Recensione di Rogue Legacy

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3, PS4, PS Vita
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Cellar Door Games
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     27 giugno 2013 - 30 luglio 2014 (PS3-PS4-PS Vita) - 27 maggio 2015 (Xbox One)
- La profondità di un rpg
- L'immediatezza di un metroidvania
- La bastardaggine di un roguelike
- “Un'altra partita e poi smetto”
- Cross buy e cross save PS4 - PS3 - PSVita
- Una maggiore varietà di ambientazioni gli avrebbe giovato
A cura di (DottorKillex) del
Ci sono giochi attesi per anni, annunciati con eccessivo anticipo e oggetto dei desideri più bramosi di milioni di videogiocatori in tutto il mondo. Poi ci sono giochi che arrivano sul mercato in punta di piedi, sviluppati da team misconosciuti, spesso di dimensioni assai contenute, che, una volta pubblicati, hanno l'effetto di un fiammifero acceso in un deposito di fuochi d'artificio.
Rogue Legacy, roguelike indipendente uscito solo lo scorso anno su PC, appartiene senza dubbio a quest'ultima categoria, e, dopo il meritatissimo successo ottenuto negli ultimi tredici mesi, eccolo sbarcare sulle piattaforme Sony, con una conversione curata dai ragazzi di Abstraction Games.
Preparate il mojito: sarà una lunga estate.



Un altro nano daltonico e poi smetto.
Sviluppato da Cellar Door Games, etichetta dietro cui si celano due geniali fratelli canadesi, Rogue Legacy ha fatto molto di più che cavalcare l'onda degli indie che hanno invaso il mercato negli ultimi anni: ha coniugato come nessuno prima elementi provenienti da tre mondi più affini di quanto si potesse pensare, dando vita ad un mix unico e ad alto tasso di dipendenza.
La struttura generale è quella dei roguelike, dove la morte è permanente, il livello di difficoltà tarato verso l'alto e la generazione dei livelli di gioco casuale: in questa intelaiatura si innestano meccaniche di gioco prese in prestito da un qualsiasi episodio bidimensionale di saghe come Metroid o Castlevania.
A chiudere il cerchio, una forte componente ruolistica, che incita il giocatore ad esplorare e ne rende ogni morte utile, come un piccolo passo verso una meta più grande: se pure nei singoli elementi non appare esservi nulla di particolarmente originale, Rogue Legacy è uno di quei casi in cui il risultato finale è misteriosamente ed infinitamente maggiore della somma delle parti.
La possibilità di giocare, di morte in morte, con i discendenti diretti del nostro precedente eroe, scelti da una rosa di tre e dotati ognuno di caratteristiche peculiari, aggiunge varietà al gameplay e, complice la generazione casuale dei livelli, rende ogni partita una storia a se stante, che si incastra nel grande disegno di conquistare il castello nella sua interezza.
Ogni volta che si varcano le soglie del castello, alleggeriti dei propri averi da quel simpaticone di Caronte, è come scendere in campo per una gara del campionato di calcio: si può vincere o perdere (più la seconda, a dire il vero...) ma alla fine della fiera è pur sempre la classifica finale quella che decreta il vincitore.
Il titolo lascia al giocatore la scelta di come e quando arrivare al traguardo: pagando profumatamente l'architetto perché questi eviti che il layout del castello muti ad ogni ingresso, grindando ore ed ore per il puro gusto di uccidere tutto con un singolo fendente di spada o, semplicemente, godendosi il bilanciamento e la bontà del gameplay di questa piccola perla.



Tale padre, tale figlio
A differenza di molti titoli che fanno della morte permanente un marchio di fabbrica, in Rogue Legacy la sensazione di non morire mai invano è tangibile, perché, oltre a imparare a conoscere i pattern di attacco dei componenti il variegato bestiario nemico, si cresce un pizzico alla volta, fino a temere molto meno ostacoli appuntiti, quadri posseduti e quattro boss uno più bastardo dell'altro.
Una partita dopo l'altra, si perde il conto delle morti e dei potenziamenti, e soprattutto ci si dimentica dell'orologio, come solo davanti ai grandi giochi: difficile descrivere a parole la soddisfazione che si prova quando, alle quattro del mattino, impersonando un nano ninja con problemi di aerofagia e daltonismo, si infligge il colpo di grazia al boss che ci ha battuti nelle ultime tre – quattro ore di gioco.
Se non l'avete provato su PC, frenati magari dal sistema di controllo (sebbene il pad fosse supportato degnamente, c'erano piccoli problemi evidenziati dal buon Aligi in sede di recensione), proprio non avete scuse per giocarci su una qualsiasi delle piattaforme Sony, peraltro con un solo acquisto, grazie al cross buy.
La conversione è eccellente, sotto ogni punto di vista: oltre a preservare quanto di buono c'era già nella versione per home computer, i ragazzi di Abstraction Games hanno ulteriormente raffinato il sistema di controllo, che sembra nato per il Dual Shock o per gli stick di PsVita, aggiunto 28 nuove stanze, una classe segreta, e la versione remixata dei quattro boss principali, disponibile una volta sconfitta la versione base.
Tutte le volte che sceglierete il vostro erede, giocherete, in un certo senso, ad un gioco differente: sebbene molte delle caratteristiche della progenie siano più divertenti che utili (dal turpiloquio alla miopia, passando per la nostalgia), la differenziazione tra le classi disponibili è sostanziale, e di certo non affronterete i nemici allo stesso modo se state impersonando un arcimago invece che un paladino.
La generazione casuale dei livelli e la modalità New Game Plus (dove i mostri saranno ancora più infami) tolgono ogni limite al giocatore, lasciandolo da solo con la sua voglia di esplorare e con la sua capacità di disintossicarsi da quella droga digitale che è Rogue Legacy.
La precisione dei controlli, la difficoltà elevata ma mai disonesta e la metastruttura da gioco di ruolo del titolo Cellar Door Games ne fanno peraltro un acquisto consigliato anche a quanti siano un po' intimoriti dalla permadeath e dalle meccaniche dei roguelike, perché, tra una risata e l'altra, questo titolo rappresenta un'ideale iniziazione ad un genere tornato meritatamente in auge dopo anni difficili.
Senza nulla togliere alle versioni casalinghe, dove viene maggiormente valorizzata la stabilità dei 60 fps e l'allegra palette cromatica, la versione che si è fatta preferire durante i test è quella portatile: il ritmo elevato delle partite e la loro durata limitata si sposano perfettamente con la fruizione in mobilità, e la comodità di salvare sul cloud e continuare fuori casa quello che si è iniziato sul divano è davvero impagabile.



Il mio eroe è presbite. Io no.
Il comparto tecnico di un gioco che è la sublimazione di una serie di idee vincenti è quasi sempre relativo, soprattutto se parliamo della scena indie: eppure Rogue Legacy sa intrigare, con quel suo look colorato e retro che però così bene si sposa con un televisore dalla diagonale generosa o con il meraviglioso schermo OLED di PlaystationVita.
Le animazioni sono una più bella dell'altra, la tavolozza di colori è ampia e luminosa e gli effetti relativi ai problemi di vista dei nostri eroi sono resi benissimo, e rendono giustizia all'irresistibile humour che permea la produzione.
Un po' di ripetitività negli ambienti è normale, e rappresenta, in fondo, l'unico, piccolo difetto del prodotto.
Perché, se qualcuno avesse dei dubbi, anche dal punto di vista sonoro l'epopea dei cavalieri geneticamente tarati si attesta su livelli d'eccellenza: sin dalle prime sortite nel castello vi troverete, quasi ipnoticamente, a cercare la stanza con il jukebox, che vi permetterà di modificare il motivo di sottofondo, potendo scegliere tra una serie di musiche parenti strette di quelle che la saga di Castlevania ci ha fatto apprezzare negli ultimi trent'anni.
Impossibile quantificare la durata: ognuno di voi farà durare l'avventura fin quando ne avrà voglia, con lo scopo magari di costruire un castello imponente, ma azzardo una quindicina di ore scarse per un giocatore medio che non si perda in sessioni di grinding eccessive.
Recensione Videogioco ROGUE LEGACY scritta da DOTTORKILLEX Rogue Legacy è al momento l'unica droga legale nel nostro paese, e vi viene venduta a meno di quindici euro in tre formati diversi, da quello scintillante della next gen a quello portatile della fida PsVita.
Dopo svariate ore a giocarci su PC e altrettante su piattaforme Sony, mi sono davvero dovuto sforzare per trovare qualcosa con cui provare a riempire la colonna dei contro, e credo questa sia uno dei più grandi complimenti che si possano fare ad un titolo, soprattutto se sviluppato da un team ristretto e distribuito digitalmente ad un prezzo budget.
Fareste davvero un torto a voi stessi a non giocarci, a qualunque categoria di videogiocatore pensiate di appartenere.
E sì, questo vale anche per la categoria “io odio i roguelike”.
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