Recensione di Serena

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, TECH
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Senscape
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     30 gennaio 2014
- Gratuito
- Una buona narrazione, che crea la giusta suspance
- Dinamiche di gioco schematiche e ripetitive
- Qualche problema minore col sistema di puntamento
A cura di (Mastelli Speed) del
Uno degli aspetti più innovativi nell'ambito delle organizzazioni di varie realtà aziendali, sia di piccola che di grande natura, è dato dal crowdsourcing: l’affidarsi sempre di più a un gruppo numeroso di persone esterne all’impresa di modo da poter suddividere il carico di lavoro complessivo, infatti, aumenta spesse volte sia la velocità che la qualità di sviluppo di un prodotto, soprattutto grazie a internet. Anche il mondo videoludico non sembra essere immune a questa nuova forma di collaborazione tra realtà produttive, e a far da esempio a tutto ciò ci pensa Serena, un’interessante avventura grafica per PC, Mac e Linux proposta gratuitamente su Steam che ci ha lasciati discretamente soddisfatti: vediamo di capirne il perché.



Un progetto unico nel suo genere
Prima di cominciare a parlare dei particolari del gioco vero e proprio, è d’obbligo fare una digressione sulla creazione di Serena: lo sviluppo del titolo infatti si è avvalso del lavoro di quaranta collaboratori che, guidati dalla passione per le avventure grafiche, sono riusciti a condividere il loro talento e a indirizzarlo nella produzione del videogioco in questione. Nel gruppo sono compresi, tra gli altri, alcuni componenti di sviluppatori indipendenti che cercano di farsi strada sulla scena come Senscape, Infamous Quests e CBE Software, secondo i quali la modalità di produzione collettiva di Serena rappresenta ”il più grande, e probabilmente anche il primo, progetto di questo tipo”.
Vediamo adesso di capire meglio quali siano stati i frutti di questa collaborazione: come detto in precedenza, Serena si presenta come un’avventura grafica gratuita, realizzata in prima persona in un ambiente tridimensionale. Si tratta di un’esperienza di gioco abbastanza veloce, che ai giocatori più smaliziati non porterà via più di un’ora, e che presenta una struttura molto semplice: nessun menu principale, nessuna opzione di salvataggio (anzi, premendo il pulsate ESC si uscirà dal gioco e bisognerà ricominciare tutto da capo), nessuna istruzione particolare.
La storia vede come protagonista principale un uomo: non sappiamo praticamente nulla di lui, se non il fatto che alloggia da tempo imprecisato in una piccola abitazione di legno immersa nella natura. Il particolare più importante, quello che dà il nome all’intera vicenda, è rintracciabile fin dai primi istanti di gioco: sul tavolo che il protagonista avrà davanti agli occhi, infatti, è visibile una foto. Prendendola in mano, il nostro vedrà l’immagine di se stesso e del proprio amore, Serena, che però ha il viso sfocato. Da questo momento inizierà l’avventura vera e propria, e da subito verrà spontaneo chiedersi dove sia questa donna, cosa sia successo tra i due amanti, e soprattutto quali misteri e significati nascosti siano occultati tra il piccolo rifugio tra i boschi.
Dobbiamo dire che la narrazione è il punto forte di Serena: raccontato quasi sempre in prima persona, i giocatori vivranno la vicenda attraverso le parole del protagonista, il quale racconterà di un amore felice e ricambiato. Qualcosa, però, come visto, sembra non quadrare: fin dall’inizio, infatti, la sensazione suscitata dalle parole del protagonista sarà quella di un amore interrotto da un qualche evento, una certa situazione, che ha sconvolto la vita dei due personaggi. Lo sviluppo della trama, in verità, è realizzato in maniera positiva; senza anticipare nulla del breve plot, è pur giusto dire che il titolo saprà sempre rimanere interessante e, soprattutto, riuscirà a mantenere alto il giusto carico di tensione che spinge a voler vedere come si conclude la vicenda.
La suspance, insomma, sarà l'elemento principe che andrà crescendo nel corso dell’avventura, e diversamente da quanto affermano gli sviluppatori, sembra giusto dire che non siamo davanti a un’avventura horror e nemmeno a connotazioni thriller particolarmente accentuate. Nonostante ciò l’esperienza narrativa di Serena, considerato anche il carattere gratuito della produzione, è più che positiva.



C’è una casa nel bosco…
Cosa può fare di sensato un uomo chiuso in una piccola casetta di legno che non ricorda cosa è successo al proprio amore? La risposta che gli sviluppatori hanno dato a questa domanda è stata: analizzare tutti gli oggetti della casa stessa. L’attività principale del giocatore di Serena, infatti, sarà quella di cliccare su ogni oggetto selezionabile, e ascoltare varie descrizioni del protagonista. Il gameplay del titolo, difatti, finisce qua, e possiamo dire senza particolari timori di essere smentiti che l’intera esperienza di gioco sarà un susseguirsi di clic su oggetti e hot spot, peraltro evidenziabili grazie alla barra spaziatrice. Per venire a capo della vicenda, dunque, bisognerà cliccare per più volte sugli stessi oggetti, e ascoltare quello che il protagonista ha da dire: sarà solo così, dunque, che si potrà andare avanti nella storia e scoprire il mistero di Serena.
Se è vero che la ripetitività di questo sistema di gioco è evidente, è pur giusto dire che questo stratagemma di gameplay ha permesso di sviluppare una trama sensata in un arco temporale ristretto e, sembra giusto sottolinearlo, anche in una certa economia di sviluppo, visto che la casa sarà l’unico ambiente esplorabile e che sono pressoché assenti enigmi e puzzle.
Per concludere, dunque, tutto quello che bisognerà fare sarà interagire su tutti gli oggetti (per più volte), e vedere scorrere davanti ai propri occhi la storia di Serena: sebbene il tutto possa sembrare non molto appetibile, l’interessante narrativa consente di far chiudere un occhio sulla pressante staticità, e consegna al giocatore un’esperienza punta e clicca complessivamente godibile.

Un po’ di paura qua e là
Secondo gli sviluppatori, l’atmosfera di Serena è da ”torcere le budella”, con l'aggiunta di ”un po’ di paura sparsa qua e là”. Al di là delle descrizioni sempre un po’ entusiastiche, abbiamo già avuto modo di dire che più che che horror la sensazione che il titolo trasmetterà al giocatore sarà una certa suspance, la quale trova un certo sostegno anche nel comparto tecnico.
Per quanto riguarda la grafica, in primo luogo, dobbiamo fare menzione di una realizzazione tridimensionale sicuramente non di primo piano, ma che nel contesto determinato dal tipo di produzione e dal genere di gioco svolge la sua parte onestamente. Il gioco di luci e ombre determinate dall’ambiente esterno alla casa restituisce un’ambientazione sospesa, come una sorta di limbo, che ben si addice alla narrazione, mentre non sembra il caso di soffermarsi più di tanto su alcuni difetti di definizione di alcuni oggetti sparsi qua e là per la casa, considerato il fatto che l’interazione con gli stessi avviene quasi sempre senza problemi di sorta.
Merita un discorso un po’ più approfondito, invece, la controparte audio, che trova diversi spunti di riflessione: per prima cosa, è da segnalare il doppiaggio che vede come interpreti principali il game designer Josh Mandel e la video producer PushingUpRoses. La recitazione è nel complesso piacevole, e riesce a far trasparire bene i differenti stati d’animo del protagonista principale; questa caratteristica è riscontrabile soprattutto nelle fasi finali della storia, dove l’intreccio narrativo troverà finalmente un qualche senso. Positive anche le musiche d’accompagnamento, che riusciranno in modo concreto a sottolineare i colpi di scena della storia senza invadere troppo.
Dobbiamo sottolineare, infine, alcuni problemi di carattere tecnico: ci riferiamo più precisamente al sistema di puntamento che, almeno nelle prime fasi di gioco, potrebbe dare qualche grattacapo soprattutto nelle fasi di spostamento tra una schermata e l’altra, e nel puntamento di alcuni oggetti disposti in determinate posizioni. In ogni caso, si tratta di difetti superabili e che, dopo un primo periodo di adattamento, non incidono più di tanto nel prosieguo dell’avventura.
Recensione Videogioco SERENA scritta da MASTELLI SPEED Se siete alla ricerca di un videogioco che vi faccia trascorrere una sessantina di minuti in compagnia di una storia raccontata in modo interessante, e soprattutto non avete voglia di spendere soldi, Serena potrebbe essere il titolo che fa per voi. L’esperienza di gioco punta e clicca, in verità, risulta essere ripetitiva e forse schematica, ma sostiene in modo sufficiente un comparto narrativo che riesce a creare la suspance necessaria a spingere il giocatore a vedere come va a finire la storia.
Ci troviamo davanti, in definitiva, a un progetto nato dalla collaborazione di una moltitudine di soggetti indipendenti sicuramente positivo, una piacevole avventura grafica che riesce a strappare un giudizio discreto. Per gli appassionati di titoli di questo tipo, dunque, considerato nuovamente il carattere gratuito della produzione, l’invito non può che essere quello di andare su Steam e cercare di capire quale sia il mistero di Serena.
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