Recensione di The Escapists

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, Xbox One
  • Sviluppatore:

     Team 17
  • Data uscita:

     13 febbraio 2015 (Xbox One) - 3 giugno 2015 (PS4)
- Gioco originale e fuori dagli schemi
- Molta libertà di azione
- Gameplay profondo
- L’evasione è impagabile
- Spesso frustrante
- Sistema di salvataggio scomodo
- A rischio ripetitività dopo un po’
- Peccato per l’assenza del multiplayer
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A cura di (Specialized) del
The Escapists è un titolo davvero originale e fuori dagli schemi, benché tra le sue pieghe si possano riconoscere tracce di puzzle-game, gestionale e persino un pizzico di gioco di ruolo. Tutti generi ed elementi che in effetti si sposano benissimo nel rappresentare un escape-game dove lo scopo finale è evadere da una prigione nei modi più disparati. Il team di Mouldy Toof si è ispirato a buona parte del filone carcerario hollywoodiano e ritrovarsi dietro le sbarre di queste sei prigioni (ce n’è un po’ per tutti i gusti) è un’esperienza vista davvero raramente in un videogioco. The Escapists è disponibile da alcuni giorni per Xbox One, ma la versione in oggetto è quella per PC scaricabile da Steam in Early Access a 12,99 euro. L’accesso anticipato nasconde in realtà gli stessi contenuti della versione per console e, di fatto, si può considerare una versione del gioco pressoché definitiva. Se quindi temevate di ritrovarvi tra le mani un titolo ancora incompleto, buggato e poco rifinito, state pure tranquilli. Al momento The Escapists è perfettamente giocabile anche su PC e ora vi raccontiamo la nostra esperienza con il gioco.


Evadere con violenza
Si inizia scegliendo un tipo di prigioniero, il carcere tra i sei disponibili e poi si parte, non prima però di aver fatto un minimo di esperienza con un tutorial comunque avaro di informazioni e decisamente limitato. Se infatti in pochi minuti apprendiamo i primissimi rudimenti del gameplay, una volta che ci si sveglia nella cella della prigione il gioco è praticamente tutto da scoprire e questo approccio piacerà non poco a chi ama i titoli vecchio stile. Lo scopo, come già detto, è quello di evadere dal carcere nei più svariati modi. Non “tutti” i modi che ci vengono in mente, ma le possibilità per riuscire nell’impresa sono comunque numerose e ciò dona a The Escapists un approccio decisamente libero. Il gameplay si basa essenzialmente su un’esplorazione iniziale della prigione per individuarne i possibili punti deboli ma anche i sistemi di sicurezza, che naturalmente aumentano di numero ed efficacia con il passare delle prigioni (su questo versante la prigione Iron Gate Facility pare quasi il Pentagono). In seguito si cercano di ottenere attrezzi e oggetti utili alla fuga comprandoli al mercato nero del carcere o sottraendoli ad altri prigionieri quando non sono nelle loro celle (ma occhio alle guardie). Per guadagnare soldi, bisogna invece risolvere alcune “quest” date dagli altri carcerati, che di solito consistono nel ritrovamento di alcuni oggetti, nel distrarre le guardie o nel picchiare altri prigionieri. La violenza d’altronde è un punto fermo in ogni prison-movie che si rispetti e The Escapists non fa eccezione. Pestaggi, rivolte, risse, manganellate e altre allegre dimostrazioni di forza bruta si susseguono con continuità tra le pareti della prigione e, quando ci andiamo di mezzo noi, finiamo in infermeria o, peggio ancora, in isolamento senza più alcun oggetto faticosamente ottenuto, almeno di non averlo nascosto prima nella nostra cella.


Houdini ci fa un baffo
Oltre a risolvere gli incarichi per guadagnare denaro e a capire come evadere, in The Escapists dobbiamo anche svolgere piccole attività quotidiane e conviene farlo bene se non vogliamo far arrabbiare le guardie o attirare troppe attenzioni da parte degli altri prigionieri. Alcune mansioni consistono nell’andare su Internet per sviluppare l’intelligenza o nel fare ginnastica e pesi per migliorare la forza ed essere così più abili nelle risse e nelle scazzottate. Questo insieme di elementi, a cui aggiungiamo anche un curioso sistema di crafting fondamentale per creare un certo tipo di oggetti, dà vita a una struttura di gioco piuttosto varia, anche se alla lunga ripetitiva nonostante le dimensioni crescenti delle prigioni e il loro diverso layout topografico. Inoltre si finisce troppo spesso con il perdere tutto perché magari una guardia si è insospettita per un nonnulla, o perché non siamo arrivati in tempo in un determinato luogo seguendo la routine della prigione. The Escapists insomma perdona pochissimo e l’impossibilità di salvare quando si vuole (lo si può fare solo di sera quando si spengono le luci) aggiunge un grado di frustrazione mica male, soprattutto dalla terza prigione in poi. Se poi finiamo tra le antipatie di prigionieri molto più grossi e cattivi di noi, preparatevi a prendere tante (ma proprio tante) botte. Insomma, anche se vedete una grafica in stile 8 bit carina e colorata e se le belle musiche di sottofondo sono per lo più vivaci e movimentate, non crediate di trovarvi di fronte un “giochino”. The Escapists non fa sconti, lascia molto all’immaginazione del giocatore, può diventare molto frustrante e manca di alcuni elementi come il multiplayer, che in ambito competitivo (una sfida a chi riesce a evadere per primo) avrebbe potuto aggiungere parecchio all’esperienza di gioco. Quando però riuscite a lasciarvi alle spalle quelle mura dopo mille tentativi, la soddisfazione è enorme e anche la possibilità di diventare il “ras” del carcere, di farvi passare per una guardia o di nascondere con un poster quel buco sospetto nella vostra cella è impagabile. Prendere o lasciare.
Recensione Videogioco THE ESCAPISTS scritta da SPECIALIZED Si sapeva già che The Escapists non avrebbe deluso (il gioco è in Early Access dallo scorso agosto) e così è stato. Questa versione pressoché definitiva per PC dimostra infatti tutta l’abilità di Mouldy Toof nel creare un mix tra puzzle-game, gestionale e gioco di ruolo quasi unico nel suo genere, con meccaniche solide e piacevoli che lasciano grande libertà al giocatore, ma che al tempo stesso rischiano di ripetersi un po’ troppo sulla lunga distanza.
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