Recensione di Circuits

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, TECH
  • Genere:

     Puzzle game
  • Sviluppatore:

     Digital Tentacle
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     8 marzo 2014 (iOS) - 17 aprile 2014 (PC, Mac, Linux)
- Bella colonna sonora
- Meccaniche di gioco discrete
- Per alcuni potrebbe risultare un po' frustrante e ripetitivo
A cura di (Mastelli Speed) del
Creare un gioco basato sulla musica può essere complicato: bisogna cercare di creare un gameplay adatto a “ospitare” le varie melodie, proponendo allo stesso tempo un’esperienza che riesca a non ripetersi subito dopo qualche minuto. Banalmente, poi, ci si deve porre la questione della musica da inserire: se per qualcuno, infatti, la perfezione musicale potrebbe essere rappresentata dal contrappunto del primo movimento della sinfonia n. 38 di Mozart, molti altri potrebbero trovare ispirazione dal riff metal di chitarra del ritornello di Yesterday is dead and gone degli Arch Enemy. Come fare, allora, a creare un gioco musicale che abbia un qualche interesse, e differenziarsi allo stesso tempo dai vari rhythm game e Rock Band? Il piccolo studio Digital Tentacle tenta di rispondere a questa domanda con Circuits, titolo indipendente presente su Steam in versione PC, Mac e Linux a € 2,99 e su App Store a € 1,79. Vediamo di che si tratta.



”Sounds easy, but maybe not”
Sintetizzando il tutto, è possibile dire che Circuits non è altro che un puzzle game musicale composto da venticinque livelli. Lo scopo del gioco è quello di ricreare delle determinate melodie andando a disporre dei particolari elementi che corrispondono proprio ai segmenti musicali che vanno a costituire l’intera composizione. Il tutto avrà l’aspetto di un circuito elettrico, i cui elementi si illumineranno man mano che la melodia andrà avanti. Lasciando al secondo paragrafo il compito di approfondire ulteriormente il gameplay, è giusto concentrarsi sul tipo di esperienza offerta dal titolo in questione: appena avviato il gioco, dopo l’invito a godere del titolo usufruendo di un buon paio di cuffie, il giocatore verrà accolto da un menù semplice ed elegante. La sensazione che non ci sia nulla di superfluo, in Circuits, continuerà anche durante i primi livelli, durante i quali il giocatore verrà a contatto con le varie meccaniche di gioco. Dalla descrizione effettuata poc’anzi, in effetti, potrebbe sembrare che il gioco offra un’esperienza fin troppo semplice, o se si vuole vicina a quei "simil-giochi" di editing musicale che offrivano una selezione di campioni e loop da assemblare per creare composizioni varie (parliamo, ad esempio, della ormai non così recente serie di eJay). In realtà, sottolineato il fatto che al momento non esiste una sorta di modalità sandbox, buona magari per creare le proprie composizioni, subito dopo qualche minuto di gioco si potrà verificare come l’esperienza sia tutto tranne che semplice; riuscire a ricreare un loop di accordi, o scegliere la giusta linea ritmica, non sarà sempre così facile, e tutto ciò costituirà una discreta sfida anche per i giocatori con un ottimo orecchio.
Non crediamo che questa possibile difficoltà costituisca un grosso freno per i giocatori di Circuits: considerato che ogni livello potrebbe portare via anche più di dieci minuti per poter essere ultimato, sembra giusto affermare che il titolo sia adatto a brevi sessioni di gioco, buone giusto per completare un livello per volta. E’ pur vero che il pericolo di frustrazione per i giocatori meno pazienti e avvezzi a questo tipo di gioco esiste, ma nonostante ciò la struttura a livelli riesce a spezzettare l’esperienza quel tanto che basta a risolvere parzialmente questo problema.



Spegni le casse, metti le cuffie
Come nasce la musica, allora, in Circuits? Abbiamo detto prima che si tratterà di sistemare alcuni elementi all’interno del circuito che costituisce la melodia da costruire. Nello specifico, questi elementi non sono altro che piccole sfere di colore diverso. Se all’inizio si avrà a che fare solo con un determinato tipo di colore, andando avanti nei livelli verranno aggiunte sfere di differente tipo, che corrisponderanno a layer diversi della melodia.
Il titolo stesso, in ogni caso, verrà in aiuto del giocatore, visto che sarà possibile risentire la melodia da ricostruire per quante volte si vuole, e soprattutto si potranno filtrare i vari colori di modo da analizzare, ad esempio, solo la linea ritmica, o le parti cantate. E’ stata aggiunta inoltre una funzione Turbo, che consente di scorrere velocemente la melodia creata fino alla sua conclusione; si tratta di un feature utile magari se si vuole verificare solo un piccolo particolare della propria composizione, o più semplicemente se si è già speso molto tempo nel cercare di imbroccare la combinazione giusta.
Le difficoltà maggiori sono invece rappresentate dalla creazione dei loop di accordi, da ripetere più volte inserendo tre o più elementi nella stessa sequenza, oppure le parti realizzate col sintetizzatore. Per queste ultime, ad esempio, il giocatore dovrà indicare il numero di ripetizioni necessarie. Un’altra possibile fonte di difficoltà sarà rappresentata dal numero di elementi da inserire nella composizione: molte volte, specie nei primi livelli, si avrà a disposizione il giusto numero di sfere luminose da inserire nel circuito, mentre altre volte il gioco inserirà un numero maggiore di segmenti musicali, di modo da confondere l’orecchio del giocatore.
Ci rendiamo conto che la mera spiegazione a parole del meccanismo di Circuits, trattandosi d’altronde di un gioco musicale, non rende piena giustizia all’atmosfera di gioco, basata anche su una sobria interfaccia grafica; il lavoro svolto dagli sviluppatori su questo elemento, peraltro, è notevole nella misura in cui si considera la semplicità e l’assoluta poca invadenza dello stesso. Il circuito che si avrà davanti, infatti, sarà l’unico elemento che si staglia su uno sfondo a metà tra il grigio e il bianco, in cui gli unici elementi che spiccano saranno le varie sfere colorate. Stando a quanto detto dagli sviluppatori, l’obiettivo era proprio quello di creare una struttura minimalista capace di non disturbare più di tanto i giocatori: questo elemento, tra le altre cose, induce a pensare che Circuits sia un titolo probabilmente adatto ad altre piattaforme rispetto al PC. Di sicuro la fruizione col mouse è senza problemi e intuitiva, ma è proprio la dinamica stessa del gioco, ovvero lo spostare le sfere luminose in determinati punti dei circuiti, che invita a voler usare lo schermo come periferica di controllo. Nonostante la versione da noi analizzata sia quella PC, dunque, probabilmente sono i dispositivi touch quelli su cui il gameplay di Circuits trova la propria connotazione naturale.



Un mix di generi
Parliamo finalmente dell’elemento principe del gioco Digital Tentacle: la musica. L’ottima atmosfera creata dal titolo si basa su una colonna sonora che si diverte a mischiare musica elettronica, sintetizzatori, dubstep, archi, e alcune parti cantate. Il risultato è un insieme di melodie spesso di ampio respiro, che partono piano per espandersi man mano che il circuito si illumina grazie alle sfere posizionate dal giocatore. L’invito a giocare con le cuffie a un volume discretamente elevato, dunque, è più che mai sensato e pressante, visto che solo concentrandosi bene sarà possibile comprendere esattamente le varie progressioni musicali, le diverse sfumature degli accordi e il giusto ritmo dato dalle percussioni.
Considerate le piacevoli melodie ascoltabili, dunque, va fatto un plauso allo sviluppatore David García, che ha composto autonomamente tutta la colonna sonora del titolo, peraltro disponibile per tutti coloro i quali scaricheranno il gioco via Steam.
Recensione Videogioco CIRCUITS scritta da MASTELLI SPEED “Se vi piace la musica, allora vi piacerà Circuits” afferma lo studio Digital Tentacle, e arrivati alla sintesi finale di questa recensione possiamo affermare che siamo tutto sommato d’accordo con questa affermazione. Il gioco, infatti, propone un’esperienza da puzzle game musicale discretamente soddisfacente soprattutto su device touchscreen, che potrà risultare frustrante e ripetitiva solo per i giocatori meno pazienti, o semplicemente meno interessati al genere.
Si può pensare a Circuits, concludendo, come a un buon modo per rilassarsi per qualche minuto, magari dopo una giornata particolarmente faticosa, una via per concentrarsi esclusivamente sulle melodie da costruire e lasciare da parte, almeno per un po’, i vari problemi quotidiani. Considerato il basso prezzo proposto sulle varie piattaforme, si direbbe non sia proprio un cattivo affare.
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