Recensione di Montague’s Mount

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, TECH
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     9 ottobre 2013
- Narrativa potenzialmente interessante
- Gli enigmi potrebbero rappresentare una discreta sfida…
- …se non fosse per la logica assai labile su cui si fondano
- Lentezza eccessiva in ogni elemento di gioco
- Backtracking costante
A cura di (Mastelli Speed) del
Ci sono titoli che, immediatamente dopo la loro uscita, sono capaci di rappresentare un metro di paragone per tutti quei giochi che successivamente propongono in qualche modo le stesse dinamiche. Così, se ci si trova davanti a una produzione che propone lunghe camminate su un’isola apparentemente deserta, il primo pensiero non può non andare a Dear Esther: è questa, infatti, una delle prime sensazioni che si potrebbero provare approcciando il primo episodio di Mountague’s Mount, titolo oggetto di questa recensione, proposto su Steam a € 7,99. Vediamo allora se, oltre le sensazioni iniziali, il gioco sviluppato da PolyPusher Studios, disponibile su PC, Mac e Linux, riesce a creare i presupposti per l’acquisto.



Il cielo d’Irlanda si muove con te
Secondo Matt Clifton, l’unico sviluppatore del titolo, Mountague’s Mount è un ”disturbante thriller psicologico” ambientato in una isola irlandese abbandonata. L’inizio del gioco, dunque, ha un che di disorientante: risvegliatosi su una spiaggia abbandonata, il protagonista si ritroverà con una gamba dolorante e una gran confusione in testa. L’obiettivo, perciò, sarà quello di trovare un qualche sostegno che faccia da stampella, ma soprattutto scoprire i misteri che avvolgono l’ambientazione.
Diciamo subito che, volendo essere precisi, la descrizione ufficiale del gioco non sembra riuscire a restituire appieno il vero carattere della produzione: difatti, nel lungo peregrinare sull’isola che costituisce la totalità dell’ambientazione del titolo, non si può dire che si abbiano quelle sensazioni disturbanti di cui parlavamo sopra. E’ pur vero che la narrativa ha un che di misterioso, visto che tratta degli abitanti dell’isola ormai deserta e che, soprattutto, è tratta da una storia vera, ma ripetiamo che di salti sulla sedia e momenti di suspance non se ne trova traccia. In ogni caso, il compito di narrare la trama sarà affidato a delle lettere sparse su tutta l’isola: il nostro compito, e dunque quello del protagonista, sarà quello di capire cosa sia successo agli abitanti ormai scomparsi, e per fare ciò si dovranno risolvere dei puzzle. Questi, dal canto loro, prevedranno la raccolta di oggetti, il loro corretto utilizzo e la risoluzione di enigmi logici e meccanici. Sebbene dunque il comparto narrativo non sia ai massimi livelli, e la tensione sia praticamente assente, è pur vero che la storia di Mountague’s Mount potrebbe avere spunti interessanti, che potenzialmente potrebbero trovare maggior risalto nel secondo episodio dell’avventura. Dobbiamo dire che è pur vero però che, come vedremo tra poco, il gameplay del titolo riesce a ingrigire il tutto, restituendo un’avventura che ha di sicuro un che di interessante, ma che mostra dei difetti evidenti e decisamente fastidiosi.

Camminare. Lo stai facendo nel modo sbagliato
Dal punto di vista delle pure e semplici dinamiche di gioco, Montague’s Mount è uno di quei titoli che richiedono l’esplorazione in lungo e in largo di un ambiente tutto sommato circoscritto. Come scritto precedentemente, lo scopo sarà quello di risolvere degli enigmi che dovrebbero portare il giocatore a scoprire quale sia stata la misteriosa sorte degli abitanti dell’isola: i problemi del titolo, difatti, nascono proprio dai puzzle, e fin dal primo enigma.



Una volta avviato il gioco ci si ritroverà su una spiaggia, confusi e con una gamba a mezzo servizio; la prima cosa sensata da fare è cercare una qualche stampella, costituita da un pezzo di legno. Possiamo dire senza particolari timori di essere smentiti che solo la ricerca di questo elemento porterà via al giocatore un bel po’ di tempo, anche per via delle scelte cromatiche del gioco, che sceglie il grigio come colore dominante e proporrà spesso oggetti dello stesso colore dello sfondo, il che renderà molto complicato capire con quali elementi bisogna interagire. Un altro elemento di lentezza, relativamente a questi primi istanti di gioco, è dato dal fatto che il personaggio, in modo tutto sommato logico, zoppicherà vistosamente, rallentando la propria andatura; in ogni caso, se dopo la risoluzione di questo primo lungo intoppo il giocatore avrà ancora voglia di continuare la propria avventura, i successivi minuti di gioco mostreranno subito quali siano i tre difetti principali della produzione: la lentezza eccessiva, il backtracking sempre presente, e la logica spesso labile degli enigmi.
Il primo di questi elementi discende da alcuni determinati momenti di gioco che restituiscono un tono assai compassato: tralasciando la semplice fase di ricerca degli oggetti, e la velocità assai ridotta dell’andamento del protagonista, la lentezza sembra pervadere ogni oggetto mobile; che si tratti di un ponte, di una porta arrugginita, o semplicemente del movimento della telecamera durante le cutscene (peraltro non skippabili in nessun modo), il tutto si svolgerà in modo molto lento, a volte quasi estenuante. Se a ciò si aggiunge il fatto che il titolo presenta un sistema di salvataggio basato su checkpoint, si capisce che prima di passare da un punto di controllo all’altro potrebbe passare anche molto tempo, e tutto ciò potrebbe spingere a lasciar perdere il prosieguo dell’avventura. Questa estrema sensazione di lentezza non fa che evidenziare poi il backtracking continuo tra le quattro spiagge che si andrà a visitare, elemento che discende anche dal fatto che, come detto poc'anzi, individuare gli oggetti di interesse sarà spesso difficile, e sarà solo passando due o tre volte nello stesso punto che si potrà ottenere ciò che serve. A livello puramente concettuale, dunque, si può dire che la sfida data da Montague’s Mount è potenzialmente interessante, ma viene resa inutilmente difficoltosa da difetti di gameplay; venire a capo di un puzzle sarà tutta una questione di osservazione del grigio mondo di gioco, e di esplorazione degli ambienti, anche se c’è da dire che il titolo, di tanto in tanto, darà al giocatore degli aiuti per superare gli enigmi più ostici. Nascosti negli anfratti delle piccole abitazioni che si andranno a visitare, ad esempio, potranno trovarsi le istruzioni che informeranno sul funzionamento di un meccanismo, di modo da poter proseguire nell’avventura.
Non c’è dubbio, insomma, che i giocatori amanti di questo tipo di dinamiche possano trovare qualche piccolo elemento di soddisfazione in quanto descritto, se non fosse che la logica che risiede dietro a questi enigmi sia spesso assai discutibile. Molte volte non si comprenderà, ad esempio, per quale motivo alcuni oggetti che si sono raccolti riescono azionare meccanismi o aprire porte: se a tutto ciò si aggiunge la già citata difficile individuazione degli oggetti da raccogliere, e la lentezza nel raggiungerli, si capisce come l’intera esperienza risulti non proprio piacevole. Insomma, per venire a capo della vicenda narrata da Montague’s Mount sarà necessaria, più che la capacità di ragionamento, una certa pazienza: detto questo, è pur vero che in fondo il titolo potrebbe forse interessare i fan più accaniti dei titoli dai ritmi compassati ed esplorativi.



Una grana fastidiosa
L’aspetto tridimensionale della creazione di Clifton, considerato il carattere della produzione, è positivo: sebbene la mancanza di dettaglio e definizione degli oggetti sia evidente, non si può dire che il risultato finale sia del tutto malvagio. Il tutto, però, viene sporcato da un effetto grana che ha il solo risultato di rendere la visione dell’ambiente più difficoltosa; circondati da una vegetazione fitta, tra la pioggia, il vento e i lampi, riuscire a districarsi tra i vari sentieri potrebbe essere più difficoltoso di quanto non sembri. Ovviamente l’effetto grana può essere rimosso, guadagnando così quel poco di pulizia in più che riuscirà a far comprendere le scritte nascoste qua e là e che aiuteranno a completare gli enigmi.
Per quanto riguarda il sonoro, i rumori ambientali restituiscono una realizzazione monotona ma, tutto sommato, adeguata alla situazione narrata, con un accompagnamento musicale che si basa su struggenti note di violino e pianoforte. Merita un plauso, considerata la natura della produzione, l’aver voluto localizzare il titolo in modo pressoché completo in numerose lingue (purtroppo non in italiano); per quanto riguarda la versione da noi giocata, in inglese, dobbiamo dire che l’interpretazione di Derek Riddell lascia a volte qualche dubbio, specialmente per il lento scandire delle parole. Insomma, la lentezza di cui è permeato il titolo sembra abbia influito anche sulla recitazione del doppiatore, che comunque riesce, soprattutto nelle sequenze finali, a produrre una buona perfomance.
Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, invece, dobbiamo segnalare che diversi giocatori hanno lamentato la presenza di bug e problemi vari, tra i quali salvataggi corrotti: complice anche gli ultimi aggiornamenti, sembra che alcune di queste magagne siano state risolte, e se non altro durante le nostre prove possiamo dire di essere stati "fortunati", considerato che non abbiamo constatato rallentamenti di sorta.
Concludiamo, infine, parlando dell’operazione culturale portata avanti dall’intero titolo, che sottolinea in numerosi modi le origini irlandesi della produzione: tutte le descrizioni degli oggetti con cui si potrà in qualche modo interagire durante il gioco, infatti, saranno disponibili in inglese e gaelico, e in generale tutta l’ambientazione richiama fortemente i paesaggi del nord Irlanda.
Recensione Videogioco MONTAGUE’S MOUNT scritta da MASTELLI SPEED Giudicare Mountague’s Mount risulta essere un po’ complicato: da una parte, infatti, si vorrebbe premiare il fatto che il titolo sia stato sviluppato da una sola persona, e che tutto sommato alcuni elementi di narrativa e gameplay possano riuscire graditi ad alcuni giocatori, specie se amanti di titoli esplorativi dal ritmo assai compassato. D'altro canto, però, non sembra si possa soprassedere su difetti abbastanza evidenti, che riguardano proprio l’estenuante lentezza che permea ogni aspetto di gioco, il backtracking massiccio, e la logica inesistente di alcuni enigmi, che troppo spesso metteranno a dura prova la pazienza del giocatore anche a causa delle infelici scelte cromatiche relative a elementi e ambiente; quest’ultimo difetto, peraltro, produce una fase di raccolta oggetti assai estenuante.
Insomma, questa prima parte del titolo PolyPusher Studios non riesce a convincere pienamente: considerato anche il prezzo e la natura episodica, le alternative sul mercato non sembrano mancare, ed è anche per questo che non sentiamo di consigliare pienamente il titolo, a meno di non essere seriamente interessati a lunghe, grigie e lente passeggiate.
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