Recensione di Strider

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, PS4, Xbox 360, Xbox One
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Double Helix Games
  • Data uscita:

     22 febbraio 2014 (JP) - 18 febbraio 2014 (PS3 e PS4) - 19 febbraio 2014 (PC, Xbox 360 e Xbox One)
- Ottima veste grafica
- Tanti poteri per il Cypher
- Eccellenti fasi esplorative
- Manca varietà nelle ambientazioni e nei nemici
- Alcuni poteri sbilanciati
- Boss fight deludenti
A cura di (FireZdragon) del



Da quando la next gen è arrivata sul mercato sono stati davvero pochi i titoli in grado di suscitare interesse e stupore. Incredibilmente le soddisfazioni maggiori sono giunte proprio dai progetti Arcade, con un Resogun capace di tenere testa da solo ai titoli tripla A presenti su PS4 e un Max and the Curse of Brotherhood in grado di appassionare tutti gli amanti dei platform su Xbox One. Non ci stupisce quindi che proprio dagli store digitali arrivi come un falco in picchiata un nuovo gioco dalle buone qualità, quello stesso Strider che nei primi anni ’90 fece innamorare più di un amante dei ninja grazie al suo gameplay e a una difficoltà particolarmente elevata.
Hiryu torna dunque sulla nostre console dopo più di vent’anni, in quello che è per Double Helix un ultimo saluto all’indipendenza prima di passare definitivamente sotto l’ala protettrice di Amazon.



Dal 1990 con furore
In onore dei vecchi cabinati, questo remake ne ricalca fedelmente la storia. Voi sarete uno Strider, un ninja addestrato al combattimento corpo a corpo e dotato di incredibili poteri, con il compito unico di mettere la parola fine allo strapotere di Grand Master Meio, uno spregevole tiranno dai poteri smisurati e deciso a mantenere ben salda la sua posizione di dominio sull’intero pianeta.
Anche il gameplay, ovviamente, ricorda a grandi linee quello del capitolo principale, ma ci vuole ben poco a scoprire che Strider è mutato profondamente, abbandonando il semplice 2D side scrolling lineare per abbracciare una forma decisamente più complessa di esplorazione, cosa che ci permetterà di vagare in lungo e in largo per Kazakh City.
In puro stile Metroidvania, quindi, le diverse mappe che compongono i livelli diverranno dei veri e propri labirinti, e non solo dovremo saltare ed evitare i diversi ostacoli posti sul nostro cammino, ma per trovare i potenziamenti indispensabili per proseguire sarà necessario altresì arrampicarci in cima ai tetti e alle varie strutture grazie ai rampini in dotazione.
L’esplorazione è solo uno dei tasselli che compongono il titolo Double Helix, il resto, il vero cuore della produzione, è completamente incentrato sul combattimento.
Hiryu è uno Strider e come tale è rapido e letale, oltre che in grado di utilizzare il suo Cypher, una lama al plasma speciale, con grandissima abilità. Il gameplay è quindi velocissimo, le animazioni di salto, dash e schivata sottolineano alla perfezione tutta l’agilità del protagonista e ricalcano le stesse movenze viste sui vecchi cabinati, ovviamente arricchite e perfezionate per sposarsi con le esigenze dei giocatori più moderni.
Il combat system si basa principalmente su meccaniche hack ’n’ slash basilari e ci troveremo il più delle volte a lanciare fendenti in rapida successione premendo come ossessi sui tasti. La maggior parte dei nemici infatti non rappresenta un grosso problema e correre per i livelli facendo a fette semplicemente qualsiasi cosa si frapponga al nostro obiettivo non è poi così impossibile. E’ una riduzione della difficoltà che i puristi probabilmente non apprezzeranno, ma che in qualche modo si è resa necessaria per far divenire il titolo più appetibile alle nuove generazioni. La domanda che dovete porvi è dunque la solita: quanto influisce la sfida sul valore generale di un gioco per voi? Purtroppo anche settando la difficoltà su Hardcore le cose non cambiano poi di molto e a eccezione di alcuni punti davvero ostici sul finire della nostra avventura, morire sarà una possibilità assai remota.



Neon everywhere
Strider mostra un’interfaccia basilare, con colori al neon e icone computerizzate così da sottolineare lo status cibernetico di tutto quello che ci circonda. Una barra della vita divisa in dieci settori si sovrappone a quella energetica, indispensabile per lanciare le abilità speciali del nostro ninja e ovviamente sfruttare anche i Kunai. Il problema principale di quest’ultima capacità è la completa mancanza di cooldown o di limitazione nel numero dei proiettili disponibili, cosa che vi consentirà di far piovere letteralmente una pioggia di pugnali sui nemici. Se contro gli sgherri più deboli questa capacità non risulta poi così comoda, vista la necessità di muovessi continuamente, quando arriveremo a combattere contro i boss le cose cambieranno in maniera sostanziale e rimanendo praticamente fermi, evitando solo i pattern di attacco nemici, potremo semplicemente obliterare dalla distanza gli avversari, in maniera spesso troppo semplice ed elementare. Anche il combattimento finale in questo modo risulta particolarmente deludente, un vero peccato dato che le fasi di esplorazione invece funzionano davvero alla grandissima e una cura maggiore sul bilanciamento avrebbe reso il titolo eccezionale sotto ogni punto di vista.
La maggior semplicità deriva anche da una minimappa sempre presente dalla facile lettura e dall’indicazione su schermo di tutti i power up, porte segrete e bonus sparsi per i livelli. Completare il titolo al 100% non è un’opzione così improbabile già dalla prima run e non richiederà più di sei o sette ore di media. Con una speed run il gioco è facilmente completabile sotto le quattro ore e le classifiche online per decretare il ninja più veloce indicano come l’interesse degli sviluppatori fosse quello di dare un senso di rigiocabilità al titolo, impreziosito anche da due modalità speciali ulteriori di sopravvivenza e velocità, secondo noi non del tutto riuscite. Difficilmente infatti tenterete di cimentarvi in queste competizioni più di una volta dopo aver spolpato Strider in ogni suo dettaglio. Se deciderete di ricominciare una nuova partita inoltre, il titolo vi cancellerà tutti i bonus acquisiti in precedenza, in maniera anche comprensibile, ma persino tutti i costumi sbloccati raccogliendo i vari collezionabili, una scelta che non abbiamo apprezzato per nulla.



A Cypher sguainata
Per dare maggior profondità al sistema di combattimento, Double Helix ha inserito power up per l’arma capaci di modificare in maniera sostanziale le tipologie di attacco di Hiryu. Quattro le modalità principali, selezionabili attraverso la croce direzionale e ognuna necessaria ad aprire una determina porta o sezione del gioco. Con il Cypher magnetico ad esempio potremo aprire le porte viola, con la lama infuocata fondere quelle blindate e così via. Strider propone anche altre abilità speciali chiamate Option, da utilizzare sfruttando la stessa barra energetica utile per lanciare Kunai, mosse segrete dal potere devastante che richiameranno uno scudo in grado di deviare proiettili, un falco di fuoco e una pantera per colpire i personaggi sul terreno, e risultano indispensabili anche per superare diversi puzzle ambientali dalla semplicissima risoluzione. Ancora una volta, con la rigenerazione così veloce della barra energetica, potrete davvero abusare di suddette abilità, cosa che faciliterà ulteriormente la vostra avanzata. A differenza dei capitoli originari, Hiryu ora può colpire in otto direzioni ed eseguire launcher per far partire brevi juggle. Sono meccaniche poco utili ai fini del gioco tuttavia, dato che come accennato prima salti e slash basilari saranno più che sufficienti per avere la meglio sulla stragrande maggioranza dei nemici. A poco serve l’introduzione di soldati corazzati ai quali bisognerà rompere lo scudo caricando un colpo potenziato, è una meccanica talmente superficiale che non riesce a influire in maniera significativa sul gameplay.
Il nuovo look di Strider invece ci ha colpito, il modello poligonale del protagonista è eccellente e anche nemici e boss non deludono da questo punto di vista. Un peccato solo che la varietà degli ostili sia davvero risibile e che questi si ripresentino uguali per tutti i livelli con semplici ricolorazioni, un omaggio al passato sicuramente gradito dai superfan, ma fuori luogo in una produzione di questo livello. Per quanto riguarda le ambientazioni, invece, l’enorme Kazakh City non colpisce particolarmente per varietà (dov’è il livello della giungla!!), ma gli eventi atmosferici e il look dark riescono ugualmente a donarle un aspetto perfettamente in linea con il nostro protagonista. Per quanto riguarda gli effetti infine, luci al neon ed esplosioni in simil cel shading si sprecano, coronate da una sciarpina digitale di Hiryu davvero ben fatta, in grado di cambiar colore a seconda dei potenziamenti attivi e capace di dare un tocco di luce anche nei più tetri cunicoli di questa nuova avventura.
Recensione Videogioco STRIDER scritta da FIREZDRAGON Strider ci è indubbiamente piaciuto, nonostante il suo livello di difficoltà non particolarmente elevato e qualche sbilanciamento nei power up presenti all'interno del gioco, Kunai su tutti. Il ritorno di Hiryu è assolutamente gradito e la nuova veste dei vecchi boss e di Kazakh City è un tuffo nel passato che si lascia apprezzare piacevolmente. Ottime le meccaniche di gioco e perfetta l'implementazione delle stesse nell'esplorazione. Un titolo insomma da godere in un lungo pomeriggio sul divano, ma che difficilmente riprenderete in mano una volta portato a termine.
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