Speciale Come l’informazione ha cambiato i giocatori

A cura di (Mastelli Speed) del
Se state leggendo queste righe, è molto probabile che siate interessati ai videogiochi e che abbiate la voglia di approfondire la vostra passione in maniera varia ed articolata. In fondo, questo stesso meccanismo è ciò che ci porta a seguire conferenze dall’altra parte del mondo alle tre di notte, e che spinge a commentare in maniera spesso infervorata articoli, news e speciali. Il comune denominatore di tutte queste attività, come prevedibile, è il ruolo dell’informazione, a sua volta prodotto primario della tecnologia; molto banalmente, senza servizi di streaming la visione di conferenze in tempo reale e di trailer sarebbe impossibile, e senza la presenza di siti internet accessibili e facilmente navigabili la possibilità di commentare rimarrebbe utopia. Così come scrivevamo in uno speciale di qualche anno fa, la quantità di informazioni disponibili oggigiorno, così come la presenza di macchine da gioco perennemente connesse ad internet, aumentano a dismisura la conoscenza dei giocatori. Tutto ciò porta a conseguenze complesse e a comportamenti da parte dei giocatori molto differenti da quelli tenuti “solo” venti, venticinque anni fa.



Il grande giorno
Quando, da piccolo, mio padre decideva che era finalmente giunto il momento di fare visita al negozio di giocattoli che vendeva cartucce per il mio amato Sega Mega Drive, era festa. Si trattava, potete ben capirlo, di quel tipo di felicità che si prova solo da piccoli, totale e perfetta. A quel tempo, evidentemente, la mia conoscenza di videogiochi era limitata ai pochi titoli che potevo provare, frutto della bontà dei miei genitori, ma anche della loro azione di “filtro”, che li portava a scegliere i giochi sulla base della presenza, magari, di testimonial famosi. In ogni caso, l’assenza di informazione tendeva a spostare tutta l’attenzione non su quale gioco acquistare, ma sulla semplice possibilità di comprare un qualsiasi prodotto. La scelta del titolo, infatti, avveniva sul momento, mentre mangiavo con gli occhi gli scaffali su cui brillavano Street Fighter II, Sonic e via dicendo. Ecco dunque un primo comportamento che, con eccezioni più o meno marcate, possiamo identificare: la scarsa informazione spostava l’attenzione non tanto sul gioco, ma sull’atto di comprare un gioco; tutto ciò, allora, poteva spingere ad acquistare un titolo con cui magari si era entrati in contatto solo da pochi minuti, e dopo aver posato gli occhi sulla sua accattivante cover. Tutto questo, ovviamente, poteva portare a conseguenze spiacevoli, come quel caso in cui comprai Mighty Morphin' Power Rangers per Sega Maga Drive, per poi scoprire con sgomento che si trattava solo di un picchiaduro terminabile letteralmente in 10 minuti.



Uno sguardo al futuro
L’universo videoludico privo di informazioni equivale all’angolo del proprio negozio di fiducia, traboccante di titoli interessanti ma, ovviamente, ben lontano dalla dimensione reale del mercato. Le uniche fonti di informazione, in questo ambito, erano sostanzialmente tre: il negoziante, gli amici e, evidentemente, il retro delle cover, quello dove trovavano posto strilloni entusiasti scritti in lingue diverse; se si era abbastanza piccoli, non veniva minimamente in mente di pensare che esistessero fonti editoriali capaci di parlare di videogiochi, anche perché l’ambiente culturale che si ha attorno porta a pensare fin da subito che i “giochini” tanto amati da bambini siano e rimangano, appunto, giochini buoni per l’infanzia. Succede però che con l’andare avanti del tempo, la stampa videoludica riesce ad affermare un proprio posto nell’editoria cartacea, e a mostrare agli appassionati un mondo che, come abbiamo visto, era prima nascosto. Con la lettura dei magazine videoludici avviene il primo possibile cambio di comportamento: il giocatore ora inizia a distinguere i giochi buoni da quelli meno buoni, ma soprattutto è più informato non solo sui titoli già disponibili, ma anche su quelli che usciranno. Proprio quest’ultimo punto ha un’importanza basilare, perché in questo momento avviene il passaggio fondamentale, che porta ai fenomeni che poi affronteremo nell’ultimo paragrafo; nel momento in cui si è consci del fatto che sta per uscire un nuovo gioco che pare fantastico, la mente sposta la sua attenzione da ciò che si ha a disposizione ora, per passare a quello che può essere, e che in quanto indefinito sarà sempre più interessante di ciò che esiste qui e ora. L’hype, in altre parole, passa dall’atto di comprare un videogioco – qualsiasi esso sia – all’arrivo presunto di un dato videogioco. La maggiore informazione, e con essa la migliore consapevolezza di quello che accade nel mondo videoludico, dà quindi una visione decisamente più ampia del mercato. Questo ci porta alla situazione che viviamo in questi giorni.



Cambiamenti inesorabili
Pensate a quante fonti di informazione siano disponibili, oggi, per un solo videogioco: anche le produzioni indie, infatti, possono contare su più canali social, servizi di streaming video, un sito ufficiale, magari una pagina su una qualche piattaforma di crowdfunding, per non parlare delle recensioni su siti specializzati. Se avete per le mani un titolo tripla A, invece, a tutto ciò si aggiungono i forum ufficiali e non, le sezioni su Reddit, le wiki, le pubblicità televisive e cartacee, gli eventi per la stampa e quelli per il grande pubblico, e così via. Si tratta di un flusso di informazioni continuo e inarrestabile, che rappresenta una grande conquista. Tutto ciò ci porta, però, ad uno dei cambiamenti di comportamento più evidente di questi ultimi anni, ovvero la corsa al preordine e agli acquisti al day one. Nel momento in cui si hanno a disposizione così tante informazioni su un gioco che ancora deve uscire, nella mente del giocatore scatta un meccanismo di diminuzione del rischio. In altre parole, il materiale mostrato dai promotori del prodotto (che si presume essere aderente alla realtà, ma che in fin dei conti è pur sempre oggetto di operazioni promozionali), consente di far dire al giocatore che vale la pena spendere soldi in anticipo. In realtà, più che una diminuzione del rischio, l’hype relativo al preordine opera uno spostamento del rischio stesso, che dallo sviluppatore/publisher passa al giocatore. In qualche modo, è un meccanismo simile all’acquisto di biglietti aerei con grande anticipo; l’acquirente paga prezzi irrisori, ma si accolla il rischio di non poter prendere l’aereo nella data desiderata, perché nell’intervallo di tempo occorso tra la prenotazione ed il viaggio vero e proprio gli imprevisti potrebbero impedire di intraprendere il volo. Tutto ciò sposta il rischio dalla compagnia aerea (che in ogni caso ottiene i soldi del biglietto) al viaggiatore (che paga per un servizio che, forse, non otterrà); la stessa cosa avviene col preordine: il rischio dello sviluppatore/publisher (ovvero che il gioco rimanga invenduto) passa al giocatore, che compra un titolo di cui presume la qualità, confortato dalle informazioni di cui dispone.
Recensione Videogioco COME L’INFORMAZIONE HA CAMBIATO I GIOCATORI scritta da MASTELLI SPEED È affascinante pensare a come l’informazione abbia cambiato le nostre abitudini di fruizione dei videogiochi. Dall’attenzione sull’acquisto in sé, infatti, il focus è passato al desiderio di prodotti che ancora, difatti, non esistono concretamente sul mercato. La grande quantità di informazione, al di là di come la si pensi, rappresenta una grandissima conquista, che dà grande potere; come ogni potere, però, i vantaggi che ne conseguono portano anche responsabilità, che da parte dei giocatori è quella di saper scegliere bene, specie nel caso di acquisti a scatola chiusa che comportano forti rischi d’acquisto, come appunto i preordini e gli acquisti al day one. Sia chiaro: ognuno è più che legittimato a operare queste pratiche, però è bene sapere bene a cosa si va incontro ogni volta che si completa l’acquisto anticipato di un prodotto “vivo” quale il videogioco, che può maturare e anche cambiare nel tempo grazie a patch e DLC. Si tratta, in altro modo, di un comportamento rischioso, e che in quanto tale può avere "payoff" positivi, ma anche molto negativi. Questo concetto pare essere una banalità ma, a quanto pare, forse non è ancora così.
In ogni caso, anche gli acquisti cattivi possono avere un lato positivo, e portare a nuovi comportamenti che, col tempo, si spera possano far acquistare una maggiore consapevolezza.
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    Commenti: 32 - Visualizza sul forum
  • pazzo91
    pazzo91
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    Originariamente scritto da Francesco86

    I tempi cambiano, ora c'è molto più controllo sulle nostre scelte. Un tempo era la domanda a determinare l'andamento del mercato, ora è il contrario. Basta proporre solo un certo tipo di cose e ridurre le alternative o ostacolarle, ed ecco che è più facile controllare il mercato. E la stampa in questo non è di aiuto, o meglio non per i clienti/appassionati. Ecco li che magari escono decine di articoli inutili su un determinato gioco, ad esempio, solo per parlarne (ormai stiamo ai livelli de "i programmatori di the witcher 3 sono andati in bagno 2 volte oggi"). Tutto sommato però della stampa ci si può ancora fidare. Se un gioco è da 3 o da 5 significa che un gioco è un brutto gioco punto. Con i voti alti è più complesso, l'esperienza mi ha insegnato a distinguere. Se un gioco è da 8 o 8 e mezzo, vuol dire che in realtà è noioso e ripetitivo, e che probabilmente il vero valore è un 7, ma magari essendo un titolo tripla a non può essere bastonato (tranne casi eclatanti tipo arkham knight su pc che era buggatissimo, e lo è ancora dopo più di un anno). Se un titolo è da 9 significa che un gioco è ben fatto, ci hanno speso tanta fatica e magari è interessante. Ma in generale la tendenza nei giochi di recente è che sono tutti molto noiosi, senza atmosfera e ripetitivi. I titoli da 9 sono i titoli che hanno qualche sprazzo di bellezza qua e la. Prima invece ci si poteva fidare al cento per cento della stampa specializzata, c'erano articoli molto ben scritti, ma i giochi erano a un altro livello. E in tutto ciò internet ha peggiorato le cose, perchè ha eliminato il buon vecchio passaparola. Mi ricordo quando ero ragazzino che era usanza diventare amico del videonoleggio di fiducia, o del piccolo venditore di cd/dvd/vg (che ormai stanno sparendo), che ti faceva vedere dal vivo le novità. Mi ricordo come ho scoperto giochi come silent hill e mgs, quando passavo a trovare il videonoleggio vicino casa e li stavano giocando su un piccolo televisore a tubo catodico. Così come tantissimi altri giochi dell'epoca. Ora come ora se qualcuno mi chiedesse di raccontargli la trama di uno dei giochi che ho finito di recente, o di canticchiargli la colonna sonora, non saprei cosa rispondergli. Ormai vige l'anonimato generale
    Senza offesa, ma ti fai veramente menate per il voto numerico
  • Danieji
    Danieji
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    Post: 76
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    Quando ero piccolo giocavo a Mario Bros, il mio però primissimo gioco che mi appassionò fu Tomb Raider II, e infatti quando usciva ogni hanno il capitolo successivo ero sempre... "ragazzi sono veramente euforico", ho sempre giocato su PC da piccolo. Con l'avvento della playstation conobbi FFVII, Metal Gear Solid, Crash Bandicoot e altri, di pari passo vi era anche il gameboy color con i vari Pokémon, in ogni caso ero un giocatore occasionale, ho iniziato a giocare autonomamente solo dopo i 14 anni perché precedentemente mi divertivo guardando mio fratello giocare alla Playstation, poi non avendo ancora una PS2, (che ho comprato solo nel 2004), andavo a casa di amici a giocare a FFX, e comunque anche i miei amici erano giocatori occasionali, uno ancora più degli altri; il parco giochi era limitato, ci piacevano solo giochi di ruolo o picchiaduro (a me personalmente anche avventura ed esplorazione), per come sono evoluto io, ho iniziato ad acquistare prima giochi al Day One, come FFXIII, Tomb Raider Anniversary, Underworld, Uncharted 2 e 3, GTAIV, alcuni assassin Creed come il 2 e il 3, poi la svolta, ho smesso di comprare giochi al day one, perché ritenevo davvero idiota spendere così tanto soldi per un gioco che avrei potuto giocare più avanti e pagarlo una miseria, così FFXIII-2 lo comprai sullo store in sconto a 9 euro, FFXIII-3 a 12,50 euro, così tanti altri giochi che ho comprato solo ed esclusivamente con gli sconti. Per poi finire che non riesco a giocarne a nessuno. Ho trovato davvero interessante questo articolo e anche ben scritto.
  • Solid-SteBro
    Solid-SteBro
    Livello: 7
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    l'hype.
  • Chaos
    Chaos
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    Personalmente, non compro mai prima di aver provato con mano almeno un po'. Non parliamo di prodotti che vanno sempre bene per tutti: ad esempio, una pentola è una pentola, se realizzata con buoni materiali e determinati accorgimenti andrà bene a chiunque (e comunque ci sarà chi ne preferisce un'altra), mentre un videogame ha bisogno di un insieme di fattori molto complessi e personali per renderlo un buon acquisto (indipendentemente magari dal valore oggettivo dello stesso, che però è estremamente difficile da valutare).
  • MrSkellington
    MrSkellington
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    Originariamente scritto da Francesco86

    Beh al mondo c'è chi si compra il tablet solo per avere un tablet, e poi lo tiene buttato sul comodino. O chi si compra cellulari da 700 euro e poi non usa nemmeno il navigatore, o il vivavoce. O chi si compra smart tv da 4k a 50 pollici per poi vedersi al massimo la vita in diretta. Quella è gente che si comprerà le tv 4k per poi giocare pochissimo tempo a giochi che in realtà li annoiano. Di recente un mio amico si è comprato la ps4 con uncharted 4. Io l'ho trovato di una noia mortale, uguale a tutto il marasma di videogiochi che ci sono in giro adesso. E non credo che in 4k cambierà qualcosa. Ammettiamolo le sh e i produttori di consoles non sanno più che pesci prendere, se non puntare sulla potenza di calcolo senza un reale motivo.
    Si sono d'accordo, è quello che dicevo nel mio primo post, si parla tanto di grafica anche perché nn c'è molto altro di cui parlare. Da giochi le console sono diventate prodotti tecnologici fini a se stessi
  • Francesco86
    Francesco86
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    Originariamente scritto da MrSkellington

    Nell'esempio estremo che ho fatto forse si, ma a me sembra chiaro che una larga fetta dei giocatori ormai pensa tanto a queste cose, o nn si spiegherebbe il successo di un canale come digital foundry. Io giuro nn ho idea di quanti fps o quale risoluzione abbia alcun gioco che ho mai giocato, eppure nn è difficile trovare discussioni a proposito di questo, anzi siamo arrivati alle console fatte apposta per il 4k..poi grazie a dio c'è ancora tanta gente che se ne frega, ma l'andazzo è quello
    Beh al mondo c'è chi si compra il tablet solo per avere un tablet, e poi lo tiene buttato sul comodino. O chi si compra cellulari da 700 euro e poi non usa nemmeno il navigatore, o il vivavoce. O chi si compra smart tv da 4k a 50 pollici per poi vedersi al massimo la vita in diretta. Quella è gente che si comprerà le tv 4k per poi giocare pochissimo tempo a giochi che in realtà li annoiano. Di recente un mio amico si è comprato la ps4 con uncharted 4. Io l'ho trovato di una noia mortale, uguale a tutto il marasma di videogiochi che ci sono in giro adesso. E non credo che in 4k cambierà qualcosa. Ammettiamolo le sh e i produttori di consoles non sanno più che pesci prendere, se non puntare sulla potenza di calcolo senza un reale motivo.
  • MrSkellington
    MrSkellington
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    Originariamente scritto da Filippo99

    Non condivido, chi fa quei "ragionamenti" è gente che li farebbe a prescindere...mi spiego meglio, in un appuntamento con Belen, la porterebbero a mangiar un gelato.
    Nell'esempio estremo che ho fatto forse si, ma a me sembra chiaro che una larga fetta dei giocatori ormai pensa tanto a queste cose, o nn si spiegherebbe il successo di un canale come digital foundry. Io giuro nn ho idea di quanti fps o quale risoluzione abbia alcun gioco che ho mai giocato, eppure nn è difficile trovare discussioni a proposito di questo, anzi siamo arrivati alle console fatte apposta per il 4k..poi grazie a dio c'è ancora tanta gente che se ne frega, ma l'andazzo è quello
  • Filippo99
    Filippo99
    Livello: 5
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    Originariamente scritto da MrSkellington

    Uff, bisogna essere proprio espliciti..all'epoca semplicemente nn importava se c'erano dei cali di framerate perché il gioco era divertente e quello che contava era questo, oggi grazie al senso critico di cui parli ci troviamo con digital foundry che analizza il frame rate prima ancora dell'uscita, notando a volte cambiamenti di ben 1 frame al secondo, e si finisce per parlare più di queste cose che di altro, fino all'assurdo (ma diffuso) decidere di comprare o meno un gioco sulla base dei dati tecnici. Della serie "se nn va a 60 fps nn si gioca". Questo aumento esponenziale dell'attenzione verso la tecnica è semplicemente una perversione, che no, nn va solo ad affiancarsi al resto, perché ho sentito gente scrivere "bello il nuovo zelda, ma se nn migliorano le texture degli alberi nn lo compro". Capisci cosa voglio dire quando dico che ci si dimentica di divertirsi?
    Non condivido, chi fa quei "ragionamenti" è gente che li farebbe a prescindere...mi spiego meglio, in un appuntamento con Belen, la porterebbero a mangiar un gelato.
  • MrSkellington
    MrSkellington
    Livello: 7
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    Originariamente scritto da spitfire

    Error 404, sense not found.
    Uff, bisogna essere proprio espliciti..all'epoca semplicemente nn importava se c'erano dei cali di framerate perché il gioco era divertente e quello che contava era questo, oggi grazie al senso critico di cui parli ci troviamo con digital foundry che analizza il frame rate prima ancora dell'uscita, notando a volte cambiamenti di ben 1 frame al secondo, e si finisce per parlare più di queste cose che di altro, fino all'assurdo (ma diffuso) decidere di comprare o meno un gioco sulla base dei dati tecnici. Della serie "se nn va a 60 fps nn si gioca". Questo aumento esponenziale dell'attenzione verso la tecnica è semplicemente una perversione, che no, nn va solo ad affiancarsi al resto, perché ho sentito gente scrivere "bello il nuovo zelda, ma se nn migliorano le texture degli alberi nn lo compro". Capisci cosa voglio dire quando dico che ci si dimentica di divertirsi?
  • A. Sands
    A. Sands
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    bellissimo il titolo! xD
  • spitfire
    spitfire
    Livello: 2
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    Originariamente scritto da MrSkellington

    Eh si, gran cosa questo senso critico sulle questioni tecniche, me l'immagino la shitstorm che partirebbe oggi su alttp perché la fluidità nn è ottimale, digital foundry che rileva la quantità di pixel che fanno rallentare di 25 fps il gioco, inaccettabile, se neanche Nintendo riesce a sfruttare quel catorcio di console, scaffale..in compenso l'utenza si è dimenticata che coi giochi si dovrebbe innanzitutto divertire, ma cosa importa se è consapevole del lato tecnico..
    Error 404, sense not found.
  • Francesco86
    Francesco86
    Livello: 5
    Post: 352
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    PS per questo apprezzo la nintendo, che nonostante la stampa, e i desideri dei videogiocatori attuali, prova a mantenere una propria identità (con scarsi successi purtroppo). Questo almeno fino a un paio di anni fa
  • Francesco86
    Francesco86
    Livello: 5
    Post: 352
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    I tempi cambiano, ora c'è molto più controllo sulle nostre scelte. Un tempo era la domanda a determinare l'andamento del mercato, ora è il contrario. Basta proporre solo un certo tipo di cose e ridurre le alternative o ostacolarle, ed ecco che è più facile controllare il mercato. E la stampa in questo non è di aiuto, o meglio non per i clienti/appassionati. Ecco li che magari escono decine di articoli inutili su un determinato gioco, ad esempio, solo per parlarne (ormai stiamo ai livelli de "i programmatori di the witcher 3 sono andati in bagno 2 volte oggi"). Tutto sommato però della stampa ci si può ancora fidare. Se un gioco è da 3 o da 5 significa che un gioco è un brutto gioco punto. Con i voti alti è più complesso, l'esperienza mi ha insegnato a distinguere. Se un gioco è da 8 o 8 e mezzo, vuol dire che in realtà è noioso e ripetitivo, e che probabilmente il vero valore è un 7, ma magari essendo un titolo tripla a non può essere bastonato (tranne casi eclatanti tipo arkham knight su pc che era buggatissimo, e lo è ancora dopo più di un anno). Se un titolo è da 9 significa che un gioco è ben fatto, ci hanno speso tanta fatica e magari è interessante. Ma in generale la tendenza nei giochi di recente è che sono tutti molto noiosi, senza atmosfera e ripetitivi. I titoli da 9 sono i titoli che hanno qualche sprazzo di bellezza qua e la. Prima invece ci si poteva fidare al cento per cento della stampa specializzata, c'erano articoli molto ben scritti, ma i giochi erano a un altro livello. E in tutto ciò internet ha peggiorato le cose, perchè ha eliminato il buon vecchio passaparola. Mi ricordo quando ero ragazzino che era usanza diventare amico del videonoleggio di fiducia, o del piccolo venditore di cd/dvd/vg (che ormai stanno sparendo), che ti faceva vedere dal vivo le novità. Mi ricordo come ho scoperto giochi come silent hill e mgs, quando passavo a trovare il videonoleggio vicino casa e li stavano giocando su un piccolo televisore a tubo catodico. Così come tantissimi altri giochi dell'epoca. Ora come ora se qualcuno mi chiedesse di raccontargli la trama di uno dei giochi che ho finito di recente, o di canticchiargli la colonna sonora, non saprei cosa rispondergli. Ormai vige l'anonimato generale
  • MrSkellington
    MrSkellington
    Livello: 7
    Post: 5998
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    Originariamente scritto da spitfire

    O forse perche` finalmente l'utenza, come dice l'articolo, non e` piu` cosi` priva di senso critico e fa piu`attenzione anche al lato tecnico dei giochi piu` di quanto non potesse fare un 15enne nel 1998?
    Eh si, gran cosa questo senso critico sulle questioni tecniche, me l'immagino la shitstorm che partirebbe oggi su alttp perché la fluidità nn è ottimale, digital foundry che rileva la quantità di pixel che fanno rallentare di 25 fps il gioco, inaccettabile, se neanche Nintendo riesce a sfruttare quel catorcio di console, scaffale..in compenso l'utenza si è dimenticata che coi giochi si dovrebbe innanzitutto divertire, ma cosa importa se è consapevole del lato tecnico..
  • spitfire
    spitfire
    Livello: 2
    Post: 36
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    Originariamente scritto da MrSkellington

    ?Ho appena rigiocato a link to che past, in certi momenti il gioco scenderà sotto i 10, puoi quasi vedere i singoli frame. Nessuno si è mai lamentato e siamo tutti d'accordo che è uno dei giochi più belli di sempre, oggi ci troviamo dotte disquisizioni su come la differenza tra 30 e 60 sia sostanziale e fondamentale per godersi un gioco. Forse anche perché i giochi di cui si parla nn sono più così belli e nn si può parlare di game design o enigmi geniali..
    O forse perche` finalmente l'utenza, come dice l'articolo, non e` piu` cosi` priva di senso critico e fa piu`attenzione anche al lato tecnico dei giochi piu` di quanto non potesse fare un 15enne nel 1998?
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