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Mighty No. 9

Mighty No. 9

Il ritorno di Inafune

Recensione
A cura di del
Se le belle donne usano farsi attendere, Mighty No. 9 può legittimamente aspirare al titolo di Miss Universo: passato da Kickstarter, rinviato innumerevoli volte, al centro di recenti polemiche in seguito ad un trailer...poco raffinato, l'erede spirituale di Megaman giunge, finalmente, sul mercato, con un carico di responsabilità mica male.
I giochi dalla genesi travagliata, in genere, ne risentono, ma è pur vero che Keiji Inafune non è esattamente l'ultimo arrivato, e, insieme a Koji Igarashi, rappresenta, probabilmente, l'unico a cui, in ambito bidimensionale, tenderemmo a dar fiducia a scatola chiusa.
Il momento del verdetto è giunto.


Si chiama Beck ma non canta e non beve birra
Beck è il Mighty No. 9 del titolo, l'unico robot apparentemente non affetto dalla terribile epidemia che si è invece impossessata di tutti gli altri automi sul suolo americano: in un futuro non meglio precisato, l'umanità si è appoggiata con sempre maggior decisione alla robotica e all'aiuto della tecnologia, e quindi il virus che sta facendo impazzire tutti i robot rischia di mandare a rotoli l'intera società.
Laboratori devastati, città in fiamme, impianti idrici in blocco, gli stage ricalcano delle location tipicamente urbane, e starà al giocatore, nei panni di Beck, riportare a più miti consigli i robot fuori controllo, molti dei quali sono, peraltro, suoi amici.
Il doppiaggio inglese (con sottotitoli in italiano) è appena sufficiente, e, accoppiato a personaggi sottili come una fetta di prosciutto, rende le prime fasi di gioco abbastanza preoccupanti, facendo aleggiare lo spettro di una produzione a basso budget che punta tutto sulla nostalgia e sul richiamo mediatico che il nome e il talento di Inafune-san possono ancora garantire.
Fortunatamente, come vedremo nel paragrafo dedicato, non è così, e, nonostante qualche scorciatoia e una manciata di scelte di game design quantomeno discutibili, Mighty No. 9 riesce a mantenere la gran parte delle promesse fatte in sede di campagna Kickstarter, offrendo un gameplay quanto più possibile debitore dei Megaman che furono, un livello di difficoltà che varia dal mediamente al decisamente sostenuto e la (fittizia) libertà di affrontare gli otto stage principali, che seguono quello introduttivo, nell'ordine preferito dall'utente. 


Meno ispirazione, più velocità

Il fulcro del gameplay è quasi immutato rispetto alla storica serie Capcom, con due, significative varianti, l'una per il meglio (per la maggior parte) e l'altra per il peggio.
L'aumentato ritmo di gioco è evidente sin dalle prime battute, e si mantiene costante per tutta la durata del titolo, impennandosi anzi ulteriormente in occasione di alcune delle boss fight: questo è dovuto principalmente all'introduzione della spazzata, che proietta Beck nello spazio dinanzi a sé a grande velocità, consentendogli di superare baratri e infilarsi in pertugi altrimenti troppo stretti.
Non solo: l'altra grande funzione di questa mossa (attivabile con la pressione del tasto R1 nella versione PS4 da noi provata) è di finire i nemici già indeboliti, garantendo una manciata di punti bonus, che vanno a rimpinzare il moltiplicatore, che si azzera ad ogni morte e che, con un'altra mossa nostalgica, torna ad essere al centro dell'esperienza di gioco.
Sparare addosso ai nemici anche quando sono esposti alla mossa finale, invece, li farà sparire senza garantire bonus di sorta al punteggio finale, ed è quindi una pratica sconsigliabile: Inafune ha pensato gli scontri come un balletto, in cui, dopo essersi tenuti alla larga dai nemici per la maggior parte del tempo, ci si avvicina per mettere fine alle loro sofferenze.
Questa scelta velocizza le meccaniche di gioco, con l'intento di modernizzarle, e, così facendo, avvicina Mighty No. 9 agli action game bidimensionali più riusciti tra quelli visti negli ultimi anni, da Guacamelee ad Ori and The Blind Forest, con le dovute proporzioni: i giocatori meno giovani, o quelli che si sono recentemente dilettati con la Megaman Legacy Collection, noteranno subito la maggior frenesia, ma difficilmente storceranno il naso, perché, in assenza di un timer (quantomeno nella modalità principale), l'accresciuto ritmo risulterà più come un'evoluzione che come un cambiamento drastico, calato dall'alto.
Dove l'ultima fatica del papà di Megaman non riesce a tenere il passo del suo illustre predecessore è nel level design e in alcune scelte di game design alquanto anacronistiche nel 2016.
Il primo, fiore all'occhiello di tutti i capitoli principali della saga del robottino blu, non esplode mai, limitandosi a proporre stage senza infamia né lode, ma anche senza guizzi di genio o trovate particolarmente innovative: ci si barcamena tra passaggi con piattaforme mobili ed altri con blocchi che scompaiono non appena toccati, si maledicono i nemici che colpiscono rimanendo al di fuori del campo visivo (succede meno che nei Megaman storici, ma succede), e si arriva allo scontro con i vari boss di fine livello senza essere mai stati veramente sorpresi.
Niente di deludente, beninteso, ma manca la scintilla che ha decretato il successo imperituro di titoli come Megaman 2 e 3.
Lasciano perplessi, infine, dei richiami ad un passato videoludico che non esiste più: passino le vite limitate e la frequente visualizzazione della (peraltro bruttissima) schermata del game over, ma pensavamo di esserci lasciati alle spalle definitivamente le zone dei livelli insta-kill, che decretano la morte istantanea (anche in caso di barra della vitalità piena) al solo sfioramento, fonte inesauribile di epiteti irripetibili.
Bene invece il livello di difficoltà, anche in considerazione delle facilitazioni per le nuove generazioni, che vanno dall'aumento delle numero di tentativi massimi a disposizione all'elargizione di bonus casuali dopo un numero ripetuti di morti: Mighty No. 9 è un gioco impegnativo, con passaggi che vi faranno imbestialire, ma è decisamente più accessibile dei titoli che hanno reso famoso Keiji Inafune. 



Qualche dubbio
Non ci hanno convinto, nonostante non siano particolarmente deficitari, il comparto grafico e quello artistico: la scelta di adottare un motore tridimensionale per riproporre dinamiche tipicamente “dueddì” in ambienti poligonali non valorizza né il character design, che, inevitabilmente, perde diversi punti rispetto a quello degli episodi storici della saga, né la presentazione generale.
Questo perché, abbracciando la tridimensionalità, la limitatezza del budget a disposizione appare più evidente di quanto non sarebbe stata se, invece, si fosse optato per un cel shading ben fatto o uno stile cartoonesco: non è un mistero, infatti, che titoli dalla spiccata anima cartoon superino con meno affanni il test del tempo e riescano a rendere meglio delle controparti poligonali a parità di budget a disposizione.
Pensiamo ai due recenti remake dei due capitoli di Zelda usciti su GameCube, Wind Waker e Twilight Princess: quest'ultimo non era affatto da disprezzare, ma, ecco, il confronto tra i capitoli di Megaman che furono e Mighty No. 9 attiene a questa stessa sfera.
Non giovano, poi, piccole incongruenze, come elementi del fondale che si distruggono sullo sfondo, travolgendo nemici ma senza modificare il layout del livello, come se una colonna in cemento possa schiacciare dei robot ma non incrinare delle piattaforme sospese che cedono al solo passaggio del nostro Beck.
Nonostante questi appunti, comunque, va detto anche che non abbiamo riscontrato bug di sorta o rallentamenti, e questa, alla luce del travagliato sviluppo alle spalle del prodotto, non può che rappresentare una buona notizia.
Nulla da eccepire sull'offerta ludica, forte di una buona rigiocabilità legata ai punteggi ottenibili, ma, soprattutto, di cinque modalità extra oltre a quella principale, tra cui spiccano le classifiche online e le sfide, che mettono il giocatore dinanzi a condizioni spesso assai proibitive, come completare un livello senza poter attaccare o utilizzare la scivolata, oppure distruggendo tutti i nemici presenti nello stage, anche quelli opportunamente celati o difficili da raggiungere.


  • + Gameplay veloce e divertente, che beneficia dello scatto
    + Alta rigiocabilità e diverse modalità extra
    + Un tuffo nel passato per tanti appassionati
  • - Level design discreto ma che non esplode mai
    - Certe scelte di game design lasciano perplessi
voto
8

Considerandolo come un gioco che ha ritardato più volte, uscito direttamente da Kickstarter, fresco di un trailer molto discusso, Mighty No. 9 è un successo quasi inaspettato, che coniuga un gameplay vecchio stile con una certo dinamismo, indispensabile per i platform d'azione odierni.
Se, però, lo si analizza in qualità di seguito spirituale di Megaman, ad opera del suo stesso creatore, rimane un po' d'amaro in bocca per un level design discreto ma affatto strabiliante, qualche scelta di game design invecchiata male e la scelta di impiegare un motore tridimensionale per portare sugli schermi delle attuali console un gameplay che rappresenta l'essenza stessa delle due dimensioni.
In definitiva, pur non essendo al livello dei Megaman passati alla storia, Mighty No. 9 è un buon gioco, del quale dovreste valutare l'acquisto nel caso siate amanti degli action platform ben fatti.

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