Recensione di Gomo

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     6 dicembre 2013
- Atmosfera tranquilla che strappa qualche sorriso - Enigmi fin troppo semplici
- Corto
- Esperienza complessivamente piatta e senza mordente
A cura di (Mastelli Speed) del
Da quando è uscito sul mercato, nel 2009, Machinarium è stato spesso tirato in ballo quale esempio di avventura grafica capace di divertire e offrire una buona sfida; in questi anni, difatti, diversi altri giochi hanno cercato di ripercorrere la stessa strada del prodotto Amanita Design, e possiamo affermare che anche il titolo oggetto di questa recensione, Gomo, sembra possa appartenere a questo gruppo di titoli. Vediamo allora se si tratta di un prodotto che ha veramente qualcosa da dire, oppure se abbiamo tra le mani la copia sbiadita di un qualcosa di già visto.



Un cane per amico
Sviluppato da Fishcow Studio, Gomo si presenta come un’avventura grafica bidimensionale punta e clicca, disponibile su PC e MAC attraverso diverse piattaforme di distribuzione digitale a € 7,99. Il protagonista del titolo, è presto detto, è proprio Gomo, una sorta di pupazzetto con tanto di braccia filiformi e due vacui occhi bianchi. La tranquilla esistenza di questo eroe improbabile viene turbata nel momento in cui il suo fido amico, il cane Dingo, viene rapito per mano dell’alieno supremo signore del male di turno. In cambio del proprio compagno, dunque, Gomo dovrà trovare e consegnare al nemico un misterioso cristallo, ed è proprio da questa esile premessa che prende piede l’avventura vera e propria.
Fuori dalla propria casetta, Gomo inizierà a vagare tra schermate bidimensionali ed enigmi da risolvere, in un’esperienza di gioco che porterà via al massimo un’ora; il lavoro del team di sviluppo slovacco, dunque, non si caratterizza per una narrativa di prim’ordine, ma è anche giusto dire che il gioco non fa sostanzialmente nulla per dare alla vicenda una qualsivoglia venatura di serietà: la storia di Gomo, insomma, è il classico collante che ha soltanto il compito di segnare l’inizio e il termine del gioco, rimanendo ben distante e in secondo piano durante tutto il resto dell’avventura.
Considerato il genere di titolo, questa particolare caratteristica del gioco potrebbe anche passare in secondo piano: fin dal primo istante, infatti, Gomo sarà un gioco abbastanza sincero, che offre un po’ di umorismo e tutta una serie di puzzle senza ulteriori pretese. C’è da dire anche che alcune situazioni, specialmente nei primi minuti di gioco, riusciranno a strappare qualche sorriso, e in generale il protagonista suscita una certa simpatia; oltre questo, però, almeno dal punto di vista del background narrativo, non sembra si possa chiedere molto altro.



Porte chiuse e chiavi da trovare
Abbiamo quindi visto come Gomo non riesce (e probabilmente non vuole) eccellere nella narrativa: è lecito allora aspettarsi che la parte principale della produzione FishCow Studio debba essere recitata dal gameplay, e più precisamente dalla fattura degli enigmi. Anche qui, però, la sensazione di essere difronte a un’esperienza di gioco abbastanza piatta si farà sentire abbastanza presto; possiamo dire, infatti, che nessun puzzle presente darà filo da torcere ai più esperti, il che fa sì che tutta l’avventura scorra via in modo liscio e senza alcun sussulto.
La sensazione è che il titolo si fermi a una specie di bivio: un po’ troppo facile per un pubblico adulto, leggermente troppo difficile per i più piccoli. L’intero gioco, infatti, si risolverà in una sequenza di schermate bidimensionali da superare attraverso la risoluzione di uno o più enigmi. Questi, che come abbiamo già detto non saranno mai così difficili, richiederanno la ricerca di chiavi buone per aprire porte chiuse, l’attivazione di alcuni meccanismi tramite la giusta combinazione di cavi o pulsanti da premere, e la risoluzione di alcuni minigiochi. A questo si aggiunge anche la presenza di un inventario ridotto all’osso, richiamabile spostando il mouse nell’angolo in alto a sinistra, che conterrà al massimo tre oggetti. Non si può dire, dunque, che manchi una certa varietà ma, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, l’esperienza di gioco scorre via in modo tutto sommato anonimo, ben lontana dalle vette raggiunte da titoli proprio come Machinarium. Alcuni spezzoni di gioco, poi, sembra siano stati messi solamente per allungare di un po’ l’esperienza: ci riferiamo, ad esempio, a un minigioco presente durante gli ultimi minuti dell’avventura, o a un’altra sequenza dove le istruzioni per portare a termine un enigma non sono illustrate nella stessa schermata dove andrebbe risolto lo stesso, con la conseguenza che i più smemorati potrebbero essere costretti a tornare sui loro passi.
La descrizione del gameplay, dunque, finisce qua, e restituisce un gioco breve e calibrato verso il basso, che non incide particolarmente pur rimanendo potenzialmente interessante per i giocatori che vogliono passare un’ora spensierata, magari giocando in compagnia di piccoli gamer in erba.



Due dimensioni posson bastare
L’aspetto grafico di Gomo si basa su una realizzazione bidimensionale che riesce a essere piacevole nella maggioranza delle situazioni. Considerando prima di tutto il personaggio principale, il suo aspetto un po’ strambo contribuisce in modo fondamentale a creare l’umorismo e la simpatia di cui è permeata l’avventura. Ogni elemento grafico presente su schermo, in ogni caso, contribuisce a suo modo a plasmare quella piacevole atmosfera che si può dire, considerando anche la narrativa e il gameplay, sia uno dei punti forza del gioco.
Per quanto riguarda il comparto audio, invece, il titolo offre davvero pochi spunti interessanti: lo sgangherato eroe della storia, difatti, non emetterà mai più di qualche suono gutturale, e tutto ciò che accompagnerà il giocatore durante il corso della storia saranno alcune musiche di sottofondo (a volte peraltro forse fin troppo ritmate, e non sempre così coordinate con quanto si vede sullo schermo), e rumori ambientali vari.
Durante la breve avventura di Gomo, infine, relativamente alla versione da noi provata, quella PC, il gioco non ha presentato alcuna problematica hardware di sorta, risultando prevedibilmente sempre gestibile e reattivo.
Recensione Videogioco GOMO scritta da MASTELLI SPEED Un gioco che difficilmente lascerà il segno: questa potrebbe essere una buona sintesi di Gomo, avventura grafica che propone un’esperienza spesso piatta e senza quella scintilla che potrebbe accendere l’interesse del giocatore. Il fatto che il gioco duri non più di un’ora, peraltro, rende il tutto meno appetibile, e il risultato che deriva da tutto ciò è una sequenza di enigmi un po’ troppo semplici e senza mordente.
Non c’è dubbio, in ogni caso, che il titolo riesca a strappare qualche sorriso e a proporre un’atmosfera tranquilla, ideale per chi magari ha intenzione di giocare insieme a qualche gamer un po’ più piccolo, e in sostanza è questo elemento quello che consente alla produzione Fishcow Studio di avvicinarsi a un giudizio positivo, pur non riuscendo a convincerci così tanto da affibbiargli una sufficienza.
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