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Hitman - Episodio 3: Marrakesh

Hitman - Episodio 3: Marrakesh

Dal Marocco con furore

Recensione

PC, PS4, XONE

Azione

11 Marzo 2016 - 31 gennaio 2017 (retail)

A cura di del

La nuova serie episodica di Hitman, superato in modo brillante l’esordio “italiano” con il secondo capitolo Sapienza, è arrivata al traguardo del terzo episodio e questa volta l’Agente 47 deve sbrigare le sue faccende da sicario in Marocco e più precisamente a Marrakesh, nome che è poi anche il titolo dell’episodio qui recensito che abbiamo testato su PC scaricandolo da Steam. Mentre il plot della serie guadagna qualche nuova cut-scene che fatica però a destare l’interesse del giocatore, questo nuovo capitolo a sfondo africano propone una classica sfida con un doppio obiettivo. Si tratta nello specifico di Claus Strandberg, un banchiere corrotto che ha sottratto milioni di dollari dai cittadini marocchini, e di Reza Zayadan, generale dell’esercito implicato in un tentativo di colpo di stato militare. Come già avvenuto per i due capitoli precedenti, anche in Marrakesh questi due obiettivi possono essere portati a termine nell’ordine che si preferisce e naturalmente nelle modalità che più gradiamo, anche se vista l’enorme concentrazione di militari sparsi per le location del gioco l’approccio frontale in stile sparatutto risulta ancora più suicida del passato.

Un esercito di PNG
Nel nuovo episodio troviamo tre ambientazioni principali, ovvero un mercato all’aperto dove inizia la missione e che ricorda non poco quello cinese di Hitman: Absolution, una vecchia scuola utilizzata come base militare e l’ambasciata svedese in Marocco. Altro trademark della serie è l’enorme quantità di personaggi non giocanti che affollano le location e anche in questo caso il numero di PNG è davvero esorbitante sia nel mercato, sia all’esterno dell’ambasciata, dove alcuni manifestanti sfilano in segno di protesta. Il colpo d’occhio è sempre notevole e il Glacier si riconferma un motore grafico capace di popolare le location di un gioco come pochi altri engine sanno fare (senza per questo affossare il frame-rate), ma come nella villa parigina del primo episodio si tratta alla fine solo di una trovata scenica giusto per mostrare i muscoli, mentre le implicazioni a livello di gameplay rimangono pochissime e limitate. Si veda ad esempio il mercato cittadino, pieno di viuzze e di persone di ogni genere (militari compresi) ma privo di una vera e propria anima. Una location potenzialmente “esplosiva” ma che alla fine è la meno interessante del gioco, o per lo meno quella in cui c’è meno da fare.

Massaggio mortale
Sarà che siamo al terzo episodio o che, ambientazioni a parte, il gameplay di questa nuova missione è identico a quello delle precedente puntate, compresi i limiti dell’IA nemica che abbiamo già sottolineato in precedenza. Sta di fatto che Marrakesh è l'episodio che ci ha convinti di meno, nonché quello che ci ha portato via meno tempo e che ci ha appassionati di meno anche a livello narrativo, nonostante la particolare ambientazione e le implicazioni politiche facessero presagire un plot più carico di tensione e suspense. Invece alla fine si tratta di fare sempre le stesse cose, ovvero travestirsi, nascondere i cadaveri, usare continuamente il sesto senso per scoprire i PNG sospettosi e avvicinarsi il più possibile alle vittime designate. Il modo più divertente per farlo rimane a nostro avviso seguire gli “eventi” che scopriamo in giro origliando le conversazioni di alcuni PNG. Metodo che ci è servito ad esempio per assumere l’identità di un massaggiatore e rimanere a tu per tu con Claus steso su un lettino, o per farci passare per un’artista di strada riuscendo così ad entrare nella scuola abbandonata per avvicinarci il più possibile a Reza. 

L’Agente 47 è un po’ stanco?
Ci sono naturalmente altri modi per riuscire nell’intento, ma rispetto ai primi due episodi Marrakesh sembra aver perso un po’ di smalto in quanto a originalità degli approcci percorribili e, come altra cosa poco convincente, è davvero troppo semplice farla franca nella scuola travestendosi da militare e girando quasi indisturbati per le aule. Proprio questa semplicità di fondo, che risulterà ancor più evidente a chi ha già giocato ai due episodi precedenti, è un altro limite di Marrakesh, che può essere portato a termine anche in 20-30 minuti senza esplorare troppo e cercando di andare dritti al solo. Certo, poi nulla vieta di prendersela più comoda, di provare nuove strade e nuovi approcci e di portare a termine gli altri incarichi (che però si svolgono sempre in queste stesse location), ma in generale questo episodio ci è parso fin troppo facile da portare a termine e anche a livello di ambientazioni, escludendo il mercato iniziale davvero realistico e ben dettagliato, non c’è molto da segnalare. Un segno di stanca da parte di IO Interactive? Indubbiamente inizia a mancare quella freschezza dei primi due capitoli e sebbene la formula di gioco rimanga sempre la stessa (e quindi interessante e ben fatta), si comincia ad avvertire la mancanza di qualcosa di nuovo (anche a livello di gadget) e di obiettivi un po’ più interessanti. E poi, lasciatecelo dire, ascoltare qualsiasi personaggio di Marrakesh parlare in inglese (con tanto di slang yankee e di motto dei marines) rende l’immedesimazione con l’ambiente di gioco praticamente nulla.       
  • + Il mercato cittadino è una bella location
    + I nuovi modi di uccidere sono divertenti
  • - Più semplice e meno longevo del previsto
    - La formula della serie inizia a mostrare le prime crepe
    - Il doppiaggio appiattisce ogni differenza culturale
voto
6,5

Come terzo episodio del rinato Hitman (ne mancano quattro alla fine della serie) Marrakesh è quello che finora ci ha convinti di meno. Non che sia fatto male o che ci siano svarioni incredibili, ma questa nuova missione africana dell’Agente 47 ci è parsa poco ispirata, potenzialmente brevissima e semplificata rispetto al passato, nonostante il gran numero di soldati possa far pensare al contrario. Rimangono certamente spunti positivi (l’ambientazione iniziale, qualche nuovo modo di uccidere gli obiettivi), ma se la serie vuole arrivare al settimo episodio senza il fiato cortissimo è d’obbligo aspettarsi qualcosa di più in futuro.

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