua essenza solo da chi fan lo è realmente. Ma siamo sicuri che il gioco non valga la candela? Questa emozione non è forse tanto grande da provare, da cercare di entrare nella testa di George Lucas per scoprire, almeno, di cosa si tratta? E allora ben venga anche l'industria se l'industria è anche emozione, è anche ideali, è anche sentimento.
Prima di vedere La Vendetta dei Sith fantasticavo sulla terza saga di Star Wars, quella che Lucas aveva pensato all'inizio, quando aveva buttato giù il soggetto integrale della storia della famiglia Skywalker. Ma, l'Episodio III mi ha fatto cambiare idea, o perlomeno l'ha fatta cambiare al mio cuore. La saga è finita. Chi non voleva crederci, adesso deve farlo. Non c'è più altro, Star Wars ha dato il massimo che poteva dare. I sogni, i pensieri e le prospettive che ogni appassionato di Star Wars si era creato nella propria testa sono destinati a scomparire. Non c'è più niente. Il vertice massimo è stato raggiunto, Star Wars è finito. Sono queste le sensazioni che il finale del film regala, quando già un appassionato è in lacrime, non riesce più a trattenersi e non spera altro che Lucas la smetta di giocare con le sue corde, quando la musica che hai sognato per decenni torna improvvisamente portando con sé, come un vortice, emozioni, amore, sogni. Non si può dare di più, l'avventura è finita. Ma dicevamo delle musiche. Una volta lessi un articolo dove si diceva che senza di esse Star Wars non sarebbe stato Star Wars. Lo considerai vero, ma probabilmente non diedi a questa cosa l'importanza che realmente meritava. Ora lo capisco, lo capisco io come lo capirà chiunque altro vedrà La Vendetta dei Sith. Insomma, ragazzi, qui si fa l'uso più profondo della colonna sonora che mai un film aveva saputo o potuto fare. La musica è centrale, è il filo conduttore che tiene unite le emozioni, è il teletrasporto tra gli anni '70 e oggi. La musica è fondamentale per Star Wars. Adesso che il sogno è finito c'è come un voto dentro di me. Un vuoto per cui ne vale la pena, un vuoto pieno di significato, di sentimento. Un vuoto che ti riconduce a chi l'ha creato, un vuoto che ti fa capire l'importanza di un uomo come George Lucas per tante, tantissime persone. Beh, se abbiamo trasferito solo una parte, anche insignificante, di questo vuoto in voi lettori, allora questo articolo ha colto nel segno, è servito a qualcosa. Per il resto consideratelo come uno sfogo, lo sfogo che non poteva non aver luogo di un fan.
Grazie, George Lucas.