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Il punto sul 4K

Il punto sul 4K

Più pixel per tutti

Speciale
A cura di Francesco “Mastelli Speed” Ursino del 23/10/2016
Di 4K si è fatto veramente un gran parlare in questi ultimi mesi: come sempre accade in questi casi, le domande più frequenti riguardano in cosa consista veramente questa sigla, e soprattutto quale possa essere l’impatto sui videogiochi di prossima uscita. Cerchiamo, allora, di fare un po’ di ordine, andando a vedere brevemente quali sono i parametri principali da ricercare in un TV 4K adatto al gaming.



La cifra tonda suona meglio
Cominciamo facendo il punto sulle differenti risoluzioni attualmente utilizzate sul mercato. Secondo un sondaggio effettuato da Steam qualche tempo fa, la risoluzione regina nell’ambito del gioco PC, Mac e Linux è 1.920 x 1.080, conosciuta anche come Full HD. Si tratta, evidentemente, della classica 1080p, sigla che indica il numero di pixel disposti sull’asse verticale dell’immagine (1.080, appunto), oltre che la modalità di creazione dell’immagine stessa, ovvero progressiva; in questo caso, infatti, il TV va a ridisegnare progressivamente tutti i pixel ad ogni nuovo frame, al contrario della composizione interlacciata, in cui la creazione dell’immagine è il prodotto della scomposizione in semiquadri, in cui vengono visualizzate in alternanza le righe pari e dispari. Al secondo posto, fa capolino la risoluzione 1.366 x 768, utilizzata su una varietà di device. In effetti, scendendo su un piano strettamente personale, se allontano lo sguardo dal monitor su cui sto scrivendo questo articolo, che si ferma proprio ad una risoluzione di 1.920 x 1.080, posso immediatamente scorgere il mio device convertibile 2 in 1 che, guarda caso, registra proprio un numero di pixel pari a 1.366 x 768. Questo esempio non vuole tanto rendervi partecipi della ben poco interessante lista dei miei dispositivi, quanto del fatto che si tratta di due risoluzioni veramente comuni ai giorni nostri. Continuando ad aumentare il numero di pixel coinvolti, si entra nel campo della risoluzione Quad HD (1440p o 2K), ferma a 2.560 × 1.440, per poi arrivare alla Ultra HD, pari a 3.840 x 2.160 pixel, che in teoria non andrebbe confusa con l’originaria risoluzione 4K, derivata dal mondo cinematografico e pari a 4.096 x 2.160 (sebbene esistano ulteriori differenze di risoluzione relative agli standard utilizzati nel mondo del cinema). La differenza tra queste due ultime configurazioni, relativa intuitivamente alla disposizione orizzontale dei pixel, spesso fa sì che le due soluzioni vengano riunite sotto l’unico marchio ombrello del 4K, sebbene una sia di derivazione cinematografica e l’altra televisiva. Va detto, a beneficio di coloro i quali non lo sapessero ancora, che la nomenclatura 4K prende proprio il nome dal numero di pixel disposti sull’asse orizzontale di questa specifica risoluzione (4.096 pixel); si tratta di un cambio di tendenza rispetto a quanto avvenuto finora, dove la classica dicitura “1080p” si riferisce come al dato presente sull’asse orizzontale (appunto 1080 pixel). Nomenclature a parte, è facile comprendere come una maggiore densità di pixel presente sugli assi verticali e orizzontali possa garantire un’area decisamente più vasta su cui comporre l’immagine, che così risulta più particolareggiata e realistica a parità di superficie.



La regina del salotto
La maggiore densità di pixel è un concetto che è possibile esprimere in maniera estremamente pratica. Se si moltiplicano le due direttrici della risoluzione Full HD, è facile comprendere come i pixel totali siano poco più di due milioni. Passando all’Ultra HD, il computo sale a oltre otto milioni, per cui il conteggio totale dei pixel è quadruplicato. Da ciò si deduce come il numero di dettagli introdotto da queste risoluzioni è talmente elevato che per essere apprezzato necessita o di una vicinanza maggiore dello spettatore, oppure di una superficie più ampia. I conteggi teorici relativi alle distanze tra lo spettatore e il TV legati agli apparecchi Full HD, difatti, dovrebbero essere aumentati pressappoco di una trentina di pollici nel caso di controparti Ultra HD. A livello indicativo, nel caso di una distanza di visione di poco più di 2 metri corrisponde teoricamente un TV Full HD da 40 pollici, e una controparte in 4K da almeno una settantina pollici. Questo perché, semplicemente, distanze più elevate e superfici minori non permetterebbero di apprezzare differenze qualitative sostanziali, rendendo l’esborso relativo a un TV 4K praticamente nullo; la figura presente all’inizio di questo paragrafo, realizzata da Rtings.com, può aiutare intuitivamente a capire di cosa stiamo parlando. I discorsi relativi all’individuazione dei maggiori dettagli delle soluzioni 4K, peraltro, sono subordinati al fatto che i contenuti fruiti siano di qualità adeguata. Un fattore, questo, al momento tutt’altro che presente in maniera adeguata ad esempio in ambito televisivo, e che solo ora si sta affacciando nel contesto dei videogiochi. Un altro termine da considerare è quello legato al pannello utilizzato dal proprio apparecchio: in questo ambito la scelta è variegata, e comprende differenti varianti, tra le quali spiccano soprattutto i classici LED e le controparti OLED. Tutte le soluzioni prospettate hanno dalla loro vantaggi e svantaggi; i LED, ad esempio, costituiscono la variante più economica e diffusa, ma possono deludere nella proposizione di valori di illuminazione e contrasto incisivi. Questo perché le soluzioni in questione impiegano un display a cristalli liquidi, cui si accompagna un sistema di retroilluminazione che in alcune occasioni può fallire nel creare tonalità credibili, specie quelle scure. Le alternative LED, inoltre, possono proporre tutta una serie di problematiche quali ghosting e clouding; nel primo caso, nello specifico, possono apparire sul monitor le classiche scie che accompagnano le figure presenti su schermo; si tratta di un difetto diffuso su apparecchi di diverso tipo, e che può dipendere da valori di contrasto non corretti, specialmente nel momento in cui si è in presenza di scene che comprendono colori scuri e figure in movimento più chiare. Il clouding, invece, è costituito dalla presenza di chiazze più chiare che occupano di norma gli angoli superiori ed inferiori dello schermo; un difetto, questo, facilmente verificabile nel momento in cui lo schermo si trova a dover restituire una schermata di colore uniforme, specialmente scuro. Va meglio con i panelli OLED, che propongono colori e gamut più convincenti, considerata la possibilità di accendere o spegnere i singoli pixel a seconda della necessità, nel momento in cui questi vengono attraversati dalla corrente elettrica. Gli interrogativi, in caso di TV 4K presentanti queste ultime soluzioni, riguardano il prezzo, l’affidabilità nel lungo termine, e anche in questo caso difetti legati alla riproduzione delle immagini come il già citato ghosting. Al di là della tipologia di pannelli, un altro fattore da non dimenticare è la frequenza di refresh, relativa all’aggiornamento dei frame visualizzati. In linea di massima il valore ottimale teorico con le nuove TV 4K è di 120 Hz (con il Full HD il dato è pari all’incirca alla metà, 60 Hz). Il discorso, però, si fa ancora più complesso nel momento in cui si considerano le varie modalità di visualizzazione che questi TV sono chiamati a proporre; se si valuta la visione di contenuti in HDR 4K, ad esempio, il limite attuale è di 60 Hz, legato alle specifiche delle connessioni HDMI 2.0a.



E per giocare?
Se si pensa ad un TV 4K pensato per giocare, si avrà bisogno di una soluzione scattante e precisa, ovvero dotata di un input lag molto basso. Cosa rappresenti questo parametro è semplice da intuire: si tratta del tempo trascorso dall’input dato dal giocatore (la pressione di un tasto sul pad, per intenderci) alla visualizzazione dell’effetto della propria azione su schermo. Più basso è questo valore e migliore sarà l’esperienza: la soglia da non superare, indicativamente, dovrebbe essere intorno ai 50 millisecondi. La maggioranza dei TV, a questo proposito, include una "modalità gioco" pensata proprio per ridurre fenomeni legati al ritardo dell’input; ciò è possibile disattivando filtri e parte del processing video, a patto di sopportare un leggero peggioramento della qualità. L’input lag non va confuso, poi, con il tempo di risposta, che in sostanza indica la capacità dei pixel di passare da bianco a nero, o più spesso da grigio a grigio (questo è uno degli altri fattori, peraltro, che può portare al già citato ghosting); nel concreto, si tratta di un valore espresso in millisecondi che deve essere anch’esso molto basso. Entrambi i dati relativi a input lag e tempo di risposta, da tenere in considerazione se si ha intenzione di usufruire del TV 4K per giocare, non sono così semplici da individuare nelle specifiche ufficiali dei TV attualmente in commercio, al contrario di quanto avviene invece con i monitor destinati ai PC; prima dell’acquisto, dunque, sarebbe bene controllare per quanto possibile in profondità questi ed altri parametri su portali e siti specializzati, considerato proprio il peculiare uso che si andrà a fare dell’apparecchio. Un TV 4K destinato al gaming, poi, non può esimersi dal presentare prestazioni elevate anche per quanto riguarda il contrast ratio, e di conseguenza il famigerato High Dynamic Range, ovvero quell’HDR di cui ci siamo già occupati in uno speciale precedente, e che beneficia della presenza dei pannelli a 10 bit. Quest’ultimo pare essere un ulteriore particolare da non sottovalutare: alcune soluzioni 4K economiche che si fregiano di poter proporre l’HDR dispongono però di pannelli a 8 bit, insufficienti a determinare un numero di colori atto ad accompagnare il maggiore contrasto delle vere soluzioni in High Dynamic Range (per una maggiore chiarezza su questi argomenti, rimandiamo ancora una volta allo speciale sopra indicato). Spulciando i cataloghi di produttori come Samsung e LG, tanto per citarne due, è allora possibile riscontrare alternative che possono fare al caso dei giocatori più esigenti; l’invito rinnovato è, in ogni caso, quello di informarsi nel modo più approfondito possibile prima di procedere all’acquisto di un apparecchio che, difatti, dovrebbe accompagnare il mondo videoludico nei prossimi anni. 8K permettendo.

Sembra evidente come questo breve speciale non abbia la pretesa di far luce completa sull’argomento 4K, né di dare un giudizio definito sulla scelta da compiere per l’acquisto di un TV dotato di questa risoluzione. È palese come in gioco entrino fattori importanti come lo spazio a propria disposizione, il prezzo, e soprattutto l’utilizzo ed i contenuti destinati ad essere fruiti. La scelta tra pannelli LED e OLED riguarda sicuramente la resa estetica, ma anche il costo e l’affidabilità nel tempo, mentre la considerazione riguardante i valori di input lag e tempo di risposta è più sfumata, e si basa anche su sensazioni personali ed individuali. In abbinamento ad un apparecchio di questo tipo, inoltre, è bene affiancare una soluzione sonora altrettanto soddisfacente; non è necessario chiaramente procurarsi un sistema 7.1.4, ma sembra essere indispensabile almeno una soundbar di qualità, capace se non altro di garantire un buon effetto surround. Insomma, all’aumentare dei pixel sembra aumentare anche il numero di domande cui è bene saper dare una risposta pronta. Il consiglio, ancora una volta, è quello di informarsi nella maniera più completa possibile e, solo se veramente convinti, lanciarsi nell’acquisto di un TV destinato in ogni caso ad accogliere i contenuti delle console più recenti.

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