Recensione di The Legend of Zelda: Ocarina of Time

Copertina Videogioco Zelda:Ocarina of Time
  • Piattaforme:

     N64
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Nintendo
  • Distributore:

     Nintendo
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     21 Novembre 1998
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A cura di (Mirai Trunks) del
Volendo sugli episodi precedenti di The legend of Zelda si potrebbe scrivere un romanzo, perciò è meglio limitarci a Ocarina of Time (da qui in poi OOT). Voi siete il solito bambino di nome Link, e siete un Kokiri (cioè, non lo siete, però non posso dirvi proprio tutto). I Kokiri in sostanza sono delle specie di Elfi che hanno l’innato pregio di non crescere mai, di rimanere dunque sempre bambini in perfetto stile Peter Pan (sono pure vestiti di verde…). Ciascuno di loro possiede una fatina, tranne voi (ma c’è il suo bel perché). Finchè un bel giorno il Great Deku Tree vi manda a chiamare da Navi, che vi accompagnerà per tutta l’avventura e vi permetterà di non essere più derisi dai vostri compaesani, essendo lei una di quelle succitate fatine. Il grande albero a questo punto vi dirà di essere stato vittima di una maledizione per mano di Ganondorf, maledizione che lo porterà alla morte; vi affiderà dunque il compito di fermare il marrano poiché i suoi intenti, cioè introdursi nel Sacred Realm per prendere possesso della Triforce, non sono molto nobili. Da qui parte dunque la vostra avventura che vi porterà a vagare per il vasto mondo di Hyrule, a conoscere un gran numero di esseri più o meno bizzarri che vorranno nella maggior parte dei casi farvi la pelle. Andiamo dunque a scoprire con maggior precisione questo universo di poligoni e textures…

Due note sul gioco
La vostra avventura si divide un 2 parti, anche se non di egual lunghezza: infatti in un primo momento prenderete il controllo di Link bambino, poi di colpo saranno passati 7 anni, e Link sarà dunque diventato un adolescente. La cosa è di non poca rilevanza: sebbene infatti il mondo in cui vagherete sarà sempre lo stesso, alcune cose cambieranno: le persone non saranno più le stesse e dove c’era una cosa ora potrebbe essercene un’altra. Inoltre si dovrà fare i conti con lo scorrere del tempo: anche qua si avranno delle differenze tra giorno e notte, dacché alcuni luoghi che saranno accessibili solo in certi momenti della giornata. Come in ogni capitolo della saga, vi saranno dei dungeon da visitare (8 in questo caso, più altri molto piccoli) nei quali troverete un oggetto necessario per il proseguimento del gioco e il rituale boss. Come sempre niente punti esperienza né combattimenti a turni, ma pura azione in tempo reale. La trama è molto intrigante devo dire, e i colpi di scena saranno davvero parecchi.

L’aspetto tecnico della questione
La grafica è ottima: mai il Nintendo 64 aveva raggiunto questi livelli, considerando che il supporto per l’alta risoluzione ai tempi dell’uscita di OOT non esisteva ancora. Gli sprite sono realizzati da un numero di poligoni decisamente elevato, cosa che vale sia per Link che per i nemici o gli NPC; le animazioni sono splendide, da sottolineare l’espressione del viso di Link che varia a seconda dello stato d’animo corrente. Il tutto sul Nintendone gira con una fluidità spaventosa, senza la minima ombra di rallentamento. Sul Nintendone è uno spettacolo guardare il cielo al tramonto o all’alba: gli effetti grafici erano veramente spettacolari. I fondali sono un qualcosa di spettacolare, molto definiti e ricchi di particolari e ricoperti da texture impeccabili. Gli ambienti sono molto vari, e in questo la Nintendo ha fatto davvero un ottimo lavoro, poiché non è facile differenziare così marcatamente 8 e dico 8 dungeons (più altri 3 o 4 mini dungeons). Il sonoro è semplicemente ottimo: gli effetti sonori sono impeccabili, gli urletti di Link bambino tutti da sentire, e l’unica cosa che manca sono i dialoghi: come al solito si è ricorso alla loro mattanza viste le limitate capacità delle cartucce. Le musiche sono molto belle ed orecchiabili, e state pur tranquilli che mai capiterà di dover abbassare il volume per non sentirle, anzi…anche le 12 canzoni che imparerete nel corso dell’avventura non sono niente male. Giocabilità.
Imparare a gestire la vasta gamma di movimenti e azioni che Link può compiere è più facile di quanto si possa pensare: prendendo come modello il pad N64, col tasto B potrete menare fendenti con la spada, con i tasti c alto, c destra e c sinistra usare gli oggetti ad essi assegnati dall’apposito menù, mentre il tasto A è il tasto ‘azione’ alla pressione del quale eseguiremo il movimento descritto nell’apposito spazio (dunque esso varierà in rapporto alla vostra posizione: se per esempio siete davanti ad una porta comparirà la scritta ‘Open’, se siete davanti ad un erbaccia ‘Grab’ e così via). Col tasto Z invece sarà possibile agganciare un nemico, in tal modo lo avrete sempre sullo schermo e sarà anche più facile centrarlo da lontano. Davvero utile, farete uso di questa funzione (detta ‘Z targeting’) infinite volte. La longevità…beh, stratosferica. Il gioco non è difficilissimo, va via abbastanza liscio, e neanche Ganondorf è poi ‘sto granché, ma anche quando l’avrete sconfitto rimarranno un sacco di cose da fare! Le side quests, ossia ciò che non è necessario fare per completare l’avventura, come il raccogliere tutti i pezzi di cuore o gli Skulltula coins (impresa a dir poco titanica) sono veramente tante.
Recensione Videogioco THE LEGEND OF ZELDA: OCARINA OF TIME scritta da MIRAI TRUNKS In conclusione, si può dire tranquillamente che abbiamo davanti quello che fino a poco tempo fa era il miglior gioco per N64, surclassato solo dal nuovo episodio della saga, Majora’s mask. Beh? State ancora leggendo? Andate a vivere quest'Opera d'Arte.

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