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Hob

Hob

Ingranaggi e oscurità

Anteprima
A cura di del
È un mondo di metallo e pietra quello di Hob, un posto grigio, spezzato dal colore della natura che ogni tanto reclama il suo posto nell'ordine delle cose, e dall'oscurità che si cela tra le mura e gli ingranaggi. Un mondo più ispirato di quelli di molti altri giochi recentemente presentati, eppure questo titolo dei Runic Games (i creatori di Torchlight, per chi non lo sapesse) è stato in larga parte ignorato. Sarà che tra le pompose presentazioni e i traileroni esplosivi un omino con un braccio corazzato che vaga per lande misteriose non spicca, eppure Hob secondo noi potrebbe essere una sorpresa notevole. D'altronde gli sviluppatori coinvolti han già dimostrato di sapere ciò che fanno, e la chiara ispirazione dagli Zelda è una base di partenza molto solida da cui sviluppare qualcosa di completamente nuovo. Ci è sembrato pertanto necessario dare un po' di visibilità a questo sfizioso giochillo, per evitare che passi tristemente inosservato.

Tra scalate enigmi e battaglie
Le similitudini agli Zelda non sono legate solo alla telecamera nell'ultimo lavoro dei Runic. Anche il silenzio fa la sua bella parte. Certo, a parte Link nei The Legend of Zelda i personaggi parlano eccome, ma c'è comunque un silenzio di fondo che accompagna gran parte dell'esperienza e dell'esplorazione, che qui si espande ad ogni essere vivente e cosa. Hob non è infatti narrato in modo classico, è un'avventura che racconta le sue vicende tramite azioni e scene animate, non con le parole, e in cui sta al giocatore intuire cosa succede. In fondo al momento ancora non si è ben capito chi sia il piccolo protagonista, come abbia ottenuto il suo braccio corazzato e cosa diavolo stia facendo in questa landa desolata che sembra costituita da rovine di fortezze e giganti meccanici. Non molto più chiara è poi la natura del male che dovremo affrontare, seppur siano già apparse mappe corrotte da una strana melma violacea e da pericolose formazioni ossee fin troppo desiderose di trasformarci in uno scolapasta. 
Insomma, della storia si può davvero capir poco dalle prime prove, ma del gameplay ci sono già parecchi elementi chiari da descrivere. Il titolo è infatti principalmente esplorativo, con elementi platform piuttosto marcati, la possibilità di scalare pareti, e l'obbligo di risolvere svariati puzzle per eliminare ostacoli o semplicemente sbloccare l'apertura per la zona successiva. Si inizia con roba piuttosto classica, che richiede di spostare pesanti cubi qua e là, per poi passare, appunto, a quella struttura tutta Zeldiana che costringe a utilizzare vari gadget per risolvere i rompicapo successivi. Solo che qui, invece di oggetti classici, pare sia solo il braccio del protagonista a fare da passepartout, con moduli molteplici che offrono nuove abilità. La più usata nelle demo viste sembra essere il “magnete”, un raggio energetico con cui ci si può attaccare ad alcuni appigli, superando voragini prima invalicabili. Già una volta trovato quello i puzzle si sono fatti più complicati e spassosi, ma siamo abbastanza certi che le evoluzioni del nostro braccio non si limiteranno a una calamitona dalla distanza. 
Un altro elemento piuttosto curioso è il combattimento, non preponderante ma comunque significativo nella struttura di gioco. Hob è armato di spada, può usare il suo braccio come scudo, e ha a disposizione una comoda schivata. Finché ci si trova contro nemici base dare qualche fendente e schivare al momento giusto è più che sufficiente per trionfare, ma non mancano le boss fight, nelle quali è necessario usare i poteri per avere avere la meglio. Un grosso troll incattivito, ad esempio, richiedeva di essere prima spogliato dei gambali di acciaio che porta con il magnete, poiché invulnerabile ai colpi finché in loro possesso.

Ultimo fattore non perfettamente chiaro è rappresentato dalle creaturine luminose che si trovano per il gioco. Si chiamano Sprite e non è sicuro se vadano o meno salvati dall'oscurità che avanza, anche perché paiono innocui e alla mercé di qualunque predatore li incroci anche solo per sbaglio. Sembra siano necessari per avanzare in certe location, ma è impossibile accertare se resteranno importanti per tutto lo svolgersi della campagna. 
Chiudiamo con lo stile grafico del lavoro di Runic, indubbiamente molto particolare. È sempre tutto molto “cartoon” con un marcato cel shading che rende l'atmosfera ancor più fiabesca e colori acquerello che danno un tono semplice e vivace al tutto. C'è una sapiente selezione degli elementi delle mappe, che riesce a rendere ogni zona piuttosto unica, nonostante il ripetersi delle tonalità e dello stile. Interessante notare come nelle zone “infestate” ci siano anche nubi e fanghiglia velenose da evitare, e lo stacco stilistico aiuti a percepire maggiormente la crescita della minaccia man mano che si avanza.
L'unico problema che si è palesato fino ad ora è una certa instabilità del frame rate, ma d'altronde stiamo parlando di una versione ancora acerba, ben lontana dal completamento.
  • [+] Artisticamente molto ispirato
    [+] Ricco di puzzle ed esplorazione

Hob sarà passato sotto i radar di molti, ma merita indubbiamente attenzione, se non altro per la sua art direction piuttosto ispirata e per la volontà dei Runic di proporre un titolo variegato e intelligente, ispirato da The Legend of Zelda ma al contempo in grado di mettere in campo varie caratteristiche uniche. Dopo le botte da orbi alla Diablo, insomma, i Runic si sono dati una calmata, e hanno deciso di puntare sull'atmosfera e i puzzle. Per quanto ci riguarda potrebbe essere una mossa vincente.

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