Rubrica Occhio Critico - La carica degli indie

A cura di (DottorKillex) del
“Quando il gatto non c'è, i topi ballano” recita un vecchio detto popolare.
In un panorama console in cui i titoli tripla A si fanno attendere spesso troppo, lasciando insoddisfatti milioni di fan quando finalmente debuttano sul mercato, i topini rappresentati da decine di titoli indipendenti stanno pian piano rosicchiando fette di mercato (e del cuore degli appassionati) a suon di voti altisonanti, passaparola sul web e prezzi ridicolmente bassi.
Abbiamo passato moltissime ore, negli ultimi due mesi, a giocare con titoli come il sublime Hyper Light Drifter, l'ignorantissimo Enter the Gungeon, il complicato Salt and Sanctuary ricavandone un divertimento incredibile e riflettendo, nel contempo, sulle derive che il mercato sta prendendo.
Perché negli ultimi anni i titoli indie sembrano riscuotere più consensi di quanto non facciano le controparti dai budget ben più munifici?
Esistono delle spiegazioni plausibili per un trend in crescita come questo?
E soprattutto, chi può rispondere a queste domande se non Occhio Critico?

Qualità e prezzo 
I motivi per una tale ascesa sono numerosi, ma inquadrandone tre in particolare si riesce a limitare il campo d'analisi senza che questa risulti incompleta o grossolana: parliamo di prezzo, marketing e libertà creativa.
Ovviamente, il minimo comune denominatore dev'essere rappresentato dalla qualità, senza la quale nessun titolo indipendente emergerebbe solo in quanto tale; a parte i tre esempi succitati, anche solo volgendo lo sguardo agli ultimi dodici mesi, potremmo aggiungere alla lista titoli come The Banner Saga 2, Axiom Verge, Crypt of the Necrodancer, Klaus, Firewatch, giusto per citarne alcuni.
Indipendentemente dai voti della stampa specializzata, che comunque li ha premiati tutti (quale più, quale meno), questi prodotti hanno saputo scalare le classifiche di gradimento su Steam ed altri negozi digitali, regalando diverse ore di divertimento ai giocatori al prezzo di pochi spiccioli (il più costoso tra quelli citati non raggiungeva i venti euro, al netto di offerte e bundle vari).
Facciamo partire la nostra disamina, allora, dal prezzo e da una considerazione tanto banale quanto veritiera: i giocatori sono molto meglio disposti a pagare un titolo tra i dieci ed i venti euro piuttosto che settanta.
Altro fattore da non sottovalutare è che, a queste cifre, la maggior parte dei giocatori è disposta non solo a sperimentare, acquistando giochi che, sulla carta, non farebbero per loro, ma anche a perdonare evidenti difetti come una longevità spesso risicata o valori produttivi altalenanti.
Senza entrare nel merito dell'annosa (ma sempre attuale) polemica sul prezzo dei videogiochi, il regime di mercato in cui vengono venduti oggi moltissimi titoli indipendenti rappresenta una situazione in cui vincono tutti: gli sviluppatori vedono premiato il loro talento, godendo anche di un discreto margine di guadagno, mentre i giocatori riescono a regalarsi ore di divertimento a basso budget, senza gravare sul proprio bilancio (personale o familiare che sia).
Negozi virtuali come Steam e GoG, giusto per citarne un paio, svolgono un ruolo da protagonisti in questo scenario, ma anche i produttori console e i loro shop digitali (Microsoft nella scorsa generazione, Sony in questa) hanno fatto la loro parte. 

Qualità e proclami 
Un altro elemento assolutamente non secondario è rappresentato dalle aspettative, che possono fare la fortuna di un prodotto oppure sancirne il più completo fallimento, spesso, in entrambi i casi, ben oltre i meriti/demeriti del titolo in questione.
La differenza fondamentale tra un titolo indie ed uno tripla A, allora, sta anche nel fatto che il primo, non potendo contare su una campagna promozionale degna di tal nome, per mere ragioni di budget, esce spesso dall'ombra poche settimane prima di essere rilasciato, senza il pesante fardello delle aspettative del pubblico che invece, nel caso dei giochi ad alto budget, vengono gonfiate per mesi (se non per anni) da trailer, rumor, informazioni leakate e immagini.
Il non avere un background alle spalle gioca spesso a vantaggio dei titoli di piccoli studi indipendenti, che possono contare su nient'altro che il passaparola su internet o le recensioni di quella parte di stampa specializzata che offre loro spazio, sebbene sia innegabile la spinta propulsiva, in termini di vendite, che una campagna pubblicitaria faraonica può garantire ad un prodotto.
Il problema, però, sta nell'abitudine di rinviare i giochi, molto in voga nell'ultimo lustro, e nel fatto che, erroneamente, certe fasce di pubblico si aspettano ogni volta il titolo perfetto che, per antonomasia, non esiste: quando sugli scaffali giunge allora un titolo buono ma non eccezionale, le aspettative vengono disilluse e prevale, in maniera del tutto irrazionale, la rabbia.
Di buoni giochi vituperati a vario titolo ne abbiamo visti fin troppi negli ultimi anni: questo ai titoli indie non succede e, probabilmente, non succederà mai, ed anche qui va ricercata la loro forza.
Quando determinati titoli indie vengono presi in carico dalle major, godendo così di una spinta promozionale sconosciuta ai loro congeneri, si possono innescare meccanismi ibridi, pericolosi per la salute del prodotto: penso a giochi come No Man's Sky, Cuphead, Below, uno più promettente dell'altro, ma tutti si stanno facendo attendere più del dovuto.
Soprattutto per il titolo previsto su PS4, allora, si rischia di finire vittima dello stesso corto circuito che affligge molte uscite tripla A: il troppo parlare del gioco e i suoi continui ritardi potrebbero generare un'ondata di malcontento al lancio, indipendentemente dalla qualità del prodotto finale, che sembra, invero, assai incoraggiante. 

Qualità e libertà
Last but not least, gli sviluppatori indipendenti possono godere di una libertà creativa spesso negata ai team che lavorano sui titoli tripla A, vincolati nel portare avanti saghe e storyline, nel far progredire un brand o nel dover ambientare le loro storie all'interno di una determinata ambientazione.
Lasciati a briglie sciolte, invece, gli sviluppatori indie possono puntare su generi videoludici ritenuti poco commerciali, come gli strategici a turni o gli sparatutto bidimensionali, ibridare senza paura tipologie di gameplay differenti, esplorare modi unici di raccontare storie, e tanto altro ancora.
Da brand consolidati il pubblico sa cosa aspettarsi, e non sempre, quando si è provato a cambiare le carte in tavola, la fanbase ha apprezzato lo sforzo innovatore, dimostrando di preferire un "more of the same" a qualcosa di radicalmente nuovo.
In ambito indipendente è vero l'opposto, e spesso, sono proprio i titoli più peculiari o fuori dagli schemi a venire premiati dai videogiocatori; questo dovrebbe far riflettere anche molti publisher, restii a concedere anche le minime sperimentazioni nei titoli tripla A, complice il fatto che, in caso di flop, il disastro sarebbe consistente.
Qualcuno sostiene che il talento risieda ormai solamente nei piccoli team e che non appartenga più a quanti sono stipendiati da grandi case di produzione: personalmente non mi trovo d'accordo con questa affermazione, pur apprezzando tantissimo il fervore della scena indie negli ultimi anni.
Ritengo, piuttosto, che, insieme ad un budget consistente, lavorare per grandi marchi porti in dote anche oneri, su tutti quello di dover soddisfare il datore di lavoro prima ancora del pubblico, obbedendo a regole di mercato che, se spesso non fanno una piega a livello puramente economico, si rivelano molto limitanti in ambito creativo.
Nonostante lo sdoganamento dei giochi difficili ed oscuri nella narrazione, quanti avrebbero scommesso budget faraonici su titoli come Hyper Light Drifter o Salt and Sanctuary, a base di pixel art, piattaforme bidimensionali e storie appena abbozzate?
Ecco, nella risposta a questo quesito è contenuta, in nuce, tutta la questione.
Recensione Videogioco OCCHIO CRITICO - LA CARICA DEGLI INDIE scritta da DOTTORKILLEX Abbiamo snocciolato tre dei principali motivi per i quali i titoli indipendenti stanno conquistando fette di mercato sempre più ampie, di pari passo con l'accresciuta stima e considerazione tanto da parte degli utenti quanto della stampa specializzata.
Come sempre, non c'è alcuna pretesa di esaustività nella nostra analisi, ma l'intenzione di Occhio Critico è piuttosto quella di fornire spunti di riflessione e approfondire i temi dell'industria videoludica.
Quali sono per voi gli ulteriori motivi che vi spingono all'acquisto di un titolo indipendente?
Quanto incidono, in termini di ore settimanali, questi giochi rispetto ai titoli tripla A?
Non esitate a farcelo sapere nei commenti.
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    Commenti: 18 - Visualizza sul forum
  • Fenicebianca
    Fenicebianca
    Livello: 6
    Post: 620
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    Originariamente scritto da JoePerry93
    Credo, come molti altri, che il problema sia la mole di informazioni che abbiamo su un gioco al giorno d'oggi. Nel giro di due giorni abbiamo accesso a video gameplay completi, alle guide di tutti i collezionabili, all'elenco dei glitch, dei bug e degli easter egg. Sappiamo la data d'uscita di tutti i titoli fino all'anno prossimo, preordiniamo i giochi, vogliamo tutti qualcosa di diverso e specifico per la nostra visione di gioco perfetto. A me manca un po' l'epoca in cui quando arrivavi nel reparto di giochi elettronici vedevi "Il dischetto nuovo", non sapevi nemmeno quando fosse uscito, gli unici screenshot disponibili erano sul retro della confezione...


    Cosa mi hai fatto tornare alla mente..pensa che io comprai evergrace..un gioco atroce per ps2 perchè mi sembrava carino dal retro..attualmente sto cercando di fare lo stesso..nessuno mi obbliga a vedere gameplay..di uncharted per es non ho visto quasi niente..tuttavia qualcosa trapela sempre, prima andavi sempre con occhi chiusi!! era bello..io comprai la ps2 con dead or alive 2 e mi sembrava un giocone perchè non avevo mai visto niente prima..così come resident evil 2..già il tre vedevo qualcosa dalle riviste (psm, ecc..) ma giusto qualche anteprima o immagine..bei tempi proprio
  • sorareturn
    sorareturn
    Livello: 1
    Post: 17
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    Anzitutto complimenti per l'articolo, mi è piaciuto molto!
    Per quanto mi riguarda, uno dei motivi che mi spinge ha comprare un titolo indipendente è proprio la voglia di sperimentare cose nuove, i team indipendenti, come i registi di film indipendenti o i musicisti, possono far quel che vogliono e come lo vogliono, con le conseguenze che ci troveremo con certezza di fronte a continue evoluzioni e rivoluzioni.
    Loro possono farlo, non possiamo nemmeno parlare di coraggio, poiché non hanno tutte le complicazioni che hanno chi lavora in una grande SH, ma semplicemente di voglia di comunicare qualcosa o anche solo intrattenere.
    Sarò molto sincero, trovo ingiusto per certi versi prendersela con le grandi SH quando ti sputano fuori ogni anno gli stessi giochi, privi di innovazioni sostanziali o anche del tutto privi di innovazioni, non c'è bisogno che cito alcuni giochi che tanto li sapete anche voi.
    Trovo molto più giusto prendercela con noi consumatori, loro fanno quel che vuole il pubblico sostanzialmente, e i dati parlano chiaro, il pubblico che spende 70€ e più, vuole la certezza che quel gioco gli possa piacere, e non c'è più certezza di un sistema di gioco ormai consolidato da anni.
    Piuttosto preferiscono immettere piccole innovazioni al gioco in ogni capitolo,in modo che il pubblico piano piano si abitui anche non accorgendosi della cosa a determinati elementi, quindi poi si evolve, molto lentamente, ma si evolve.
    Un po' come succede nei movimenti sociali no? Le rivoluzioni non accadono all'improvviso, ma c'è bisogno di tempo quando sono su larga scala, per far abituare in qualche modo all'idea di un cambiamento.
    Il gioco indie può farlo sempre, perché la fetta di pubblico è più piccola, si rischia meno e non si hanno obblighi dettati dal mercato, in qualche modo è più facile.

    Quindi...io il gioco indie lo gioco per l'esperienza, l'innovazione la curiosità che comporta di conseguenza, lo compro perché mi piace poter sostenere le piccole case e fargli sapere che apprezzo il lavoro che fanno perché per qualche ora in qualche modo mi fa star bene.
    In ore settimanali purtroppo non incidono molto, poiché non ho uno stipendio e per lo più compro giochi retail usati che ho mancato all'uscita, giusto due o tre volte l'anno posso comprare quelli nuovi, quindi agli indie gli do un po' meno spazio di quanto vorrei, ma se un titolo mi comunica esageratamente allora lo prendo subito, l'ultimo con cui l'ho fatto è Unravel.
  • Gia91
    Gia91
    Livello: 3
    Post: 30
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    Originariamente scritto da JoePerry93
    Credo, come molti altri, che il problema sia la mole di informazioni che abbiamo su un gioco al giorno d'oggi. Nel giro di due giorni abbiamo accesso a video gameplay completi, alle guide di tutti i collezionabili, all'elenco dei glitch, dei bug e degli easter egg. Sappiamo la data d'uscita di tutti i titoli fino all'anno prossimo, preordiniamo i giochi, vogliamo tutti qualcosa di diverso e specifico per la nostra visione di gioco perfetto. A me manca un po' l'epoca in cui quando arrivavi nel reparto di giochi elettronici vedevi "Il dischetto nuovo", non sapevi nemmeno quando fosse uscito, gli unici screenshot disponibili erano sul retro della confezione...


    Quoto tantissimo. Ormai con internet siamo bombardati cosi‘ tanto da pubblicita‘, immagini, video e notizie che si e‘ persa tutta la magia della scoperta.
  • GTA93
    GTA93
    Livello: 0
    Post: 1078
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    Sono sempre stato appassionato di giochi indie, tra PS3-PSVita-PS4 ho giocato a parecchi prodotti indipendenti divertendomi molto di più che con parecchi tripla A ultrapompati ma poi rivelatasi un fuoco di paglia.
    E' ovvio che pure tra gli indie ci sia parecchia spazzatura e/o cloni di cloni senza personalità ma ho sempre reputato assolutamente ingiusta la continua demonizzazione del panorama indipendente, specie nel topic del PlayStation Plus ho sempre difeso giochi regolarmente scartati perchè "eh ma la graficaaaaaaaaaaaaaa!!!!!", "400 Euro per la grafica del Commodore1111!!!!!!" ma oggettivamente meritevoli .
  • mattepanta
    mattepanta
    Livello: 5
    Post: 1642
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    Originariamente scritto da JoePerry93
    Credo, come molti altri, che il problema sia la mole di informazioni che abbiamo su un gioco al giorno d'oggi. Nel giro di due giorni abbiamo accesso a video gameplay completi, alle guide di tutti i collezionabili, all'elenco dei glitch, dei bug e degli easter egg. Sappiamo la data d'uscita di tutti i titoli fino all'anno prossimo, preordiniamo i giochi, vogliamo tutti qualcosa di diverso e specifico per la nostra visione di gioco perfetto. A me manca un po' l'epoca in cui quando arrivavi nel reparto di giochi elettronici vedevi "Il dischetto nuovo", non sapevi nemmeno quando fosse uscito, gli unici screenshot disponibili erano sul retro della confezione...
    E tutti ogni volta che chiedono la data di uscita... vedo più domande inerenti il rilascio che sulla bontà effettiva del gioco in questione...
  • JoePerry93
    JoePerry93
    Livello: 7
    Post: 248
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    Credo, come molti altri, che il problema sia la mole di informazioni che abbiamo su un gioco al giorno d'oggi. Nel giro di due giorni abbiamo accesso a video gameplay completi, alle guide di tutti i collezionabili, all'elenco dei glitch, dei bug e degli easter egg. Sappiamo la data d'uscita di tutti i titoli fino all'anno prossimo, preordiniamo i giochi, vogliamo tutti qualcosa di diverso e specifico per la nostra visione di gioco perfetto. A me manca un po' l'epoca in cui quando arrivavi nel reparto di giochi elettronici vedevi "Il dischetto nuovo", non sapevi nemmeno quando fosse uscito, gli unici screenshot disponibili erano sul retro della confezione...
  • fabiowin98
    fabiowin98
    Livello: 4
    Post: 269
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    Ho paura che gli Indie diventeranno presto solo un CV da presentare alle grandi sh. Guarda Hyper Light Drifter i cui sviluppatori sono stati presi da Squarenix, guarda Mojang acquistato da Microsoft...
  • Nefarious
    Nefarious
    Livello: 5
    Post: 5079
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    Ma riscuotere consensi da chi? Perché da parte degli utenti io vedo più nazismo oggi che non qualche anno fa.
  • Guzman
    Guzman
    Livello: 2
    Post: 126
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    Trovo estremamente interessante l'articolo, sopratutto per l'attenzione che concede alla tematica dell'aspettativa e del diverso metro di giudizio concesso alle due categorie. Personalmente mi trovo d'accordo con questo visto che, seguendo il lungo e faticoso iter che spesso precede i tripla A, mi sono accorto che le aspettative del pubblico, spinte anche da un'esigenza fuori dal mondo, sono spesso molto superiori a quelle che sono ragionevoli aspettative. Pensate per esempio alle incredibili polemiche che seguirono The Witcher 3 che, pur non essendo perfetto, è senza dubbio un gran gioco: in quel caso credo che la maggior parte delle polemiche furono generate da un'immagine distorta che gli acquirenti avevano del gioco. La responsabilità di questo è senza dubbio in parte colpa delle campagne pubblicitarie e delle lunghe attese, ma anche delle pretese del pubblico generate dall'alto costo dei prodotti in questione. Per dirla in due parole: se devo spendere 70 euro voglio che il prodotto sia titanico. Ora, concordo che 70 euro non son pochi per nessuno, ma dobbiamo forse chiederci, da acquirenti, se le nostre pretese sono sempre oneste e se, quando deluse, giustificano le demonizzazioni di alcuni titoli chge abbiamo visto. Gli indie non hanno questi problemi perchè sono un mercato di nicchia e, costando poco, permetto quell'acquisto incoscente che sta alla base dell'emersione facile di novità.
  • bethlehem
    bethlehem
    Livello: 7
    Post: 3388
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    giochi tripla A= Call of duty qualsiasi cosa warfare---- indie=Superhot.e ho detto tutto.
  • Gia91
    Gia91
    Livello: 3
    Post: 30
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    Tra i motivi, personalmente, annovero soprattutto il fatto che gli indie permettono di scoprire un lato ‘inedito‘ e molto meno commerciale del videogioco. Creare un indie comporta tanta fatica e volonta‘, e questo il piu‘ delle volte significa partorire un prodotto davvero figlio di una mente ‘indipendente‘ che ha qualcosa da dire (a livello di gameplay, storia, etc.). Ed e‘ proprio forse la mancanza di una macchina sputasoldi che spinge gli sviluppatori indipendenti a trovare il modo migliore per creare un gioco, concentrandosi soprattutto sull‘aspetto concreto della cosa e tralasciando i fronzoli.
  • WhiteDiablo
    WhiteDiablo
    Livello: 6
    Post: 2928
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    Originariamente scritto da WhiteDiablo
    L'hype é sicuramente un fattore molto importante,ormai ad ogni gioco ci si aspetta il capolavoro(quando in realtà é marketing,le software house non possono mica dire che il gioco é solo discreto o robe così,devono pompare),quindi spesso non si riesce ad apprezzare il gioco per quello che ti offre(qualche tempo ho giocato a Metal Gear Rising,il gioco non mi soddisfatto del tutto ma posso dire tranquillamente che é un gioco più che valido)quindi é normale che vedere un gioco magari poco pubblicizzato spuntare dal nulla e rivelarsi migliore di quel che ti aspettavi(andando fuori dal mercato indie mi viene in mente il primo Darksiders,gioco da cui nessuno si aspettava nulla ed invece é per me uno dei miglior action-adventure della scorsa gen),questo meccanismo sugli indie é ancora più amplificato perché a parte le eccezioni sono tutti titolo fatti da gente sconosciuta di cui nessuno ha mai sentito parlare(poi magari in realtà si scopre che gli sviluppatori si sono fatti le ossa tra le varie software house),l'hype é un arma a oppio taglio,giochi indie molto spinta dalle software house(No Man's Sky)potrebbero subire un ritorno di fiamma pesante se poi il gioco si rivelasse inferiore alle aspettative.


    *dopo la parentesi di Darksiders-ti faccia rimanere di sasso
  • WhiteDiablo
    WhiteDiablo
    Livello: 6
    Post: 2928
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    L'hype é sicuramente un fattore molto importante,ormai ad ogni gioco ci si aspetta il capolavoro(quando in realtà é marketing,le software house non possono mica dire che il gioco é solo discreto o robe così,devono pompare),quindi spesso non si riesce ad apprezzare il gioco per quello che ti offre(qualche tempo ho giocato a Metal Gear Rising,il gioco non mi soddisfatto del tutto ma posso dire tranquillamente che é un gioco più che valido)quindi é normale che vedere un gioco magari poco pubblicizzato spuntare dal nulla e rivelarsi migliore di quel che ti aspettavi(andando fuori dal mercato indie mi viene in mente il primo Darksiders,gioco da cui nessuno si aspettava nulla ed invece é per me uno dei miglior action-adventure della scorsa gen),questo meccanismo sugli indie é ancora più amplificato perché a parte le eccezioni sono tutti titolo fatti da gente sconosciuta di cui nessuno ha mai sentito parlare(poi magari in realtà si scopre che gli sviluppatori si sono fatti le ossa tra le varie software house),l'hype é un arma a oppio taglio,giochi indie molto spinta dalle software house(No Man's Sky)potrebbero subire un ritorno di fiamma pesante se poi il gioco si rivelasse inferiore alle aspettative.
  • diennea2
    diennea2
    Livello: 5
    Post: 2540
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    La causa principale, almeno per come la vedo io, è l'esagerata pubblicizzazione di un tripla A. Internet ha radicalmente cambiato il mercato videoludico, e di conseguenza anche la sfera giornalistica: l'informazione a differenza di una volta è incredibilmente maggiore, si è passati dai giornali cartecei con poche informazioni sul gioco X ad un mare di video,immagini e notizia di un qualsiasi tipo di gioco. Si è semplicemente passati da un estremo all'altro, ora sappiamo vita, morte e miracoli di una SH (cosa che all'epoca era quasi impensabile). Con questo non sto dicendo che l'informazione sia il male assoluto, ma oggi le notizie sono tante, troppe, e più ci aggiorniamo sullo sviluppo di un gioco, più si crea una malattia chiamata "Hype". Le aspettative salgono sempre più ed i publisher che puntano maggiormente sul fattore estetico di un videogioco (perchè mostrare una grafica pompata attira, c'è poco da dire), faticano ad avvicinarsi ai dettagli grafici da loro """imposti""", per farlo ci vuole tempo, lavoro, fatica e sudore, ed ecco che spuntano fuori ritardi e posticipi. A differenza dei tripla A la pubblicità attorno al mercato indie è molto meno marcata, e gli eventi scatenanti citati in precedenza non emergono (o almeno non per tutti). il mercato tripla A è come un cane che si morde la coda, si auto-limita fissando dei paletti che difficilmente riesce a superarli, mentre l'indie è più "libero", ma il problema principale e che i titoli indipendenti, anche se alcuni di questi possano essere fantastici, a differenza degli AAA non smuovono il mercato videoludico, quindi finchè le grandi case continuano a stagnare in questa pozzanghera senza uscire fuori dagli schemi le cose non cambieranno.
  • Terror ub...
    Terror ub...
    Livello: 0
    Post: 4179
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    Il modello degli indie è la vera rivoluzione videoludica degli ultimi dieci anni. E' incredibile come quattro sconosciuti con fondi risicati riescano a tirar fuori giochi nettamente migliori dei tanto sbandierati titoloni dai brand prestigiosi. E' incredibile la quantità folle di nuove idee che stanno nascendo dal nulla senza la spinta convergente del marketing multimilionario e delle schiere di fanboy adoranti.
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