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The Legend of Zelda: A Link Between Heroes

The Legend of Zelda: A Link Between Heroes

Terza puntata

Speciale
A cura di del
Continua la pubblicazione di The Legend of Zelda: A Link Between Heroes, romanzo di Andrea Paone e vincitore del concorso indetto su Spaziogames che ha messo in palio due biglietti per il concerto The Legend of Zelda: Symphony of The Goddess, tenutosi venerdì 24 aprile scorso presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano.

Qui la prima puntata.
Qui la seconda puntata.

The Legend of Zelda: A Link Between Heroes
di Andrea Paone



Triforza
La luna piena illuminava con luce tenue il borgo cittadino, completamente desolato. Una grande piazza fungeva da centro, attorno alla quale si diramavano strade e abitazioni, espandendosi fino alle mura che ne delimitavano i confini. Il castello, che svettava in lontananza, si imponeva su qualsiasi altro tipo di costruzione, rendendolo perfettamente visibile da ogni angolo del centro abitato. La sensazione che quel posto fosse privo di anima viva era tradita solo dalla presenza di alcune fioche luci, che era possibile intravedere da una manciata di abitazioni. Le strade invece era totalmente deserte, prive anche degli animali randagi che solitamente fuoriuscivano la notte in cerca di cibo. Carl era sicuro che quel clima, quasi spettrale, fosse la conseguenza della tirannia di Ganondorf, capace di terrorizzare la popolazione anche dall'uscire dalla propria casa, soprattutto di notte. Il giovane attraversò cautamente la piazza della città, osservando la fontana che sorgeva al centro di essa, ormai priva del suo passato splendore, essendo questa trascurata da tempo. La piazza fungeva da intersezione fra le arterie principali del borgo, delle quali quella più vasta ed estesa proseguiva in linea retta in direzione del castello.
Nonostante il suo procedere guardingo, Carl non incontrò anima viva attraversando la cittadina, riuscendo pertanto a raggiungere in breve tempo l'area che separava il borgo dal castello. Si trattava di una vasta zona all'aperto, collinare, attraversata da un sentiero battuto dalla forma serpeggiante. A differenza del borgo, Carl intuì molto presto che la zona era presidiata da guardie, visibili in lontananza grazie alla luce emanata dalle torce che impugnavano. Il giovane sapeva di non dover tradire in alcun modo la propria presenza, poiché Ganondorf non avrebbe tardato ad imprigionarlo qualora fosse stato scoperto e catturato. Doveva evitare il sentiero principale, maggiormente battuto, in favore del suolo ricoperto dalla vegetazione. Carl proseguì lungo il sentiero fino a quando non notò il cancello in muratura che ne impediva il proseguimento. La forma rettangolare della costruzione era attraversata al centro da un'apertura ad arco, delimitata da una solida cancellata in ferro. La volontà di abbandonare la strada principale, divenne imperativa alla vista di quell'ostacolo, che oltre ad ostruire la via, fungeva da presidio per le guardie. La strada su cui si trovava Carl era fiancheggiata da scoscese pareti di roccia, che rendevano assai difficoltoso superarle per raggiungerne la sommità.
Guardandosi attorno il giovane individuò quello che sembrava essere l'unico albero presente ai margini laterali del sentiero. Scalandolo avrebbe forse potuto utilizzarlo per raggiungere la zona sopraelevata, al di là della parete di terra e roccia. L'albero sembrava essere una grossa conifera, dai rami abbastanza spessi da poter reggere l'esiguo peso di Carl, senza che questi cedessero, con il risultato di una rovinosa caduta. Non essendo abituato a quel genere di movimenti, il ragazzo dovette tentare più di una volta, riuscendo dopo solo diversi tentativi, e con non poca fatica, a raggiungere un ramo abbastanza alto e solido da poter essere utilizzato per i propri scopi. Quella scalata avrebbe potuto comportare un rischio ben maggiore di una semplice caduta, quando un grosso ragno dorato precipitò da uno dei rami ad un soffio dalla sua testa del ragazzo, rischiando di farlo urlare per lo spavento.
Fortunatamente scendere dall'albero fu molto più facile che salire sopra di esso, il ramo scelto da Carl si trovava quasi rasente al terreno oltre la parete, cosa che gli permise di arrivarvi con un semplice salto. La zona sopraelevata era interamente coperta dalla vegetazione, ed era priva di guardie, che pattugliavano principalmente la strada. Proseguendo in linea retta, Carl avrebbe potuto raggiungere la scalinata che dava sull'entrata del castello, ma anche quella, come si aspettava, era protetta da diverse guardie. Il giovane decise dunque di procedere rasentando la parete rocciosa alla sua sinistra, per cercare una possibile via. Doveva essere il suo giorno fortunato, poiché Carl riusci a trovare una parete scalabile che conduceva su una formazione rocciosa sopraelevata, da cui era possibile saltare nel perimetro interno del castello. L'imponente costruzione era collegata all'esterno tramite un altro ponte levatoio, mentre il suo perimetro era delimitato da un fossato in cui scorreva dell'acqua che defluiva dal castello. Il ponte era naturalmente alzato, ma Carl sapeva già come entrare all'interno. Deku era stato molto chiaro sull'ubicazione del passaggio laterale che avrebbe dovuto condurlo all'interno. Altrettanta chiarezza però non aveva avuto nel descrivere cosa effettivamente fosse quel passaggio: si trattava di una piccola apertura sulle mura, da cui fuoriusciva l'acqua che riempiva il fossato. Sebbene l'idea di bagnarsi completamente in piena notte non lo esaltasse, Carl si infilò nel pertugio, percorrendo tutta la sua lunghezza carponi. Fortunatamente l'acqua era abbastanza bassa da consentirgli di procedere spedito fino all'uscita.

Il passaggio lo condusse in quelli che sembravano dei giardini interni, riccamente abbelliti con statue, fontane e siepi perfettamente potate. Carl dovette rinunciare alla contemplazione di quei magnifici giardini a causa delle guardie che pattugliavano quella zona, da una parte in numero ridotto rispetto all'esterno, ma avvantaggiate dalle dimensioni circoscritte dell'ambiente, che ne avrebbero reso più arduo il superamento. Carl ebbe anche l'occasione di osservare da vicino una di queste guardie, approfittando della copertura offertagli da una delle siepi. Indossavano pesanti armature e brandivano una picca dall'aspetto minaccioso, tuttavia avevano un comportamento a dir poco singolare, che li portava a ripetere le stesse azioni e lo stesso percorso meccanicamente, come se fossero dei burattini. Era evidente che la magia di Ganondorf aveva preso il controllo della mente di quegli uomini, assoggettandoli totalmente al proprio volere.
Superarle non fu facile: grazie al sangue freddo, alle bassa statura, alla scarsa visibilità e allo sciabordare dell'acqua che ne copriva i suoni, Carl riuscì ad eluderle, senza che queste si accorgessero della sua presenza. I giardini terminavano in una grande sala ottagonale, priva di soffitto, dove al centro sorgeva uno spiazzo della stessa forma, circondato esternamente da una canale colmo di acqua cristallina. La piattaforma era interamente coperta da un prato curato, su cui crescevano piccoli arbusti e fiori colorati. L'ambiente era rischiarato da raggi lunari, che dall'alto filtravano all'interno, riflettendosi sull'acqua. Era un luogo magnifico, il perfetto connubio fra natura e architettura. Sulla parte superiore dello spiazzo si innestava una breve scalinata in marmo bianco, che fungendo da ponte, proseguiva fino alla parete, dove si trovava una finestra ad arco. Fortunatamente sembrava non esserci nessuna guardia a presidiare quell'ultima porzione dei giardini.
Carl attraversò lentamente lo spiazzo ottagonale, dirigendosi verso la finestra davanti a lui. Se fosse stata aperta avrebbe potuto utilizzarla per entrare negli ambienti interni del castello, dove Zelda era sicuramente tenuta prigioniera. Oltre le vetrate della finestra ad arco era possibile intravedere una stanza riccamente decorata, illuminata fiocamente da un'unica candela posizionata sul pavimento al centro della stanza. La piccola fiamma tremolava debolmente, rischiarando parzialmente la figura minuta dell'individuo che si trovava accanto ad essa. Questa dava le spalle a Carl ed era in ginocchio, con il capo chino, come se stesse pregando. La cosa che più colpì il giovane fu la sua cascata di capelli dorati che arrivavano quasi a toccare terra. Essendo di spalle non era possibile intravederne il volto, tuttavia Carl aveva la sensazione di aver già visto quella fanciulla, o più correttamente sentito.
«Z-zelda?» La voce emessa da Carl non era altro che un flebile bisbiglio, più per l'emozione provata, che per la volontà di non fare rumore. La figura prona sentendo la voce alle sue spalle si voltò immediatamente, facendo sì che il suo volto venisse illuminato dalla candela. Anche con la scarsa illuminazione offerta dal cero, la bellezza della fanciulla era evidente: i suoi occhi erano dello stesso colore del cielo d'estate, la sua pelle chiara e liscia come l'alabastro, i suoi lineamenti morbidi ed aggraziati come le nuvole. Dal suo capo sporgevano un paio di piccole orecchie a punta, che la identificavano inequivocabilmente come abitante di Hyrule.
«Carl!? Alla fine sei veramente arrivato...» La giovane donna si alzò rapidamente, tenendosi le lunghe vesti in modo da non esserle da intralcio, precipitandosi poi alla finestra.
«Scusami se arrivo solo ora.» Disse Carl tenendo lo sguardo basso.
«Sono io a dovermi scusare con te. Avrei dovuto chiedere il tuo consenso prima di spingerti in tutto questo, ma purtroppo sono stata costretta ad agire rapidamente.» Zelda sembrava veramente addolorata per ciò che aveva fatto, sebbene il suo intento fosse nobile.
«Quindi sei stata tu portarmi ad Hyrule? Perché io? Cosa sta succedendo a questo posto? Chi...» Le mille domande che continuavano a tormentare Carl iniziarono a riversarsi su Zelda come un fiume in piena. La necessità di chiarire i propri dubbi era troppo pressante per essere trattenuta.
«Aspetta.» Disse Zelda gentilmente, interrompendo Carl «Lascia che ti racconti tutta la storia. Avrai senz'altro sentito parlare di Ganondorf... vero?» La fanciulla nel pronunciare quel nome ebbe un brivido, come se il solo nominarlo potesse attirare la sua attenzione.
«Sì, è un potente stregone. So che si è impadronito del castello e che ti tiene prigioniera.»
Lo sguardo della fanciulla si rabbuiò nel sentire quelle parole. «E' esatto. Purtroppo Ganondorf ha fatto molto più che impadronirsi del castello. Il suo vero intento era quello di mettere le mani sulla leggendaria Triforza, cosa che è riuscito a fare, almeno parzialmente.»
Carl non aveva mai sentito parlare di questa Triforza, ma dall'espressione di Zelda era facilmente intuibile che si trattasse di qualcosa di potente, che mai sarebbe dovuta cadere nelle mani di un individuo scellerato come lo stregone dell'est. «Triforza? Parzialmente?»
«La Triforza è un'antichissima reliquia, lascito degli Dei e antica quanto il mondo stesso. Essa è in grado di concedere qualunque desiderio al suo detentore, ma solo chi è in possesso di un grande equilibrio può averla. Quando Ganondorf toccò la reliquia essa si divise nelle sue tre parti fondamentali, rappresentate dal potere, dalla saggezza e dal coraggio. La prima venne assorbita dallo stregone, essendo il suo animo colmo dalla volontà di ottenerne sempre di più potere. Il secondo pezzo, quello della saggezza, venne assorbito dalla mia persona, mentre mi trovavo costretta ad assistere impotente a quella terribile scena. Per il terzo pezzo, ovvero quello del coraggio, le cose andarono diversamente. In principio esso sarebbe dovuto andare a Link, il nostro eroe più valoroso, ma Ganondorf sapendo del pericolo che avrebbe potuto rappresentare se avesse ottenuto il pezzo della Triforza, cercò porvi rimedio. Con la sua magia oscura, amplificata incredibilmente dalla reliquia, cercò di ghermire il frammento del coraggio, per catturarlo o al limite distruggerlo. Come dicevo però il suo successo fu solo parziale: il pezzo colpito dall'oscurità si frammentò in due parti. Una di queste venne assorbito da Link, come era destinato che fosse, l'altro invece andò fuori controllo, aprendo uno squarcio tra il mio e il tuo mondo. Probabilmente ti starai chiedendo qual'è il tuo ruolo in questa vicenda, che apparentemente non sembra aver nulla a che fare con te.»
Carl che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio, si ritrovò completamente privo di parole, pendendo totalmente dalle labbra della fanciulla.
«Quel frammento» Continuò Zelda «ha viaggiato fino a raggiungere il tuo mondo, ed è finito in te, Carl.» Disse la principessa, puntando l'indice affusolato verso il ragazzo. Dopodiché rimase in silenzio, come se volesse attendere la reazione del suo interlocutore prima di proseguire.
«Perché proprio io?» Carl non dubitava in alcun modo della veridicità delle parole della fanciulla, ma non riusciva a capacitarsi del perché proprio lui tra tutti, fosse stato scelto.
Zelda si aprì in un sorriso dolce e rassicurante. «La Triforza ha scelto te in virtù del tuo grande coraggio.»
«Allora deve essersi sbagliata, io non valgo nulla. Non c'è nulla che riesca a fare da solo, il coraggio è l'ultima cosa che mi si possa attribuire.»
Di rimando la principessa scosse leggermente la testa, continuando a sorridergli. «Non è vero, e tu lo sai. In pochi avrebbero potuto arrivare fin dove sei arrivato tu, mettendo a repentaglio la propria vita per salvare quella di un'estranea. Forse non te ne rendi ancora conto, ma il coraggio che hai dimostrato è degno di un vero eroe. La Triforza non ha sbagliato.»
Nonostante le parole di Zelda dichiarassero il vero, Carl continuava a dubitare di sé stesso e delle proprie capacità. «Io però non ho mai sentito questa Triforza dentro di me.»
«Purtroppo il frammento del coraggio, lontano dal suo mondo, si è assopito completamente. I suoi poteri giacciono all'interno di te. Ma mettiamo momentaneamente da parte questo discorso e lascia che continui a raccontarti ciò che è accaduto. Ganondorf sicuro di poter regnare incontrastato in seguito alla rottura della Triforza del coraggio, iniziò a tiranneggiare sull'intera Hyrule, diffondendo l'oscurità e instillando il terrore nei suoi abitanti. Sebbene mi tenesse sotto stretto controllo, sono riuscita, grazie alla Triforza della Saggezza, a sfruttare lo squarcio apertosi fra i due mondi, per portarti ad Hyrule. Devi sapere che nella nostra famiglia una leggenda viene tramandata da tempo immemore, di generazione in generazione. Questa leggenda parla di un male oscuro proveniente da est, e della disperazione che esso avrebbe portato su tutta Hyrule. Questo male sarebbe stato sconfitto solo dall'intervento di due eroi provenienti da mondi diversi, che avrebbero dovuto unire le forze. Immagino che tu sappia già chi sono i due eroi di cui parlo.»
«Link... ed io.» Disse il giovane con un filo di voce, continuando a dubitare di ciò che aveva appena detto.
Zelda annuì lentamente. «Sì, solo voi due potete liberarci da Ganondorf. Sono profondamente dispiaciuta per ciò che ho dovuto farti passare, e per ciò che passerai in futuro, ma devi capire che ogni mia azione è legata alla volontà di salvare Hyrule.»    
«Io... capisco. Non so se sarò veramente in grado di fare ciò che dice la leggenda, ma farò tutto il possibile per aiutarvi.» La conoscenza della verità non aveva cambiato la decisione di Carl, che continuava a voler proseguire sul percorso che aveva scelto.
Le parole del giovane eroe resero Zelda entusiasta. «Non è mia intenzione costringerti, ma se davvero vuoi prestarci il tuo aiuto, io e tutti gli abitanti di Hyrule te ne saremo immensamente grati. Devi sapere che questa via ti porterà a scontrarti con lo stesso Ganondorf, in una lotta che deciderà le sorti dell'intero regno. Tuttavia per avere una speranza di successo, devi risvegliare il frammento di Triforza che è in te.»
«Dimmi solo cosa devo fare. Non mi serve altro.»
«Dovrai recarti dai tre saggi, ognuno dei quali ti sottoporrà ad una prova diversa. Se le supererai ti aiuteranno a risvegliare il tuo vero potenziale. Il primo saggio è Darunia, il patriarca dei Goron, gli abitanti del Monte Morte.» Carl cercò di tenere a mente tutti quei nomi, consapevole dell'importanza che essi avevano.
«Anche Link, l'eroe del nostro mondo, sta compiendo un viaggio simile al tuo per recuperare la leggendaria spada che...» Zelda si interruppe improvvisamente. La terra iniziò a vibrare, mentre l'aria si faceva carica di oppressione, gravando sul corpo di Carl come se fosse pesante e consistente.
«E' Ganondorf, sta iniziando a sospettare della tua presenza!» Per la prima volta gli occhi calmi della principessa si incresparono, riempiendosi di terrore.
«Dobbiamo sbrigarci allora! Come faccio a farti uscire?»
«No, non c'è tempo! Devi lasciarmi qui, so badare a me stessa.»
«Non posso farlo! Sono venuto qui per salvarti...»
«Se Ganondorf ti catturasse sarebbe la fine! Fallo per tutti noi, fallo per me...»
Maledicendosi per essere ancora una volta impotente, Carl si voltò, mentre serrava i pugni talmente forte da fargli sbiancare le nocche. «Tornerò. E' una promessa.» Disse il giovane guerriero, prima di fuggire dalla direzione in cui era venuto.

Carl ansimava vistosamente, completamente zuppo di sudore. I suoi poloni si contraevano e dilatavano spasmodicamente, bruciando per lo sforzo compiuto. La sua rocambolesca fuga lo aveva portato nuovamente alla piazza della fontana, ancora completamente deserta. Correre così a lungo e con la preoccupazione di essere catturato da un momento all'altro, aveva sfiancato Carl, che puntando le mani alle cosce si piegò in avanti, cercando di riprendersi. Improvvisamente un urlo disumano scaturì dal castello in lontananza, talmente forte da assordare momentaneamente il giovane, che si portò le mani alle orecchie, dolorante. L'urlo fu seguito dalla formazione di una coltre nera come la pece, che espandendosi a velocità allarmante, avviluppò l'intero castello, che sparì dietro di essa. Davanti agli occhi attoniti di Carl, la coltre andò a formare una gigantesca cupola, totalmente impenetrabile. Il giovane era sicuro che sarebbe rimasto polverizzato se fosse entrato in contatto con essa, anche se per un solo istante. I suoi pensieri andarono inevitabilmente a Zelda, ancora rinchiusa in quel luogo terribile. Voleva aiutarla, doveva aiutarla, ma per farlo aveva bisogno di diventare più forte. Nessuna prova o sfida lo avrebbe fermato.

Goron
Fino a quel momento Carl non aveva ancora realizzato a pieno la pericolosità del suo compito e del viaggio che avrebbe dovuto intraprendere, ma dopo gli eventi al castello di Hyrule le cose erano decisamente cambiate. Assistere in prima persona all'immenso potere oscuro di Ganondorf aveva avuto sul giovane eroe lo stesso impatto di una secchiata di acqua gelida. Quel confronto, seppur indiretto, aveva impresso nella sua mente una consapevolezza che non sarebbe mai più stata cancellata. Il suo obiettivo finale era quello di scontrarsi con lo stregone, ma quella prospettiva lo terrorizzava. Sperava solo che il potere custodito dentro di lui gli avrebbe dato abbastanza forza e coraggio per continuare a proseguire, poiché l'abbandono dell'impresa avrebbe comportato la fine di quel mondo, che pian piano stava imparando ad amare.
Nascondersi nei vicoli più bui della città, aspettando il mattino, era stato stancante, poiché la tensione di essere scoperto non gli permise di chiudere occhio nemmeno per un istante. Ma nonostante le pattuglie di Ganondorf che setacciavano il borgo, Carl riuscì a fuggire quando il ponte levatoio venne alzato alle prime luci dell'alba. La prospettiva di ritornare nella piana non era certamente rassicurante, ma queste preoccupazione svanirono quando il giovane mosse i primi passi nell'immensa distesa erbosa, che era ritornata un luogo di pace e tranquillità. Carl iniziò a riflettere su quanto quella piana rispecchiasse la natura stessa di Hyrule, un mondo pieno di gioia, serenità e bellezza, ma anche di pericoli, paure e sofferenza. La questione non era dissimile dall'eterna lotta fra il bene e il male che più volte gli era stata raccontata da bambino, in cui entrambi gli aspetti coesistevano per garantire l'equilibrio.
Trovare il Monte Morte fu più facile del previsto: in direzione nord-est svettava un vulcano incredibilmente alto, a tal punto da poter facilmente costituire la più alta cima dell'intera Hyrule. La vetta del monte era parzialmente velata da un'aureola di gas e polveri, prodotta dall'attività del vulcano stesso. Carl sapeva che i Goron vivevano all'interno di quel vulcano, quindi per raggiungerli avrebbe dovuto cercare un'entrata che conducesse al suo interno. Senza nessuna indicazione però sarebbe stato estremamente difficile trovarla, considerando la vastità della montagna. Il cammino di Carl verso il Monte Morte lo portò infine a raggiungere i pressi di una lunga scalinata che saliva proprio in direzione del suddetto monte. Un cartello in legno che puntava in quella stessa direzione diceva “Per il villaggio Calbarico”. Il giovane si ritenne fortunato, in quel villaggio avrebbe potuto ottenere informazioni utili per raggiungere i Goron.
«Hoo hoot!» Un grosso gufo bubolando scese dall'alto, fino a posarsi su uno dei grossi rami dell'albero alla destra di Carl. Quello era di certo il volatile più grosso e maestoso che il giovane avesse mai visto: il suo piumaggio perfettamente uniforme sfumava dal marrone al beige, con tinte color panna e sabbia. Il volto del gufo riportava una livrea molto particolare, formando strani segni tramite variazioni di colore delle piume. Sopra i grandi occhi blu del volatile spuntavano due lunghissimi ciuffi di piume, dall'aspetto simile ad un paio di bizzarrissime sopracciglia. Il gufo si limitava ad osservare Carl, piegando lievemente il capo tramite piccoli scatti. Il giovane pensando di essere davanti ad un normalissimo esemplare della fauna locale, cercò di ignorarlo, proseguendo dritto.
«Salute giovane Carl!»
Il ragazzo si voltò di scatto sentendo quelle parole, ma dietro di lui non c'era anima viva.
«Guarda qua su!»
In quel momento Carl capì che la voce che aveva sentito proveniva proprio dal grosso gufo sull'albero a lui vicino. Il ragazzo era certamente sorpreso, ma aveva passato abbastanza tempo ad Hyrule da aspettarsi di incontrare le più bizzarre creature, compresi grossi gufi parlanti.
«Ehm... salute?» disse Carl, incerto su come rivolgersi al suo strano interlocutore.
«Sembra che sia finalmente giunto il tempo per iniziare la tua avventura! Sei pronto per affrontare le difficoltà che incontrerai lungo il tuo cammino?» Mentre parlava il vecchio gufo continuava a muovere meccanicamente la testa, mantenendo però gli occhi fissi sul giovane eroe.
«Penso... di sì. Ma tu chi saresti?» Disse Carl palesemente perplesso. Quello strano gufo era piombato lì all'improvviso e sembrava conoscere perfettamente le intenzioni del giovane.
«Oh non fare caso a me, sono solo un normalissimo gufo, Hoo hoo Hoot!» Improvvisamente il rapace ruotò la testa, fino a capovolgerla del tutto. Da quella posizione la livrea che gli contraddistingueva il volto assunse le sembianze di un secondo viso, caratterizzato da dei piccoli occhietti curiosi. Inutile dirlo, l'inquietudine di Carl non faceva altro che aumentare.
«Come immagino già saprai devi trovare il saggio Darunia, patriarca dei Goron. Per raggiungere l'ingresso delle loro caverne dovrai scalare il Monte Morte sopra di noi. Attraversa il villaggio Calbarico per raggiungere il sentiero alle pendici della montagna, seguendolo riuscirai ad arrivare alla destinazione che cerchi. Darunia è un tipo un po' rozzo, ma è di buon cuore, ti aiuterà di certo. Vuoi ascoltare di nuovo quello che ti ho detto? Sì o no?» Chiese riportando la testa alla posizione originaria.
«Ehm no, credo di aver capito tutto.»  Disse Carl mentre continuava a grattarsi la testa, perplesso.
«Hoooo, sei un ragazzo intelligente! Buona fortuna allora, hoo, hoo.» Senza attendere la risposta di Carl, il grosso gufo spiccò il volo, salendo di quota fino a sparire del tutto.
«Grazie...?» Quell'incontro era stato uno dei più strani che avesse mai fatto, ma il gufo gli era stato molto utile. Adesso sapeva esattamente dove andare per trovare i Goron. Mentre si domandava se avrebbe mai incontrato di nuovo il benevolo rapace, Carl iniziò a salire i gradini che conducevano al villaggio vicino.

A differenza del borgo presso il castello, il villaggio Calbarico era un luogo molto diverso: le poche case presenti sorgevano ben distanziate fra loro, oltre ad essere disposte su più livelli di altezza. Fra tutti gli edifici quello più caratteristico era un grosso mulino, posto in cima ad una collina a limitare del villaggio. Le strade pavimentate era sostituite dalla nuda terra, su cui qua e là sorgevano delle scalinate in pietra che conducevano alle zone sopraelevate. Quella che doveva essere presumibilmente una cittadina tranquilla era in un vero e proprio fermento: le strade erano piene di persone con in mano valigie e bagagli, mentre diversi bambini correvano inseguendo quelle che sembravano delle galline. Non ci volle molto prima che Carl capisse che tutte quelle persone provenivano dai pressi del castello, fuggite a causa della tirannia di Ganondorf. Sebbene la situazione fosse difficile e disperata, tutti si davano un gran da fare per consentire agli esuli di avere un tetto sopra la testa e un pasto caldo. Gli abitanti di quel villaggio dovevano essere persone di buon cuore per impegnarsi così tanto nell'aiutare il prossimo.
Carl attraversò rapidamente le vie e le rampe di gradini che conducevano verso l'alto, evitando di fermarsi o di dare nell'occhio. Il tempo era fondamentale per quell'impresa, Zelda continuava ad essere prigioniera del tiranno. Il confine più alto del villaggio era delimitato da un solido cancello, presidiato da un'unica guardia. Al di là di esso si estendeva una lunga via che costeggiava la parete della montagna, conducente sul Monte Morte. Tutto normale insomma, se non fosse per la strana maschera che la guardia indossava sul viso. Essa era di colore giallo e sembrava rappresentare una sorta di topo o volpe.
«Scusi, è possibile passare il cancello?»
La guardia che fino a quel momento sembrava gongolare di felicità rivolse il viso coperto verso Carl. «Ma certo che è possibile! Oggi mi sento generoso, passa pure! Non è bellissima la mia nuova maschera?»
«Lo è certamente... beh grazie, le auguro buona giornata!» Sorpreso piacevolmente per la disponibilità della guardia, Carl superò rapidamente il confine del villaggio inoltrandosi nel sentiero che avrebbe dovuto condurlo su per il monte.

La montagna era un luogo ostile e selvaggio, lo stesso sentiero che Carl stava percorrendo non era altro che un passaggio scavato nella nuda pietra, circondato da alti costoni di roccia. Il vulcano fortunatamente non sembrava essere in attività, ma la pericolosità di quel luogo rimaneva costante: la fauna locale era piuttosto aggressiva, in particolare una specie ragni con un unico occhio, che attaccava sfruttando l'incredibile capacità di salto offerta dalle quattro zampe. Carl venne aggredito più volte da queste creature, ma riuscì presto a capire che per sconfiggerli doveva attaccarle proprio nel momento in cui atterravano, essendo vulnerabili. L'attraversamento dell'unico sentiero presente era ostacolato dalla presenza di grossi massi, che dalle zone più alte del monte rotolavano verso il basso, rischiando di travolgere chiunque stesse tentando di scalare la montagna. Carl conosceva bene la sensazione di poter essere schiacciato da un momento all'altro da un macigno, e rivivere così accuratamente l'esperienza passata nel villaggio dei Kokiri non fu certamente piacevole. Spesso fu costretto ad appiattirsi completamente ai costoni rocciosi ai margini del sentiero, mentre quelle pietre gli passavano ad un palmo dal naso. Dopo aver assistito più volte al loro passaggio, Carl iniziò a vedere qualcosa di strano in esse: la loro forma era bizzarra e anche la loro superficie sembrava non essere uniforme. Ostentando grande cautela e coraggio, Carl riuscì a raggiungere la parte finale del sentiero montano, dove si apriva quello che sembrava un ingresso che conduceva all'interno della montagna. I pochi dubbi del giovane sulla possibilità che quel passaggio potesse portarlo dai Goron, vennero fugati dalla presenza di un cartello, sul quale erano riportate le parole “Per la città dei Goron”. Senza indugiare l'eroe si inoltrò all'interno.

I Goron doveva essere un popolo incredibilmente abile per essere riusciti a costruire una città del genere. Ogni singolo ambiente era stato scavato direttamente nella roccia, creando così una gigantesca caverna all'interno del Monte Morte. La sezione principale della città era costituita da un ambiente incredibilmente ampio, soprattutto in altezza, da cui si diramavano vie che conducevano ad aree più piccole. L'entrata della città si trovava nella zona più alta della caverna centrale, che era possibile scendere tramite un sistema di gallerie e scale, le quali si sviluppavano intorno ad essa formando una sorta di scala a chiocciola. Sulle pareti rocciose, che formavano la caverna, vi erano riportate delle pitture rupestri, che, nonostante il loro carattere grezzo e disadorno, contribuivano a dare quel forte impatto visivo che lo stesso Carl ebbe alla vista di quella città. Assicurata da robustissime funi, al centro della caverna sorgeva una piattaforma in pietra, dove grosso rubino, custodito in una sorta di altare, brillava intensamente.   
Carl era letteralmente rapito dall'atmosfera tribale e misteriosa, a tal punto da non rendersi conto di stare per sbattere su una roccia. L'impatto fu abbastanza forte da farlo cadere sul terreno pietroso. «Ah che male!» Esclamò il ragazzo massaggiandosi il fondoschiena dolorante.
«Sta attento a dove metti i piedi, sassolino!» Tuonò una voce profonda davanti a Carl.
Il giovane eroe realizzò improvvisamente che non aveva sbattuto contro una roccia, ma bensì contro un essere vivente, sebbene quest'ultimo ricordasse parecchio un masso. Era un essere enorme, dal corpo forte e muscoloso, con una pelle dura e spessa dello stesso colore della terra. In diverse parti del corpo erano presenti delle escrescenze talmente simili alla pietra da far pensare che fosse effettivamente tale. Queste erano diffuse in modo parziale su braccia e gambe, mentre sulla schiena erano talmente abbondanti da creare una sorta di guscio. La pelle ambrata della creatura era solcata da tatuaggi di tonalità più chiara, alcuni simili alla forma del grosso rubino posizionato al centro della caverna. I suo occhi erano grandi e di colore viola, il suo sguardo era severo ma non malvagio.
«Chiedo scusa! S-sei un Goron?» Carl cercò di pronunciare quelle parole dandosi il maggior contegno possibile, ma la vista di quella creatura lo metteva inevitabilmente in soggezione. La domanda era piuttosto scontata dal momento che Carl si trovava nella città dei Goron, ma non poté comunque fare a meno di chiedere.
«Puoi scommetterci un piatto di deliziose pietre calcaree che lo sono!» Disse inorgoglito il massiccio individuo.
Carl non aveva mai sentito l'associazione di delizioso a rocce, ma cercò di non farsi troppe domande sulle abitudini alimentari di quel popolo. «Sto cercando Darunia, puoi portarmi da lui?»
Il grosso Goron iniziò a lisciarsi il pizzetto pietroso con la mano destra, riflettendo sul da farsi. «Non so quale siano le tue intenzioni piccoletto, ma il nostro capo saprà di certo cosa farne di te. Seguimi e cerca di non perderti!» Così dicendo il nerboruto individuo si incamminò verso la rampa di scale che conduceva ai piani inferiori.
I Goron parlavano in modo rude e schietto, cosa che non consentì a Carl di capire se le parole del suo interlocutore alludessero ad una minaccia, o ad un consiglio. Ad ogni modo il giovane eroe iniziò a seguire lo strano essere, che era in grado di far vibrare il terreno solo camminando.
«E' così è la prima volta che vedi un Goron?» Esordì improvvisamente la muscolosa guida.
«Diciamo che vengo da molto lontano... quindi sì, è la prima volta.» Carl decise di essere prudente nel rivelare i dettagli della sua condizione e delle sue origini, perfino ad Hyrule provenire da un altro mondo non era una cosa esattamente comune.
«Puoi considerarti onorato allora, noi Goron siamo una delle razze più antiche e fiere di Hyrule, oltre ad essere la più forte e possente. Nessuno può resistere ai nostri pugni, nea-che la più dura delle rocce.» Nel pronunciare queste parole il gigante sferrò un potente dritto, che arrivò a far sibilare l'aria. «Ma non devi farti un'idea sbagliata.» Disse mentre ritirava l'arto con un gesto rapido e preciso. «Siamo un popolo pacifico e non amiamo la violenza. Quando combattiamo fra di noi lo facciamo solo per divertirci e per metterci alla prova.»
Carl ascoltava in silenzio le parole del Goron, evitando di interromperlo. Era molto curioso di conoscere gli abitanti di Hyrule, e quella razza in particolare lo affascinava. Erano forti e possenti, ma erano dotati di grande saggezza, inoltre la loro maestria nel plasmare la pietra sembrava essere seconda a nessuno. Era proprio vero che non bisognava giudicare un individuo dalle apparenze.
«Eccoci arrivati.» Il Goron si fermò davanti ad una porta incisa con simboli che ancora una volta ricordavano la forma del gioiello cremisi. Erano giunti al livello più basso della caverna, in uno spiazzo illuminato ai lati da delle torce. «Oltre quella porta troverai il capo, potrai rivolgere a lui le tue richieste. Addio piccoletto.»
«Grazie per avermi accompagnato signore!» Disse il ragazzo di rimando al Goron, che si stava già allontanando con il passo pesante che lo contraddistingueva. Arrivare fin lì non era stato semplice, ma Carl sapeva che la parte più difficile sarebbe arrivata solo adesso. Darunia lo avrebbe sottoposto ad una prova, ma il giovane eroe non aveva idea di cosa potesse essere. Ma ormai si era spinto troppo in là anche solo per dubitare, avrebbe dato il meglio di sé per superare qualunque cosa lo avesse aspettato dall'altra parte di quella porta, che superò senza indugio.

Darunia rimaneva in silenzio, tendo le braccia conserte. Il suo sguardo penetrante ed intenso era rivolto su Carl, che era letteralmente impietrito. Il Goron che lo aveva accompagnato attraverso le gallerie della città sotterranea, sembrava un bambino se messo a confronto con Darunia. Questo era una vera e propria montagna di muscoli: i suoi arti erano grossi quanto dei tronchi d'albero, ricoperti da una muscolatura esageratamente sviluppata, sulla cui superficie correva un intricato reticolo di vene, in rilievo e ben visibile. Nonostante il suo ventre fosse grande e pronunciato, i suoi addominali lo rendevano duro come la roccia. Il suo volto austero era incorniciato da una selva di peli bianchi, disposti in modo da formare delle grosse punte tutto intorno ad esso.
«E così tu saresti l'eroe dell'altro mondo?» Darunia ruppe improvvisamente il silenzio pronunciando quelle parole, il cui tono non sembrava essere ostile nonostante tutto.
«Così mi hanno detto, anche se continuo ad avere dei dubbi a riguardo. Quello che so è che farò tutto il possibile per salvare Hyrule!»
Il viso austero di Darunia si rilassò nel sentire quelle parole. «Ben detto ragazzo, ben detto!» Il gigante sorrise annuendo. «Il mio Fratello di Roccia mi ha insegnato che anche in voi piccoletti si può trovare grande forza e coraggio. Forse lo conosci, si veste proprio come te!»
«Parli di Link? Anche lui è qui!?» A Carl sarebbe piaciuto molto incontrare l'eroe di Hyrule, colui con cui avrebbe dovuto combattere Ganondorf. Avevano molto in comune e confrontarsi con qualcuno che capisse realmente cosa stava passando lo avrebbe senz'altro aiutato.
«Purtroppo è andato via poco tempo fa. Sembrava già avere molta fretta, ma quando gli ho offerto di cenare con me ha insistito per andarsene immediatamente. Beh peggio per lui, non capita tutti i giorni di poter assaporare le deliziose rocce della Caverna dei Dodongo, accompagnate da un boccale di fumante succo di lava del Monte Morte!»
Carl comprese immediatamente la motivazione che aveva spinto Link ad agire in quella maniera, neanche lui andava matto per quel tipo di manicaretti.
«Ma venendo alle cose importanti. Sei qui per affrontare la prova, giusto?»
«Sì, ho bisogno del suo aiuto per prepararmi ad affrontare Ganondorf.»
«Ragazzo non ti nasconderò che ciò che ti aspetta sarà incredibilmente difficile e pericoloso, ma farò tutto ciò che è in mio potere per aiutarti. Tuttavia devi dimostrarti degno agli occhi dei Goron e della montagna. Parteciperai ad una delle più antiche e nobili tradizioni di noi Goron, una disciplina in grado di distinguere gli scogli dai ciottoli, i macigni dalla ghiaia.» Darunia si interruppe per un istante, mentre i suoi occhi ardevano come braci. «Il sumo!»

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