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Assassin's Creed: Syndicate

Assassin's Creed: Syndicate

London Calling

Video Recensione

PC, PS4, XONE

Action-Adventure

23 ottobre 2015 (PS4, XONE) - 19 novembre 2015 (PC)

A cura di del
Londra, la città delle luci. Un luogo trasformato dall’industria. Una metropoli di metà Ottocento, un luogo in cui il benessere della borghesia si contrappone alla classe operaia, ai bambini sporchi di carbone, alle prostitute e a chi tira a campare. Londra è corrotta. Londra è in mano ai templari.
Come ogni autunno, eccoci di fronte al nuovo Assassin’s Creed. Ubisoft ha trasformato questa serie in un appuntamento annuale, confezionando un prodotto che non tradisce le aspettative, nel bene e nel male. Perché Assassin’s Creed Syndicate esce in un momento difficile per la serie, un periodo in cui l’interesse sembra scemare a causa della reiterazione delle stesse idee, e di un gameplay sostianzialmente uguale a se stesso. Non c’è nessuna sorpresa: questo nuovo titolo si mantiene sulla stessa strada iniziata ai tempi di Assassin’s Creed II, riparando agli errori visti lo scorso anno in Unity con un gioco più raffinato da un punto di vista tecnico e con qualche elemento interessante, ma ancora saldamente imbrigliato nei binari di questa serie.
Così, chi accusa Assassin’s Creed di essere una serie che soffre di immobilismo, in Syndicate troverà l’ennesima conferma ai propri timori. Questo è un gioco che innova poco e che non aggiunge nulla di inedito da un punto di vista strettamente videoludico.
Al contempo, però, Assassin’s Creed è una saga che vede nella trama il suo vero punto di forza, e che con Syndicate riesce a compiere uno splendido lavoro di caratterizzazione dei personaggi, oltre a una costruzione del mondo che ci circonda semplicemente magistrale. E, in un gioco di questo tipo, questo aspetto riesce da solo a tenere in piedi un concept che ormai conosciamo come i palmi delle nostre mani.

Gemelli del destino
La prima, grande novità di Assassin’s Creed: Syndicate si riscontra nella presenza di due protagonisti. I gemelli Jacob ed Evie Frye sono due assassini che si prodigano per compiere la volonta del padre e liberare Londra dai templari. La capitale del Regno Unito del 1868 è il centro del mondo, e chi controlla la città controlla buona parte del pianeta. Così, contravvenendo alle regole imposte dal proprio mentore, i due fratelli giungono a Whitechapel e, omicidio dopo omicidio, iniziano a liberare la metropoli dalle bande dei templari e dai capibanda stessi, per poi giungere a mettere la parola fine all’esistenza delle figure chiave della vicenda, determinate a recuperare una sacra sindone che dovrebbe conferire ai templari il potere di governare il mondo.
La vicenda è narrata in maniera lineare, ma - per la prima volta nella serie - è possibile compiere alcune deviazioni e completare le sequenze in maniera non consecutiva. Siamo rimasti dunque sorpresi nel constatare come, già alla terza sequenza, sia possibile saltare direttamente all’ottava e giungere in prossimità della fine del gioco. Non pensiate, però, che il titolo sia completabile in poche ore: un sistema di livelli e la necessità di sbloccare alcune aree rallentano la progressione, ma consentono al giocatore amante del free roaming di potere esplorare sin da subito la città, senza restrizioni. In altre parole, alcune aree risultano inespungnabili senza un dovuto addestramento, e in generale il gioco ci spinge a compiere le missioni secondarie e le miniquest per poter accumulare esperienza.
Ogni mille punti esperienza ottenuti o completando alcuni obiettivi si possono ottenere dei punti abilità, da utilizzare in uno skill tree univoco ma diviso per Jacob ed Evie, che consente di plasmare i due personaggi in maniera differente, a proprio piacimento. La progressione è più lenta del previsto, e completando solo le missioni primarie e secondarie si giunge alla sequenza successiva leggermente imprepararti. Chi intende terminare il gioco nel più rapido tempo possibile, dunque, si troverà in difficoltà nella seconda metà della vicenda, trovandosi costretto ad effettuare un po’ di grinding per portare il proprio personaggio a un livello opportuno. Non temete, però: poiché anche le comuni azioni - come assassinare un nemico in stealth o ritornare anonimi dopo un inseguimento - sbloccano punti abilità, non è necessario invischiarsi nelle mini-quest per poter accumulare punti esperienza extra.
I due personaggi, come detto, possono essere livellati in maniera distinta, e in generale offrono un approccio al gioco completamente opposto. Jacob ha un approccio più violento e rumoroso, e le abilità più avanzate del proprio skill tree riflettono questa sua peculiarità. Evie, al contrario, è il personaggio stealth, capace ai livelli più alti di penetrare nelle zone sorvegliate in maniera piuttosto silenziosa.
I due fratelli sono caratterizzati straordinariamente bene, e la scelta degli sviluppatori di introdurre due protagonisti è da lodare. Evie, in particolare, si rivela un main character eccellente: Ubisoft ha saputo prendere a calci negli stinchi qualunque bacchettone che si lamenta della questione sessuale nei videogiochi, offrendoci una protagonista in cui il suo sesso non ha alcuna ripercussione sulle caratteristiche del personaggio o sulle sue scelte. Evie è semplicemente un ottimo personaggio, e il fatto che sia una ragazza non è né un valore aggiunto né un passo falso. Semmai, abbiamo di gran lunga preferito Evie a Jacob per il suo approccio stealth, ma si tratta di una scelta dettata dai gusti personali e crediamo che una buona percentuale di giocatori apprezzerà maggiormente Jacob. 
Tuttavia, questa peculiarità ha un grosso limite: se nel free roaming si possono scegliere entrambi i personaggi in qualsiasi momento, nelle missioni siamo spesso costretti ad utilizzare uno solo dei due personaggi, in maniera predeterminata dagli sviluppatori. La cosa ci permette di apprezzare entrambi gli approcci ma, al contempo, non ci lascia la possibilità di approcciarsi alle missioni principali nella maniera in cui preferiamo.

Le novità
Se la presenza di due personaggi e di un sistema di livelli apportano alcune modifiche sostanziali al gioco, lo stesso non si può dire di quasi tutti gli altri aspetti del gameplay. Ancora una volta abbiamo a che fare con il medesimo free flow system, con le leggere migliorie viste in Unity. I personaggi, in breve, ci attaccano su più fronti e ci costringono a rispondere con i contrattacchi con finestre temporali spesso ridottissime, in particolare quando i nemici sono di livello superiore al nostro. Questa volta, però, i rinforzi dei nemici non attendono il loro turno per attaccarci (pur seguendo uno schema che ci consente sempre di contrattaccare) e nelle situazioni di grave inferiorità numerica la fuga è l’unica soluzione valida.
Alcuni scontri risultano davvero lunghi e impegnativi, e siamo stati uccisi più volte perché ci siamo ritrovati invischiati in risse nella zona sbagliata della città. Ogni incontro con i nemici è potenzialmente pericoloso, e qualche battaglia sa davvero dare soddisfazione. Nonostante ciò, siamo rimasti molto delusi da alcune sequenze in cui un anonimo sgherro risulta più coriaceo del nostro obiettivo da assassinare o, peggio, in cui il nostro obiettivo è stato fatto fuori da un alleato mentre noi perdevamo tempo a contrastare un tizio in bombetta duro a morire.
Il sistema di movimento del personaggio mantiene ed evolve leggermente quanto visto nel precedente capitolo, con la corsa acrobatica verso l’alto e verso il basso che funziona abbastanza bene. Vi sono dei momenti in cui si perde il ritmo della corsa, e altri in cui si sbagliano i salti in maniera alquanto inspiegabile, ma in generale il sistema funziona bene e siamo contenti che Ubisoft lo abbia mantenuto.
La grande novità in questo campo, però, si riscontra nella presenza del rampino. Questo strumento ci consente sia di effettuare rocambolesche fughe, che di risalire rapidamente gli edifici più alti, risparmiandoci la meccanica di scalata che - dopo tutto questo tempo - risulta certamente meno affascinante che in passato. Il rampino consente poi di muoversi rapidamente da un edificio all’altro usandolo come teleferica, ma non può essere utilizzato come arma. Una scelta che, tutto sommato, abbiamo apprezzato data la grande disponibilità di gadget dei nostri personaggi, che si accumulano nel corso delle varie sequenze grazie all’intervento dell’inventore ventunenne Alexander Graham Bell.
Da segnalare, infine, la possibilità di affrontare le missioni primarie in modi spesso differenti tra loro. Si può puntare ad un approccio diretto, cercando di giungere all’obiettivo nel minor tempo possibile o, in alternativa, si possono raggiungere obiettivi secondari che rendono più facile o più spettacolare l’esito positivo della missione. Alcuni di questi obiettivi secondari sono delle vere e proprie sfide che, oltre a fornire un bonus all’esperienza, rendono le missioni molto più entusiasmanti e con finali talvolta coreografici.
Il sistema di gestione dei propri alleati fa il suo ritono: questa volta abbiamo l’opportunità di gestire una banda di manigoldi che ci aiutano nelle missioni e ci tolgono spesso dai guai. Il potenziamento avviene al costo di denaro e di materiali recuperati nelle missioni e dagli scrigni sparsi lungo la vastissima mappa di gioco: è davvero divertente vedere i quartieri di Londra popolarsi con i nostri amici quando vengono conquistati, e alcuni potenziamenti della banda semplificano di molto la vita del giocatore nelle strade di Londra.

La via ferrata
La gestione delle nostre finanze, delle missioni e dei potenziamenti avviene principalmente dalla nostra base, che questa volta si trova a bordo di un treno. La presenza dei treni in Assassin’s Creed: Syndicate si fa sentire, e più di una missione si svolge a bordo di locomotive e vagoni. Al contempo, la nostra base semovente non rappresenta un vero e proprio mezzo di trasporto, in quanto troppo lenta e incontrollabile.
Per sopperire a questa mancanza, Syndicate ci concede di salire a bordo di carrozze alleate o di rubarne a qualche malcapitato, consentendoci di sfrecciare nelle strade trafficate di Londra e di mandare fuori strada qualche inseguitore ficcanaso.
Le sezioni veicolari funzionano abbastanza bene, e in generale fanno risparmiare un sacco di tempo nei lunghi spostamenti da un capo all’altro della città. Come detto, Londra è interamente accessibile sin da subito, e il giocatore è dunque costretto ad attraversarla in lungo e in largo per completare le varie missioni assegnate. I veicoli, dunque, sono un’aggiunta che accogliamo a braccia aperte.
Completa l’offerta il fiume Tamigi, popolato di barche e vaporetti che solcano le acque di continuo. Non possiamo rubare una nave e rievocare i tempi di Assassin’s Creed IV (nonostante Edward Kenway abbia un ruolo nella vicenda del gioco), ma possiamo attraversare il fiume in maniera piuttosto spettacolare, saltando di chiglia in chiglia.

All’interno
Londra è una città gigantesca e ricreata in maniera alquanto realistica. Siamo rimasti molto soddisfatti nel notare la dovizia di particolari con cui sono state illustrate le strade della capitale. Vi sono manifesti, pubblicità, insegne luminose, monumenti, lampioni. Le diverse zone sono univoche e ben riconoscibili, e si può istantaneamente capire lo status sociale delle persone che vi vivono all’interno semplicemente guardando i passanti.
Vi sono poi scene della quotidianità: venditori ambulanti, attacchini, carbonai, lavavetri, strilloni e gli immancabili “bobby” inglesi, le guardie neutrali che intervengono quando iniziamo una rissa in strada o compiamo qualcosa di illegale.
La Londra di Syndicate è però fatta anche di molti luoghi interni. Vi sono case interamente esplorabili, edifici che nascondono tesori e luoghi legati in qualche modo alla storia. Naturalmente, non tutte le case possono essere visitate dall’interno, ma siamo rimasti sorpresi nel constatare l’elevato numero di edifici che presentano una finestra aperta. Alcuni di essi sono mastodontici, e abbiamo trascorso del tempo ad esplorarli cercando di carpirne i segreti. Se a questo aggiungiamo alcune missioni che ci spingono ad esplorare dei luoghi davvero strani e misteriosi, ci si rende immediatamente conto di quanto abbia da offrire la città di questo gioco.
Miglioramenti tecnici
Quando Unity giunse nei negozi come primo capitolo realmente next gen della serie, le cose non andarono come previsto. Il gioco offriva scorci straordinari, ma era affetto da numerosi problemi tecnici che ne compromisero il risultato finale.
Ecco, quasi tutti i problemi del precedente capitolo sono spariti in Syndicate. Sono rimasti alcuni screzi tecnici, alcuni popup delle texture e qualche glitch grafico più o meno evidente, oltre ad alcuni episodi di calo nel frame rate nelle sequenze in carrozza sotto la pioggia battente, ma in generale ci troviamo di fronte a un prodotto più curato del previsto e privo di problemi compromettenti.
Nonostante alcune segnalazioni “preoccupanti” giunte da chi è entrato in possesso del gioco prima del day one, nella nostra prova - svoltasi su PS4 solo con la prima delle due patch previste al lancio - non abbiamo riscontrato lacune tali da farci gridare lo scandalo.

  • + Londra è splendida
    + I due personaggi sono davvero ben caratterizzati
    + Le piccole novità funzionano
    + Alcuni scontri sono davvero impegnativi
  • - Il concept inizia a soffrire una certa stanchezza
    - Non vi è una reale libertà nella scelta del personaggio
voto
8

Assassin’s Creed: Syndicate è un capitolo della saga che sarà probabilmente apprezzato dai fan ma che, al contempo, non riesce a svecchiare la serie. Ubisoft, in altre parole, ha deciso di andare sul sicuro offrendo un gioco in cui i fan si sentiranno immediatamente a proprio agio, capace di impegnare e di divertire il giocatore con una bella storia e due personaggi ben caratterizzati. L’idea del doppio protagonista è encomiabile, e la caratterizzazione di luoghi e personaggi è semplicemente fantastica. La Londra vittoriana, in particolare, è davvero splendida, e gli scorci narrati da Charles Dickens nei suoi romanzi si materializzano di fronte ai nostri occhi con un forte impatto. L’unico punto negativo, dunque, risiede proprio nella stanchezza di questa serie, che avrebbe davvero bisogno di una pausa di riflessione. Ma se la mitologia di Assassin’s Creed vi affascina, questo capitolo non vi deluderà.

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