Recensione di The Book of Unwritten Tales 2

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, TECH
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     King Art Games
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     19 febbraio 2015 - 22 marzo 2016 WiiU
- Storia piacevole e ben narrata
- Personaggi ottimamente caratterizzati
- Longevo, pieno di umorismo intelligente
- Comparto audio ottimo nella sua totalità
- Gameplay solido, che offre una buona sfida
- Per il momento (e fino ad aprile) senza localizzazione dei testi in italiano
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A cura di (Mastelli Speed) del
“Oggigiorno le avventure grafiche sembrano una forma d’arte persa, che esiste nei nostri sogni e…in Germania” diceva Tim Schafer nel video di presentazione della campagna di crowdfunding di Broken Age, e in effetti sembra essere proprio così. Il lavoro dello studio tedesco Daedalic ormai è noto non solo agli appassionati del genere, ed è decisamente degno dei complimenti provenienti da addetti ai lavori e giocatori. Il buon nome delle avventure grafiche classiche nate in terra teutonica, però, è da attribuire anche a King Art Games, che con The Book of Unwritten Tales (e tutto sommato anche col prequel The Book of Unwritten Tales: Critter Chronicle) ha deliziato i fan delle avventure grafiche dure e pure. Se siete tra gli amanti di questa “forma d’arte persa”, allora, è tempo di gioire: Wilbur, Ivo, Nate e Critter sono tornati con una nuova avventura e, fortunatamente, sono ancora in gran forma.


Dove eravamo rimasti?
In apertura abbiamo accennato a Broken Age non a caso: anche The Book of Unwritten Tales 2, infatti, è stato finanziato attraverso il crowdfunding (con una campagna da oltre $ 170.000 conclusasi nel marzo 2014), oltre ad essere stato protagonista già da qualche mese su Steam in early access.
Dal punto di vista narrativo, la storia del primo The Book of Unwritten Tales, confermando ancora una volta il suo carattere estremamente classico, seppur intriso di continui riferimenti alla cultura contemporanea e capace di un umorismo sempre ottimo, si era conclusa con un lieto fine. Sconfitto il cattivone di turno (non approfondiamo ulteriormente per evitare possibili spoiler), il futuro dei nostri eroi appariva roseo. All’inizio di questa nuova avventura, in effetti, la situazione sembra ancora essere delle migliori: Wilbur, ad esempio, ha ottenuto un posto di insegnante presso la scuola di magia di Seastone, mentre Nate e il fidato Critter affrontano viaggi verso terre sconosciute in cerca di nuovi tesori. Le cose vanno diversamente invece per la principessa elfa Ivo, per la quale si prospetta un matrimonio combinato dopo la fine della propria relazione con Nate, avvenuta peraltro in circostanze poco chiare.
I guai, come da tradizione, non tarderanno ad arrivare, e seppure in luoghi diversi i nostri dovranno affrontare nuove prove per sconfiggere una minaccia che arriva dal passato, e che mette in pericolo l’intero regno di Aventasia. Diciamo subito che aver giocato i capitoli precedenti della saga non è una condizione necessaria alla fruizione di The Book of Unwritten Tales 2: certo, molte volte il titolo farà riferimento a personaggi, luoghi e avvenimenti propri delle prime avventure, ma ciò nonostante anche i novizi non faranno fatica ad affezionarsi alle figure proposte. Uno dei meriti maggiori della narrativa, infatti, è da ricercarsi proprio nella caratterizzazione non solo delle figure principali, ma anche di molti dei comprimari che si andrà ad incontrare; così come nei titoli precedenti, ogni personaggio avrà un ruolo preciso e incastonato in una struttura narrativa tipicamente propria delle avventure grafiche, con gli eroi da una parte e i cattivoni dall’altra. Rispetto a The Book of Unwritten Tales forse, l’avventura impiega qualche ora in più prima di “carburare” definitivamente, ma ciò non deve trarre in inganno: la trama di The book of Unwritten Tales 2 si rivela appassionante, con alcuni colpi di scena, lunga e soddisfacente (sebbene il finale lasci qualche questione in sospeso). Parlare al giorno d’oggi di un titolo longevo, poi, è diventato ormai quasi una bizzarria anche per le avventure grafiche, e questo è un altro merito del gioco King Art Games: così come gli altri atti della saga, infatti, anche questo titolo impegnerà i giocatori per una ventina d’ore. Un risultato del genere, in un’avventura grafica, lo si ottiene introducendo un sacco di enigmi complicati e lunghi dialoghi, e da questo punto di vista il titolo non delude. La produzione in questione è estremamente verbosa, per non dire prolissa, ma la possibilità di skippare i dialoghi allevia questo (presunto) difetto.


Tradizione rassicurante
Nella recensione di un’avventura grafica, oramai, bisogna sempre specificare se il gameplay proposto dal titolo sia classico, oppure tenda verso sperimentazioni più o meno ardite. Questo perché alcuni sviluppatori, primo tra tutti TellTale, hanno modificato profondamente la struttura dei propri titoli per cercare di creare un genere capace di sfruttare fortissime licenze e intrattenere un pubblico più eterogeneo possibile. In The Book of Unwritten Tales 2, volendo nuovamente chiarire di che titolo si sta parlando, non trovano posto veloci sequenze basate su quick time event, scelte narrative che modificano (più o meno) la storia che si sta vivendo, ma solo e soltanto una pura, tradizionale esperienza da avventura grafica. Questo vuol dire tanti enigmi da risolvere, numerosi personaggi con cui parlare e interagire, e molto tempo speso a cercare di capire cosa fare con gli oggetti a propria disposizione.
Per quanto riguarda i puzzle, in particolare, c’è da dire che l’avventura sembra presentare una difficoltà che aumenta col passare delle ore; per buona parte del titolo, infatti, gli enigmi proposti non saranno particolarmente impegnativi, e si baseranno sulla giusta interazione tra l’ambiente e gli oggetti. Come sempre accade in questa tipologia di sfide logiche, la chiave del successo sarà ascoltare per bene tutto quello che i personaggi secondari ci diranno, agire con un minimo di buon senso, e soprattutto analizzare con attenzione i numerosi ambienti che saremo chiamati ad esplorare. In questo senso, la possibilità di evidenziare i vari hotspot tramite l’azione della barra spaziatrice sembra essere una possibilità ben accetta, e peraltro già inclusa nei precedenti episodi. La situazione si complica invece verso le ore finali del titolo, in cui il giocatore sarà chiamato spesso a gestire anche più personaggi per volta, e a spostarsi velocemente attraverso varie location. La difficoltà di queste sessioni non dipende tanto dal singolo enigma in sé, quanto dal comprendere in quale locazione è presente un determinato oggetto che ci farà avanzare nella storia, e quale personaggio utilizzare per prodursi in una determinata azione. Come si intuisce, dunque, si tratta di un livello di sfida tutto sommato medio, che nel finale aumenta accompagnando lo sviluppo della storia. Il successo della campagna su Kickstarter, poi, ha permesso di aggiungere quelle che vengono definite dagli sviluppatori delle “quest secondarie”, ovvero enigmi la cui mancata risoluzione non pregiudica la continuazione della storia; superare queste sfide, però, dà la possibilità di sbloccare nuovi vestiti per i personaggi, oltre che speciali achievement.


Nessuna sorpresa
Sintetizzando quanto scritto finora, è possibile dire che The Book of Unwritten Tales 2 dà al giocatore di avventure grafiche classiche tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un titolo del genere; accanto a una bella storia e a personaggi ottimamente caratterizzati, infatti, è presente un solido gameplay che terrà impegnati per molte ore. Si potrebbe scrivere ancora molto del perché questo titolo è da considerare come una delle avventure grafiche da giocare assolutamente nel 2015; si potrebbe approfondire, ad esempio, l’umorismo che permea ogni battuta dei personaggi, mai sboccato e sempre capace di strappare una risata, oppure le numerose citazioni sparse per il titolo (anche qui, come nel primo atto della serie, potremo far dire a un personaggio la famosa frase “My name is Guybrush Threepwood and I want to be a pirate”). Rispetto agli altri capitoli, poi, il titolo appare più maturo sotto molti punti di vista, tra i quali quello narrativo (grazie probabilmente anche a ambientazioni migliori), nonché quello tecnico. Il doppiaggio in inglese, sebbene riproponga sostanzialmente gli stessi interpreti già ascoltati in passato, sembra essere ora più convincente, in special modo per quanto riguarda Wilbur, e alcuni personaggi secondari come il già ottimo Rémi. Anche le musiche di sottofondo, poi, meritano più di un plauso, grazie alla varietà e qualità delle composizioni. Tutto ciò, ancora una volta, è stato possibile anche grazie ai fondi raccolti che hanno permesso la registrazione dell’intera colonna sonora eseguita da un’orchestra.
Il comparto visivo, cambiando argomento, restituisce una esperienza visiva del tutto migliorata rispetto al passato, e regala scorci di un certo impatto soprattutto per quanto riguarda i fondali e le ambientazioni. Non stiamo parlando di eccellenza grafica, e probabilmente non siamo sui livelli estetici delle migliori produzioni Daedalic ma, considerando il genere di gioco che si sta analizzando, quello proposto da The Book of Unwritten Tales 2 è un comparto grafico di tutto rispetto. Anche qui, permangono alcuni elementi “classici” del genere, come una certa legnosità dei movimenti dei protagonisti, ma si tratta di intoppi trascurabili.
Per ultimo, è giusto accennare alla localizzazione del titolo: nel momento in cui scriviamo, il gioco è disponibile esclusivamente in audio e testi in inglese e tedesco. A partire da metà aprile, però, verrà introdotta sul mercato anche una versione con sottotitoli in italiano: a quel punto, per gli appassionati, le scuse per non acquistare il titolo saranno veramente poche.
Recensione Videogioco THE BOOK OF UNWRITTEN TALES 2 scritta da MASTELLI SPEED The Book of Unwritten Tales 2 migliora l’esperienza dei capitoli precedenti in molti suoi aspetti, e restituisce una classica esperienza punta e clicca di assoluto valore. Gli enigmi, sebbene di difficoltà non sempre elevata, costituiscono il fulcro di un gameplay solido e affidabile, mentre la narrativa e il comparto tecnico si attestano su livelli ottimi.
Detto questo, scegliamo di affibbiare un voto così alto al titolo semplicemente perché, al marzo 2015, si tratta della migliore avventura grafica classica degli ultimi tempi. Certo, il futuro ci attende con tutti gli interessanti titoli già annunciati da Daedalic, gli originali progetti Wadjet Eye Games, e la seconda parte di Broken Age (che prima o poi arriverà), per non parlare della scena indie. Il messaggio, però, al momento sembra essere chiaro: se amate le avventure grafiche tradizionali, siate o no già a conoscenza delle vicende della serie, The Book of Unwritten Tales 2 è uno di quei titoli da non lasciarsi assolutamente sfuggire.
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