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Digimon Story Cyber Sleuth

Digimon Story Cyber Sleuth

Mostriciattoli digitali

Recensione

PS4, PSVITA

Gioco di ruolo

13 marzo 2015 (JP)- 5 febbraio 2016 (EU) - 2 febbraio 2016 USA

A cura di del
Vero e proprio fenomeno di massa nel Giappone pre-nuovo millennio, i Digimon, un po' come i Pokemon, cui palesemente si ispiravano, hanno saputo raggranellare consensi (e soldi) in varie forme, dal manga all'anime, passando per le carte collezionabili, i giocattoli e, manco a dirlo, i videogiochi: il nostro medium preferito, però, è sempre stato abbastanza avaro di soddisfazioni per il brand creato da Akiyoshi Hongo, a causa di trasposizioni deludenti, volte a monetizzare il grande successo del brand.
Digimon Story Cyber Sleuth, meglio chiarirlo subito, non appartiene a questa categoria: come avrete intuito dal voto, non è un gioco perfetto, ma si allontana molto dall'idea di tie-in vergognoso, e anzi prova a rimettere in carreggiata un marchio che, evidentemente, ha del gran potenziale.



Investigatori digitali
Media Vision, team di sviluppo che si è occupato di Digimon Story ha avuto il merito di dotare il titolo di un comparto narrativo che, pur nella prolissità di molti dialoghi, riesce ad elevare il brand ad un livello ulteriore rispetto al recente passato, proponendo un arco narrativo che, pur salvaguardando il target storico della serie (e cioè i più giovani), potrebbe stuzzicare anche i gusti di qualche adulto.
Il giocatore vestirà i panni del consueto protagonista muto, di cui potrà scegliere solo il sesso, che, suo malgrado, contrae la cosiddetta sindrome di Eden, una malattia derivante da un virus che si è insediato nell'omonima piattaforma digitale, che funge da realtà virtuale per il Giappone in cui è ambientato il gioco.
Nella Tokyo che visiteremo (con riproduzioni all'acqua di rosa di quartieri realmente esistenti, come Shinjuku e Roppongi), ognuno possiede un proprio account e un avatar ad esso collegato, con il quale conduce una doppia vita, fa shopping e nuove amicizie online o, semplicemente, evade alla quotidianità.
Quando, però, la disconnessione da Eden causa il coma per gli ignari utenti, allora le cose si mettono male: il nostro alter ego, miracolosamente, sviluppa un alias digitale che gli consente di agire sebbene il suo vero corpo sia costretto, in stato di incoscienza, in un letto di ospedale.
Con l'aiuto di una ineffabile detective privata, il giocatore dovrà venire a capo del mistero, avvalendosi, ovviamente, dell'aiuto dei Digimon, creature provenienti da un mondo digitale alternativo ma più che disponibili ad aiutare gli umani: prendendo in prestito tantissimi elementi (anche a livello di gameplay) dal terzo episodio della saga di Persona, Media Vision confeziona una Digimon-story tutto sommato godibile, tanto da un giovane adolescente quanto da un appassionato più maturo, pur senza raggiungere chissà quali vette qualitative.

Catturarli tutti
A livello di meccaniche di gioco, il titolo pesce a piene mani dal già citato Persona 3 e, ovviamente, dal filone che fa capo ai Pokemon, con poco meno di 250 mostriciattoli da collezionare e far evolvere.
Al di fuori delle numerose fasi dialogiche, che introducono il giocatore ad un cast di personaggi abbastanza stereotipati ma che non disdegnano siparietti gustosi, il grosso del tempo sarà speso in dungeon in verità assai poco ispirati, perlopiù ambientati nel cyberspazio: portandosi dietro tutti e tre i Digimon attivi del party, si procederà lungo l'unica strada possibile, interrotti da combattimenti casuali mai troppo invasivi.
Se la formula risulta un po' statica, è perché lo è davvero: lo scarso appeal delle location non incoraggia l'esplorazione, e spesso il giocatore tenderà a portarsi nel minor tempo possibile verso l'obiettivo della missione, a meno di non voler far crescere di livello i mostri del suo party.
Probabilmente consci di questa situazione, i ragazzi di Media Vision hanno optato per una soluzione intelligente, che allevia il tedio connesso al riaffrontare dungeon già visitati (cosa che molte delle quest secondarie richiederà di fare): per catturare i Digimon, a differenza della saga creata da Game Freak, non saranno necessarie Poke Ball o attrezzi simili, ma basterà incontrare più volte lo stesso avversario, così da riempire una barra percentuale fino al 100% e dare forma al file digitale così creato.
I giocatori più pazienti possono ance aspettare che la barra raggiunga il 200%, così da beneficiare di statistiche aumentate da parte del mostriciattolo: con questa formula, considerando anche la velocità con cui i Digimon crescono di livello e si evolvono in esemplari più potenti, al giocatore non mancheranno mai una manciata di Digimon di basso livello, utili per essere fusi con altri esemplari o creare versioni alternative tramite la Digievoluzione, visto che ogni mostriciattolo può evolversi in tre o quattro tipi differenti.
Alla luce di questo sistema, affrontare dungeon già completati è non solo consigliabile per veder crescere di livello il proprio party, ma anche utilissimo per disporre di un serbatoio di Digimon base a cui attingere nelle fasi più avanzate dell'avventura.
Il combat system, in sé, è molto classico: gli scontri sono a turni puri, con una barra che evidenzia la turnazione sul lato destro dello schermo, poggiano su un sistema elementale abbastanza classico e, quantomeno ai primi due livelli di difficoltà, riservano un livello di sfida davvero basso, così da coinvolgere anche i neofiti.
Chi ha già familiarità con la saga o, più in generale, con titoli simili, farebbe bene ad innalzare da subito il livello a Difficile, così da poter godere, almeno contro i boss, di sfide un pizzico stimolanti.
Nella sua interezza, quindi, il gameplay di Digimon Story Cyber Sleuth non si discosta da canoni consolidati e già visti centinaia di volte, senza spunti di originalità né feature degne di nota, ma, nel contempo, non si segnala per storture evidenti, offrendo qualche ora piacevole tanto ai maniaci di giochi collezionabili quanto agli appassionati di giochi di ruolo giapponesi.



PSVita Tv?Ah no
Il comparto più debole è sicuramente quello tecnico, ma c'era da aspettarselo, visto che la versione PS4 qui recensita non è altro che un porting diretto da PSVita: viste le notevoli differenze tra il Giappone (dove Vita domina le classifiche di vendita e PS4 si sta affermando con una certa lentezza) e l'Europa (beh, qui sapete come stanno andando le cose...), Media Vision e Bandai Namco hanno pensato di realizzare anche una versione home per l'occidente, e, sebbene non si possa dar loro torto a livello commerciale, di certo il porting poteva essere curato maggiormente.
La telecamera è fissa, senza possibilità di ruotarla nemmeno durante la navigazione dei dungeon, la conta poligonale è davvero povera (anche per un titolo portatile), il doppiaggio assai raro, a fronte di una stragrande maggioranza di dialoghi solo testuali.
Alla luce di questo, visto anche il minore prezzo di lancio e la totale identità di contenuti, la versione più appetibile potrebbe essere proprio quella per console portatile, dove si fa peraltro molto meno caso alle restrizioni tecniche ed alle animazioni legnose.
A fronte di una buona longevità generale, bisogna purtroppo segnalare la totale assenza della lingua italiana, che, quantomeno a livello di sottotitoli, non avrebbe guastato: ci si dovrà accontentare di parlato giapponese e sottotitoli in inglese, anche se, ad onor del vero, la profondità della trama non richiede chissà quale conoscenza della lingua d'Albione.
  • + Buon livello di personalizzazione
    + 250 Digimon da far evolvere e combattere
    + Buona base per futuri seguiti
  • - Porting pigro da Vita a PS4
    - Nessun elemento che non sia già visto
    - Mancano i sottotitoli in italiano
voto
7

Dopo una prolungata assenza e una serie di uscite cui si faceva un complimento a definirle “dimenticabili”, i Digimon tornano in discreta forma con questo Digimon Story Cyber Sleuth, che, pur senza settare nuovi standard o mostrare sconvolgenti novità, svolge il suo compitino senza troppe sbavature e regala numerose ore di divertimento ai fan del brand, in attesa da troppo tempo.
Un porting PS4 decisamente troppo frettoloso ci fa propendere per la versione PSVita, ma, se amate il sottogenere dei giochi di ruolo infarciti di mostriciattoli collezionabili e avete spolpato gli ultimi Pokemon usciti, l'ultima fatica Media Vision rappresenta una buona alternativa.

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