Recensione di Broken Sword: The Serpent's Curse - Pt II

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, TECH
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Revolution Software Ltd
  • Lingua:

     Completamente in italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     4 Dicembre 2013 (PC) - 18 Dicembre 2013 (PSV) - Fine 2013 (iOS-Android) - 4 settembre 2015 (PS4-Xbox One)
- La solita esperienza di gioco classica e soddisfacente
- Livello di difficoltà leggermente più alto del primo episodio
- Il doppiaggio in italiano è una gradita aggiunta
- Durata del secondo episodio un po’ corta
- L’impostazione episodica penalizza chi ha giocato l’avventura in due spezzoni
A cura di (Mastelli Speed) del
Lo scorso dicembre avevamo salutato il ritorno della serie Broken Sword con una certa soddisfazione: il quinto capitolo della serie targata Revolution, intitolato la La Maledizione del Serpente, proponeva una più che discreta esperienza di gioco, ma troncava la storia proprio nel momento in cui il tutto si faceva più interessante. L’arrivo del secondo capitolo dell’avventura, sostanzialmente gratuito per coloro i quali avessero già acquistato la prima parte (per tutti gli altri, si tratterebbe invece di un esborso complessivo su Steam di € 22,99), ha destato in noi una certa curiosità: vediamo allora di scoprire se questa nuova avventura di George e Nico si conclude in modo soddisfacente.


In giro per il mondo
Onde evitare spiacevoli spoiler, prima di iniziare, è bene dire che chi volesse iniziare l’avventura dall’inizio farebbe bene a leggere la nostra recensione dedicata al primo capitolo. Per tutti gli altri, invece, è bene riannodare brevemente i fili della trama: dopo essere scampati a un incendio in un quel di Londra, il duo compatto formato da George e Nico riparte per le assolate strade spagnole in cerca di risposte sul misterioso quadro intitolato La Maledicció, protagonista indiscusso del primo capitolo, e crocevia di interessi e brame di potere millenarie. Una volta arrivati in Spagna, la trama del titolo ricomincerà a dispiegarsi facendo ripiombare il giocatore in una lotta tra gnostici e cristiani, dove il dipinto gioca un ruolo fondamentale. Essendo il capitolo conclusivo della vicenda, sembra giusto non addentrarsi più di tanto nei meandri della trama, e cercare invece di capire quanti danni possa aver fatto l’aver diviso l’esperienza di gioco in due episodi. Dobbiamo dire che tornare a impersonare Nico e George, almeno all’inizio, sarà un po’ disorientante, nonostante sia inclusa una breve cutscene introduttiva che ha il compito di contestualizzare il tutto. Riuscire a ricordare bene dove si era rimasti sarà reso un po’ più complicato anche dal fatto che l’inventario dei due personaggi, difatti, riprenderà esattamente gli oggetti lasciati alla fine del primo capitolo. Il non ricordarsi perché si è in possesso di una determinata foto antica, o il non sapere chi è stato a  darcela, ad esempio, farà sfumare un po’ l’immersività, e ciò potrebbe spingere a perdere tempo facendo interagire ogni personaggio incontrato con i vari oggetti in nostro possesso. Per fortuna, questi momenti di confusione finiscono abbastanza presto dopo aver superato i primi enigmi, visto che il titolo riprenderà in mano le redini della storia indirizzando i personaggi su un obiettivo preciso. Prima di scoprire il mistero della La Maledicció, però, bisognerà superare una vecchia conoscenza.


Nostalgie caprine
Se un avventuriero con una certa esperienza pensa a Broken Sword, una delle prime immagini che possono saltare in mente è la visione di una capra. Il famoso enigma di Broken Sword: il Segreto dei templari con protagonista l’animale ormai tanto caro ai videogiocatori, difatti, è una delle immagini maggiormente note della serie, e in questo senso questo ultimo episodio della saga gioca molto sul fattore nostalgia. Uno dei primi enigmi che il giocatore dovrà soddisfare, dunque, riguarderà proprio il superare in astuzia una capra: sebbene la durezza dell’enigma in sé sia più bassa se confrontata con l’ostacolo di qualche anno fa, è pur vero che il livello generale di difficoltà di questo secondo episodio sarà superiore rispetto a quanto visto nel primo capitolo. Stupisce, in un certo qual modo, la sensazione che il titolo cominci a sfidarci con enigmi logici non proprio immediati fin dalle prime sequenze di gioco, come se il giocatore fosse subito conscio di come funziona l’inventario, il sistema di aiuti e i controlli; un elemento, questo, che non fa altro che sottolineare il fatto che l’aver costretto a giocare l’avventura in due parti sia stata una scelta che ha danneggiato l’esperienza complessiva. Il buon livello degli enigmi riveste un’importanza centrale, anche perché in questo secondo episodio l’interazione con i personaggi secondari sarà presente in maniera minore. A far da contraltare a questa scelta di gameplay, però, vi è una maggiore interazione tra i due protagonisti. Se nel primo capitolo l’alternarsi tra Nico e George avveniva a volte in modo poco ispirato, o comunque forzato, in questo secondo episodio di Broken Sword 5 – La maledizione del serpente più volte capiterà di esaminare lo stesso ambiente con i due differenti personaggi; questo farà sì che le varie location riservino diversi elementi di interazione a seconda del protagonista controllato.


Meno momenti scanzonati con personaggi secondari stravaganti, dunque, e un ritmo più serrato scandito da enigmi impegnativi: questa, in sostanza, l’esperienza di gioco che Revolution ha riservato ai giocatori, la quale viene completata dai consueti elementi di contorno. Accanto al ritmo compassato del primo capitolo, dunque, spesso rallentato da backtracking e numerosi dialoghi, questo secondo episodio proporrà un ritmo più veloce, dinamico e fresco. Sia chiaro, non siamo difronte a innovazioni clamorose né sul piano di gameplay né su quello della narrazione; lo stesso inventario, elemento molto importante nel primo capitolo a causa dell’interazione con i vari personaggi, perde un po’ di centralità tornando a rappresentare il consueto raccoglitore di elementi sparsi durante l’avventura. C’è poi da considerare la narrazione che, se si vuole, non risulta essere così originale, così come le situazioni di gioco proposte. Non crediamo, però, che questo sia un difetto: la sensazione, infatti, è che questo Broken Sword 5 – La maledizione del Serpente, come probabilmente tutti i Broken Sword, debba presentare certi elementi, certe dinamiche; così come avviene in un buon film d’azione incentrato su religioni ancestrali e location affascinanti, è normale e fino a prova contraria giusto che l’attenzione sia tutta sull’intesa tra i due personaggi, su manufatti antichi e cattivoni senza scrupoli. C’è in qualcosa di familiare, di rassicurante, nelle circa dieci ore (forse un po’ poche) di esperienza complessiva ricreata dal titolo: c’è, in ultima analisi, quello che ogni avventuriero cresciuto a pane e punta e clicca cerca inconsciamente o meno in un’avventura come questa. Ci riferiamo, ad esempio, agli assurdi oggetti che i personaggi portano con sé: George, tra le altre cose, terrà ancora stretta a sé la scatola di fiammiferi con dentro lo scarafaggio Trevor, il quale verrà utilizzato per risolvere un enigma in modo decisamente creativo. La stessa Nico, da par suo, si trascinerà dall’Inghilterra fino in Spagna lo spazzolone per pulire i pavimenti trovato nel primo capitolo. Crediamo sia questo, dunque, il maggior merito del titolo, che riesce a riportare in auge una serie mai dimenticata e nel cuore di molti giocatori, con tutte le incongruenze e le semplificazioni delle avventure grafiche che, in fondo, sono un po’ quello che tutti gli appassionati del genere probabilmente si aspettano.


Avventure comprensibili
Le considerazioni sul carattere tecnico di questa ultima parte di Broken Sword 5 – La maledizione del serpente sono sostanzialmente identiche a quelle snocciolate in sede di recensione della prima iterazione; ci troviamo davanti, dunque, a una realizzazione grafica decisamente di livello, sempre piacevole da guardare e capace di proporre scorci colorati e definiti. Non crediamo di sbagliare, quindi, quando ci sbilanciamo affermando che l’aspetto estetico dell’intera produzione sia uno dei migliori in circolazione tra le avventure grafiche attuali. All’eccellenza tecnica in ambito grafico, cui si può imputare forse solo una eccessiva legnosità nei movimenti dei vari personaggi, si accompagna a un altrettanto positivo comparto audio. E’ molto importante sottolineare infatti che questo nuovo capitolo propone il doppiaggio italiano dell’intera avventura. La resa complessiva della recitazione è più che buona, con il ritorno di un ottimo Claudio Beccari nel ruolo di George, accompagnato da Francesca Perilli, la nuova voce dal marcato accento francese che ha il compito di dare vita a Nico. Con il doppiaggio rinnovato peraltro sembra siano scomparsi, o quantomeno limitati, i problemi tecnici relativi proprio alla eccessiva separazione tra le battute dei dialoghi, che affliggevano invece il primo episodio.
Recensione Videogioco BROKEN SWORD: THE SERPENT'S CURSE - PT II scritta da MASTELLI SPEED Nelle quattro, cinque ore che i giocatori più smaliziati impiegheranno per venire a capo di questo secondo episodio (forse un po’ troppo poche, peraltro), Broken Sword 5 – La Maledizione del Serpente saprà regalare un’esperienza dal sapore classico, decisamente più ritmata rispetto al primo capitolo e dal livello di difficoltà più elevato. Il titolo Revolution riesce a rendere nuovamente piacevoli i normali cliché dell’avventura incentrata su manufatti e civiltà antiche, proponendo l’immortale e sempre rodata coppia formata da George e Nico.
Si tratta, dunque, di un’avventura che rispolvera il nome della serie e si propone come un acquisto decisamente consigliato agli appassionati del genere; coloro i quali acquisteranno il titolo ora, peraltro, potranno godere dell’avventura completa in italiano, superando così la ben poco ispirata divisione in due capitoli. Si potrebbe dire che gli ultimi arrivati alla fine abbiano più benefici di coloro i quali hanno supportato e finanziato il progetto fin dall’inizio, ma questo, in fondo, è un altro discorso...
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