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Battleborn

Battleborn

Attenta Gearbox...

Provato
A cura di del
Lo scorso anno 2K ha portato sul palco dell’Electronic Entertainment Expo Evolve, un titolo che ha avuto i suoi bei problemi a causa di politiche di DLC aggiuntivi abbastanza folli, ma che possedeva un gameplay tanto originale quanto riuscito. Nonostante le vendite siano state sotto le aspettative, il publisher non ha certamente perso la voglia di puntare su nuove IP e alla fiera Losangelina ha deciso di proporre questa volta Battleborn, gioco d’azione in prima persona ad opera di Gearbox, che arriverà questo inverno su PC, Playstation 4 e Xbox One. Lo abbiamo provato per voi e dubbi e incertezze ci hanno travolto come l’esplosione di una supernova non appena preso il pad in mano, vi spieghiamo il perché.



L’universo in pericolo
L’universo è ormai collassato su sé stesso e solo una luminosissima stella è rimasta integra, con i pochi pianeti che le gravitano attorno. In questo scenario apocalittico i migliori combattenti esistenti si sono radunati per fronteggiare una minaccia che rischia altrimenti di sterminare qualsiasi forma di vita esistente, motivo comunque non sufficiente per seppellire del tutto le vecchie ruggini tra le fazioni coinvolte nella storia. Il background dell'opera non è certo particolarmente ricercato, ma è un motivo come un altro per giustificare il gran calderone di personaggi e missioni buttate a forza nel gioco.
Come anticipato poche righe fa, Battleborn è un titolo in prima persona che mischia modalità online competitive e cooperative, e che fa del numero di protagonisti uno dei suoi punti di forza. Qui a Los Angeles ne avevamo a disposizione solo una quindicina, ma alla release Gearbox promette di portarne venticinque, divisi ovviamente in ruoli abbastanza canonici. Ci saranno energumeni con minigun per un volume di fuoco intenso, guerrieri agili armati di arco o pugnali, mech futuristici con capacità stealth o ancora curatori e maghi dotati di abilità sovrannaturali.
Potendo fare riferimento ad un universo ormai sull’orlo del collasso i designer di Gearbox avrebbero potuto sbizzarrirsi in modi infiniti, ma quelli che ci troviamo davanti sono eroi visti in mille altri giochi, personaggi senza un briciolo di carisma, incastrati in un mondo tenuto insieme forzatamente e dalle abilità davvero poco innovative.
Qui all’E3 2015, è stata portata una demo che ci vedeva costretti a unire le forze con altri quattro giocatori per portare a termine una missione cooperativa di scorta. Questa consisteva nell’eliminare i nemici che ci si paravano di fronte, raggiungere una sorta di ragno meccanico corazzato, riattivarlo e poi scortarlo fino all’area finale dove un boss gigantesco ci attendeva per lo scontro decisivo.
Per questa prima partita abbiamo optato per Caldarius, una sorta di mecha ibrido caratterizzato dalla possibilità di usare una lama energetica montata sul braccio sinistro e al contempo di sparare con un fucile laser imbracciato con la destra. La nostra è stata una scelta fatta con criterio, perché volevamo testare assolutamente sia le fasi di shooting sia quelle corpo a corpo per evidenziarne eventuali pregi e difetti, difetti che purtroppo non hanno tardato ad arrivare.
I problemi si palesano infatti dopo pochissimo, quando i primi colpi melee non vanno a segno a causa di una difficoltà marcata nel calcolare l’esatta profondità e la distanza dal nemico. Tutto diventa allora confusionario e la preferenza ad andare solo di fucile risulta essere l’unica scelta sensata per divertirsi almeno un po’.
L’IA lascia a desiderare e più che correre incontro alla nostra squadra e farsi crivellare di colpi non riesce a fare, non imbastisce tattiche, non va in copertura e anche la fisica dei proiettili è praticamente inesistente, facendo sembrare il tutto un progetto sviluppato in maniera piuttosto frettolosa, Non si salva neanche la millantata varietà di nemici che non si accorgono di avere armamentari diversi gli uni dagli altri, adottando un modello di attacco identico e appiattendo il gameplay in maniera preoccupante. Arrivare alla fine del livello si è così rivelato essere un semplice esercizio di routine, sparando a caso ai nemici e vedendoli cadere come mosche quasi senza reagire.



Meccanice interessanti
Se il grosso della produzione ha bisogno quindi ancora di essere rifinito e modellato, non tutto è da scartare e alcune buone idee sono emerse. La collaborazione tra i vari giocatori è amplificata dal livello di squadra, introdotto in Battleborn esattamente come abbiamo visto in Heroes of the Storm, con punti esperienza che vengono condivisi tra tutti i giocatori in maniera equa e con talenti predisposti su due rami, che costringono i payer a scegliere oculatamente quale abilità potenziare di volta in volta. Il titolo, esattamente come un MOBA resetterà il livello di esperienza del nostro personaggio ad ogni partita, scelta curiosa per una produzione che dovrebbe prendere il meglio da Borderlands, fasi di crescita del proprio alter ego inclusa. Esattamente come i Multiplayer Online Battle Arena anche il sistema di abilità è immutato, con tre abilità primarie e una ultimate c cooldown da scaricare quando la situazione diventa particolarmente pericolosa. L’uccisione dei nemici durante la missione non solo porta esperienza ma fa guadagnare ai giocatori anche monete virtuali che potevano essere utilizzate in questa missione il ragno meccanico di cui vi parlavamo sopra, fornendogli torrette mitragliatrici, uno scudo energetico o un impulso capace di curare tutto il gruppo, opzioni che possono essere comprate da qualunque membro del party indistintamente.
Speriamo infine che anche il design dei nemici, così come la qualità di texture e numero di poligoni a schermo subiscano migliorie importanti, perché al momento il tutto lascia molto a desiderare.
  • [+] 25 personaggi differenti
    [+] Un buon numero di modalità differenti

Battleborn è purtroppo uno dei titoli che più ci ha deluso di questo E3, forse perché non ancora pronto per essere mostrato al grande pubblico. In soli quindici minuti di gioco abbiamo trovato una quantità di difetti e lacune davvero importanti, inaspettate se pensiamo che dietro questa produzione si celano i ragazzi di Gearbox. A questo punto non ci resta che aspettare qualche mese e vedere come procederanno i lavori, sperando che questi seguano una strada che possa portarli al successo. Il rischio è di vedere 2K fare un buco nell’acqua con il suo tripla A di punta per il secondo anno di fila.

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