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The Witcher 3 - Blood and Wine

The Witcher 3 - Blood and Wine

Bow to the witcher

Video Recensione

PC, PS4, XONE

Gioco di ruolo

19 maggio 2015 - 30 agosto 2016 (GOTY)

A cura di del
Sangue e vino, due liquidi simili, legati indissolubilmente alla vita umana, e non solo.
Geralt di Rivia sembra molto più a suo agio con il primo, forgiato da una vita da witcher, passata con le mani imbrattate del sangue di mostri di tutte le specie, ma anche di umani meritevoli di essere passati a fil di spada dal Lupo Bianco.
Sangue e vino, dicevamo, saranno i protagonisti indiscussi dell'espansione finale per The Witcher 3 Wild Hunt, e con quel “finale”, stando alle parole del team di sviluppo, intendiamo non solo che questo corposo DLC chiude il cerchio del terzo episodio delle avventure dello Strigo, ma che segna anche la fine della sua epopea.
Sperando non sia vero, ci siamo tuffati nelle profumate e colorate lande di Touissant, tra un canto cavalleresco, un palio tra gentiluomini e mostri spaventosi che si celano in bella vista.




Gloria ed onore

Come per la precedente espansione, che portava in scena due tra i personaggi più carismatici e meglio scritti dell'intero universo narrativo messo in piedi dai ragazzi di CD Projekt, Blood and wine spicca per la cura dei suoi dialoghi, per la caratterizzazione del mondo di gioco, che riserva sorprese ad ogni incrocio, anche in lande apparentemente inabitate: può capitare, così, di trovarsi a dirimere liti coniugali tra trapassati, prestarsi alla rappresentazione di una battaglia storica, partecipare ad un torneo cavalleresco e tanto altro ancora (come recuperare i genitali dell'eroe nazionale...).
Quelle che negli altri giochi di ruolo risultano come semplici fetch quest, nel mondo di Geralt raccontano storie interessanti, tratteggiando personaggi che, sebbene tengano la scena solamente per la durata della missione, lo fanno con padronanza, coinvolgendo il giocatore a livello empatico e donando un contesto anche ad azioni apparentemente banali, come trovare un indizio tramite i sensi dello Strigo o far fuori una manciata di pantere nere.
Blood and wine, da questo punto di vista, eguaglia (se non sorpassa) il già eccellente gioco di base, proponendo una narrativa di raro spessore, non solo nella quest principale, che mescola i cliché cavallereschi, cosa che un infastidito Geralt non mancherà di far notare, con un lato oscuro ed insospettabile di Touissant, una landa non immune, al di là delle apparenze, dalla corruzione e dal fascino del male.
Come spesso accade con i prodotti tanto curati a livello narrativo, i cattivi sono raramente dei fantocci bidimensionali che attirano odio come calamite, quanto piuttosto personaggi credibili, mossi da motivazioni spesso condivisibili.
Sinceramente, non sappiamo quanta di questa compiutezza e brillantezza del comparto narrativo sia merito del team polacco e quanta, invece, provenga direttamente dai libri di Sapkowski: i riferimenti a questi ultimi sono numerosissimi, e Geralt, in Blood and wine, incontrerà presto un vecchio amico che non vedeva da tempo, ma è innegabile che la bontà di molti personaggi inediti e di quest secondarie apparentemente insignificanti dipenda direttamente dallo sviluppatore.
Ciò che conta, comunque, è che il risultato finale coinvolga il giocatore per tutta la durata dell'avventura: anche in Blood and wine, come per il gioco base e per Hearts of Stone, abbiamo ascoltato ogni conversazione (anche le più futili ed opzionali) e pulito il quest log completamente, e non per manie di completismo, ma per la qualità di ogni singola storia raccontata. 



Corvo bianco e tanto altro 
Non che dopo il successo del gioco e della sua prima espansione, si sentisse la necessità di un cambiamento radicale in seno alle dinamiche di gioco, che infatti non c'è stato, eppure il team di sviluppo ha lavorato principalmente in due direzioni per migliorare l'esperienza di gioco: snellire l'interfaccia dei menu e aggiungere nuove mutazioni da witcher, con un piccolo albero delle abilità dedicato.
Grazie ad una patch di poco superiore ai due giga (su PS4), anche coloro i quali non hanno acquistato Blood and wine potranno beneficiare di un'interfaccia grafica più intuitiva, con un font ingrandito e una migliore gestione dei sottomenu e dell'inventario: come per altri aspetti della produzione, non è che prima ci si strappasse i capelli per la scarsa usabilità dei menu, beninteso, ma l'aggiunta rimane gradita nondimeno.
Ben più consistente, in quanto ad impatto sui combattimenti e sulla crescita del personaggio, il ventaglio di nuove mutazioni disponibili dopo aver completato la quest “Affrontare l'ignoto”, attivata automaticamente al completamento della prima missione principale di questa espansione.
Sebbene la quest in sé non possa essere annoverata tra quelle meglio riuscite di Blood and wine, il suo completamento porta in dote un nuovo menu, all'interno del quale sbloccare e gestire nuove mutazioni legate ai tre rami principali del witcher, contrassegnate dai consueti colori blu, rosso e verde.
Utilizzando punti abilità e mutageni superiori, sarà possibile specializzarsi ulteriormente nella magia, nel combattimento all'arma bianca o in abilità passive, magari legate al consumo di pozioni: potenziare il segno Aard con un effetto congelante, accedere a delle finisher ancora più brutali di quelle viste sin qui o aumentare considerevolmente la resistenza dello Strigo ai veleni sono solo alcune delle nuove opzioni a disposizione del giocatore.
Chiude l'elenco delle novità quella che, pur avendo un peso specifico inferiore rispetto alle altre, rappresenta, probabilmente, la distrazione che porterà via più tempo: uno dei primi incarichi completati garantirà al nostro eroe l'accesso a Corvo Bianco, una tenuta da rimodernare e gestire, all'interno della quale sarà possibile investire ingenti somme di denaro per migliorarne i campi, il laboratorio alchemico, l'aspetto esteriore e tanto altro.
Se siete come noi, verosimilmente, finirete con lo spenderci tutti i vostri averi, garantendovi, nel contempo, dei bonus passivi assai utili, come un maggiore guadagno di punti esperienza per un breve periodo o della stamina aggiuntiva per l'inseparabile Rutilia.
Se state pensando che nessuna di queste aggiunte (che vanno a sommarsi al nuovo mazzo di carte da Gwent, ai nemici inediti, ai nuovi set di armature da witcher e moltissime altre cose) rivoluziona il gameplay di The Witcher 3, probabilmente avete ragione, ma quando il viso di una ragazza è davvero bello, un filo di trucco è sufficiente per esaltarne lo splendore. 



Tanta, tantissima robaCome se tutto questo non bastasse, negli studi di Varsavia non ci si è seduti sugli allori nemmeno per quanto concerne l'aspetto visivo, che già aveva riscosso successi all'uscita del titolo in versione “vanilla”: Blood and wine non stupisce tanto per i miglioramenti incrementali a livello tecnico, come un rinnovato sistema di illuminazione dinamica, vegetazione animata in maniera indipendente, texture più dettagliate e tanti altri piccoli accorgimenti, quanto per l'ispirazione che ne contraddistingue la direzione artistica.
Touissant è una terra di contrasti: a guardarla da lontano, sembra uscita da una fiaba per bambini, ridente e soleggiata, popolata da damigelle di grande bellezza, cavalieri in scintillanti armature e vigneti a perdita d'occhio.
Quando ci si avvicina, però, soprattutto negli scomodi panni di un witcher, ci si rende conto che l'ambientazione sarebbe più adatta ad una storia dei fratelli Grimm: ci sono megere che collezionano cucchiai, nel vano tentativo di spezzare una maledizione, cimiteri molto più vivi di quanto ci si potrebbe immaginare e zone paludose avvolte nella nebbia, che celano mostruosità indicibili.
Il tutto spalmato su una mappa che per estensione, punti di interesse e quest occasionali in cui imbattersi non ha nulla da invidiare al Velen, ma che, nel contempo, non farà avvertire, complice l'intero anno passato dal lancio di The Witcher 3, quel senso di ripetitività e di già visto che spesso accompagna espansioni e DLC.
Oltre che per la qualità intrinseca del prodotto, insomma, il roboante voto che vedete in calce alla recensione deriva anche dalla quantità di contenuti e dalla filosofia del team di sviluppo: Blood and wine dura quanto tre giochi tripla A cui siamo abituati oggigiorno, e anche di più per quanti desiderino perdersi nel centinaio scarso di nuove quest o nelle ricerche collegate ai nuovi set di armature delle cinque scuole da witcher.
Prima di redigere questo pezzo abbiamo speso una trentina di ore tra le lande di Touissant, ma il log delle quest è ancora piacevolmente pieno: se tutti gli sviluppatori trattassero sempre così le loro creature, approcciando i contenuti scaricabili con tanta onestà e generosità, nessun videogiocatore avrebbe mai guardato con diffidenza ai contenuti post lancio.
In oltre un quarto di secolo di videogiochi, Blood and wine si conferma, a memoria, l'espansione più corposa e meglio riuscita.
E scusate se è poco.

  • [+] Narrativa eccezionale
    [+] Ritocchi consistenti ad interfaccia e sistema di crescita
    [+] Quantità di contenuti strabiliante
    [+] Artisticamente molto ispirato
    [+] Per qualità ed estensione, la migliore espansione mai vista su console

Speriamo che Blood and wine passi alla storia videoludica solamente in qualità di migliore espansione mai concepita per un videogioco, e non di addio dello Strigo ai suoi fan: l'eroe, il mondo di gioco in cui si muove, la galassia di straordinari personaggi che gli gravitano attorno meritano ancora di essere esplorati e raccontati, soprattutto con questa passione e cura per i dettagli.
Cd Projekt, al di là della straordinaria qualità dei contenuti, andrebbe presa ad esempio da moltissime altre software house per l'amore tanto verso la sua creatura quanto per i giocatori, ai quali, dopo una sequela di DLC gratuiti, chiede meno di venti euro per un prodotto che può garantire anche una quarantina di ore, se sviscerato nella sua interezza.
Se amate il witcher dai capelli bianchi, Blood and wine è un acquisto imprescindibile, ma, ad onor del vero, la raccomandazione è valida anche per tutti coloro che amano i giochi di ruolo, la narrativa, i videogiochi ben fatti, i mondi di fantasia dentro i quali è un piacere immergersi...e potremmo andare avanti per ore.
Ci siamo capiti.

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