Recensione di A Golden Wake

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Grundislav Games
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     9 ottobre 2014
- Ottima ricostruzione storica di Miami
- Il personaggio di Alfie Banks convince
- La storia a volte appare disordinata
- Il livello di difficoltà vira un po’ troppo verso il basso
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A cura di (Mastelli Speed) del
Una delle caratteristiche peculiari della serie di Assassin’s Creed è quella di proporre storie che, il più delle volte, si adattano alle personalità realmente esistite durante il periodo storico teatro della narrazione, facendo sì che queste figure interagiscano direttamente con il personaggio principale della vicenda. La stessa dinamica, seppur affiancata a un gameplay completamente differente dalla saga Ubisoft, è riscontrabile anche in A Golden Wake, ultima avventura grafica prodotta da Wadjet Eye Games. Vediamo che di che si tratta.



Agenti immobiliari in rampa di lancio
Sviluppato da Grundislav Games (nome dietro al quale si cela il solo sviluppatore newyorchese Francisco Gonzalez), e proposto su Steam in versione PC e Mac, A Golden Wake racconta la storia di Alfie Banks, volenteroso agente immobiliare che si muove con fare deciso tra i vicoli innevati della New York degli anni ’20 del secolo scorso. I primi minuti di gioco, però, avranno il compito di spiegare come e perché lo stesso Banks punterà le proprie attenzioni decisamente più a sud della Grande Mela, e più precisamente sull’assolata Miami, città che in quel periodo era in evidente espansione. Una volta arrivati in Florida, inizierà l’avventura vera e propria, che racconterà il tentativo del buon Alfie di cercare di ottenere un posto al sole nella Miami di inizio secolo.
Diciamo subito che dal punto di vista narrativo l’elemento che risalta maggiormente, quello che spicca una volta comprese le dinamiche del gameplay, è la cura meticolosa riposta dagli sviluppatori nella ricostruzione storica; così come dicevamo in precedenza infatti, Banks si ritroverà ad avere a che fare con alcuni personaggi realmente esistiti della Miami del tempo, personalità che hanno lasciato una impronta tangibile nella storia della città e della vicina Coral Gables. Numerosi ambienti visitabili nel gioco, poi, riprendono le fattezze reali di palazzi ed edifici, in quello che sembra un vero e proprio omaggio a un’era ormai lontana.
In tutto questo, Alfie cercherà di fare del suo meglio per ottenere riconoscimenti e onore: il personaggio principale è un agente immobiliare dalla lingua svelta, capace di identificare le debolezze delle persone e di usarle a proprio vantaggio, che spesso si ritroverà a fare scelte d’impulso. Il protagonista di A Golden Wake, in altre parole, è tutto fuorché una figura limpida, o un eroe. Questo farà sì che il giocatore che lo impersonerà vivrà situazioni fuori dal comune, e se si vuole poco prevedibili una volta iniziato il titolo. Proprio questo susseguirsi di situazioni differenti, accompagnata a una longevità non altissima (circa cinque ore), restituiscono una storia forse un po’ disordinata, ma che nella figura di Alfie riesce a sintetizzare molti aspetti della società del tempo. Quello che i giocatori avranno davanti sarà un uomo che punta al successo, all’ostentazione del proprio status sociale, e che verrà profondamente influenzato dal corso dagli avvenimenti storici propri dell’epoca. E’ inevitabile non pensare, giocando ad A Golden Wake, alle atmosfere descritte da libri come “Il Grande Gatsby”; ma se arrivati alla fine del libro di Fitzgerarld (attenzione: possibile spoiler letterario!) si poteva intravvedere una continua ricerca di riafferrare un passato ormai lontano, e un futuro pronto a essere schiacciato dalla crisi del ’29, in A Golden Wake la vita di Banks proporrà una lettura forse meno speranzosa, o forse solo meno cinica. Addentrarci in ulteriori riflessioni di questo tipo vorrebbe dire spoilerare la trama del titolo, e perciò è meglio mettere da parte l’analisi della narrativa: concentrarci, allora, sul gameplay.



Alfie Banks il tuttofare
La storia di A Golden Wake appare un po’ disordinata anche perché il gameplay, da par suo, non contribuisce particolarmente a innalzare la qualità complessiva dell’esperienza. Il titolo in questione è un punta e clicca tradizionale, in cui però la risoluzione di enigmi lascia spesso e volentieri il passo alla risoluzione di quelle che se si vuole è possibile identificare come delle vere e proprie quest.
Questo perché Banks, pur essendo fondamentalmente un agente immobiliare, sarà chiamato a risolvere spesso alcune problematiche legate alla propria agenzia: che si tratti di organizzare uno spettacolo per attrarre potenziali investitori, o di recuperare dei progetti rubati da qualche concorrente, il nostro sarà chiamato spesso ad affrontare attività che hanno ben poco a che fare con il proprio lavoro.
In varie occasioni, poi, Banks utilizzerà il proprio intuito da agente immobiliare per superare alcune situazioni spinose: dal punto di vista del gameplay, ciò vorrà dire che il giocatore sarà chiamato a scegliere determinate linee di dialogo di modo da convincere i vari interlocutori a fare ciò che è più vantaggioso per lui. In questi frangenti è possibile utilizzare quello che il titolo chiama “Istinto del venditore”, ovvero la innata capacità di Alfie di comprendere con che tipo si persona di sta parlando. Avere davanti un agente di polizia con la divisa stirata, il cappello ben saldo sulla testa e una ottima postura richiederà un approccio probabilmente più cauto e razionale, mentre il dialogo con un malvivente potrebbe richiedere la selezione di frasi più intense. Il superamento di queste sezioni permetterà dunque di avanzare attraverso alcune sezioni di gioco in maniera indolore e senza ulteriori operazioni da compiere; il non riuscire a persuadere una determinata persona, in ogni caso, non bloccherà il giocatore, visto che la storia troverà altri modi per avanzare. L’attività principale di A Golden Wake, dunque, sarà il dialogo: si può dire che il giocatore non avrà particolari difficoltà a terminare il gioco nella misura in cui si ricorderà di parlare con tutti i personaggi; questo compito, infatti, è ben più importante della ricerca degli oggetti, visto che le ambientazioni visitabili non saranno mai molte e che l’inventario non conterrà mai più di tre, quattro oggetti contemporaneamente. Questo fa sì che gli enigmi di stampo logico si possano contare sulle dita di una mano: anche durante la risoluzione di questi puzzle, comunque, per venire a capo della sfida basterà spesso fare attenzione alle informazioni carpite dai personaggi con i quali abbiamo dialogato.
La difficoltà proposta dal titolo, dunque, vira decisamente verso il basso, e restituisce un quadro complessivo relativo al gameplay di poco sopra la sufficienza. Non siamo difronte, dunque, alla profondità di altri titoli targati Wadjet Eye Games, e possiamo dire che saranno solo l’atmosfera ricreata dalla meticolosa ricostruzione storica, nonché il complesso personaggio di Alfie, a spingere il giocatore ad andare avanti.



Anni venti in versione pixellosa
L’aspetto grafico di A Golden Wake propone uno stile che ormai è diventato il marchio di fabbrica dei titoli sviluppati o (come in questo caso) prodotti da Wajdet Eye Games; parliamo dunque di un simil 8 bit che non disdegna però una certa attenzione al dettaglio, soprattutto nella realizzazione dei volti dei personaggi, i quali appariranno durante i frequenti dialoghi. L’impostazione, in questo senso, è la stessa di quella vista in Blackwell Epiphany, l’ultima avventura proposta dal team di Dave Gilbert, e in generale possiamo dire che il risultato complessivo, considerata la natura indipendente della produzione e la tipologia di gioco, è soddisfacente e in linea con le avventure di questa natura.
Molto positivo, poi, il comparto audio: così come da tradizione Wadjet Eye Games, il doppiaggio inglese riesce a proporre buone e convincenti performance, soprattutto per quanto riguarda Alfie. La parte principale dell’esperienza audio in ogni caso è da attribuire alla colonna sonora, la quale costituirà un discreto ma sempre presente accompagnamento alla vicenda. Pur non essendo presente un tema principale particolarmente dominante, dunque, i temi proposti riusciranno a ricreare la giusta atmosfera.
Recensione Videogioco A GOLDEN WAKE scritta da MASTELLI SPEED A Golden Wake è un’avventura che non riesce a lasciare pienamente il segno; il gameplay proposto da Grundislav Games, infatti, si attesta su un livello di difficoltà troppo basso per rappresentare una vera sfida, e difatti il titolo non riesce a farsi apprezzare completamente nemmeno per la sua storia, che a volte dà l’impressione di passare da un avvenimento all’altro in modo un po’ disordinato. Gli elementi che consentono all’avventura in oggetto di ottenere una sufficienza piena, allora, sono da ricercare nella ottima ricostruzione della Miami degli anni venti del secolo scorso, e in generale di un intero periodo storico che trova nel personaggio di Alfie Banks una degna sintesi degli aspetti positivi e al tempo stesso contraddittori dell’epoca in oggetto.
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