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The Walking Dead: Michonne - Ep. III

The Walking Dead: Michonne - Ep. III

Tormenti infiniti

Recensione

PC, PS3, PS4, X360

Avventura grafica

Inglese

23 febbraio 2016

A cura di Francesco “Mastelli Speed” Ursino del 29/04/2016
Con What We Deserve, lo spin off di Telltale tutto dedicato al personaggio di Michonne trova una conclusione che, in linea con la protagonista, risulta tormentata ed emotivamente intensa. Scopriamo allora nel dettaglio se The Walking Dead: Michonne ha trovato un finale degno di attenzione.



Crescita moderata
Arrivati alla fine del terzo episodio di The Walking Dead: Michonne, appare chiaro come l’intenzione di Telltale sia stata quella di proporre qualcosa di diverso, non tanto nel gameplay, quanto nel formato dei singoli episodi. Anche questo What We Deserve, infatti, dura poco meno di novanta minuti: una durata, questa, che difatti consente di giocare tutta l’avventura in una sola sessione. La longevità complessiva di tutta l’opera, considerato ciò, supera di poco le tre ore complessive. In questo senso, confermiamo le impressioni avute provando i primi due episodi; l’unico modo per far sì che questa formula funzioni, cioè, è quella di proporre una narrazione intensa e con personaggi che abbiano un qualche senso: tutto ciò non è successo nel primo episodio, mentre è parzialmente avvenuto nel secondo. All’inizio di questo terzo e ultimo atto, dunque, dovremo fare i conti con la decisione presa alla fine del capitolo precedente, riguardante la sorte di Randall. Da qua in poi, la storia prenderà una direzione precisa che porterà il giocatore verso il finale. Possiamo dire che, sostanzialmente, il climax narrativo lo si raggiunge poco dopo i tre quarti della storia, piuttosto che alla fine; l'ultima scelta che il giocatore sarà chiamato a compiere, difatti, risulta tutto sommato calibrata male, e porrà davanti al giocatore un dubbio che, almeno per quanto ci riguarda, non ci ha impegnato in riflessioni che per qualche istante. In questo senso, il finale del secondo episodio è stato probabilmente narrato in maniera migliore, sebbene anche questo What We Deserve abbia i suoi momenti forti. Pur senza spoilerare nulla, è innegabile che il ritorno della vera antagonista di Michonne, ovvero Norma, rappresenti il momento più riuscito dell’episodio, e probabilmente di tutta l’opera nel suo complesso. È un peccato che, complessivamente, la narrazione non riesca a mantenersi su quei binari di tensione toccati proprio verso la metà dell’atto; in ogni caso, l’episodio in questione risulta sicuramente migliore del primo atto, e tutto sommato si mantiene sui buoni livelli del secondo. A favorire questa impressione è anche la maggiore familiarità che si avrà con i personaggi, che svolgono decentemente il loro ruolo all’interno della vicenda, sebbene risultino tutti un tantino insipidi (tranne la sempre insopportabile Sam e la cattivissima Norma).



Eventi più unici che rari
Guardando al gameplay, una delle novità è che per più di tre quarti di episodio non vengono sfruttati i quick time event: la notizia, di per sé, ha un po’ dell’incredibile, soprattutto se si pensa quanto questa soluzione sia stata utilizzata nel secondo, ma soprattutto nel primo episodio. L’attività principale, allora, sarà soprattutto il dialogo: difatti, questo terzo episodio contiene almeno una scelta che determinerà il finale della storia, ma come detto prima si tratterà di una decisione che ci è parsa un po’ fuori luogo, per non dire poco incisiva. In ogni caso, sebbene i binari narrativi siano veramente evidenti, è anche giusto dire che il giocatore, nel corso degli ultimi due episodi finali, ha avuto la possibilità di modificare parzialmente la vicenda, imprimendo una propria impronta personale. Di sicuro le nostre decisioni non stravolgono totalmente la storia nel suo complesso, ma lasciano almeno una qualche conseguenza.
Oltre a questo, le dinamiche di gioco propongono una brevissima sezione libera, in cui sarà possibile spostarsi per i vari ambienti, e numerosi flashback; la nostra Michonne, infatti, vivrà momenti di puro tormento interiore ripensando al proprio passato. Dobbiamo dire che, volendo essere anche un po’ cinici, il ricorso ai ricordi della protagonista diventa, in questo terzo episodio, a volte un po’ pesante e stucchevole, anche perché spesso non avrà una conseguenza netta sullo scorrere degli eventi. Nel finale, invece, questa dinamica cambierà in parte, con una rapida alternanza tra passato e presente che ci ha favorevolmente impressionato.
Per il resto, il comparto artistico non propone nuovi spunti di riflessione: volendo esprimere comunque qualche parola, in ogni caso, vale la pena sottolineare nuovamente la positiva realizzazione dei titoli di testa, ma anche l’azzeccato accompagnamento musicale che farà da sfondo alle ultime sequenze dell’avventura. Sul fronte tecnico, invece, sottolineiamo alcune inesattezze relative ai caricamenti da una sequenza all’altra, alcune volte stranamente lunghi, quasi al limite del freeze.
  • + Momenti di buona tensione narrativa
    + Confermati i positivi livelli qualitativi del secondo episodio
    + Le nostre decisioni cambieranno il volto della storia…
  • - … ma i dubbi su cosa scegliere di fare potrebbero essere assai pochi
voto
7

The Walking Dead: Michonne si conclude con un episodio complessivamente convincente sul piano della storia, che proporrà almeno un momento di ottima tensione narrativa. Le sequenze finali di What We Deserve, nel loro complesso, non ci hanno esaltato particolarmente, soprattutto a causa della presenza di una scelta che ha sì le sue conseguenze evidenti, ma che ci pare instilli nel giocatore pochi dubbi su quale sia l’azione da compiere. In ogni caso, è evidente che dopo un primo episodio davvero deludente l’opera Telltale si sia ripresa grazie agli ultimi due atti, che costituiscono un discreto antipasto della terza stagione di The Walking Dead. È proprio agli appassionati delle avventure di Clementine, allora, che questo spin off potrebbe far gola: per tutti gli altri, forse, poco più di tre ore di longevità complessiva sono troppo poche per spingere all’acquisto di un titolo che, nonostante la grande forza della sua protagonista principale, rimane un esperimento sicuramente discreto, ma probabilmente riuscito a metà.

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