Recensione di Akiba’s Trip: Undead & Undressed

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3, PS4, PS Vita
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Data uscita:

     7 Novembre 2013 (JAP) - 3 Luglio 2014 (PS4 -JAP) - 16 ottobre 2014 EU (PS3-PSVita) - 5 febbraio 2015 (EU PS4)
- Tonnellate di oggetti, vestiti ed armi utilizzabili
- Buona componente sentimentale
- Combattimenti noiosi e ripetitivi
- Vistosi cali di framerate
- Scarse possibilità esplorative
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A cura di (Moxarc) del
Ormai è diventata pressoché consuetudine pensare al Giappone come alla nazione eccentrica per eccellenza. Difficile negare, specialmente quando si dà un'occhiata alle produzioni nipponiche per l’intrattenimento come film, programmi televisivi e videogiochi. Spesso, fruendo di un prodotto proveniente dal Sol Levante, ci si trova in quella situazione nella quale si è ben consci di essere davanti a qualcosa di davvero strano e atipico, ma proprio per questo si è maggiormente invogliati ad immergervisi. Ecco, questo è quello che abbiamo provato giocando ad Akiba’s Trip: Undead & Undressed, un picchiaduro a scorrimento con elementi GDR prodotto da Acquire (sviluppatore della serie Tenchu) e disponibile solo in inglese per PsVita, Ps3 e nel 2015 per Ps4. Il titolo è in realtà il seguito dell’originale Akiba’s Trip (mai arrivato in Italia), ma fortunatamente questo episodio è stand-alone ed è perfettamente giocabile senza che la trama ne risenta in alcun modo. Già il nome del gioco è di per sé emblematico, ed è un ottimo punto di partenza per iniziare a spiegare meglio che cosa abbiamo tra le mani: Akihabara (chiamata amichevolmente Akiba) è il nome del famoso quartiere commerciale di Tokyo. Se siete appassionati di qualsiasi cosa che abbia a che fare con il Giappone probabilmente ne avete già sentito parlare: si tratta di un piccolo agglomerato metropolitano che ospita oltre un centinaio di negozi di ogni genere e nel quale è ambientato il titolo. Il nostro alter ego digitale si chiama Nanashi (ma potete rinominarlo a piacere) ed è il classico giovane Otaku un po’ impacciato. Le sue disavventure iniziano quando decide di rispondere ad uno strano annuncio di lavoro che promette di remunerarlo con rarissime figurine da collezione. Ovviamente il ragazzo non si fa sfuggire un’occasione così ghiotta e finisce col risvegliarsi legato ad un tavolo al termine di un esperimento che l’ha trasformato in una creatura non umana. I suoi aguzzini, infatti, gli rivelano di averlo mutato in un Synthister, un moderno vampiro (da qui il termine undead nel titolo) alla ricerca non di sangue, ma di energia vitale, che può facilmente assorbire dalla moltitudine di persone che popola le strade di Akihabara. Fortunatamente, una misteriosa ragazza armata di ombrello irrompe nella stanza e salva il nostro protagonista,  proponendogli di unirsi a lei nel combattere questi esseri. Presto scopriamo che i Synthister sono in tutto e per tutto identici agli esseri umani, fatta salva la loro straordinaria forza fisica e la fotosensibilità: infatti, se dovessero trovarsi con tutto il corpo esposto alla luce del sole, si dissolverebbero come i classici vampiri della letteratura. Ecco perché l’unico modo per ucciderli e proprio quelli di lasciarli letteralmente in mutande durante un combattimento. A questo punto, Nanashi e la sua salvatrice, presentatasi con il nome di Shizuku, si recano dagli amici del ragazzo, che si ritrovano abitualmente in un locale chiamato MOGRA e hanno formato un gruppo di vigilanti per proteggere la pace ad Akiba. Una volta venuti a conoscenza del destino toccato al loro amico, gli Akiba Freedom Fighters (questo è il nome del gruppo) si mettono alla ricerca di tracce della misteriosa organizzazione che trasforma persone comuni in terribili vampiri assetati di energia vitale. 


Hunting in Akiba
All’inizio eravamo piuttosto scettici sull’effettiva qualità della trama del titolo, ancora prima di soffermarci sulla componente cosmetica. Pensavamo che l’idea di combattere strani vampiri metropolitani, per poi ucciderli strappando loro i vestiti, non potesse proprio stare in piedi. Invece, dopo alcune sessioni di gioco, la sospensione dell’incredulità ha preso il sopravvento e ci siamo abituati: nonostante le ovvie esagerazioni ed incongruenze, la storia scorre senza particolari intoppi. Si tratta per lo più di portare a termine una missione dopo l’altra, per la maggior parte menando le mani o recuperando oggetti su richiesta: i vari compiti sono inframmezzati da lunghi dialoghi, molto utili a tratteggiare le personalità dei vari comprimari. Sovente il gioco permette di decidere cosa far dire al protagonista, scegliendo tra tre possibilità, che contribuiranno a restituire l’immagine che preferiamo agli occhi degli interlocutori. Possiamo essere il nobile eroe senza macchia e senza paura, oppure il ragazzo comune o ancora l’inguaribile otaku. In determinate situazioni, scegliendo una delle frasi da pronunciare durante un dialogo, sentirete uno squillo: questo significa che avete pizzicato le corde della vostra interlocutrice, che in tal modo si è affezionata a voi. Esatto, in Akiba’s Trip: Undead & Undressed è possibile sviluppare anche relazioni affettive, scegliendo tra le varie ragazze disponibili con le quali potete anche fare gruppo per combattere. Dobbiamo proprio dire di aver trovato questa componente davvero interessante e di esserci divertiti a tratteggiare una personalità piuttosto che un’altra o a lanciarci, soprattutto nei momenti più concitati, in risposte del tutto fuori luogo solo per vedere le reazioni altrui. Da notare, inoltre, che le fanciulle con cui potete flirtare sono molto differenti e sicuramente troverete quella più adatta a voi.


L'arte dello strip
Ma arriviamo ora ai punti che ci hanno convinto molto meno, ovvero le sezioni di esplorazione e combattimento.
Akihabara, come dicevamo, è stata riprodotta nei minimi dettagli e brulica di folla, peccato che la realizzazione tecnica lasci molto a desiderare. Pur volendo tralasciare i tempi di caricamento da una zona all’altra, notiamo continui cali di frame rate durante il movimento del personaggio, tali da farlo risultare scattoso ed innaturale. Inoltre i negozi sono delle semplici rappresentazioni grafiche, in quanto non si può fisicamente entrare in nessuno di essi ma solo interagire da fuori con il commesso per effettuare acquisti. Decisamente deludente, soprattutto per chi come noi si aspettava di poter bighellonare per ore alla ricerca di particolari interessanti. I passanti, oltre ad apparire con un fastidioso effetto che li rende sagome grigie da lontano, per poi farli palesare magicamente dal nulla una volta avvicinatisi, sono creati utilizzando modelli troppo semplici ed uguali tra di loro. Hanno in parole povere tutti la stessa corporatura, altezza e si muovono allo stesso modo.
La versione che abbiamo provato è quella per Ps3, ma le cose non migliorano nemmeno per quanto riguarda gli altri supporti: di certo non ci aspettavamo una componente free roaming preponderante, non è nemmeno quello lo scopo del gioco, ma i limiti di budget nella sua realizzazione si vedono chiaramente anche da queste cose. Il giocatore meno paziente preferirà certamente muoversi tramite l’opzione fast travel, piuttosto che girovagare per le strade. Ma parliamo ora del sistema di combattimento, che dovrebbe essere il fulcro dell’esperienza di gioco. L’azione si compone di quattro tasti, uno per il salto e tre per gli attacchi. Come abbiamo già detto, per sconfiggere un Synthister occorre privarlo dei capi di abbigliamento che indossa, che comprendono maglia, pantaloni (o gonna) e copricapo (se presente). Con i tasti triangolo, quadrato ed X, possiamo mirare rispettivamente alla testa, al torso e alle gambe, togliendo così punti “integrità” al capo di vestiario corrispondente. Arrivati ad un certo punto, tenendo premuto  il tasto adeguato, strapperemo via il pezzo d’abito al nemico. E’ addirittura possibile effettuare strip multipli e mosse speciali, tutte contraddistinte da scene dedicate. 
Una cosa piuttosto singolare è che è possibile attaccare anche i passanti, che possono a loro volta reagire o fuggire in preda al panico. Anche se non dovesse trattarsi di vampiri dovremo comunque spogliarli per convincerli ad arrendersi. Strano ma divertente!


Quante possibilità...
Trattandosi di un titolo con elementi GDR, le possibilità di personalizzazione sono davvero enormi: durante l’avventura si possono trovare una miriade di vestiti, oggetti ed armi, tra le quali spiccano palloni da calcio, laptop, poster arrotolati e perfino action figures. Tuttavia, se all’inizio può sembrare divertente colpire i propri nemici con guantoni da boxe colorati o impugnando una chitarra, presto sarà la noia a prendere il sopravvento. Allo stesso modo, il coinvolgimento vouyeristico derivante dal lasciare i nemici in mutande diventerà ben presto una semplice routine (benché i programmatori si siano impegnati anche nel creare tutta una serie di capi di biancheria intima differenti). Come se non bastasse, il gioco è di per sé troppo facile e nemmeno la sconfitta è un problema in quanto è possibile continuare all’infinito senza alcuna penalità (è il gioco stesso a rassicurarvi sul fatto che non dobbiate avere paura di morire!). 
Il team Acquire ha sicuramente fatto un immenso lavoro per creare l’atmosfera moderna e giovanile che trasuda dalle strade di Akihabara e dobbiamo dire che ci sono in parte riusciti. Nel menù di gioco, rappresentato dal cellulare di Nanashi, possiamo consultare, oltre ai vari elenchi di oggetti, alla sezione quest e alla mappa, anche un social network e un sistema di posta elettronica, che contribuiscono enormemente a catapultarci nel colorato mondo di Akihabara, nonché a fornirci indizi e curiosità sulla trama. Davvero un peccato, perché Akiba’s Trip: Undead & Undressed avrebbe potuto essere un buon titolo. La trama è divertente e strampalata quanto basta, la componente sentimentale è ben sviluppata e il comparto sonoro del tutto godibile grazie anche ad un buon doppiaggio in inglese; purtroppo la realizzazione tecnica e un sistema di combattimento troppo impreciso e noioso ne precludono l’accesso alla categoria dei giochi must have. Probabilmente piacerà tantissimo agli irriducibili appassionati  delle avventure di stampo nipponico, a patto che però non siano troppo esigenti. 
Recensione Videogioco AKIBA’S TRIP: UNDEAD & UNDRESSED scritta da MOXARC Akiba’s Trip Undead & Undressed è un prodotto pensato per un target ben preciso, ovvero gli appassionati di giochi tipicamente giapponesi. Purtroppo la scarsa realizzazione tecnica e il sistema di combattimento fallace impediscono al titolo di essere apprezzato anche da un pubblico più vasto. Lo zoccolo duro dei fan sicuramente passerà oltre questi difetti per lanciarsi tra le strade di Akihabara, per tutti gli altri invece il viaggio è probabilmente rimandato.
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