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The Walking Dead 7x13

The Walking Dead 7x13

Bury me here

Recensione
A cura di Antonio David “Antron93” Alberto del 16/03/2017
Seppellitemi qui. Una frase molto semplice con cui riassumere un intero episodio.



Prove di ribellione
Questo episodio di The Walking Dead continua il trend delle puntate monotematiche. A quanto pare, mischiare le carte non va di moda e quindi ogni puntata deve essere incentrata su un solo gruppo alla volta.
“Bury me here” è dedicata esclusivamente al gruppo del Regno, ai loro rapporti coi Salvatori e a tutto quello che ne consegue. Come visto nelle puntate precedenti, Richard sta tentando in tutti i modi di scatenare una guerra tra i Saviors e la comunità di Ezekiel. Nessuno è intenzionato a dare aiuto alla guardia del Regno ma l’uomo sembra comunque tramare nell’ombra. Nello stesso tempo, Carol torna a chiedere informazioni sull’incontro tra Negan e il gruppo di Alexandria ma Morgan decide di negargliele. Intanto la situazione tra Regno e Salvatori degenera all’istante quando il leader degli oppressori si accorge della consegna incompleta da parte del gruppo di Ezekiel. 11 meloni, non 12. Mancanza gravissima che ci porta alla morte del povero Benjamin. Tutto questo fa risvegliare qualcosa nel cervello di Morgan che, in preda alla rabbia, decide di uccidere Richard e confessare a Carol la morte di Glenn e Abraham.



Alti e bassi
Ed eccoci qui a ripetere le parole ormai “must” in The Walking Dead: basta poco per fare un buon episodio. Si, perché “Bury me here” è un buon episodio e negarlo sarebbe abbastanza ridicolo. TWD è facilmente criticabile per la mancanza di mordente e di pathos, eppure stavolta la puntata è stata davvero interessante. Si rispetta il tipico canovaccio ma, stavolta, tutto è funzionale al finale dell’episodio. Non è un’inutile sequela di parole e dialoghi, non è una puntata carneficina, non è una noia mortale. È semplicemente l’esempio di una buona scrittura. Ogni personaggio ha la giusta collocazione e non fa solo da tappezzeria. Richard, seppure in modo sbagliato, riesce a riaccendere la miccia, il fuoco che si era spento in Carol e Morgan. Persino Ezekiel sembra rassegnato ad una inevitabile guerra coi Salvatori. Il gruppo di Negan si è spinto troppo oltre, chiunque sa, la storia ce lo insegna, che gli oppressi trovano sempre il modo di opporsi agli oppressori. Uccidere un ragazzo innocente non è mai una buona idea. Tirare la corda fa sì che si spezzi.
In tutto questo non si può che provare pena per Richard, un personaggio che ha avuto un ruolo fondamentale seppur piccolo nell’intero contesto di TWD. Un uomo che ha perso la voglia di vivere, ma non per questo vuole che le persone che ama muoiano sotto il giogo di un gruppo di violenti e assassini. L’omicidio da parte di Morgan arriva quasi ad essere una liberazione. Una salvezza. Lo stesso Morgan esprime l’ultimo desiderio dell’uomo. Essere seppellito, probabilmente, vicino alla figlia. 
Assistiamo al ritorno della vera Carol? Come saprete, la donna aveva deciso di autoescludersi dalla società e tentare di vivere in pace, ma il richiamo della battaglia sembra essere irresistibile. Carol era diventato uno dei personaggi più “badass” ma improvvisamente si era rammollita e aveva deciso di buttare alle ortiche i suoi già labili legami in un mondo pieno di pazzi e zombie.

Come già accennato, “Bury me here” è, probabilmente, il miglior episodio dalla midseason premier. Una puntata monotematica ma che va diretta all’obiettivo, senza fronzoli e senza dialoghi patetici. Si lanciano spunti importanti e si piantano i semi per una evoluzione decisiva di almeno tre personaggi chiave: Ezekiel, Morgan e Carol. Il primo deve prendere una decisione importante e pare aver capito quanto i Salvatori siano pericolosi, il secondo dimostra chiaramente i sintomi della follia che già lo aveva contagiato dopo la morte di Duane, mentre la terza sembra aver ripreso coscienza e aver ritrovato la voglia di combattere.

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