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Donkey Kong - una retrospettiva

Donkey Kong - una retrospettiva

Un tuffo nelle origini della serie

Speciale
A cura di del
Sicuramente, la saga di Mario è la più famosa serie di platform made in Nintendo: che si tratti degli episodi in due dimensioni o in tre dimensioni, i giochi dell’idraulico italiano fanno ormai parte dell’immaginario collettivo, e molti titoli possono essere definiti, senza remore, veri e propri classici.
Ci sono altre serie però che, pur non godendo della popolarità dell’icona Nintendo, non hanno nulla da invidiare in termini di qualità: oggi, in particolare, ci soffermeremo su una serie che è nata proprio in parallelo a quella di Mario.

Da umili origini…
Cominciamo con un po’ di storia: la prima apparizione di Donkey Kong risale al videogioco omonimo uscito come cabinato nel 1981, che tutti ormai conoscono per via dell’infinita sequela di porting che si sono susseguiti nel corso degli anni.
Nel gioco, il futuro Mario (che ai tempi non aveva ancora ricevuto il nome con cui lo conosciamo oggi) doveva salvare la sua dama (in seguito rinominata Pauline) dalle grinfie dello spietato scimmione, attraversando quattro livelli ed evitando gli ostacoli lanciati dal gorilla. Il cabinato ebbe un successo tale da garantire un sequel già l’anno successivo: nel 1982, infatti, fece la sua comparsa Donkey Kong Jr. Qui i ruoli si invertivano: ad essere rapito ed imprigionato, stavolta, era proprio Donkey Kong, tenuto in scacco da Mario, nella sua unica veste da antagonista. In soccorso di Donkey Kong accorrerà il figlio, Donkey Kong Junior, che dovrà affrontare quattro livelli per liberare il padre, proprio come Mario doveva liberare, nel titolo originale, la bella Pauline.
Come vedete, il primo ruolo da protagonista per Donkey Kong non tocca allo scimmione originale, ma al figlio. Quello che Junior e Mario non condividono, però, è il successo. La giovane scimmia, infatti, non vedrà altri titoli a sé dedicati, mentre Mario avrebbe cominciato ad imporsi come icona Nintendo con la serie Mario Bros.
Riconoscibile per la maglietta bianca con il carattere J impresso in rosso al centro, Junior farà la sua comparsa in alcuni spin-off della serie di Mario, come Super Mario Kart su Snes o Mario Tennis su Nintendo 64, senza però riuscire mai ad avere un altro gioco come protagonista.
Le cose, però, erano destinate a cambiare.

…verso grandi imprese
Intorno al 1993, Rare, una compagnia esterna a Nintendo che da lì in poi avrebbe collaborato da vicino con la casa di Kyoto, ebbe il permesso di usare la licenza di Donkey Kong in un nuovo gioco a lui dedicato.
Quello che ne uscì divenne uno dei platform a due dimensioni più famosi di tutti i tempi: Donkey Kong Country, arrivato nel 1994 su Snes e destinato a cambiare le sorti del suo peloso protagonista, portandolo alle luci della ribalta.
Come già era accaduto, però, questo non avvenne senza cambiamenti: il nuovo Donkey Kong non era né l’originale comparso su cabinato, né il figlio Junior. Nonostante Rare avesse inizialmente pensato di rendere il “nuovo” Donkey Kong una versione cresciuta di Junior, negli anni è stato stabilito, seppur con qualche incertezza, che il nuovo Kong sarebbe stato il nipote del Donkey Kong originale. Quest’ultimo, peraltro, compare nel gioco, invecchiato e con tanto di bastone da passeggio, sotto il nome di Cranky Kong, vecchio brontolone che non mancherà mai di rinfacciare al nipote i bei tempi andati degli 8-bit.
Donkey Kong Country, DKC d’ora in avanti, fu il gioco della svolta per il personaggio: il successo fu tale da garantire due sequel nel giro di pochi anni.
Perché un tale successo?
Innanzitutto, ciò che colpì di Donkey Kong all’epoca fu l’aspetto grafico: in una delle sue prime apparizioni su console, il 3D pre-renderizzato faceva sfoggio di sé nella giungla lussureggiante dell’isola Kong, uno spettacolo visivo per l’epoca che non aveva eguali in ambito platform a due dimensioni.
Nel gioco, Donkey Kong deve recuperare la sua scorta di banane, rubata dal perfido coccodrillo King K. Rool: per farlo dovrà attraversare numerosi livelli, divisi in sei mondi di gioco, affrontando gli scagnozzi dell’antagonista (i famigerati Kremlings) ed evitando ostacoli e burroni. Una delle novità rispetto alla serie di Mario, che diventerà caratteristica della serie, era la possibilità di cambiare personaggio all’interno dei livelli: dopo aver trovato certi barili (contrassegnati dall’iconica sigla DK) all’interno del livello, si poteva cambiare di posto Donkey Kong con il suo grande amico Diddy Kong, intento ad aiutare il buon DK nella ricerca delle banane. 
I due personaggi, sebbene godano dello stesso sistema di controllo, presentano differenze sostanziali nel modo d’uso: Diddy è più leggero ed agile, ma più debole, mentre Donkey Kong è l'esatto contrario e punta maggiormente sulla forza bruta. Una maggiore varietà nell’azione viene garantita anche dalla presenza di animali da cavalcare: che si tratti di Expresso lo struzzo, Rambi il rinoceronte o Engarde il pesce-spada (per nominare i più famosi), questi animali danno un’impronta totalmente diversa ai livelli che si affrontano, permettendo di raggiungere punti inaccessibili ai due Kong, aree ricche di vite extra ed altre amenità. La varietà è assicurata anche dalla presenza di livelli acquatici o su veicoli, elementi che torneranno anche nei capitoli successivi. 
Un’altra caratteristica che contraddistinguerà la serie DKC è la difficoltà: se i platform in 2D di Mario denotano un livello di sfida medio, che cerca di essere accessibile a tutti, la serie dedicata a DK offre un livello medio-alto, che tocca il suo culmine nei mondi finali. La formula vincente del primo Donkey Kong Country viene ripetuta nel 1995 con Donkey Kong Country 2: Diddy Kong’s Quest. Qui, Donkey Kong viene rapito dalla vecchia nemesi King K. Rool, lasciando il ruolo da protagonista a Diddy Kong, accompagnato dalla compagna Dixie Kong. Come nel primo titolo, i due personaggi si differenziano per le mosse a disposizione: la planata di Dixie è diventata un elemento storico della serie, e farà il suo ritorno in Donkey Kong Country 3 e Tropical Freeze. Vengono aggiunti anche nuovi animali, tra cui un serpente ed un ragno, che portano ulteriore varietà al gioco. Sebbene non si configuri come innovativo, il secondo capitolo della serie DKC prende quanto di buono c’era nel primo episodio e lo perfeziona, risultando in quello che per molti è l’apice della serie. Un level design sopraffino, un mondo di gioco vivido e memorabile (come dimenticare l’atmosfera piratesca del titolo?) rendono DKC 2 un titolo assolutamente da giocare ancora oggi, a venti anni esatti dalla sua uscita: uno dei migliori platform 2D di sempre, che ogni amante del genere che si rispetti dovrebbe giocare ed apprezzare fino in fondo, a patto di accettare il suo livello di sfida, ancora più alto rispetto al predecessore.
Un secondo sequel giunge nel 1996 con Donkey Kong Country 3: Dixie Kong’s Double Trouble, sempre su Snes. Di nuovo, Donkey Kong non compare che nel titolo, troppo impegnato a farsi rapire nuovamente dall’arcigno coccodrillo, stavolta insieme a Diddy. Lo scettro da protagonista giunge quindi nelle mani di Dixie Kong, che viene accompagnata dal cugino Kiddy Kong, un infante dalle dimensioni gigantesche. Vengono qui introdotte per la prima volta mosse di coppia: i due personaggi possono infatti interagire tra loro per usare una mossa speciale, che cambia a seconda del personaggio attualmente in uso.
Nonostante queste piccole novità, il gioco si rivela un “more of the same” che, per quanto ben riuscito, non ha convinto fino in fondo gli affezionati, portando DKC 3 ad essere ritenuto il capitolo meno riuscito della trilogia originale.
È doveroso fare una piccola nota: ciascuno dei tre Donkey Kong Country è stato adattato e portato su Game Boy, con il titolo di Donkey Kong Land. Il primo titolo è in realtà quasi un gioco a sé, con nuovi livelli e nuovi mondi, mentre Donkey Kong Land II e III sono perlopiù porting diretti, con le limitazioni del caso dovute all’hardware inferiore su cui i giochi erano stati portati.
Donkey Kong tornerà protagonista nel 1999 con Donkey Kong 64 su Nintendo 64, in quello che sarà il suo primo ed unico (fino ad ora, almeno) exploit in 3D. Accompagnato da ben quattro compagni Kong, l’avventura si rivela profondamente diversa dalla più famosa serie in 2D, mostrandosi più vicino alla tipologia di platform “collectathon” (che indica i platform in cui a farla da padrone è l’esplorazione volta al raccoglimento di collezionabili sparsi per il mondo di gioco), tanto in voga negli anni ’90. Dopo questo excursus nel mondo in 3D, Donkey Kong sembra tornare nell’ombra. Eccezion fatta per qualche spin-off più o meno riuscito, le uniche comparse del gorilla saranno da trovarsi negli spin-off di Mario e nei porting su Game Boy Advance della trilogia DKC. Per rivedere DK cimentarsi in nuove avventure fatte di piattaforme ci sarebbero voluti più di dieci anni.

A volte ritornano
Nel 2010, Donkey Kong fa finalmente il suo ritorno con un capitolo della sua serie principale, stavolta su Wii: Donkey Kong Country Returns (titolo decisamente appropriato): è il primo capitolo della serie Country ad uscire in quattordici anni ed il primo sviluppato da Retro Studios, team composto anche da ex-dipendenti Rare, che nel frattempo (2002) è stata acquisita da Microsoft.
Il gioco si rifà al primo capitolo, sia per ambientazione (si parte dall’isola Kong proprio come nel titolo del ‘93), sia per il duo di protagonisti, Donkey e Diddy. Stavolta i due personaggi non sono intercambiabili a piacimento: Diddy Kong si limita infatti a salire in groppa a DK, che rimane l’unico personaggio controllabile, dandogli la possibilità di usare mosse extra. L’unico modo per controllare direttamente Diddy Kong è con la presenza di un secondo giocatore, che dà vita alla prima vera co-op della serie, in cui due giocatori possono affrontare insieme l’intera avventura. A fare da antagonista, invece, non abbiamo più il buon vecchio King K. Rool ed i suoi Kremlings: a rubare le banane del nostro gorillone preferito ci sono i Tikis, creature simili a maschere tribali. Gli animali da cavalcare tornano in misura drasticamente ridotta: solamente Rambi il rinoceronte fa la sua comparsa nel titolo. Non potevano mancare i livelli sui veicoli, con il classico carrello da miniera nuovamente pronto a far dannare chiunque lo affronti per la prima volta, nel tentativo di arrivare interi a fine livello.
Il gioco dei Retro si differenzia soprattutto per una più marcata attenzione ai collezionabili, adesso presenti in maggior misura rispetto al passato. Per il resto, il titolo si mantiene fedele alla tradizione, sia nel level design che nel livello di difficoltà, sempre pronto a strizzare l’occhio ai giocatori più esperti. Si tratta di un ottimo platform, che come qualità non ha nulla da invidiare al capitolo originale, pur senza raggiungere le vette toccate dal secondo episodio, ma la sua importanza sta tutta nell’aver rivitalizzato una serie che sembrava ormai fuori dai giochi.
Il successo di DKCR porta infatti al rilascio, nel 2014, di Donkey Kong Country: Tropical Freeze, stavolta su Wii U.
La prima avventura in HD dello scimmione si contraddistingue per un aspetto grafico da lasciare a bocca aperta: non solo nelle animazioni di DK e dei suoi amici/nemici sono splendide da vedersi, ma anche e soprattutto nelle ambientazioni e nei fondali, più vivaci ed espressivi che mai. La storia parte stavolta da un gruppo di vichinghi che ha causato il congelamento dell’isola Kong: non si tratta però dei barbuti guerrieri muniti di ascia a cui potremmo pensare di primo acchito, si tratta invece di animali come pinguini e foche armati per l’occasione di scudi e lame, con un vestiario che richiama lo stile vichingo dell’immaginario collettivo. Rivedere l’isola Kong congelata è uno spettacolo per gli occhi e per il cuore, trattandosi di un importante richiamo voluto al DKCR di pochi anni prima (e non solo): ci ritroveremo ad affrontare certi livelli già visti in passato, completamente stravolti dalle coltri di neve e ghiaccio che si sono distese su di essi.
La più grande novità del titolo sta nella presenza di tre compagni Kong: Diddy, Dixie e Cranky (qui nella sua prima apparizione giocabile), ciascuno dotato di mosse speciali. Capire quale Kong usare in una certa situazione è fondamentale per proseguire serenamente l’avventura, che, come per il suo predecessore, è interamente giocabile in co-op.
Tropical Freeze, per quanto ci riguarda, costituisce l’apice della serie insieme a quel DKC 2 di cui abbiamo parlato poco prima: i livelli sprizzano creatività ed originalità da tutti i pori, il divertimento è sempre elevato, la dose di sfida buona e in costante salita, senza mai risultare eccessiva. Il gioco è da avere assolutamente e ogni giocatore degno di questo nome dovrebbe almeno provarlo; purtroppo, è stato un po' punito dal fatto di uscire su una console già di per sé sfortunata.

Una nota musicale
C’è un aspetto che abbiamo volutamente tralasciato finora e su cui vogliamo puntare, in breve, i riflettori: si tratta della colonna sonora. Le tracce musicali di tutti i DKC (eccezion fatta per Returns) sono state composte da David Wise, in collaborazione con altri autori. Si tratta davvero una gioia per le orecchie: temi come Forest Interlude di DKC 2 o Seashore War di Tropical Freeze (giusto per fare due nomi tra i tanti) sono indimenticabili per chiunque li abbia sentiti giocando, e basta ascoltarli nuovamente per sentir risalire a gran voce dentro di noi la voglia di tornare a giocare.
Provare per credere.

È impossibile dire cosa il futuro abbia in serbo per il nostro gorilla preferito: è possibile ed auspicabile che i Retro Studios continuino con un terzo capitolo della loro serie, magari su NX, in modo da formare una seconda trilogia di Donkey Kong Country.
Dopotutto, i Retro sono al lavoro da tempo su un progetto misterioso, che potrebbe (ma anche non) riguardare proprio Donkey Kong.
Quel che è certo è che non vediamo l’ora di vedere come una serie già stellare possa evolversi ancora, magari superando le vette qualitative raggiunte da Diddy Kong’s Quest e Tropical Freeze.
Nel frattempo, vi invitiamo a volgere uno sguardo al passato, recuperando magari quei titoli che vi mancano. Perché, credeteci, serie come questa non sono facili da trovare.

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