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Rainbow Six Siege: Operazione Health

Rainbow Six Siege: Operazione Health

Anche gli Operatori hanno bisogno di ferie

Speciale
A cura di del
Per chi gioca abitualmente a Rainbow Six Siege questo sarebbe stato un mese molto frizzante. Come da piano annuale, infatti, era previsto l’arrivo dei nuovi operatori di Hong Kong entro la fine di maggio. Durante il Six Invitational, però, Ubisoft ha annunciato una nuova operazione, per così dire, che sostituirà l’arrivo dei nuovi, attesi agenti.
Operazione Health, questo il nome dell’iniziativa, è un progetto per cui Ubisoft Montreal mette in pausa tutti gli aggiornamenti e le novità di R6 Siege, per concentrarsi unicamente sul migliorare l’esperienza di gioco e risolvere tutti quei problemi che, ancora oggi, affliggono l’ecosistema dello shooter.
Vediamo i dettagli dell’operazione, e cosa comporterà nei prossimi mesi per i giocatori.



L’esordio
Rainbow Six Siege non esordì esattamente in modo scoppiettante. O meglio nel 2014, quando fu presentato come colpo di coda dello showcase Ubisoft all’E3, ha suscitato sicuramente reazioni più che positive, ma qualcosa è andato storto all’uscita.
La personalità c’era, così come delle dinamiche di shooting uniche e galvanizzanti: realistiche, punitive ed esaltanti nei momenti migliori come da tempo non si vedeva nel genere. R6 Siege mi colpì personalmente sin dalla prima beta chiusa a cui partecipai, era esattamente ciò che volevo da uno sparatutto in quel momento, ma col tempo si iniziarono a vedere i primi problemi.
Intanto venne accantonata la connotazione “agenti contro terroristi” che, seppur in via non ufficiale, è da ricondurre alla volontà di non umanizzare gli agenti del terrore in un periodo in cui, nella vita reale, c’era già una eccessiva esposizione di personaggi di questo tipo. Ma sorvolando sul perché due agenti dello stesso corpo debbano spararsi a vicenda, i problemi di R6 Siege al lancio furono ben altri, e tutti di carattere più o meno tecnico.
Gli operatori, all’inizio, soffrivano di grossi problemi di bilanciamento, dove alcuni erano (e sono ancora oggi) praticamente obbligatori in ogni match come Thermite o Thatcher, mentre altri hanno sempre fatto fatica a trovare uno spazio all’interno delle dinamiche di squadra. A questo proposito, di recente il cecchino Glaz è stato modificato proprio in virtù della sua poca efficacia, arrivando però al risultato opposto grazie al suo nuovo mirino termico che, negli ultimi mesi, sta facendo venire l’ansia a tutti i giocatori in difesa.
I problemi più gravi, però, derivavano dal netcode e dal sistema di matchmaking. Per svariati mesi dopo il lancio (potrei azzardare anche un anno intero), anche solo giocare a Rainbow Six Siege era un’epopea tra attese di decine e decine di minuti (record personale di 62 minuti una volta), e un matchmaking che affiancava giocatori molto spesso senza contare il livello di gioco, generando delle partite inevitabilmente sbilanciate.



La caduta ed il ritorno

Così il gioco è andato avanti, perdendo giocatori e scomparendo lentamente dalle scene, ma ad Ubisoft va dato atto che i suoi team di sviluppo non mollano mai il colpo, lo abbiamo visto con The Division e For Honor più recentemente. Il risultato del duro lavoro dello studio è che, all’inizio del 2017, Rainbow Six Siege ha ritrovato letteralmente una nuova vita: nuovi operatori, bilanciamenti al gioco, rinnovo dell’interfaccia (tragica, fino a quel momento), il sistema BattlEye che bandisce con estrema efficacia i cheater alla prima trasgressione, un matchmaking notevolmente migliorato e un netcode finalmente degno di questo nome, oltre ad iniziative come i weekend gratuiti, forti sconti ed edizioni economiche del gioco. Rimangono ancora bug e glitch vari come sapranno i giocatori che adoperano spesso Montagne, i quali vengono uccisi da potentissimi colpi melee nonostante lo scudo alzato, ma non abbastanza da fermare i 13 milioni di utenti registrati lo scorso febbraio, con picchi di 4-5 milioni di giocatori al giorno in alcuni giorni della settimana.
Attualmente, però, c’è ancora molto da fare. Oltre ai glitch già menzionati (che non sono pochi e spesso rovinano le partite), il matchmaking al momento è tornato a zoppicare, seppur sia lontano anni luce dal disastro dei primi mesi. In particolare si registrano spesso problemi a creare delle lobby con gli amici, uno spiacevole evento che posso testimoniare personalmente, a volte per problemi di NAT più o meno risolvibili, a volte per eventualità incomprensibili che costringono ad attendere sperando nella divina provvidenza dei tecnici di Ubisoft. Inoltre, il tempo di avvio delle partite classificate si è dilatato considerevolmente, ed il sistema di assegnazione di compagni e avversari è tornato a fare le bizze come all’inizio, affiancando e facendo scontrare novellini e giocatori fin troppo esperti. Proprio per questo, alla luce anche probabilmente di una stagione di tornei rinvigorita, arriviamo alla Operazione Health.



Operazione Health

Un po’ come una iniezione dell’operatore Doc del GIGN, Ubisoft ha intenzione di mettere a frutto l’estate per rivitalizzare su Rainbow Six Siege, nella speranza di arrivare ad agosto/settembre con un gioco finalmente avulso da problemi e pronto ad affrontare la nuova stagione a pieno regime.
Il programma completo degli interventi che Ubisoft farà sul gioco sarà divulgato il 21 maggio, in occasione delle finali della Pro League in un panel dedicato, ma già da ora sappiamo cosa succederà a grandi linee. L’operazione si svolge intorno a tre pilastri fondamentali: la velocità e l’affidabilità del matchmaking; la rimozione del peer to peer, con l’inserimento della gestione tramite server dedicati, i quali gestiranno anche tutte le altre funzionalità online come la chat vocale e il party system; potenziamento dei server stessi, per garantire più velocità ed affidabilità. Il matchmaking mono-fase sarà prima implementato nel server di test tecnico, poi su PC, ed infine su console quando sarà tutto perfettamente funzionante.
Detto questo, Ubisoft ha deciso di far slittare l’uscita degli operatori di Hong Kong, come dicevamo. La stagione 2 del secondo anno, di fatto, non esiste più, pertanto i suddetti personaggi usciranno ad agosto come parte integrante della stagione 3, mentre gli operatori della Corea del Sud arriveranno a novembre con la stagione 4. Gli operatori polacchi, ora orfani di una propria stagione dedicata, verranno divisi tra la stagione 3 e 4. Mancherà anche una mappa all’appello rispetto alle tre nuove previste, sempre per dare la priorità ai lavori di ottimizzazione sul gioco.



Rimandato a settembre
Per il resto, non cambia nulla. I possessori del Season Pass avranno gli stessi privilegi, nuovi elementi cosmetici verranno aggiunti nel corso del tempo, ma ovviamente non ci saranno bilanciamenti o aggiustamenti importanti nelle dinamiche di gioco fino alla stagione 3. In sostanza, ci teniamo Glaz così com’è fino ad agosto.
Alla fine della fiera, Rainbow Six Siege non avrà novità sostanziali per tre mesi: maggio, giugno e luglio. Sebbene siano i mesi estivi, potenzialmente perfetti per far “riposare” un gioco visto l’allontanamento fisiologico di parte dei giocatori, sono comunque tre. Come sappiamo, 90 giorni per un gioco online sono quasi un’eternità, soprattutto per un titolo che ha fatto sempre fatica ad imporsi come R6 Siege.
Se devo dirmi la mia sono fiducioso. Ho seguito il gioco dal day one, abbandonandolo temporaneamente in preda allo sconforto nel momento più buio, per poi riprenderlo e raggiungere le 298 ore di gioco (durante le quali non sono diventato affatto più forte, ma questa è un’altra storia).
Operazione Health è, probabilmente, anche l’ultima occasione che Ubisoft Montreal avrà di rendere finalmente giustizia al gioco e consegnare ai propri giocatori un’esperienza ancora più iconica ed appagante, seppure con due anni di colpevolissimo ritardo; ne attendiamo con ansia gli esiti, mentre sorseggeremo un cocktail in riva al mare.

Operazione Health è una iniziativa importante per Rainbow Six Siege, che dimostra ancora una volta la tenacia di Ubisoft nello spronare i propri studi a non tirare mai il freno. Tre mesi di stop di contenuti aggiuntivi e bilanciamenti sono tanti ma, complice il fisiologico allontanamento estivo dal gaming, potrebbe essere il periodo migliore per farlo. L’appuntamento è con la stagione 3 a settembre dove vedremo se, finalmente, Rainbow Six Siege avrà raggiunto il suo stadio finale diventando il prodotto che sarebbe dovuto essere dall’inizio.

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