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Enter the Gungeon

Enter the Gungeon

Kill the past

Recensione
A cura di del
Solamente uno sviluppatore indipendente senza troppa paura di osare come i ragazzi di Dodge Roll (nomen omen) e un publisher brillante e sempre molto attento ai talenti indie di tutto il mondo, quale si è dimostrato Devolver Digital, potevano essere i nomi dietro una produzione folle, che unisce le meccaniche degli shooter con gli stilemi tipici dei roguelike, come la generazione casuale tanto dei livelli di gioco quanto del drop rilasciato dai nemici.
Questo, in estrema sintesi, è Enter the Gungeon, sparatutto disponibile da una manciata di giorni tanto su PC (versione da noi recensita) quanto su PS4: se non siete pronti ad inimicarvi i vicini e vomitare tonnellate di piombo su migliaia di nemici, potete fare a meno di continuare a leggere.


Cancellare il passato
Cosa fareste se aveste la possibilità di mettere le vostre manine sudate su una pistola in grado di uccidere il passato?
No, non abbiamo fumato erbe strane, stiamo solo parlando dell'incipit narrativo di Enter the Gungeon: quattro avventurieri, ognuno con le sue peculiarità e il suo equipaggiamento, non intendono indugiare e, pur di rimediare ad errori del loro passato (sulla cui entità possiamo solo fare speculazioni), sono pronti ad addentrarsi in un dungeon talmente ricolmo di proiettili da essere chiamato Gungeon.
Ogni eroe consente uno stile di gioco leggermente diverso, e scegliere quello giusto per le proprie capacità e caratteristiche è il primo passo per non morire (o meglio, morire un numero inferiore di volte) una volta scesi nelle profondità del Gungeon.
Il marine rappresenta forse la scelta più indicata per i neofiti, che apprezzeranno la sua capacità di incassare un colpo supplementare rispetto ai suoi colleghi e di disporre di un caricatore leggermente più capiente.
Il pilota, al contrario, potrebbe esercitare il suo fascino sui giocatori più navigati, vista la sua capacità di aprire i bauli anche senza le chiavi, raccogliendo così una maggiore quantità di loot, controbilanciata, però, dal range estremamente limitato dell'arma in dotazione.
La cacciatrice, sulla quale è ricaduta la nostra scelta al primo avvio del gioco, può contare sul suo fido pet, che scandaglierà per lei le stanze del Gungeon e la aiuterà a rinvenire bonus ed oggetti nascosti.
Chiude il quadro l'evasa, dotata di due armi invece di una, ovvero un fucile a pompa, devastante a corto raggio ma assai limitato già dalla media distanza, e delle molotov, che suppliscono, in qualche modo, alla debolezza del personaggio sulla lunga distanza.
Apprezzabile, per quanto accessorio in questo tipo di produzioni, lo sforzo narrativo di dotare ogni personaggio selezionabile di una sua piccola storia, così da spingere i giocatori a conquistare il Gungeon con tutti e quattro gli (anti)eroi selezionabili.
Nonostante la brevità generale dell'esperienza, distribuita su cinque diversi livelli in totale, ovviamente generati casualmente, il fattore rigiocabilità è alle stelle e, in rapporto al prezzo di lancio esiguo, si fa davvero fatica a lamentarsi.



Sparare come respirare
Al netto di un veloce tutorial, utile a spiegare la disposizione dei tasti del controller, il cui utilizzo è vivamente consigliato, Enter the Gungeon non si perde in preamboli e livelli utili a digerire le dinamiche di gioco: già dopo pochi minuti, insomma, potreste lasciarci le penne.
Questo perché la difficoltà generale del titolo, come da manuale per i roguelike, è tarata verso l'alto, con punte di leggera frustrazione in occasione di alcune delle boss fight, una più fuori di testa dell'altra.
Non solo: il motivo per cui potreste perire già a pochissimi minuti dal primo avvio dipende anche dalla totale randomicità dell'esperienza di gioco, che porta con sé fluttuazioni anche importanti del livello di sfida.
Ecco che, allora, potrebbe capitare di incontrare nemici palesemente fuori dalla portata del giocatore già alla seconda stanza, come anche (assai meno frequentemente, invero) una run più facile, che porta al boss senza troppi problemi.
Il provare e riprovare, però, non pesa mai, grazie soprattutto a meccaniche di shooting di pregevole fattura: l'azione è quella tipica degli sparatutto dual stick, resa ancora più frenetica dalla imbarazzante quantità di proiettili che si materializza a schermo e dalla possibilità di sfruttare ripari improvvisati, per dar vita a scontri a fuoco che sembrano usciti da una parodia dell'ultimo film di John Woo.
Il design dei nemici è completamente folle, così come quello delle armi, presenti nell'ordine delle centinaia e tutte caratterizzate da accoppiamenti che non potranno non strappare una risata (la nostra preferita è quella che spara squali).
La chiave per padroneggiare anche le situazioni più spinose è insita nella schivata, che assicura un paio di frame di invincibilità e consente di sgusciare via anche dalle situazioni più spinose: la sua utilità, comunque è controbilanciata dalla quantità veramente esagerata di proiettili nemici con cui avremo a che fare.
Capiterà di sentirsi sovrastati, e di mollare il gioco per un paio di giorni in seguito ad un rage quit, ma, fidatevi: tornerete, più agguerriti e lesti di prima.
La grande pecca del prodotto, quella che non gli consente di guadagnarsi un voto ancora migliore, è insita nel fatto che, a differenza di prodotti come Rogue Legacy, manchi completamente un senso di progressione: al di fuori di scovare nuove armi e sbloccarne la corrispondente descrizione nell'Ammonomicon, nessuna delle run effettuate lascerà il segno nel profilo del giocatore, se non l'accresciuta conoscenza dei pattern d'attacco di mob comuni e boss.
Certo, è possibile salvare degli NPC e comprare da loro equipaggiamento, ma la dotazione di armi si azzera ad ogni morte.
Si digerirebbero molto meglio le run ingiuste e i drop totalmente procedurali se anche le partite non andate a buon fine (che rappresentano, poi, il 95% di quelle giocate) lasciassero in dote le armi sbloccate, o, quantomeno, una crescita di livello.



Ben fatto
Se, a livello di gameplay, Enter the Gungeon ha mantenuto le promesse fatte al pubblico, dal punto di vista tecnico, sinceramente, è andato oltre le aspettative: l'idea di utilizzare un motore interamente tridimensionale paga in termini di dettaglio, distruttibilità degli ambienti, modelli che si muovono a schermo, senza mai impattare sul framerate né sula fluidità generale dell'esperienza di gioco.
Nelle stanze in cui lotteremo a suon di proiettili succederà di tutto: oggetti in frantumi, libri che perderanno pagine, coperture improvvisate che cederanno sotto il peso di centinaia di proiettili, e tanto altro ancora.
La cura per i dettagli è certosina, l'effetto per gli occhi assicurato: di certo non comprerete il titolo Dodge Roll per il suo lato tecnico, ma questo non vi deluderà in nessun frangente della campagna.
A contribuire allo splendido spettacolo di distruzione a mille all'ora anche una colonna sonora d'eccezione, il cui punto più alto è sicuramente rappresentato dal main theme (quello che accompagna anche il trailer di lancio), ma che non disdegna tracce adrenaliniche durante le sparatorie più intense ed altre maggiormente atmosferiche nelle sparute fasi in cui le pistole non avranno nulla da dire.
Come tutti i roguelike, è virtualmente impossibile quantificare la durata complessiva dell'esperienza di gioco, considerando la natura stessa del titolo e il fatto che, come evidenziato, si dovrà ricominciare da zero ad ogni morte: il numero di tentativi, che dipenderà dalla destrezza e dalla fortuna del giocatore, e la voglia di vedere i finali delle storie di tutti e quattro i protagonisti potrebbero tenere impegnati per diverse ore.
Di certo il rapporto quantità/prezzo è sbilanciato a favore dell'utenza, visto che servono meno di quindici euro per portarsi a casa questa piccola perla indie.
  • + Sparatorie sopraffine
    + Colonna sonora di valore
    + Livello di difficoltà sempre stimolante...
    + Testa i riflessi ma anche le capacità tattiche
  • - Manca un senso di progressione generale
    - ...in qualche boss fight anche troppo
voto
8

Enter the Gungeon è un prodotto furbo e molto ben realizzato: furbo perché accomuna elementi dei roguelike e dei twin stick shooter, accalappiando, potenzialmente, due utenze molto nutrite, e ben realizzato perché tutti gli elementi sono al posto giusto, senza grosse sbavature né inciampi evidenti.
Il livello di difficoltà varia del fattibile al proibitivo, ma questa è prerogativa di qualsiasi roguelike che voglia chiamarsi tale, e avremmo gradito un sistema di progressione più sostanzioso, che si mostrasse più rispettoso del tempo del giocatore, considerato il fatto che se ne investirà parecchio fallendo e riprovando.
Visto il prezzo, se anche non foste dei fan accaniti di una delle categorie sopra citate, potreste voler dare un'opportunità all'ennesima perla indipendente portata alla ribalta da Devolver Digital.

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