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Avventure di un super idraulico trentenne (Parte 1)

Avventure di un super idraulico trentenne (Parte 1)

L'incredibile storia di Super Mario

Retrospettiva
A cura di Nicolò “Dark Nightmare” Bicego del 11/01/2017
Correva l’anno 1981: un anno importante per la storia videoludica, che vide il rilascio di un titolo che definire “storico” sarebbe riduttivo. Stiamo parlando di Donkey Kong: al di là degli effettivi meriti del titolo, il suo più grande valore sta nell’aver introdotto due personaggi che avrebbero scritto la storia non solo dell’azienda che li aveva creati, ma dell’intero mondo videoludico. 
Per importanza, però, c’è un altro titolo che può competere con Donkey Kong: nel 1984, infatti, vide la luce Super Mario Bros., il titolo che avrebbe finalmente consegnato Mario all’olimpo del mondo virtuale. 
Da oggi, e per molto tempo a venire, ripercorreremo insieme la storia del baffuto idraulico, titolo per titolo. Per ovvi motivi, ci limiteremo a prendere in considerazione la serie principale. Mettetevi comodi e preparatevi a rievocare insieme ricordi della nostra gioventù videoludica; oppure a conoscere quella che è, senza troppi fronzoli, la storia di questo mondo che tanto amiamo.

Press start
Come abbiamo accennato, Mario non era un personaggio davvero nuovo al tempo del primo Super Mario Bros. Oltre alla sua comparsa in Donkey Kong, in cui ancora non aveva un nome, aveva già avuto un gioco interamente dedicato a sé, cioè Mario Bros. (1983). Il motivo per cui non parleremo di quel titolo è presto detto: non si tratta di un titolo della serie principale Super Mario, sebbene si possa considerare un prequel della stessa. Nominarlo però è d’obbligo: si tratta, dopotutto, della prima, vera comparsa di Mario e Luigi con i loro nomi e con le, seppure ancora abbozzate, caratteristiche che li renderanno riconoscibili da lì fino ad oggi. Si tratta di un platform a schermata fissa, in cui Mario (insieme a Luigi nella modalità a due giocatori) deve ripulire lo schermo dai nemici. Niente di troppo complicato, ma che riesce a divertire ancora oggi (se siete curiosi di provarlo, una versione rivista e corretta è stata inserita come bonus in ciascun gioco della serie Super Mario Advance).
Mario Bros. contribuì in maniera determinante a delineare il futuro di Mario. Quando cominciò lo sviluppo di quello che sarebbe diventato Super Mario Bros. c’era indecisione sul protagonista: escluso Donkey Kong per via delle beghe legali con Universal (detentrice dei diritti di King Kong), gli sviluppatori non riuscivano a decidersi sul protagonista da usare, al punto che le fasi iniziali di sviluppo ruotavano intorno ad un quadrato. Furono proprio le vendite della versione Famicom di Mario Bros. a convincere Nintendo a riutilizzare l’idraulico italiano.  
Il cambio più evidente nel nuovo titolo, uscito nel 1984, sta nel fatto che il gioco non è più un platform a schermata fissa, ma a scorrimento: il gioco si basa interamente sulle meccaniche di corsa e di salto, richiedendo al giocatore un’attenzione costante ai movimenti del proprio personaggio. L’obiettivo è semplice: raggiungere la fine del livello, rappresentata da una bandiera. Pur partendo da una premessa così semplice, il gioco riuscì a conquistare il cuore dei giocatori di tutto il mondo, al punto da diventare uno dei giochi più venduti di sempre. Alcuni ritengono anche che sia da far rientrare tra gli elementi che hanno contribuito alla rinascita del mercato videoludico dopo lo storico e violento crash del 1983, ma quali sono stati gli elementi di un successo così clamoroso?





Gli ingredienti del successo
Chiunque abbia giocato Super Mario Bros. non può dimenticare i numerosi colpi di genio che ne caratterizzavano il game-design. Potremmo cominciare con il livello 1-1, l’esempio perfetto di un tutorial che riesce ad insegnare come giocare senza farsi sentire davvero come un tutorial, e che verrà ripreso più volte dalla serie nella sua struttura. Subito ci permette di prendere familiarità con tutti gli elementi più importanti del gioco: la corsa, il salto, i nemici, le trasformazioni. E’ impossibile pensare a Mario senza pensare al fungo rosso in grado di ingrandirlo e farlo diventare il Super Mario del titolo. Questo fungo portentoso, ripreso direttamente dall’Alice di Carroll, è la trasformazione più emblematica dell’idraulico, nonostante già in questo primo capitolo ne siano presenti altre due: il fiore di fuoco e la stella dell’invincibilità. 
La sensazione di sicurezza data dal fungo, che permette di subire un colpo in più prima di soccombere, dona tutt’altra mentalità con cui affrontare i livelli: sebbene i burroni rimangano mortali, sappiamo di poterci permettere un errore, e questo ci porta a osare più spesso, anche con esiti disastrosi.
Finito il primo livello, seguono altri livelli che ogni giocatore avrà impressi nella memoria. Per esempio, il livello 2-2 ci fa controllare Mario nell’acqua, impresa più difficile di quanto possa sembrare, sia a causa dei suoi movimenti goffi, sia a causa dei numerosi nemici che incontriamo nel nostro tragitto. Più si procede nel gioco, più la difficoltà si alza. Ripensate all’ansia provata nell’ammirare un lungo dirupo, nel cercare di calcolare al millimetro la rincorsa da prendere, quanto a lungo premere il tasto del salto, la paura di trovare un nemico pronto ad aspettarci. Super Mario Bros. offre una perfetta curva di apprendimento, esosa ma mai esasperante, che regala soddisfazioni ogni qualvolta riusciamo a completare un livello. 
Non è solo la personalità del design a rendere indelebili degli scenari: vi sfido a pensare a essi senza fischiettare, almeno mentalmente, le musiche che li accompagnano. Ogni livello viene accompagnato da un tema musicale estremamente godibile, ma che non mostra la sua vera portata fino a quando, anni e anni dopo, ci ricordiamo ancora ogni singola nota di esso, al punto che è impossibile pensare al gioco senza pensare alla sua musica.
E lo stesso succede ai nemici. Quante serie possono vantare nemici comuni rimasti così impressi nell’immaginario videoludico? Ve lo dico io: poche, davvero poche. Sappiamo riconoscere un Goomba, un Koopa Troopa, un Pesce Smack, un Kalamako (anche se forse non tutti quanti conoscono i loro nomi) come se fossero animali realmente esistenti sulla terra. Certo, questo è anche una conseguenza delle vendite che la serie ha conseguito nel corso degli anni, ma è innegabile che alla base di tutto ci sia l’estrema riconoscibilità di ogni creatura. E questo senza nominare Bowser, il vero antagonista, il cattivo che più simboleggia i cattivi dei videogiochi. Lo scontro con il primo impostore di Bowser, uguale in tutto e per tutto all’originale, costituisce un momento iconico per ogni videogiocatore che vi sia passato nei suoi primi anni di carriera. La sensazione di impotenza nell’essere un piccolo idraulico di fronte a una creatura gigantesca (e dove i pixel non arrivano, arriva l’immaginazione), pronta a sputare fuoco e a saltare su di noi per schiacciarci come formiche. L’unica speranza è raggiungere l’ascia alle sue spalle e tagliare le corde del ponte su cui si trova, facendolo finire nella lava (in realtà si possono usare anche le palle di fuoco, ma questo richiese molto tempo al me bambino per scoprirlo). La soddisfazione nel vedere il nemico perire tra le fiamme è unica, così come il momento che segue, quando Mario, in cerca della sua principessa Peach, troverà solamente un servitore, Toad, ad aspettarlo, che dirà la famosa frase: “Sorry Mario, but our princess is in another castle!”. 



L’eredità
Come abbiamo già detto, Super Mario Bros. è stato un successo di vendite clamoroso, e nel corso degli anni ha visto due importanti riproposizioni: il remake a 16-bit in Super Mario All-Stars (1993) per Snes/Super Famicom (riproposto su Wii nel 2010) e la versione Deluxe per Game Boy Color (1999). Sebbene il cambiamento grafico della versione All-Stars renda il gioco visivamente più piacevole, la versione Deluxe introduce delle novità più succose al gioco, tra cui un’inedita modalità sfida in cui il giocatore deve trovare oggetti nascosti all’interno dei livelli. Nonostante la presenza di queste due versioni riviste e corrette, il gioco originale mantiene intatta la sua qualità ancora a distanza di anni, pertanto non ha importanza dove si giochi a Super Mario Bros.: l’importante è fare proprio questo caposaldo della storia del videogioco, una vera e propria perla che ha ancora tanto da insegnare sull’arte videoludica.                             
E voi, quale versione avete giocato? Quali ricordi conservate legati a questo indimenticabile titolo?

Super Mario Bros. mantiene intatto il suo fascino a più di ventuno anni dalla sua release originale. Il clamoroso successo di vendite non è che una delle tante testimonianze delle qualità di un gioco che ha davvero fatto storia. Sperando di aver riportato alla luce piacevoli ricordi legati al titolo, vi rimandiamo al prossimo episodio di questa serie di speciali dedicati al baffuto idraulico.

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