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Prey

Prey

Ingannati dall'attesa

Anteprima
A cura di del
In fondo al cuore lo sapevamo: per Bethesda, dopo la conferenza dell’anno scorso che aprì l’E3 annunciando il ritorno di Fallout, rievocare le stesse emozioni nel 2016 sarebbe stato arduo. E così è stato: la conferenza #BE3, come è stata ribattezzata, non è riuscita a convincere il grande pubblico, nonostante un apprezzabile show condensato in poco meno di un’ora e qualche annuncio importante.
Il punto è che - vuoi per le insistenti voci di corridoio dell’ultimo minuto, vuoi per la presenza di progetti già noti - l’unico vero fulmine a ciel sereno giunto durante i cinquanta-e-rotti minuti di ieri notte si è condensato nella presentazione di Prey, con buona pace di chi si attendeva The Elder Scrolls VI.
Questo Prey, confessiamo, è un titolo che ci ha tratti immediatamente in inganno: troppo diverso dal Prey del 2006 per sembrare un reboot, ma con alcuni punti in comune che ne mostrano l’appartenenza alla stessa saga. Bethesda sembra avere compiuto qualcosa di strano, utilizzando un marchio che era dato per perduto dopo la cancellazione del sequel e riproponendoci un gioco totalmente diverso, di certo molto lontano da quello che ci saremmo attesi dalla saga.


Un’aura di mistero
Prima di tutto, è bene chiarire che su questo Prey vi è un certo mistero. Così come avvenuto con Quake quest’anno e con Dishonored 2 l’anno scorso, Bethesda ha scelto di non mostrarci alcuna sequenza di gameplay, lasciando la presentazione del gioco a un trailer in CGI che mette a nudo alcune caratteristiche sull’ambientazione, ma nulla di concreto sui contenuti del gioco. Il filmato si apre con una scena che ricorda Groundhog Day: un uomo si alza ogni mattina e rivive lo stesso giorno. La sveglia suona, la radio annuncia la data che si ripete in maniera ossessiva. La faccia rassegnata di Bill Murray della commedia del 1993 lascia spazio ad un uomo sempre più distrutto, con un grumo di sangue negli occhi che si fa ogni giorno più grande, e un tremore nelle mani che sembra presagire un esaurimento nervoso. Il tema di Prey è chiaro: siamo di fronte a un thriller psicologico, a un’atmosfera che rievoca Memento di Christopher Nolan, ambientata in un futuro tecnologico non troppo remoto e bulimico di inquietudine.
L’anno è il 2032, e il protagonista Morgan Yu guarda dalla propria finestra i grattacieli di una città sotto il sole splendente. Ma, a quanto pare, nulla di tutto questo è vero: siamo a bordo di una base spaziale chiamata Talos 1, un nome che rievoca il colosso della mitologia greca, una sorta di robot ante-litteram controllato da Zeus. Non è un caso: su questa base sembrano svolgersi degli inquietanti esperimenti, in cui il nostro protagonista è suo malgrado coinvolto, e la cui natura non ci viene chiarita. Ciò che è certo, è che questi esperimenti sembrano coinvolgere angoli della mente non esplorati dalla scienza, dato che sullo schermo si alternano delle immagini allucinatorie che finiscono per confondersi e sovrapporsi alla realtà. Le mani di Morgan si ricoprono con uno strano fluido nero, e di fronte a noi compaiono mostri e presenze capaci di materializzarsi nelle stanze e interagire a suon di campi di forza con lo spazio che ci circonda. Tutto questo è frutto della nostra mente, o vi sono delle reali implicazioni soprannaturali? Il video non ce lo dice, ma è certo che Morgan vuole fuggire, o perlomeno lottare per la propria sopravvivenza in una struttura che ricalca gli sparatutto in prima persona.
Così, ci ritroviamo di fronte a un gioco che sembra prendere le pieghe di un survival horror spaziale in stile FPS, in grado di rievocare quel Dead Space rimasto nelle menti e nei cuori di tanti giocatori. Sullo schermo compaiono sagome di esseri insettoidi, presenze eteree capaci di liquefarsi, cadaveri in assenza di gravità. Si vedono la paura e la disperazione: l’esperimento di Prey sembra diventare gradualmente una lotta per la sopravvivenza, in cui il giocatore deve utilizzare i pochi mezzi a propria disposizione per riuscire a proseguire. Ma che, allo stesso modo, si tinge di mistero, portando la nostra curiosità alle stelle.


Anche se Bethesda si è limitata a mostrarci un assaggio in computer grafica di quello che sarà questo Prey, alcuni elementi stuzzicano di certo il nostro interesse. L’ambientazione spaziale, con sequenze in assenza di gravità, un gameplay potenzialmente frenetico e un’ambientazione ricca di mistero e di risvolti psicologici potrebbe certamente lasciare il segno. Al momento i misteri di Prey si estendono anche alla natura del gioco, che Bethesda ha preferito non svelarci per riservarsi di mostrare i contenuti veri e propri in futuro. Il rilancio di questa saga, in ogni caso, è certamente apprezzabile e non vediamo l’ora di conoscere nel dettaglio cosa questo titolo avrà da offrirci. Incrociamo le dita.

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