Recensione di Dropsy

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, TECH
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Tendershoot
  • Lingua:

     Inglese - testi in italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     10 settembre 2015
- Un gioco di una bellezza inquietante
- Impianto da punta e clicca divertente
- Abbracciare chiunque fa realmente sentire più buoni, anche per poco
- Gli enigmi sono piacevoli da risolvere…
- …sebbene la struttura aperta del gioco tenda a rallentarne la risoluzione
- La storia, seppur a tratti deliziosa, avrebbe potuto essere un po’ più coraggiosa sul finale
A cura di (Mastelli Speed) del
Saltiamo preamboli e introduzioni varie, e diciamo subito che il titolo che stiamo per analizzare, ovvero Dropsy, è tutto sommato un bel gioco. Si tratta, però, di una bellezza un po’ inusuale, a tratti inquietante, e che ha bisogno di un minimo di ragionamento e sensibilità per essere apprezzata. Detto questo, cerchiamo allora di dire di più di un gioco che, da qualsiasi angolazione lo si voglia analizzare, è totalmente fuori dall’ordinario.


Quel lurido, amabile clown
Sviluppato da A Jolly Corpse e Tendershoot, e pubblicato da Devolver Digital, Dropsy è un’avventura grafica decisamente sui generis, a partire dal protagonista e dalla storia narrata. I giocatori, infatti, vestiranno i larghi panni di Dropsy il clown, la cui vita viene rapidamente sconvolta durante la cutscene iniziale. Nel corso di uno spettacolo, infatti, il tendone del suo circo prende fuoco, scatenando il panico per tutta la piccola cittadina che lo ospita. Dopo quest’episodio, l’intera popolazione vedrà nel clown una figura da evitare, se non da odiare, e così il nostro intraprenderà un’opera di redenzione del tutto particolare; la missione della paciosa figura da noi controllata, infatti, sarà quella di far felici le persone che incontrerà sulla sua strada, e tutto quello che chiederà in cambio sarà un bell’abbraccio. E’ questo, allora, il primo punto originale su cui si basa l’intero gioco, ovvero la ricerca della felicità delle altre persone, che poi porta anche a quella del buon Dropsy, che non perderà mai tempo per abbracciare alberi, animali e persone.
L’intera avventura viene narrata attraverso un espediente che non include alcuna linea di testo: in effetti, in Dropsy anche gli eventuali documenti scritti che si incontreranno saranno volutamente illeggibili, e scritti con una grafia incomprensibile. I personaggi, allora, comunicheranno con noi tramite delle vignette in cui troveranno posto le immagini che, grossomodo, corrispondono alle loro esigenze. Funziona un po’ come nei vari The Sims, considerato anche che i diversi personaggi si produrranno in versi e suoni che nel mondo di Dropsy dovrebbero corrispondere alle parole.
La storia che ne consegue è, così come il titolo nel suo complesso, molto positiva ma al tempo stesso crudele e, in qualche modo, inconcludente. Di sicuro durante tutta l’avventura non mancheranno colpi di scena e sorprese, ma la sensazione è che specie nel finale poteva essere fatto ancora un po’ di più. Il personaggio di Dropsy, in questo senso, riassume in pieno tutte le qualità e le parti oscure del gioco; il nostro clown è tenero, simpatico, ma allo stesso tempo inquietante. L’intero mondo di gioco, così, sembra possedere una facciata splendente e in cui tutto procede a meraviglia, che si va a scontrare con un’altra in cui le persone soffrono la fame, rimangono costrette a letto dalle malattie, e in generale sono vittime della società. Niente male per un’avventura grafica che i più esperti termineranno in non più di cinque ore, no?


Enigmi in libertà
Dal punto di vista del gameplay ci troviamo davanti a un punta e clicca che riesce a proporre qualche interessante variazione sul tema. Al contrario di molti altri titoli del genere, infatti, l’esperienza di gioco è totalmente libera dal punto di vista degli ambienti visitabili. Fin da subito, dunque, quell’adorabile canaglia di Dropsy potrà girovagare per l’intera cittadina che fa da sfondo alla storia, sebbene alcune zone risulteranno essere accessibili solo dopo aver risolto particolari enigmi. Questo vuol dire che, in buona sostanza, i giocatori potranno approcciare la maggior parte dei puzzle nell’ordine preferito, considerato che non riuscire a venire a capo di una certa sfida logica non significherà rimanere bloccati del tutto. Tutto questo, però, ha una ripercussione abbastanza importante sul ritmo di gioco: considerato che le ambientazioni da visitare saranno molte, e peraltro subito disponibili, molte volte si perderà del tempo prezioso andando in giro per la città solo per sperare di raccogliere un indizio o semplicemente raggiungere un dato personaggio. Questa particolare situazione verrà parzialmente risolta a partire da circa metà gioco, e precisamente nel momento in cui il buon vecchio Dropsy potrà passare velocemente da una location all’altra (grazie a un artificio narrativo di cui preferiamo non darvi menzione, tanto per evitare di spoilerare più del necessario).
Per parlare della natura degli enigmi, poi, è necessario citare per prima cosa la particolare abilità del protagonista, che potrà in qualche modo dialogare e interagire con diversi animali: si inizierà con un cagnolino pulcioso e si continuerà con altri aiutanti che si incontreranno nel corso del gioco. Tutti questi animali coraggiosi saranno utilizzabili anche dal giocatore, e anzi dovranno essere adoperati più volte nella risoluzione di enigmi e sfide logiche. Questo fa intuire come molti dei puzzle di Dropsy con protagonisti gli animali siano legati all’interazione con gli oggetti e l’ambiente in generale; molte volte, infatti, l’obiettivo sarà quello di raggiungere un determinato luogo, o una certa stanza, di modo da poter raccogliere o visionare oggetti altrimenti inaccessibili al nostro clown. Altre volte, invece, bisognerà utilizzare oggetti con determinati personaggi che ci sbarrano la strada o ci impediscono l’accesso a determinate aree, e altre volte ancora bisognerà capire quali sono le esigenze dei nostri simili. Come detto in precedenza, infatti, Dropsy vuol fare felici le persone a lui vicine, e per fare ciò dovrà interpretare le vignette descritte poc’anzi, e capire di cosa hanno bisogno i personaggi. A questo proposito, nella barra posta in alto sopra lo schermo, contenente anche il capiente e sempre affollato inventario, trova posto il pulsante più importante di tutti, ovvero quello degli abbracci. C’è da dire che stringere la braccia attorno agli altri esseri viventi (animali o umani che siano, sia chiaro), avrà un effetto differente da caso a caso. Alle volte potrà sbloccare una determinata situazione, e altre volte sarà il coronamento di un enigma portato a compimento. Nel dubbio, allora, il consiglio è di provare ad abbracciare qualsiasi cosa capiti a tiro.
Tutte queste sfide logiche propongono una certa varietà di obiettivi, per un livello di difficoltà complessivo non del tutto alto, ma comunque più che godibile. La fase in cui si perderà più tempo, lo ripetiamo, sarà quella di ritrovamento degli oggetti, considerato che la quasi totalità della mappa è immediatamente disponibile fin dall’inizio del gioco. Si potrebbe dire che alcune sfide si basino su una logica fantasiosa e farlocca, ma tutto sommato nell’ambito di un’avventura punta e clicca di stampo classico si tratta di un difetto su cui è possibile soprassedere parzialmente.
Assume una certa importanza, invece, il ciclo giorno/notte: in Dropsy, infatti, lo scorrere del tempo è elemento centrale nella risoluzione degli enigmi, visto che avrà come effetto primario lo spostamento dei personaggi secondari e il cambiamento delle interazioni con gli stessi. I negozi che di giorno sono aperti, tanto per fare un esempio, di notte saranno chiusi, e coloro i quali li occupano quando il sole è sorto saranno in tutt’altri posti durante la pausa notturna. Questo significa che alcuni enigmi potranno essere risolti solo in un determinato momento della giornata, e tutto ciò aumenta la difficoltà della sfida.


Ogni cosa è bella, a suo modo
L’aspetto tecnico è un altro elemento che contribuisce a donare a Dropsy quella bellezza un po’ inquietante di cui parlavamo nell’introduzione. Il lato grafico, ad esempio, propone una scelta stilistica diventata oramai classica tra le avventure grafiche indipendenti, e che si basa su una pixel art ispirata e per quanto possibile particolareggiata. Il punto forte è, come prevedibile, la realizzazione di Dropsy stesso: a vederlo, infatti, l’amabile clown è decisamente bruttino, ma diventa visivamente adorabile nel momento in cui abbraccia alberi o animali di varia natura. L’intera ambientazione restituisce scorci gradevoli, e personaggi spesso caricaturali che ribadiscono il concetto di bellezza un po’ “particolare” proposto dal gioco.
Anche il comparto audio provvede a creare la giusta atmosfera, con numerosi accompagnamenti di generi musicali diversi associati alle diverse schermate che andremo ad analizzare. Nell’analisi dei rumori ambientali rientrano anche i versi con i quali i personaggi si esprimono, oltre che i suoni di soddisfazione emessi da Dropsy nel momento in cui è possibile abbracciare qualcuno. Da menzionare, poi, la possibilità di ascoltare o meno il rumore dei passi di Dropsy; si tratta ovviamente del classico rumore delle scarpe da clown che da una parte diventerà la cosa più fastidiosa che possiate ascoltare, ma dall’altra aiuterà ancora di più ad aumentare la tenerezza verso questo strambo personaggio.
Recensione Videogioco DROPSY scritta da MASTELLI SPEED Dropsy è un punta e clicca totalmente fuori dall’ordinario, sia per la storia narrata, che per il personaggio principale. Impersonare un clown e andare in giro ad abbracciare le persone, cercando di farle felici, è un’attività che riesce a sorprendere e ad avere un effetto rilassante, se non ristoratore. C’è da dire che il gioco ha un suo interesse anche dal punto di vista del gameplay, sebbene la struttura aperta renda a volte troppo lenta la fase di risoluzione degli enigmi, e che in qualche modo la narrazione avrebbe anche potuto essere un po’ più coraggiosa, e forse meno criptica. Al di là di queste considerazioni meramente tecniche, e senza essere retorici, l’unica cosa da dire per concludere è che nel gioco in questione al posto di sparare si abbraccia, e al posto di abbattere il nemico si cerca di far felici le persone. Si tratta pur sempre di sensazioni belle, positive, e che danno ispirazione. E di queste cose, videogiochi o meno, ne abbiamo tutti bisogno.
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