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FIFA 16 vs PES 2016

FIFA 16 vs PES 2016

La verità, tutta la verità

Speciale
A cura di Vittorio “ViKtor” Valerisce del 05/10/2015
Sono passate circa due settimane dall’uscita dei nuovi episodi dei due più venduti, più amati, più odiati, più criticati, più famosi brand del panorama videoludico italiano. Mai come quest’anno l’attesa era carica di hype, perché nel 2014 avevamo assistito al ritorno del glorioso vecchio Re: PES 2016 doveva completare quanto iniziato dall'ottima versione precedente, e da FIFA 16 ci aspettavamo un contrattacco serio con cui rinsaldare la posizione sul trono, dopo una generazione (quella delle passate console) di incontrastato dominio.
Reduci da ore e ore spese pad alla mano, siamo pronti a spingerci fino al punto in cui altri non osano andare ed a rispondere alla più annosa delle domande: chi esce vincitore dall’ennesima, epica battaglia pallonara?
Grafica e sonoro
Missione ostica, quindi bando alle chiacchiere ed iniziamo. Il primo settore che andremo ad analizzare è forse anche il più semplice, ovvero il comparto tecnico. Qui si tratta di mettere di fronte il FOX Engine di Konami e l’Ignite di EA, motori concepiti per l’attuale generazione di console. Entrambi fanno bene il proprio dovere, brillando in ambiti differenti: PES 2016 dimostra una cura nei volti di molti giocatori che fa impallidire la concorrenza, la quale risponde con animazioni globalmente migliori e un capacità superiore nel riproporre le atmosfere a bordo campo. Va premiata, comunque, la voglia degli sviluppatori giapponesi di progettare un engine davvero nuovo.
Sul fronte del sonoro è FIFA 16 ad uscire trionfatore: noi italiani non abbiamo mai goduto di grandi telecronache nei simulatori calcistici (provate a modificare la lingua, vedrete la differenza), ma Pardo è abbastanza godibile da nascondere anche l’impostatissimo Nava e il redivivo Caressa. Stesso concetto vale per effetti, cori e colonna sonora, aspetti in cui storicamente EA brilla.
Pareggio senza gol, ma siamo solo all’inizio.
Gameplay e IA
Partiamo con due funzionalità che ci piacciono tanto: il Player ID e il Team ID vedono in PES 2016 il loro punto di arrivo, dopo anni di sviluppo e sperimentazioni, ed il risultato è lucente. Il realismo nelle giocate di molti campioni e grandi squadre è spiazzante e dona all’esperienza in singolo una varietà eccellente. Peccato che Konami abbia la morbosa capacità di tirarsi la zappa sui piedi (qualcuno ha detto Hideo Kojima?) e riesca quasi a rovinare tutto con una gestione degli arbitri disastrosa, con una reattività dei portieri degna di una terza categoria e con l’infallibilità nelle conclusioni della CPU che, a livello di difficoltà superstar, a volte bara spudoratamente e non fa nulla per nasconderlo. Certo, sono tutti difetti facilmente risolvibili con un paio di patch, ma ad oggi il loro impatto nell’economia della partita è pesante, troppo.
Dall’altra parte della barricata, EA sembra trascinarsi dietro da anni, senza fare molto per risolverlo, qualche problema nell’intelligenza artificiale. Ai livelli di sfida più alti, il Carpi ha il possesso palla del Barcellona e per noi poveri umani diventa dura destreggiarsi tra il tiki-taka avversario e un pressing asfissiante. L’impressione è che ridurre la stamina dei giocatori migliorerebbe automaticamente la situazione, ma i canadesi sotto questo punto di vista continuano a fare orecchie da mercante.
Certo, si può lavorare sulle slide, e a tal proposito vi consigliamo di tenere d’occhio questo forum, ma qualcuno obietterà che si tratta della classica coperta corta… noi qualche buon risultato lo stiamo ottenendo in tal senso, vi consigliamo di lavorarci un po’ su. D’altra parte, le opzioni di configurazione del mero gameplay sono tantissime e abbracciano qualunque tipo di giocatore. Dall’appassionato di FUT che vuole dribblare tre difensori con il suo Messi IF al ragioniere che imposta i controlli rigorosamente in “full manual”, pad alla mano è facile trovare il compromesso desiderato, pregio che alla concorrenza sostanzialmente manca. PES 2016 propone da qualche anno la sua variante del “full manual”, con esiti però non altrettanto buoni, tanto da spingere l’utenza media ad affidarsi ai settaggi di default, che garantiscono un approccio immediato e, ancor di più quest’anno, spettacolare, a discapito della profondità.
Al netto di IA e gameplay, dunque, trovare un vincitore sotto questo aspetto veramente dura, anche perché la variabile “soggettività” conta moltissimo. Se, però, Konami non pubblicherà a breve una patch risolutiva dei gravi problemi elencati…beh, ci siamo capiti.
Modalità single player
In un mondo videoludico sempre più orientato al multiplayer, i titoli sportivi rimangono un’isola felice per il giocatore singolo. E’ per questo che le aspettative sono ogni volta altissime, tanto più quando si parla di istituzioni come la Carriera di FIFA e monumenti come la Master League di PES.
Chi scrive è un fanatico della Master League, fin dai tempi di ISS Pro Evolution su Playstation. Ed è quindi con onestà intellettuale e senso critico che si sente di condannare Konami per aver peccaminosamente ignorato il suo cavallo di battaglia negli ultimi tempi. Il risultato è stata una versione 2015 imbarazzante per semplicità e contenuti, alla quale ha fatto seguito quest’anno qualche miglioramento e un minimo più di cura. Nulla di neanche lontanamente sufficiente a tornare ai fasti del passato, chiudendo pure gli occhi su una conduzione del mercato a tratti ridicolo per i prezzi con cui si portano a casa i top player.
La Carriera proposta da EA non è esente da difetti, alcuni dei quali presenti da diverse edizioni e su cui incredibilmente ancora non si è intervenuti, ma finalmente assistiamo a qualche introduzione corposa (allenamento tramite le prove abilità più che i tornei pre-stagionali) completante un pacchetto globalmente buono.
Come sempre, comunque, Il pregio di entrambe le modalità è garantire mesi e mesi di gioco potenziale, sinonimo di una longevità altissima qualunque sia la vostra preferenza.
Una breve parentesi la merita la sfida 1vs1 sulla stessa console, che rimane più spettacolare e immediata in PES 2016 e più varia e dura in FIFA 16; detto questo, e considerato quanto analizzato riguardo all’Intelligenza Artificiale, trovare un titolo che si distingua in modo netto è onestamente complicato.
Comparto Multiplayer
Sarebbe semplice, parlando di comparto online, limitarsi alla sfida tra Ultimate Team e MyClub, ma per quanto siano indiscutibilmente le due modalità più giocate (nel caso di FUT in modo schiacciante) è giusto dare voce anche alle altre. Stiamo parlando, ad esempio, del tanto bistrattato Pro Club che a noi continua a divertire tantissimo o, sempre per quanto riguarda FIFA, le stabilissime Stagioni classificate alle quali Konami ribatte con le storiche “Divisioni”. Date loro un’occasione.
Bene, ora che abbiamo la coscienza pulita, possiamo addentrarci nel mondo dorato delle figurine e dei palloni neri. Entrambe le offerte ludiche, vogliamo essere molto chiari, hanno le proprie magagne. EA ha lavorato nell’ottica di eliminare le fallimentari fasce di prezzo introducendo il Draft, metodologia più “democratica” per ottenere crediti e pacchetti. Quanto sarà efficace questa soluzione, però, lo capiremo solo sulla lunga distanza. Per il resto, il supporto degli sviluppatori, il net-code roccioso e la vitalità della community rimangono tre certezze assolute e anche per quest’anno nasconderanno gli atavici problemi che tutti conosciamo (dall’approccio forse esageratamente arcade a sporadici comportamenti “strani” in campo).
MyClub, dal canto suo, non sembra impegnarsi troppo per colmare il gap con FUT, che rimane piuttosto ampio. I difetti in questo caso sono abbastanza macroscopici: dalla discutibile gestione degli Agenti alla roulette russa nella “pesca” dei palloni, troppo sembra essere lasciato al caso, quasi a voler spingerci a spendere più GP possibili. In campo, poi, è frequente assistere a risultati tennistici, sintomo di un’incidenza dei top-player troppo marcata.
Chiudendo il quadro, l’esperienza multiplayer in PES 2016 risulta un’altra volta generalmente meno solida e varia rispetto a quella della concorrenza, trend che onestamente sarà difficile ribaltare nel prossimo futuro.
Licenze e Stadi
Qui PES 2016 subisce il goal vittoria e perde definitivamente la partita. Siamo d’accordo, la Champions è sempre la Champions, e non ci stancheremo mai di farci venire i brividi ascoltando la musichetta tanto amata da Galliani, ma da sola non può reggere il resto della scadente baracca.
FIFA 16 presenta la consueta devastante mole di licenze ufficiali, compreso il campionato europeo più affascinante (la Premier League) e la Bundesliga. La resa di questi due tornei varrebbe da sola il prezzo del biglietto (provate ad iniziate una carriera in Championship, ovvero in serie B inglese, rimarrete stregati dalle atmosfere), ma da non sottovalutare è l’attenzione da parte di EA ad alcune realtà in rapida ascesa: l’MLS (divertente ospizio per le ex-stelle del vecchio continente) e le nazionali femminili sono due ottimi esempi in tal senso, nonostante nel secondo caso si tratti chiaramente di un “contentino” per aumentare le vendite in territorio nordamericano.
Sulla questione stadi non ci sarebbe neanche da discutere, vista la grave povertà che Konami continua a tradire. Giocare sempre nella stessa manciata di impianti rovina l’esperienza complessiva, senza discussione.

Siamo arrivati alla fine della nostra disanima. E’ stata dura, ma il risultato finale è piuttosto eloquente: ad oggi, dovessero scendere in campo per una partita secca, FIFA 16 uscirebbe vincitore. Il perché è argomentato in modo approfondito nel testo dell’articolo, quindi non aggiungeremo altro. Fermo restando due punti fondamentali: la simulazione calcistica definitiva è ancora utopia e, soprattutto, lottare per il proprio gioco di calcio preferito è per tanti missione molto più importante che difendere la/il propria/o fidanzata/o. Scatenatevi.

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