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Divinity Original Sin Enhanced Edition

Divinity Original Sin Enhanced Edition

Il peccato originale è non giocarlo

Recensione

PC, PS4, XONE

Gioco di ruolo

30 giugno 2014 - 27 ottobre 2015 PS4/XOne

A cura di del

Se tre indizi fanno una prova, i ragazzi di Larian Studios hanno offerto un saggio più che sufficiente del loro amore viscerale per i giochi di ruolo e, in particolare, per Divinity: Original Sin, probabilmente il loro prodotto migliore di sempre.
Il primo indizio ce lo aveva dato l'eccellente RPG dello scorso anno, di cui sono sicuro abbiate letto la recensione del nostro Loreska, mentre il secondo lo avevo avuto personalmente, durante la duplice visita al loro booth durante lo scorso E3.
Questa Enhanced Edition, disponibile da qualche giorno tanto su Xbox One quanto su PS4 (versione testata), attesta in maniera incontrovertibile quanto infondere passione nel proprio lavoro paghi.



Ritorno a Rivellon
Per evitare di sforare tutti i limiti sulla lunghezza di una recensione, e tediare, nel contempo, i nostri lettori, cercherò di concentrarmi principalmente sulle novità inserite in questa Enhanced Edition, lasciando al summenzionato pezzo di Lorenzo la descrizione della trama e delle principali meccaniche di gioco: vi basti sapere che Divinity: Original Sin è stato da più parti indicato come il miglior gioco di ruolo del 2014, e, anche dopo l'uscita dell'altrettanto eccellente Pillars of Eternity, rimane uno dei punti più alti raggiunti nel campo dei giochi di ruolo negli ultimi quindici anni.
Merito di una scrittura ispirata, della cura maniacale per i dettagli, della libertà di scelta lasciata al giocatore, di un sistema di combattimento che unisce classicità ed innovazione...e potrei andare avanti ancora per molto.
Tra la miriade di migliorie apportate a questa versione per console, il comparto narrativo, che già eccelleva al tempo della release originale, risulta probabilmente quello meno ritoccato, con due, significative eccezioni: innanzitutto la presenza di un nuovo finale, che potrebbe spingere anche quanti hanno speso decine di ore su PC a tornare a Rivellon, ma anche una manciata di nuovi personaggi non giocanti e quest giver sparsi per il mondo di gioco, capaci di offrire qualche ora di gioco supplementare ai completisti.
I personaggi, l'intreccio, le reazioni del mondo alle scelte del giocatore, invece, sono rimaste immutate nella loro eccellenza, regalando, anche su console, stralci di grande scrittura, tra momenti di una certa drammaticità ed un umorismo sottile ma sempre presente.
Sono stati aggiunte nuove tipologie di nemici e, soprattutto, tre nuovi livelli di difficoltà, che rendono il gioco assai flessibile dal punto di vista dell'impegno necessario: selezionate il più basso, e vi troverete a godervi la storia, senza preoccuparvi troppo delle imboscate nemiche, mentre scegliendo l'ultimo disponibile, oltre a dovervi barcamenare con un singolo slot di salvataggio, avrete a che fare con un gioco tra i più difficili degli ultimi anni, soprattutto per gli standard console.
La passione dei Larian Studios trasuda anche da particolari apparentemente insignificanti: dopo l'uscita del gioco, il team di sviluppo si è preso la briga di osservare (tramite social network, il loro sito e il forum ufficiale) le tattiche più diffuse tra i giocatori per sbarazzarsi di dati nemici, rimettendo in seguito mano all'intelligenza artificiale per “insegnare” ai mostri ad evitare le tattiche più in uso per ucciderli. Chapeau.



Di bene in meglio
Se pensate che le aggiunte fin qui menzionate siano più che sufficienti e giustificare l'acquisto di questa Enhanced Edition, sappiate che la lista della spesa non è ancora giunta nemmeno a metà: abbiamo ancora da analizzare la nuova interfaccia, la stratosferica coop locale, le aggiunte al combat system ed il ciclopico lavoro svolto sul doppiaggio.
Andiamo con ordine, analizzando prima di tutto come il team belga abbia adattato al Dual Shock 4 (la prova è avvenuta su PS4) l'interfaccia di gioco: la nuova UI poggia, essenzialmente, su un doppio menu radiale, attivabile alla pressione dei due dorsali della console, con i tasti frontali delegati alle informazioni aggiuntive su quest, oggetti e personaggi (tasto triangolo) e alle azioni eseguibili con un dato oggetto (tasto quadrato).
Uno dei pochi aspetti migliorabili di Original Sin era proprio la gestione dell'inventario, a volte un po' confusionaria, soprattutto nelle fasi avanzate di gioco, quando il party si riempiva e l'inventario traboccava di oggetti: su console, inaspettatamente, le cose sembrano funzionare leggermente meglio, dopo una debita fase di apprendistato.
Selezionare e spostare oggetti tra i menu personali dei vari membri del party non è mai risultato così semplice, e la mancanza dell'accoppiata mouse/tastiera si sente solamente durante le fasi esplorative, perché nessuno dei due sistemi alternativi progettati dai Larian riesce ad eguagliare la precisione del puntamento del mouse.
Per il resto, giocare a questa Enhanced Edition su console non richiede, da parte dell'utente medio, un tempo di apprendimento maggiore della maggior parte dei giochi di ruolo visti negli ultimi anni e ottimizzati per i pad, come Dragon Age Inquisition o il recente The Witcher III.
Difficile, poi, non abbandonarsi a lodi sperticate quando si arriva a parlare della coop locale implementata per questa edizione: il mondo di Rivellon sembra essere fatto a posta per essere goduto da più giocatori contemporaneamente, che, oltre al divano, condivideranno anche la schermata di gioco, almeno finché le loro strade convergeranno.
In caso ognuno volesse intraprendere azioni differenti, un efficiente split screen entrerà in gioco, permettendo, di fatto, di condividere il mondo e le quest ma non necessariamente l'area di riferimento: non vedevo un'implementazione più efficiente ed intelligente della coop locale dai tempi della mai troppo lodata versione console di Diablo III.
Se vissuto da soli il mondo di gioco risulta uno dei più credibili e meglio realizzati tra quelli visti finora su console di attuale generazione, in compagnia di un amico (meglio se esperto, perché i combattimenti non perdonano), Divinity: Original Sin Enhanced Edition offre una delle migliori esperienze ruolistiche sociali di sempre.
Come se non fosse già sufficientemente sfaccettato e ricco di possibilità, il combat system gode dell'aggiunta di una nuova classe, l'Inquisitore, dell'introduzione delle bacchette (si rallegrino i maghi di tutto il mondo) e di quella delle granate, quanto mai utili soprattutto per il crowd control.
L'introduzione del dual wielding, poi, trasforma armi di supporto (come i pugnali) in potenziali strumenti di morte, offrendo un'opzione prettamente offensiva alle build disponibili, e va a nozze con l'ampliamento e la maggiore visibilità della backstab area, cioè quella zona in cui i danni sono massimizzati, alle spalle dei nemici.
Il lavoro svolto sul doppiaggio, che normalmente analizzerei nella sezione dedicata al versante tecnico, è così mastodontico da influire pesantemente anche sul gameplay, perché, grazie alla bontà delle voci scelte e alla cura riposta nella riproduzione di accenti e difetti di pronuncia vari, a giovarne sono soprattutto il coinvolgimento e il grado di immersione del giocatore all'interno del mondo di gioco.
Non guasta, poi, l'implementazione della traduzione amatoriale di un gruppo di fan italiani del gioco, grazie alla quale, a fronte dell'audio inglese, sarà possibile godere di sottotitoli nella nostra lingua.



Qualcosa in più, qualcosa in meno
La miriade di cambiamenti non poteva non comprendere anche l'aspetto tecnico, l'unico che, forse, non esce vincitore dal confronto diretto con la controparte PC: i sessanta frame per secondo sono diventati trenta, affinché il gioco possa gestire senza affanni la coop in split screen, e questo non farà piacere ai maniaci delle prestazioni a tutti i costi.
Va però detto che la solidità del motore di gioco è inappuntabile, e mai, durante le ore di test, sono incappato in rallentamenti di sorta, nemmeno quando mi sono messo a ruotare la telecamera in maniera folle per il puro piacere di farlo: eh sì, perché adesso, a differenza dell'anno scorso, la visuale è ruotabile a piacimento, con ripercussioni positive tanto nelle fasi in cui ci muoviamo in zone colme di trappole quanto durante alcuni combattimenti particolarmente affollati.
L'aumento delle dimensioni del font permette di leggere anche i testi più piccoli a diversi metri di distanza dal televisore, e, in generale, la cosmesi sembra molto vicina a quella ottenibile su personal computer con settaggi massimizzati, con solo qualche piccola incertezza visibile avvicinando oltremodo la visuale.
Detto dell'eccellenza raggiunta nel campo del doppiaggio, va sottolineato come l'intento di titoli come quello dei Larian Studios non sia sbalordire il giocatore con un comparto tecnico eccezionale (per quello ci sono i CD Projekt), quanto piuttosto ricreare un universo coerente e credibile, e, in questo senso, il comparto tecnico di questa Enhanced Edition raggiunge senza troppi problemi il suo scopo.
La longevità è quasi impossibile da quantificare: se decideste (ma perché, poi, dovreste farlo?) di correre fino ai titoli di coda, lasciandovi dietro la gran parte delle centinaia di quest secondarie, potreste impiegare una quarantina abbondante di ore; se, al contrario, decideste di ripulire il vostro quest log di tutti gli incarichi, potrebbero non bastarvi una novantina di ore.
Chiosa finale per un'abitudine che mi piace molto, e che avevo riscontrato già nella versione console di Wasteland 2: tutti i possessori della versione uscita lo scorso anno riceveranno tutte le aggiunte della Enhanced Edition sotto forma di update gratuito.
  • + Uno dei migliori RPG degli ultimi quindici anni
    + Eccezionale implementazione della cooperativa in locale
    + Interfaccia brillantemente adattata ai pad
    + Praticamente sconfinato
    + Pregno di possibilità tattiche
  • - Richiede tempo e dedizione per essere goduto appieno
voto
9

Ho deciso di premiare questa Enhanced Edition con un mezzo voto aggiuntivo rispetto alla versione dello scorso anno non solo per la miriade di aggiunte, migliorie ed ottimizzazioni apportate dal team di sviluppo, dal doppiaggio pressoché integrale delle linee di dialogo al nuovo finale, passando per la presenza di nuovi livelli di difficoltà, ma soprattutto per premiare il coraggio di una piccola casa di sviluppo nel portare su console un titolo tanto “hardcore”, pregno di meccaniche complesse e di possibilità tattiche, aggiungendovi, peraltro, una delle migliori cooperative in locale della recente storia videoludica.
Un assoluto must play se vi piacciono i giochi di ruolo, un'esperienza tanto totalizzante da soli quanto entusiasmante in compagnia, che terrà occupato il vostro cervello per un monte ore spropositato: la speranza è che, grazie all'architettura simile tra console di attuale generazione e PC, si vedano sempre più spesso porting realizzati con tale cura e dedizione.

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