Recensione di The Minims - A New Beginning

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC
  • Genere:

     Avventura grafica
- Un'interpretazione molto delicata del genere punta e clicca...
- Un viaggio raccontato in modo originale ed efficace
- Artisticamente gradevole
- Qualche puzzle veramente creativo
- ...seppur basilare in termini di sfida e difficoltà degli enigmi
- Dura poco
A cura di (Aeffe87) del
Parlando di adventure game sarebbe stato difficile, fino a qualche anno fa, pronosticare una nuova giovinezza come quella che questi prodotti stanno effettivamente vivendo negli ultimi tempi. Merito di nuove tecniche di fruizione - con la formula episodica “made in Telltale” in prima linea -, ma anche di qualche proposta che strizza l’occhio a un passato a memoria di gamer, il calderone di genere ha dimostrato di ribollire di buone idee e contenuti con un ardore francamente inaspettato. Il mercato indie, così come in altri contesti videoludici, ha di sicuro avuto un ruolo importante nel processo; è questo, oltretutto, l’ambiente da cui il piccolo team ateniese beyondthosehills è partito per forgiare The Minims – A New Beginning, punta e clicca 3D che ha già debuttato su App Store nel 2015, oggi pronto a mettersi in mostra anche all’interno di Steam. Un’opera che è in pratica un “one man game”, poiché la quasi totalità del lavoro svolto deve il merito al developer unico Andreas Diktyopoulos, laddove tre sole altre persone hanno contribuito soprattutto alle musiche e alla localizzazione in lingua inglese.



Il fascino della scoperta
I minims sono creature dalle buffe fattezze, sorta di alieni dagli occhi grandi e dal corpo a forma d’ampolla che, privi di braccia e gambe, vivacchiano balzellando da una parte all’altra del proprio mondo. Il gioco, nello specifico, segue la vicenda di Mii, un minim dal pelo giallognolo che, accortosi della scomparsa della moglie Mo, lascia infine il proprio habitat per scoprire cosa le sia accaduto, salvo poi compiere involontariamente un viaggio di profonda scoperta personale. Si parte, dicevamo, dalla dimora sospesa nel cielo del protagonista per poi solcare le sabbie del deserto che la circonda, fino a giungere sulle rive di un’isola lontana e, per ultimo, addentrarsi in una mistica grotta tra i monti innevati. Quattro capitoli, quelli che compongono The Minims, che svelano pian piano paesaggi in tre dimensioni intrisi di un’estetica essenziale e gradevole al contempo, fatta di modelli poligonali semplici, texture coloratissime ed effetti di luci e ombre che agevolano un colpo d’occhio davvero interessante. Come nel più classico dei giochi d’avventura, l’esperienza procede per obiettivi progressivi e si dipana all’insegna dell’osservazione attenta del setting di turno, entro cui sarà d’uopo individuare e raccogliere determinati manufatti per capire infine come impiegarli per procedere nella narrazione. Quasi fosse lo spirito guida di Mii, l’utente può difatti ruotare l’inquadratura fino a trecentosessanta gradi, laddove, cliccando sui punti sensibili dell’ambiente, egli sarà in grado ora di zoomare su certi anfratti o dettagli, ora di aggiungere oggetti all’inventario, ora di adoperare gli stessi sulla scena in maniera più o meno creativa. Le prove ideate dallo sviluppatore richiedono uno sforzo logico per la verità abbastanza contenuto, tanto nell’affrontare i primi, semplicistici incarichi – dal fare il caffè al pulire la piscina di casa dalla mucillagine - quanto nello svolgere i compiti a ridosso dei titoli di coda, le cui soluzioni, concettualmente un po’ più elaborate ed astratte che in precedenza, risultano comunque alla portata di tutti. Oltretutto, è sempre disponibile un sistema di suggerimenti che descrive in modo molto puntuale cosa si debba fare per superare eventuali fasi di stallo. Un elemento, quest’ultimo, che pone ancor più l’accento su come la produzione non miri tanto a un livello di sfida elevato o alla spremitura di meningi solitamente richiesta da tanti altri prodotti analoghi, quanto, piuttosto, a un’esperienza dai toni tenui e rilassati, ma non per questo disprezzabile in termini di qualità generale.



Di poche parole
The Minims, l’abbiamo accennato, è soprattutto la messinscena di un percorso introspettivo, di un cammino che porterà il protagonista a confrontarsi con temi universali quali l’assumersi le responsabilità delle proprie scelte, il rispetto per il prossimo e l’importanza della riflessione prima di compiere decisioni importanti. Mii scoprirà qualcosa in più su se stesso interfacciandosi con personaggi spesse volte strambi, mentre il giocatore, nel contempo, avrà modo di visualizzarne dialoghi e pensieri sotto forma di balloon riempiti con frasi scritte in un inglese di facilissima comprensione. Tra scambi di battute velati di una comicità scanzonata e qualche sporadico momento più solenne, anche la sceneggiatura vira verso una comunicazione tra il software e chi gioca di assoluta immediatezza nonché particolarmente adatta a un’utenza giovane, che da questa storia potrebbe beneficiare di qualche insegnamento nient’affatto banale. Dare un’opportunità al primigenio di beyondthosehills potrebbe tuttavia essere una scelta sensata anche da parte di coloro i quali non disdegnano ritmi di gioco un po’ più compassati della norma. In questo senso, The Minims sa perfettamente come avvolgere chi vi si avvicina con un’atmosfera calda e trasognata, peraltro sorretta dall’ottimo lavoro che Maria Aloupi, la compositrice del team, ha svolto relativamente alla colonna sonora: un tappeto di note al pianoforte che affianca le gesta del giallo avventuriero con grande garbo.
Recensione Videogioco THE MINIMS - A NEW BEGINNING scritta da AEFFE87 Non farà la storia dei punta e clicca, questo The Minims – A New Beginning, ma bisogna ammettere che Diktyopoulos e il suo drappello di collaboratori abbiano saputo leggere il genere in una chiave davvero deliziosa. Al netto di una complessità enigmistica che, all’atto pratico, fatica a prendere il sopravvento, il gioco ha il pregio di accompagnare l’utente con eleganza nell’arco di una bella storia che dura circa tre ore, tutta all’insegna di un videogiocare disteso e contemplativo, in cui spicca un level design delicatissimo nella sua fierezza minimalista. Vale di sicuro il tempo di chi fosse in cerca di un’esperienza lieve ma non priva di estro e impatto artistico, che perde qualcosa in termini di sfida dura e pura, ma che guadagna molto in emozione e meraviglia.
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