Recensione di Tales from the Bordelands - EP III

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, PS3, PS4, Xbox 360, Xbox One
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Telltale Games
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     25 novembre 2014 (PC) - 26 novembre 2014 (XONE) - 3 dicembre 2014 (PS3, PS4, X360) - 22 aprile 2016 (retail)
- La storia continua a essere interessante
- I personaggi secondari svolgono egregiamente il proprio compito…
- …ma irrigidiscono la struttura narrativa, limitando le scelte dei giocatori
- Le abilità dei personaggi principali hanno un ruolo marginale
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A cura di (Mastelli Speed) del
Dopo una lunga attesa, e giusto dopo la fine dell’E3, Telltale Games e Gearbox tornano con quella che fino a ora è stata una delle produzioni più interessanti dell’anno, ovvero Tales from the Borderlands. Considerato che l'uscita dell'ultimo episodio risale a marzo, prima di lanciarsi nell’analisi di Catch a Ride, il nuovo capitolo della saga, sembra giusto allora riavvolgere il nastro e cercare di capire a che punto della storia si è arrivati. Come sempre, la recensione conterrà inevitabilmente alcuni spoiler degli  atti precedenti: continuate a leggere, dunque, solo se avete avuto modo di provare i primi due capitoli. Siete avvisati!


Listen, kiddos…
Alla fine del secondo episodio il gioco, finalmente, ci aveva messo davanti a una scelta che aveva l’aria di essere decisamente importante; una volta dentro la segretissima struttura Atlas dedicata al misterioso Gortys Project, infatti, il giocatore, nei panni di Rhys, doveva decidere se fidarsi della compagna di avventura Fiona o, alternativamente, di Jack il Bello, presenza costante nella mente del protagonista maschile del gioco.
La scelta in questione avrà in effetti le sue ripercussioni, anche se in verità ci saremmo aspettati qualche variazione narrativa in più nelle due run effettuate. Arrivati al terzo episodio, difatti, possiamo dire con una certa sicurezza che l’aver scelto di scrivere una storia decisamente più corale dei precedenti progetti, con due personaggi controllabili e tanti comprimari stabili di altissimo livello, ha in qualche modo costretto Telltale a ridurre ancora di più la possibilità di scelta del giocatore. Fino a ora non ci siamo mai trovati difronte, tanto per dirne una, a dei momenti come quelli presenti in The Wolf Among Us, in cui il gioco si fermava letteralmente in attesa delle prossime mosse di Bigby.
In ogni caso, nonostante una rigidità narrativa che sembra essere confermata anche in questo episodio, visto che il giocatore sarà chiamato a effettuare scelte di una certa importanza probabilmente solo in un paio di occasioni, dobbiamo dire che ci troviamo davanti all’episodio meglio riuscito dal punto di vista della coralità e del ritmo. Oltre ai quattro protagonisti che abbiamo avuto modo di conoscere nei primi due episodi (ovvero Rhys, Fiona, Sasha e Vaughn), infatti, entreranno in scena nuove interessanti figure, e soprattutto verranno sfruttati in maniera ottima alcuni personaggi già incontrati sia nel corso dei due precedenti atti, che nei titoli Gearbox. Sono due le cose che ci hanno colpito positivamente: il fatto che anche Catch a Ride riesce a essere coerente e pienamente in linea con i titoli originali della serie, e che in qualche modo Telltale è riuscita a farci affezionare grossomodo a tutti i personaggi.
In una delle scene più esilaranti dell’episodio, a questo proposito, a un certo punto il destino di un protagonista secondario sembra essere segnato, e non esitiamo a dire che in questa particolare fase di gioco abbiamo vissuto attimi di vera suspance per la sorte del personaggio in questione. Si tratta di una sensazione che, probabilmente, abbiamo provato poche altre volte per i personaggi secondari delle altre produzioni Telltale.


Velocità e ritmo
Dicevamo che Catch a Ride è probabilmente l’episodio più ritmato della serie: questa velocità di esecuzione la si ritrova soprattutto nella seconda parte di avventura (che nel complesso, come di consueto, avrà una longevità di circa un paio d’ore). La rapidità della narrazione viene ottenuta passando ripetutamente dal controllo di Rhys a quello di Fiona e, soprattutto nella sequenza che precede il finale, inserendo numerosi QTE. Si tratta di un espediente di gameplay che, ormai lo si è capito, anche negli episodi precedenti ha preso il sopravvento rispetto alle parti esplorative; si potrebbe argomentare che costringendo il giocatore a premere tasti a comando l’immersività dell’esperienza possa diminuire, ma rimaniamo ancora dell’idea che, almeno in Tales from the Borderlands, tutto sommato si tratti di un sufficiente compromesso che coniuga azione e scene spettacolari.
A contribuire alla velocità di ritmo vi è, dunque, la diminuzione del numero di sequenze più riflessive: le abilità di Fiona e Rhys non verranno praticamente mai sfruttate (e questo è un male), e anche le fasi maggiormente esplorative o che comunque costringeranno a capire cosa fare per proseguire nella storia sono presenti in numero minore.
Questo episodio è anche quello in cui trovano una maggiore importanza anche i comprimari “buoni”, che seguiranno stabilmente i due protagonisti nelle loro scorribande. Questa scelta ha ampliato le sfumature narrative ma, come sottolineato in precedenza, ha forse irrigidito la struttura della storia, rendendo meno facile l’inserimento di decisioni che possano veramente far cambiare il corso della vicenda.
Come sempre, in ogni caso, ci troviamo davanti a una qualità di scrittura veramente alta: i dialoghi sono spassosi, esagerati, ed è proprio questo carattere nonsense e pienamente “Borderlands” che ci ha fatto affezionare ai personaggi, e che sopperisce anche alle possibili mancanze del gameplay.  Le scene da ricordare saranno molte e ci hanno strappato più di una risata in molte occasioni, sebbene non siano mancati anche i momenti con più tensione.
In questo terzo episodio, poi, verrà data maggiore attenzione anche alla parte di storia che, a ben vedere, si svolge nel presente. Dobbiamo ricordare, infatti, che Rhys e Fiona sono finiti in circostanze misteriose sotto il tiro di un misterioso manigoldo che li tiene a bada con un bel fucile gigante, e che tutta la storia narrata finora non è altro che la rievocazione degli avvenimenti vissuti dai due protagonisti. L’identità del losco figuro armato, difatti, viene messa per la prima volta in discussione, e non fatichiamo a pensare che gli ultimi due episodi avranno molto da dirci anche sotto questo aspetto.


In viaggio per Pandora
Stilisticamente, questo terzo episodio propone probabilmente delle sequenze iniziali e finali più deboli rispetto al precedente capitolo. Se l’inizio del secondo atto ci aveva esaltato, con una lunga sequenza in cui musica, azione dei personaggi e narrazione si univano in maniera perfetta, la scelta di questo terzo episodio è stata quella di proporre dei titoli di apertura meno spettacolari, ma decisamente utili. Già da queste prime sequenze, che comunque riusciranno a far sorridere più volte, si capirà infatti come la storia si sia aperta stabilmente alla presenza dei nuovi personaggi secondari.
Dobbiamo sottolineare ancora una volta, poi, come la qualità della scrittura dei dialoghi sia resa in maniera magistrale da un doppiaggio in inglese veramente eccellente. In questo episodio fa il suo ingresso anche la sempre ottima Ashley Johnson, che dopo aver mostrato il suo lato drammatico con Ellie in The Last of Us, saprà proporre una nuova interpretazione convincente in un ruolo, diciamo così, abbastanza differente da quello recitato nel titolo Naughty Dog.
Recensione Videogioco TALES FROM THE BORDELANDS - EP III scritta da MASTELLI SPEED Anche Catch a Ride conferma l’altissima qualità della narrazione di Tales from The Borderlands: i personaggi, sia primari che secondari, funzionano bene, e restituiscono la porzione di vicenda più corale vista fino a ora. Il ritmo è sempre piacevole, la storia è interessante, e sebbene sul piano puramente stilistico alcune sequenze del secondo episodio rimangano superiori, siamo comunque di fronte a una realizzazione in pieno stile Borderlands.
Tutto bene, quindi? Diciamo di sì, anche se è vero che il numero di decisioni veramente importanti da prendere sarà basso, probabilmente anche a causa del numero di protagonisti coinvolti in prima persona nella vicenda narrata.
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