Recensione di NBA 2K14

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS4, Xbox One
  • Genere:

     Sportivo
  • Data uscita:

     4 ottobre 2013
- Visivamente spettacolare
- Ottima gestione di espressioni ed emozioni
- Fisica e IA ulteriormente migliorate
- Tanti contenuti e modalità
- Gestione dei tessuti da migliorare
- Il mio giocatore è muto
A cura di (Hybr1d) del
Incredibilmente, la versione per console next gen di NBA 2K14 ha fatto segnare un ulteriore passo in avanti verso il realismo di un titolo sportivo. Proprio come accade nei lucidi parquet d’oltreoceano, i giocatori si prendono i tiri fintando e mandando a vuoto il difensore, attaccano e difendono con i volti madidi di sudore e se sbagliano un tiro libero determinante sul finale, la frustrazione si impadronisce dei loro occhi. Riusciranno in qualche modo a scrollarsi di dosso l’errore e mettere dentro il tiro successivo? Dipende dalla freddezza e dal talento del singolo, proprio come accade nella realtà. In effetti è questo il motivo che si è impadronito del sottoscritto durante la stesura di questa recensione: assodato dopo appena un nanosecondo che lo stacco con la precedente versione è abissale, il metro di paragone che ho fissato per valutare il titolo è stata la realtà. Quella vera. Non quella degli altri giochi di basket, ma le dinamiche e i comportamenti di giocatori in carne ed ossa che sudano, rischiano, vincono e perdono nel campionato più bello del mondo.



Una partita tutta diversa
La cosa che maggiormente colpisce è che quello che accade su schermo riesce a trascinarti con sé. LeBron James non è solo un ammasso di poligoni dalla potenza devastante: puoi coglierne l’espressività, sentire la sua voce, ammirarne le movenze e imparare da esse. Le finte, le virate, i sottomano e le schiacciate hanno l’indelebile marchio di King James. Sono sue. Quello che controlliamo sullo schermo è LeBron James. Le animazioni sono fluide, la postura è riconoscibile, così come potenza ed esplosività. Lo stesso vale per altre superstar del calibro di Kobe Bryant, Kevin Durant, Tony Parker e compagnia, tutti riprodotti alla perfezione, ma anche le seconde linee se la cavano alla grande. I volti sono tutti riconoscibili ed espressivi, così come le esultanze e l’impostazione dei tiri differenti per ogni singolo giocatore. Ad arricchire il piatto ci sono le divise che si muovono sinuose seguendo i movimenti di chi le indossa: canottiera e pantaloncini svolazzano leggeri mossi da un nuovo sistema di gestione dei tessuti che oltre all’elevato dettaglio delle texture garantisce una fluidità senza pari. Unica pecca l’eccessiva leggerezza delle divise, che in certi frangenti danno l’impressione di essere troppo sottili ondeggiando ad ogni piccolo movimento. Quando invece il ritmo si alza, i giocatori si scontrano o ci sono cambi di direzione improvvisi è una gioia per gli occhi.
Il passo avanti a livello tecnico è globale e coinvolge i giocatori così come gli allenatori, da quest’anno protagonisti di brevi interviste live durante l’intervallo dei match, proprio, manco a dirlo, come avviene durante ogni partita di NBA. L’intrepida Doris Burke alterna ai suoi microfoni giocatori e allenatori, quest’ultimi finalmente non più relegati solamente alla panchina, ma maggiormente coinvolti nel match. Le interviste sono brevi e coincise, giusto qualche frase sull’andamento della partita e sulla prestazione di giocatori o compagni di squadra, ma la varietà e buona e il tutto è impreziosito dall’utilizzo delle voci reali di superstar e allenatori. Il tutto degno di un broadcast televisivo.
L’immersione nelle atmosfere del basket made in USA è totale e tocca vette mai raggiunte prima. Le arene godono di un dettaglio ancora maggiore, grazie a giochi di luce realistici, colori più definiti. Il pubblico è vivo e vibrante, si agita nella speranza di far sbagliare il tiro libero all’avversario, fa silenzio per permettere ai suoi beniamini di concentrarsi e non indugia a intonare cori in favore della squadra di casa per sostenerla in attacco e in difesa. La varietà è buona, così come il livello di dettaglio.

Ah, e poi il tutto gira granitico in 1080p a 60fps. Questa è next gen.



Gameplay prima di tutto
Sul piano del gameplay, ritroviamo un’intelligenza artificiale migliorata, più attenta, reattiva e meglio posizionata in campo, e un pro stick che si conferma eccellente. Utilizzando le levette analogiche gestiamo tiri e palleggio nella loro interezza, avendo a disposizione una vasta gamma di trick più o meno difficili per mettere in crisi le difese avversarie. Il nuovo sistema di controllo necessità di un po’ di pratica per essere padroneggiato al meglio, ma dopo il dovuto allenamento jumpshot, sottomano, terzo tempo e movimenti in post diverranno naturali e incredibilmente soddisfacenti, complice anche l’ottima fluidità delle animazioni che danno all’azione il giusto ritmo nonché la possibilità di aggiungere finte o cambi di direzione all’ultimo secondo.
Anche la fisica ha fatto un sostanzioso passo in avanti verso il realismo: gli scontri tra i giocatori sono credibili e finalmente la palla diventa un oggetto a sé stante. In NBA 2K14 la spicchia si muove più realisticamente: non è più un prolungamento alla mano del portatore, ma un oggetto esterno che, se intercettato con il giusto tempismo, schizza via dalla mano libera per il campo. Questo fattore concorre a rendere più realistiche anche le stoppate, mai così soddisfacenti, ma di contro sono aumentati i rimpalli e gli intercetti, con passaggi che vanno fuori traiettoria per aver urtato il corpo di un giocatore un po’ troppo frequentemente. D’altronde non è un titolo perfetto. È bellissimo, ma non perfetto e presenta ancora margini di miglioramento in diversi suoi aspetti, che necessitano di essere limati e affinati nonostante il risultato complessivo vada oltre le più rosee aspettative già al primo tentativo.
Durante lo svolgimento della partita, oltre ad effettuare sostituzioni e cambi di strategia, possiamo utilizzare i punti abilità per dare alla squadra un’impronta maggiormente offensiva o difensiva in base alle esigenze del momento. Portare tutti i giocatori in attacco nel tentativo di recuperare un considerevole svantaggio lascia inevitabilmente scoperte le retrovie, con il rischio di trovarsi in una situazione peggiore di quella di partenza piuttosto che migliorarla. Inoltre, se si sbagliano troppe occasioni in successione, i giocatori si demoralizzano, perdono il ritmo e vincono un giro in panchina, obbligandoci alla sostituzione.

Take it to the next level
Come avrete capito, anche se mantiene lo stesso nome, questo NBA 2K14 offre un pacchetto totalmente differente rispetto a quello disponibile per PlayStation 3 e Xbox 360. Oltre alle migliorie tecniche, anche le modalità sono cambiate, accompagnate da un restyling dei menù necessario ma che non ci ha pienamente convinto. Oltre alle rose tutte aggiornate delle squadre NBA attuali e del passato, sono presenti tredici team di Eurolega completamente licenziati in loghi, nomi e divise, grazie agli accordi stipulati con la FIBA.
Sul fronte delle modalità, innanzitutto è stato implementato il servizio NBA Today. Con la console connessa ad internet è possibile accedere gratuitamente a tutti i risultati e le statistiche delle squadre reali durante il campionato, nonché ai video ufficiali del sito NBA. È possibile rivivere le migliori azioni della notte, guardarsi i riassunti delle partite o giocarle direttamente: tutte le statistiche servono anche per assegnare dei bonus o dei malus ai giocatori in base alle loro prestazioni reali.



Tra le modalità LeBron James Path to Greatness e The Crew sono state tolte a fronte di un maggior focus e profondità di quelle rimanenti. Come da copione, Il Mio Giocatore è focalizzato sulla creazione di un atleta e la sua scalata verso il successo. Partendo dal pre draft showcase, fino ai colloqui con i manager dei vai team per la notte del draft, tutto è rifinito alla perfezione, riconfermando questa modalità come una delle più convincenti nel panorama dei giochi sportivi legata alla crescita di un singolo giocatore. Il tutto viene infarcito da cutscene recitate in maniera convincente dove stona solamente la mancanza di parola del nostro alter ego virtuale. I confronti con allenatore e general manager possono essere amichevoli oppure aspri e pungenti in base ai risultati delle partite, e le risposte che daremo alla stampa saranno determinanti per il nostro futuro in NBA. Avere il sostegno dei fan è buona cosa, ma trascurare il rapporto con i compagni di spogliatoio, più che in passato avrà ripercussioni tragiche sul nostro coinvolgimento durante le partite. Inoltre viene approfondita la gestione del giocatore fuori dal campo, con attività di svago oppure di beneficenza e il costante pericolo di trovare i paparazzi appostati dietro di noi nei momenti meno opportuni. Ad esempio dai social network è saltata fuori una foto che mi inchiodava mentre lasciavo un locale alle sei di mattina, scatenando il putiferio in spogliatoio. L’allenatore mi ha sospeso per una partita, mi sono preso una lavata di testa del general manager e la reputazione ne ha risentito negativamente. Benvenuto nell’NBA.
My GM è quella che ci ha colpito maggiormente, grazie alla spiccata direzione gestionale che ha aggiunto profondità e contenuti a tutto il pacchetto. In questa modalità abbiamo il pieno controllo della franchigia, dai trasferimenti al budget per il coaching staff, fino al prezzo di hot dog e merchandise, il tutto cercando di mantenere felici proprietà, giocatori, tifosi e stampa. Si tratta di una modalità che ti porta fuori dal campo, ma che è in grado di relegare il giocatore al controller per decine di ore offrendo una valida e soprattutto profonda alternativa alle opzioni più tradizionali.
Sul fronte online, non poteva mancare My Team, il corrispettivo cestistico di FIFA Ultimate Team, sempre più completa anche se con un menù troppo dispersivo e poco intuitivo rispetto al passato. È possibile collezionare e vendere le proprie carte per creare la squadra del cuore, sfidarsi con altri giocatori online oppure centrare determinati obiettivi in cambio di premi più consistenti. Park è una sorta di playground virtuale online dove poter utilizzare il proprio giocatore in sfide uno contro uno, oppure in partite fino a cinque giocatori. È un’ottima alternativa al gioco offline, ma necessita di una struttura più solida e profonda, con la possibilità di creare dei gruppi o delle leghe personalizzate.



Il grande merito di 2K Sports
È doveroso farlo. È doveroso sottolineare il gran lavoro che hanno fatto i ragazzi di 2K Sports e Visual Concepts durante quest’ultimo anno. “Date a Cesare quel che è di Cesare” recitava il detto e i talentuosi sviluppatori si meritano queste poche righe di riflessione su entrambi i titoli che hanno portato quest’anno sul mercato. NBA 2K14 è un titolo profondamente diverso dal precedente in entrambe le sue vesti. A differenza di altri sviluppatori che hanno relegato alla console current gen un lavoro limato e aggiornato rispetto all’anno precedente, i programmatori 2K si sono dedicati allo sviluppo di un nuovo sistema di controllo, e hanno rimesso mano alla fisica e alle animazioni, migliorando ulteriormente l’aspetto grafico del titolo che spreme al massimo quello che PS3 e Xbox 360 hanno da offrire. Non paghi di ciò, dopo meno di due mesi prendono parte alla lineup di lancio delle nuove console con un'opera ulteriormente migliorata, che, oltre alle migliorie di gameplay gestibili dal vecchio hardware, vanta una nuova grafica super realistica e fisica, fluidità e animazioni nettamente affinate, senza dimenticare una nuova gestione dei tessuti e nuove modalità più ricche e profonde rispetto al passato.
In pratica hanno condensato due anni in uno. Dopo aver toccato con mano gli elevatissimi valori produttivi messi in campo, non possiamo che riallacciarci alla precedente recensione, dove sottolineavamo quanto 2K Sports non dormisse sugli allori ma fosse sempre pronta a migliorarsi, anche quando non vi era un reale competitor sul mercato. Bene, quest’ultimo sta per arrivare, ma il messaggio è chiaro: avvicinare NBA 2K14 non è facile, fatevi sotto.
Recensione Videogioco NBA 2K14 scritta da HYBR1D Sono passati poco meno di due mesi dalla recensione di NBA 2K14 per current-gen, ma il gioco che ci siamo ritrovati davanti stringendo tra le mani il controller di Xbox One fa segnare un'ulteriore evoluzione dello splendido sportivo cestistico. In occasione del cambio di console, il titolo si è rifatto il trucco mostrando un realismo senza precedenti ammaliandoci letteralmente fin dal primo istante. Alle nuove modalità, le squadre di Eurolega e il Pro Stick, vanno ad aggiungersi un comparto tecnico notevolmente migliorato, una fisica più convincente e una gestione dei tessuti pregevole che, sebbene mostri ancora qualche incertezza, dona un realismo all’azione senza precedenti. Il titolo 2K è il migliore tra i multipiattaforma di questa line up di lancio: non è perfetto, ma è dannatamente bello.
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