Recensione di Blues and Bullets - Ep. 2

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, Xbox One
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     A Crowd of Monsters
  • Lingua:

     Inglese - testi in italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     23 luglio 2015 - 20 aprile 2016 (PS4)
- Importante cura scenografica
- La storia continua a essere interessante
- Le troppe sessioni shooter appesantiscono il gameplay
- Il peso delle nostre scelte è ancora da chiarire
A cura di (Mastelli Speed) del
Torniamo a parlare di Blues and Bullets, interessante progetto a episodi inaugurato lo scorso settembre. Vale la pena di ricordare la particolarità di questa avventura, sviluppata da A Crowd of Monsters: il suo personaggio principale è infatti Eliot Ness, l’agente federale che combatté Al Capone all’epoca del proibizionismo, diventando in seguito una figura cinematografica grazie al film Gli Intoccabili. Operato questo doveroso riassunto, e segnalando la presenza già da ora di alcuni spoiler relativi al primo atto, andiamo a vedere cosa ci ha riservato il secondo episodio di questa serie, intitolato Shaking the Hive.



Bianco, nero, rosso e qualche spoiler
Gli ultimi istanti del primo episodio avevano lasciato il giocatore con qualche risposta e molte domande: in effetti, dopo la sorta di intesa tra Ness e Al Capone, le sequenze immediatamente successive ai titoli di coda erano risultate assai criptiche e misteriose. In questo senso, il secondo episodio inizia con un flashback, grazie al quale si scopriranno interessanti particolari del passato di Ness. Questa stessa tecnica narrativa, in ogni caso, tornerà anche in seguito, difatti alternandosi alla continuazione della vicenda introdotta nel primo episodio. Da questo punto di vista, la narrativa si conferma come una delle caratteristiche più positive della produzione: la storia si lascia seguire, sebbene il tutto si basi su ipotesi abbastanza fantasiose (come la collaborazione tra Ness e Capone, ad esempio).
In ogni caso, possiamo dire che l’elemento caratteristico della produzione, tralasciando il gameplay, è la cura della presentazione e delle inquadrature; il titolo riesce a creare scenari di una certa potenza visiva, considerata la scelta di affidarsi esclusivamente a uno spettro cromatico che comprende bianco, nero, sfumature di grigio e rosso. Gli sviluppatori dimostrano, e in un certo senso ostentano, un talento quasi teatrale, considerate le numerose volte in cui ci siamo imbattuti in lunghe cutscene composte da inquadrature che potrebbero definirsi quasi dei piani sequenza. A Crowd of Monsters dimostra poi di sapere come occupare al meglio una scena, con alcune brevi sequenze dal sapore stilistico elevato in cui i vari personaggi rimarranno spesso sospesi in pose plastiche e di un certo impatto.
Tutti questi accorgimenti vanno a sopperire alle mancanze di un motore grafico che mostra alcuni difetti, soprattutto legati alla mancanza di poligoni e di definizione generale; il risultato generale è comunque sufficiente, considerata anche il ruolo centrale (non così originale, ma sempre efficace) del colore rosso, che spezza la monotonia e sottolinea i particolari più importanti.



Bang bang
Rispetto al primo episodio, i cambiamenti di gameplay relativi a questo Shaking the Hive riguardano non tanto l’introduzione di nuove dinamiche, quanto la diversa composizione delle attività già viste nel primo atto. Il primo fattore da sottolineare è la proposizione di più sessioni per così dire shooter, in cui si dovrà mirare ai nemici che cercheranno di farci la pelle. L’estrema linearità di queste sessioni fa sì che il coinvolgimento non sia proprio ai massimi livelli, difatti appesantendo un po’ lo scorrere della narrativa. Sono presenti, invece, meno dialoghi, e probabilmente meno scelte di un certo peso. Dobbiamo ammettere, poi, che la distanza temporale con il primo episodio (circa sei mesi) ci ha annebbiato decisamente le idee rispetto alle decisioni prese durante l’atto iniziale, ma nonostante ciò siamo abbastanza sicuri che le scelte fatte non abbiano influito enormemente sullo svolgimento di questo secondo capitolo.
Torna anche in questo secondo episodio, poi, la sequenza dedicata alla fase di indagine vera e propria: così come nel primo atto, allora, in questa fase bisognerà girovagare per gli ambienti proposti, raccogliere tutti gli indizi, e collocarli nel giusto ordine. Rispetto al primo capitolo, la nuova indagine proposta ci è sembrata considerevolmente più semplice, e di conseguenza più rapida (e questo è un bene, tutto sommato).
Sono presenti in minore quantità, invece, le sequenze che ci avevano favorevolmente impressionato nel primo atto, relative ai tormenti interiori di Ness, e caratterizzate da un peculiare utilizzo delle parole, piazzate sullo sfondo per sottolineare le pene del protagonista principale. Queste sequenze d’impatto, evidentemente, sono state rimpiazzate dai piani sequenza su cui ci siamo parzialmente soffermati nel paragrafo precedente. Tutti questi accorgimenti stilistici e di gameplay, in ultima analisi, portano a un episodio della durata di circa tre ore, sufficientemente piacevole da giocare.
Recensione Videogioco BLUES AND BULLETS - EP. 2 scritta da MASTELLI SPEED Blues and Bullets si conferma come un’avventura a episodi con una propria personalità, che non cerca di scimmiottare altri esponenti del genere, ma bensì cerca di proporre nuovi temi di discussione. Più che il gameplay, però, l’elemento di maggiore interesse di questo secondo episodio sembra essere la cura scenografica, che sopperisce a una certa mancanza nella grafica con trovate dal sapore teatrale. Le dinamiche di gioco, in questo secondo episodio, risultano invece un po’ troppo appesantite dalla presenza di diverse sessioni shooter, troppo rigide e ben legate a binari predefiniti. Anche il peso delle nostre scelte, difatti, non sembra essere ancora così importante.
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