Recensione di Gods Will Be Watching

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, TECH
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Deconstructeam
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     24 luglio 2014
- La storia, se si avrà la pazienza di arrivare fino alla fine, ha un suo interesse
- Il livello di sfida molto alto potrà piacere ad alcuni…
- …ma molto presto porterà alla frustrazione tutti gli altri, distogliendo l’attenzione dalla trama
- L’impatto delle decisioni del giocatore si scontra con la casualità di alcune dinamiche
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A cura di (Mastelli Speed) del
Sono arrivato al livello finale di Gods Will Be Watching sostanzialmente deluso e decisamente arrabbiato per il tempo perso nel ripetere i vari, difficilissimi stage. Non riuscivo a comprendere se questo gioco, sviluppato da Deconstructeam, fosse un fail di quelli spettacolari o una genialata incompresa. Il giudizio complessivo, è presto detto, stava per virare verso il basso. Arrivato alla fine del titolo, però, la maggioranza delle incongruenze ha trovato risposta, e l’antico adagio del protagonista del Conte di Montecristo, Edmond Dantès, si è rivelato essere ancora una volta valido; in Gods Will Be Watching, infatti, ”aspettare e sperare” ha perlomeno ripagato buona parte dei sacrifici fatti per arrivare alla fine del gioco. Scopriamo perché.


L’impero intergalattico contro i soliti terroristi spaziali
Venduto a € 8,99 in versione PC, MAC e Linux, Gods Will Be Watching è un titolo che associa situazioni tipiche dei punta e clicca, soprattutto dal punto di vista del sistema di controllo, a originali dinamiche di interazione con i personaggi non giocanti. Il titolo di cui stiamo parlando, in altre parole, è formato da sette capitoli, composti da singole schermate fisse. All’interno di questo ambiente statico si svolgeranno alcuni importanti episodi della vita del protagonista, il sergente Burden, rimasto inesorabilmente immischiato nella guerra tra l’Hollistic Empire e il gruppo rivoluzionario Xenolifer. Il primo impatto col titolo, è bene dirlo, è quasi brutale. Dopo poche linee di dialogo testuali, senza troppe spiegazioni, il giocatore verrà subito introdotto nel primo capitolo del gioco. La situazione in questo frangente non è delle migliori: Burden dovrà resistere all’assalto di alcuni agenti e nello stesso tempo gestire l’hacking di preziose informazioni, oltre che badare a quattro ostaggi. E’ nell’interazione con questi soggetti, difatti, che il giocatore capirà veramente come funziona Gods Will Be Watching. A seconda del nostro approccio, gli ostaggi potrebbero non reggere la pressione e cercare di scappare. Va da sé che, perdendo il controllo della situazione, per esempio subendo l’assalto degli agenti avversari o lasciando scappare tutti gli ostaggi, il capitolo finirà con un nostro fallimento.

Stuck in the middle with you
Proprio “fallimento” è la parola che più di ogni altra è possibile associare all’esperienza del giocatore di Gods Will Be Watching: il titolo propone una difficoltà molto alta, masochistica, e spesso fine a sé stessa. L’essersi spinti troppo in là con la durezza della sfida ha come conseguenza fondamentale l’allontanamento del giocatore dalla trama di gioco: il basso coinvolgimento nella storia, almeno in un primo momento, deriva proprio dalle continue ripetizioni che si renderanno necessarie per arrivare alla fine dei vari livelli. L’esempio migliore di quanto stiamo affermando è il secondo capitolo, dove Burden dovrà subire torture di diverso tipo durante un cruento interrogatorio. Le scelte che il giocatore ha davanti, in questo frangente, sono diverse: è possibile rispondere alle varie domande in tono provocatorio, oppure mentendo (la probabilità di riuscita dell’inganno varierà di volta in volta), o dicendo la pura e semplice verità. E’ questo il frangente dove il sistema di gioco di Gods Will Be Watching mostra il fianco alle critiche maggiori, visto che oltre alla difficoltà di cercare di capire quale sia l’approccio migliore, si aggiunge la casualità delle circostanze, che si manifestano per esempio attraverso un macabro giro della roulette russa organizzato dal nostro aguzzino. La domanda che è lecito porsi in frangenti come questi, infatti, è: perché insistere con una difficoltà a volte inutilmente elevata, nel momento in cui le nostre scelte si scontrano contro una casualità che ci rende impotenti? Basta infatti un solo proiettile andato a segno e l’interrogatorio, che magari andava avanti da mezz’ora, e in cui il giocatore aveva speso energie mentali ingenti, finirà come peggio non si può, ovvero con il ritorno all’inizio del capitolo stesso.


Non è tanto la difficoltà elevata in sé, quella che fa sì che Gods Will Be Watching non possa aspirare a voti maggiormente lusinghieri, quanto la sua poca utilità. Certamente finire un livello darà grande soddisfazione, ma per raggiungere questo traguardo si saranno sudate sette camicie, e si sarà speso molto tempo in tentativi frustranti. Tutto questo, almeno durante la prima parte dell’avventura, fa sì che i personaggi passino in secondo piano, e che la storia sia poco interessante. Un’altra domanda che ci si potrebbe porre giocando a Gods Will Be Watching è: le nostre scelte hanno davvero un peso? La risposta è: sì, ma fino a un certo punto. Tanto per farsi un’idea, non siamo davanti al tipo di rapporto causa-effetto che si ha in Papers, Please, dove a ogni azione corrispondeva una reazione quasi immediata. Per capire il perché le proprie scelte abbiano o meno un certo impatto, in Gods Will Be Watching, bisognerà avere pazienza. Pazienza nel cercare di superare le difficoltà dei vari livelli, e pazienza nell’attendere che la storia sveli quello che ha da dire.

Point and click thriller
Tutto questo parlare di questioni interpretative non deve lasciare in secondo piano quello che è l’elemento cruciale che plasma la natura del titolo Deconstructeam: parliamo, ovviamente, del gameplay.
Uno dei motivi che possono ingannare relativamente al tipo di esperienza di gioco, è dato proprio dalla idea distorta che ci si può fare del gameplay basandosi sulle descrizioni e sul trailer di gioco. Se è vero che la definizione data dagli sviluppatori sulla natura della loro creazione, ”Point-and-click thriller”, può essere anche corretta, è giusto dire che non siamo davanti né a un’avventura grafica classica, né a un esperimento marcatamente story-driven. In Gods Will Be Watching la dinamica più importante, oltre che l’interazione con i personaggi presenti nelle varie schermate che compongono i capitoli, è la gestione delle risorse, tra le quali la più importante sembra essere il tempo. Andando avanti nella storia, infatti, soprattutto nei tre capitoli finali, le nostre decisioni consumeranno minuti preziosi. Considerata l’impossibilità di descrivere al meglio i dettagli di queste fasi, dobbiamo dire che scegliere di impiegare il tempo in un modo piuttosto che un altro avrà delle conseguenze, che potrebbero portare anche al sacrificio di uno o più personaggi che costituiscono il team capitanato proprio da Burden. E’ evidente, lo ripetiamo ancora una volta, che le nostre scelte faranno sì che il livello fallisca o meno, obbligandoci a ricominciare tutto daccapo. Come detto in precedenza, il rischio maggiore è che la ripetizione delle meccaniche faccia sì che il giocatore perda di vista storia e personaggi, sminuendo in modo importante il valore dell’esperienza. E’ necessario dire, poi, che più di una volta non si comprenderà subito quale azione sia corretta e, soprattutto, se ciò che abbiamo fatto ha avuto degli effetti positivi o meno. Questo, probabilmente, è il secondo limite più pressante del titolo, ed è strettamente collegato al livello di difficoltà elevato.


Spostandoci su un piano strettamente pratico, l’interazione col mondo di gioco avviene tramite meccaniche da punta e clicca, grazie all’ausilio del mouse: cliccare su un determinato personaggio, ad esempio, farà comparire l’elenco delle possibili interazioni, comprese le varie voci di dialogo. Dal punto di vista della difficoltà è inoltre giusto dire che il gioco propone due possibili opzioni: sebbene il livello più basso limiti alcune spigolosità, dobbiamo precisare che anche scegliendo questa opzione l’esperienza di gioco sarà tutto fuorché semplice.

8-bit is the way
L’aspetto grafico bidimensionale di Gods Will Be Watching è diretta conseguenza della natura iniziale del gioco, nato come esperimento fruibile via browser, protagonista del Ludum Dare 26. E’ ancora possibile provare, in effetti, la versione originaria del titolo, che a grandi linee rappresenta la base di quello che nel gioco acquistabile attualmente è il terzo capitolo della storia.
Qualcuno potrebbe cominciare a storcere il naso al cospetto di un numero sempre più marcato di progetti indipendenti che scelgono una realizzazione grafica in simil 8-bit, ma in ogni caso quello che il titolo offre è una piacevole rappresentazione visiva, che pur con evidenti limitazioni riesce a offrire anche buoni momenti. Come sempre accade in questi casi, il giocatore dovrà metterci del suo, soprattutto in termini di immaginazione, per cercare di immedesimarsi in quello che sta accadendo su schermo; in ogni caso, non c’è dubbio che assistere a un interrogatorio in cui vengono cavati denti con delle pinze giganti abbia un certo impatto anche in 8 bit.
Dal punto di vista del sonoro, invece, il gioco si segnala per l’assoluta mancanza di doppiaggio: l’intera narrazione è affidata alle numerose linee di testo, disponibili in diverse lingue (tra le quali inglese, francese e spagnolo) ma, purtroppo, al momento non in italiano. Considerata l’importanza dei dialoghi, e la grande quantità di testi su schermo, la mancanza attuale di una localizzazione è un altro fattore di cui tener conto in fase di acquisto. Completa il quadro una colonna sonora positiva, spesso discreta e poco invadente, che nelle battute finali riesce a ritagliarsi uno spazio e a offrire buone suggestioni.
Recensione Videogioco GODS WILL BE WATCHING scritta da MASTELLI SPEED Non è mai cosa saggia cercare di analizzare le cose attraverso una visione bipolare, in una sorta di rapporto amore/odio, ma in effetti il titolo in questione potrebbe portare a reazioni del genere. E’ inevitabile che un gioco come Gods Will Be Watching sia destinato a dividere critica e giocatori. Non biasimiamo chi giudica il prodotto Deconstructeam come un titolo pesante e tedioso, in cui una difficoltà inutilmente elevata fa allontanare il giocatore dalla vera essenza del gioco stesso. D’altra parte, non sembra giusto criticare chi nella stessa creazione riesce a scorgere un’originalità di fondo e una storia interessante.
In ultima analisi, però, la sensazione è che forse sarebbe stato lecito attendersi un prodotto dalla qualità maggiore; allo stato attuale, invece, quello che ci viene offerto è un gioco sicuramente discreto, adatto a giocatori molto pazienti e in cerca di una sfida dal gameplay inusuale, ma che presenta alcuni limiti.
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