Anteprima di Gang Beasts

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS4
  • Genere:

     Picchiaduro
ASPETTATIVE
- No
A cura di (FireZdragon) del
L’E3 è strano. Ogni tanto capita di avere qualche secondo libero, di passeggiare tra gli stand e di vedere un gioco semi-sconosciuto capace di attirare la tua attenzione in un attimo. Con Gang Beasts le cose non sono andate poi molto diversamente, visto che mentre bazzicavo nei pressi dello stand Sony per girare il video delle babes ho notato in lontananza un titolo dall’aspetto curioso, con gente che ridacchiava durante le sessioni di gameplay con gli sviluppatori, e quatto quatto mi ci sono avvicinato.
Sono i momenti più belli della fiera questi, quando ti appresti a mettere mano a un titolo di cui fino a pochi attimi prima ignoravi completamente l’esistenza e che invece, visto come sono andate le cose, probabilmente non dimenticherò mai più.



Beast Wars
Non so perché mi sono messo in coda per provare Gang Beasts, da lontano il gioco non aveva nessuna qualità tecnica che sprigionasse in me curiosità o mi affascinasse e da vicino probabilmente era ancora peggio. Su schermo quattro non meglio identificati personaggi, a dire il vero, sembravano umani in sovrappeso fatti di plastilina infilati in pigiami dalle forme animalesche più disparate, si scontravano contro ogni legge della fisica e le meccaniche di gioco mi sembravano tanto oscure quanto banali. Quindi sì, mi sono deciso a provarlo.
Non so se sono state le quattro lattine di pina colada energetica che mi sono scolato prima della prova, fatto sta che ancora dieci ore dopo non so a cosa diavolo ho giocato. Mentre scrivo questo articolo tra le altre cose Loreska sta guardando i Griffin in TV e il mio livello di attenzione rasenta praticamente lo zero, ma cercherò comunque di arrivare al punto e di dare un senso compiuto a questo articolo.
Dicevo dunque che su schermo c’erano questi quattro buffi personaggi, animati in modo piuttosto rozzo il cui unico scopo era uccidersi a vicenda in alcuni degli stage più orrendi e meno ispirati che la mia mente ricordi.
La prima partita è durata quattro secondi netti: ho preso il pad in mano, il match è iniziato, il mio personaggio ha fatto un passo, è scivolato ed è finito schiacciato dal camion sul quale stavo combattendo: Game Over.
Gli altri ridevano, io no.
Dopo meno di un minuto erano tutti morti, non sapevano come o perché ma la cosa li divertiva e a quel punto ho pensato che il gioco doveva per forza essere uno spasso se tutti si stavano stracciando le budella dal ridere, e io no. Allora ci ho riprovato, anche perché dietro di me più nessuno voleva giocare al titolo. Ho ripreso in mano il pad sapendo bene questa volta che colore fosse il mio omino e l’arena era decisamente più semplice di prima: eravamo su una passerella in cima a un reattore nucleare, o meglio questo è quello che la mia visione distorta delle cose ha intuito dai quattro poligoni dell’ambientazione, e un parapetto proteggeva i giocatori dalle cadute accidentali. Conto alla rovescia e via, ci si inizia a picchiare durissimo. I comandi sono semplici: con i bumper dorsali si tirano i pugni e premendoli insieme si effettua una presa, un tasto corrisponde al salto, uno ai calci e con un terzo si possono lanciare i nemici in aria; niente di più niente di meno e di combinazioni nemmeno l’ombra.
L’obiettivo unico è avvicinarsi al malcapitato di turno, tirargli le sassate più forti possibili in testa fino a fargli perdere conoscenza, raccoglierlo da terra e buttarlo in una delle numerose trappole poste nelle location. Non ci sono meccaniche approfondite, barre della salute o interfaccia di sorta, se non un piccolo counter con le partite vinte.
La gente muore senza sapere il perché, la maggior parte delle volte i comandi vengono letti in modo errato o peggio la fisica gelatinosa gioca brutti scherzi e spara nello spazio i personaggi. Su schermo è il caos, la casualità più completa. Un secondo prima sei il re del mondo e un attimo dopo i tuoi avversari ti stanno prendendo a calci sulla faccia mentre sei per terra, e ridono.
Mi è capitato persino di riuscire a sbarazzarmi di tutti gli altri concorrenti, di rimanere ultimo in vita sui camion in corsa, ma il sistema è impazzito e ha dato la vittoria a un altro giocatore morto per primo in quella partita. Evidentemente il gioco non piace a me e io non piaccio a lui, capita.
Insomma ho odiato Gang Beasts dal minuto 0. Niente stile, niente precisione, niente di niente che mi stimolasse. Sembrava uno di quei titoli studiati appositamente per fare la fortuna degli youtuber. Non ci sto. Non ho voglia di far finta di non averlo visto anche perché, tornato a casa, mi sono informato, ho scavato un po’ a fondo per capire da dove salta fuori questo gioco e perché era all’ E3 e scopro che Gang Beasts non solo è sotto l’ala protettrice di Tim Schafer e di Double Fine ma è già approdato su Steam in Early Access. Il costo? ben quindici euro. Quindici euro di troppo per consigliarvi anche solo di provarlo.
Recensione Videogioco GANG BEASTS scritta da FIREZDRAGON Gang Beasts è un progetto che non ci ha regalato veramente nulla. Il divertimento scaturito dalle partite è un divertimento effimero dovuto all’improbabilità delle situazioni, ma che non è generato da nulla di realmente sensato e, secondo chi scrive, incapace di intrattenere sul lungo periodo. Nonostante la fase di early access e le arene da otto giocatori, non vediamo spiragli futuri, ad eccezione di quella terra di nessuno chiamata Youtube.
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