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All’uomo del Giappone piacciono i morti viventi

All’uomo del Giappone piacciono i morti viventi

Il problema di Metal Gear Survive non sono gli zombi

Speciale
A cura di del
Proprio quando iniziavamo a pensare che l’edizione di quest’anno della Gamescom non ci avrebbe riservato nessun grossa sorpresa, perché da sempre è una fiera più o meno dedicata ad approfondire ciò che si è visto ed annunciato nel corso dell’anno, ecco che da Colonia arriva un annuncio riguardante una saga che, da un paio d’anni a questa parte, non riesce a trovare proprio pace.
Dopo il necessario annuncio di un nuovo pachinko di Metal Gear Solid 3 (che per un attimo aveva fatto sperare in qualcos’altro), Konami annuncia Metal Gear Survive, uno spin-off di Metal Gear Solid V con realtà alternative, tanti zombi ed altrettanto piombo per impallinarli. Visto che di giochi con i morti viventi se ne sentiva onestamente la mancanza, Konami ha deciso di confezionare un prodotto a prova di tendenze di mercato: modalità cooperativa, zombi, gameplay semplice e dinamico.
Le reazioni a questa rivelazione, che vedremo tra un istante, sono state prevedibilmente negative. Ci sta eh, sia chiaro, Metal Gear Survive è tutto fuorché una creazione artistica neanche lontanamente paragonabile a quelle di Kojima (che piacciano o meno), ma il vero problema del gioco non sono gli zombi.



Cloni, robot e braccia impiantate
Molti utenti si sono lamentati dell’accostamento di Metal Gear ai morti viventi, un’accoppiata che, stando ai detrattori, non deve esistere. NeoGAF contiene la maggior concentrazione di questi commenti, e alcuni sono unici nella loro genialità. Tra i miei preferiti c’è senz’altro: “Beh, non è il capitolo 3”, riferito al finale “monco” di The Phantom Pain, mentre un altro cerca di risollevare gli animi facendo notare che almeno non è un pachinko.
E dire che nei vari Metal Gear Solid di stranezze ce ne sono, alcune ben più inspiegabili di “normali” morti viventi. Diciamo pure tranquillamente che Metal Gear Solid può essere definito un manga trasposto in videogioco. Nel caso stiate saltando sulla sedia, pronti a commentare furiosi contro la mia persona inneggiando alla gloria del nostro salvatore Hideo Kojima, vi invito a ripensare alle trame dei giochi della serie.
Tra i tanti avvenimenti, la storia dei Metal Gear “moderni” ruota attorno a dei figli creati in laboratorio dai geni di un soldato leggendario, che in realtà sono dei cloni, che devono combattere contro dei robot giganteschi, i quali urlano ed emettono versi come fossero Pokémon. In mezzo ci sono tantissime cose di un certo livello, come la possessione di un uomo da parte dello spirito di un altro tramite un braccio impiantato di quest’ultimo. Come non citare personaggi come il vampiro Vamp o Psycho Mantis (protagonista di uno dei momenti più geniali della storia dei videogiochi, va detto), oppure i membri dell’Unità Cobra nel meraviglioso Snake Eater, in cui compaiono un cecchino ultra-centenario e un uomo che spara sciami di calabroni al nostro eroe. Nello stesso The Phantom Pain c’è il corpo speciale dei Teschi, che a sua volta controlla i soldati facendoli muovere in modo dinoccolato, proprio come i mostri resi famosi da George Romero.
Adesso gli zombi non sembrano così strani, vero? Allo stesso modo, il wormhole che proietta i membri della Mother Base distrutta al termine di Ground Zeroes in una realtà parallela (pretesto narrativo di questo Metal Gear Survive) non lo trovo troppo lontano dallo stile tipico della saga. Anzi, è un provvidenziale stratagemma per non alterare in alcun modo la storyline dei precedenti capitoli, quello sì che sarebbe stato imperdonabile.



Il dolore fantasma
Cos’è invece Metal Gear Surivive, per Konami? Lo apprendiamo attraverso un comunicato stampa dell’azienda, divulgato parallelamente all’annuncio: “Metal Gear Survive è un gioco stealth in cooperativa completamente nuovo, che dà uno sguardo divergente ai temi familiari di Metal Gear, ricercando un fresco spirito di esplorazione e meccaniche di gameplay uniche”.
Questo è il vero problema di Metal Gear Survive, un ennesimo esempio di ciò che succede nel Giappone videoludico. C’è crisi di idee, di personalità, manca la voglia di innovare che il Sol Levante aveva una volta: con questo nuovo capitolo la saga di Metal Gear rischia di seguire i fasti di Resident Evil. Proprio come la saga di Capcom vive di remastered e spin-off più che discutibili, Metal Gear Survive è il primo passo della saga degli Snake in questa direzione. Il problema di questo progetto è che non solo è il primo titolo della serie dopo l’abbandono di Kojima, con tutto quello che ne consegue, ma non può non sembrare un tentativo becero di sfruttare un marchio con un prodotto dal contenuto artistico nullo, diametralmente opposto da ciò che muoveva invece le opere del game designer nipponico. Metal Gear Survive rischia di essere l’Umbrella Corps di Resident Evil, che qualcuno ce ne scampi e liberi.
L’uomo del Giappone a capo delle aziende non ha più voglia di rischiare, perde ogni giorno la leadership di un settore che un tempo contribuì a rendere ciò che è ora. Lo capisco, con i tempi che corrono, sia chiaro. Konami è un’azienda con tantissimi interessi, produce macchine per il fitness e pachinko, e si sta allontanando sempre di più da un settore dove, PES escluso, ha sempre meno appigli sicuri. A questo punto inizio a pensare che sia meglio che lo faccia allora, perché per quanto non apprezzi la persona Hideo Kojima, l’artista non si merita una violenza del genere sul suo brand più famoso (sebbene l’azienda abbia il diritto di farlo), soprattutto considerata la diatriba che c’è stata a monte di tutto ciò.
Metal Gear Survive potrà anche essere un gioco divertente, su questo non è ancora corretto porre dei dubbi, ma a conti fatti non sarà mai e poi mai il Metal Gear che abbiamo conosciuto, pur essendo formalmente un Metal Gear a tutti gli effetti. E non perché ci siano gli zombi oppure i wormhole, quanto perché Kojima, andandosene, si è portato via l’eredità di una delle saghe più importanti della storia dei videogiochi.
Il dubbio quindi è: come può qualcuno rimettere mano a una proprietà intellettuale di cui non ha mai curato niente, che non ha mai creato e allevato come fosse sua, e cosa ne potrà venire fuori? La risposta, ce la daremo tra un po’ di tempo.

Metal Gear Survive è uno spin-off ufficiale di Metal Gear, che vi piaccia o no Konami può farlo e le lamentele non serviranno a nulla. Adesso sta a noi/voi fan ignorarlo o meno, se la saga è finita con Kojima e The Phantom Pain. Oppure potrete spendervi in critiche e ingiurie, ma oltre a sprecare del tempo prezioso non succederà nient’altro, perché per quanto paradossale sia, questo nuovo progetto porta il nome di Metal Gear.

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