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Drago D'Oro

Drago D'Oro

I nostri commenti sui vincitori!

Speciale
A cura di del
Nella serata di ieri si è tenuta al Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma la terza edizione del Drago d’Oro, premio tutto italiano che si pone non solo l’obiettivo di eleggere le eccellenze in ambito videoludico del Bel Paese ma anche di portare il videogioco nelle case di chi non mastica pane e gameplay tutti i giorni. Un movimento che negli anni sta crescendo e si sta muovendo sulla buona strada, sebbene alcune lacune siano palesi e sotto gli occhi di tutti. Leggendo i commenti qua e là sparsi per la rete si notano picchi di disappunto riguardo alcune categorie e a premiazioni non in linea con l’orticello dei gamer incalliti che bazzicano giornalmente la rete.
La giuria del Drago d’Oro, di cui spaziogames fa parte, non è composta unicamente da giornalisti specializzati ma, come è giusto che sia, abbraccia anche professionisti del settore che intendono il medium in modo molto differente.
Quello che è bene chiarire fin da subito quindi è che in determinate circostanze si fa ancora troppa fatica ad accettare che un titolo come Candy Crush possa essere ritenuto un gioco di elevata caratura per un determinato tipo di pubblico, lo stesso pubblico magari che ritiene Bayonetta 2 inaccessibile e troppo complicato.
Quando due realtà con mentalità così distanti tentano di trovare dei punti in comune è scontato e inevitabile trovarsi davanti a premiazioni che indubbiamente facciano storcere il naso ma che sono anche la somma di quello che il mercato tutto rappresenta.
Con questa dovuta premessa, su cui bisognerebbe riflettere con attenzione prima di sparare a zero, andiamo a commentare insieme i vincitori e la serata in generale.

Il "bio" medusa convince?
Secondo anno di fila con il Trio medusa alla conduzione, mutilato di uno dei suoi componenti, ma comunque all’altezza della serata. Perfetti? Assolutamente no. Come dicevamo prima il Drago d’Oro deve raggiungere il più ampio pubblico possibile e usare radio Dj come ponte di comunicazione è un’ottima mossa. Quello che ci lascia un po’ straniti tuttavia è l’inesattezza di alcune frasi relative a Valiant Hearts o FIFA ad esempio. Crediamo insomma che si debba arrivare al pubblico utilizzando sì un linguaggio elementare e di immediata comprensione, lasciando da parte tecnicismi e inglesismi, ma sia richiesta al contempo anche massima precisione quando si descrivono i videogiochi di ciascuna categoria o si annunciano i nomi degli stessi o dei loro sviluppatori. Il messaggio deve arrivare chiaro ed esatto, un’approssimazione non soddisfa gli appassionati e non porta informazioni corrette al pubblico più casual che va istruito. Vanno benissimo le battutine, va benissimo scherzare su Pacman, su Mario e Luigi, ma l’impronta di serietà deve, secondo chi scrive, essere sempre il punto cardine proprio per non sminuire l’importanza del premio.
Difficile probabilmente trovare il giusto equilibrio tra preparazione e intrattenimento ma sicuramente è quella la strada da percorrere per fare meglio e risultare credibili. La medesima precisione è da ricercarsi nella qualità dello streaming, magari appoggiandosi a piattaforme diffuse e stabili come Twitch. Un evento che vuole imporsi in ambito nazionale e puntare in alto DEVE essere assolutamente perfetto, sia dal punto di vista audio che di preparazione. L’imprevisto ci può stare, i problemi ripetuti assolutamente no.

Problemi di categoria
Lo scorso anno le categorie e le premiazioni erano riuscite indubbiamente meglio. Le produzioni miscelano sempre con più frequenza diversi generi, lo stesso Destiny porta elementi da gdr collegati ad altri da puro shooter e da MMO, e trovare classificazioni che calzino a pennello risulta sempre più difficile. Ovvio quindi che ci siano tumulti quando un titolo come Super Smash Bros. WiiU, incredibilmente stratificato, finisce nella categoria casual vincendola o se Alien Isolation e Elite Dangerous competono con giochi come Bayonetta e La terra di Mezzo.
Si è cercato di portare sul palco i titoli più meritevoli dell’anno appena passato, a costo però di perdere coerenza tra le categorie, primo problema da risolvere per la prossima edizione.
Discorso diverso invece per Hearthstone incluso nei giochi di strategia, nomination che ci vede favorevoli, con una visione di insieme che includerebbe in questa categoria un ampio spettro di sotto generi, dagli scacchi ai MOBA. Impossibile ovviamente portare decine di categorie differenti sul palco, e questa associazione probabilmente è la più semplice da fare. Certo, restando in campo Blizzard, paragonare Starcraft a Hearthstone sarebbe una sicura forzatura, ma è un compromesso che andrebbe accettato di buon cuore.

Questione di Destino
Destiny è probabilmente un altro di quei titoli che faranno discutere a lungo e che rientra perfettamente nel discorso iniziale. Lo sparatutto Bungie ha completamente diviso i giocatori e persino la stampa specializzata, noi ad esempio non l’abbiamo eletto come miglior shooter o miglior gameplay negli awards su queste pagine, ma è stato uno di quei pochi giochi usciti nel 2014 capace di catalizzare un’attenzione mediatica enorme su di sé e di tenere incollati giocatori e giornalisti per centinaia e centinaia di ore.
Destiny è immediato come sparatutto, con funzionalità di progressione semplici da assimilare e meccaniche di gioco elementari ed è facile capire il perché del suo successo. Abbiamo votato in questo caso diversamente sia per il gioco dell’anno che per il gameplay, perché ritenevamo Bayonetta 2 decisamente superiore, ma è indubbiamente Destiny che rappresenta al meglio lo stato attuale del mercato ed è più vicino alle esigenze della fetta più grande del pubblico.
Mario Kart strappa a Forza Horizon il premio come miglior gioco di corse mettendo d’accordo un po’ tutti (ma lasciando Microsoft a bocca asciutta nell’unica categoria che avrebbe potuto vincere), così come Transistor e la sua miglior Colonna sonora o il nostro amato Dark Souls nei GDR.
Stupiscono invece i riconoscimenti a Ovosonico e al loro Murasaki Baby che non solo arriva a far man bassa di quasi tutti i premi italiani, con le uniche eccezioni rappresentate da In Space We Brawl e da SBK 14, ma capace addirittura di vincere premio come miglior platform assoluto. Un premio trascinato, con buona probabilità, dall’italianità del progetto, con un pizzico di rammarico da parte nostra di non aver visto sullo scalino più alto del podio quello Shovel Knight che tanto ci ha divertito nel 2014.
Ubisoft fa leva sui titoli digital e vince il premio della giuria con Valiant Hearts, mentre Assassin’s si porta a casa quello di miglior grafica tutto sommato meritato, al netto di bug e problematiche post lancio.

Di seguito l'elenco dei vincitori:

- Gioco dell'anno
Destiny

- Gioco dell'anno scelto dal pubblico
Dragon Age: Inquisition

- Gioco più venduto
FIFA 15

- Miglior ambientazione
Assassin's Creed Unity

- Miglior app
Monument Valley

- Miglior colonna sonora
Transistor

- Miglior espansione
World of Warcraft: Warlords of Draenor

- Miglior gameplay
Destiny

- Miglior grafica
Assassin's Creed Unity

- Miglior personaggio
Bayonetta (da Bayonetta 2)

- Miglior sceneggiatura
The Last of Us: Left Behind

- Miglior gioco casual
Super Smash Bros.

- Miglior action
La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor

- Miglior gioco di corse
Mario Kart 8

- Miglior gioco di ruolo
Dark Souls 2

- Miglior strategico
Hearthstone

- Miglior indie
The Vanishing of Ethan Carter

- Miglior platform
Murasaki Baby

- Miglior sparatutto
Destiny

- Miglior sportivo
PES 2015

- Premio speciale della giuria
Valiant Hearts: The Great War

Ad acque ferme ci si ritrova con titoli buoni ma mai eccelsi come vincitori, che riflettono perfettamente l’annata abbastanza deludente del 2014 in campo videoludico. Guardiamo allora alla prossima edizione con rinnovata fiducia, sperando venga fatto tesoro delle critiche e dei suggerimenti di quest’anno e che le qualità di Bloodborne o di The Witcher 3, tanto per citare i primi due colossi che ci vengono in mente, alzino ulteriormente i valori in gioco. Noi faremo di tutto per far sentire la vostra voce.

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