Recensione di Marlow Briggs and the mask of death

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, Xbox 360
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Zootfly
  • Data uscita:

     20 settembre 2013
- Diverte
- Ritmo forsennato
- Onesto nei confronti del videogiocatore
- La telecamera arranca spesso
- L'originalità non è di casa
- Sezioni platform terrificanti
A cura di (DottorKillex) del
La generazione di console che sta andando in soffitta ha creato un processo di massificazione del nostro medium preferito che, oltre ad aver aumentato il budget a disposizione di molte case di sviluppo, ha anche “imposto” un battage pubblicitario ad ogni produzione che volesse avere anche solo la possibilità di registrare delle vendite soddisfacenti.
La cosa, pur essendo meno vera in ambito PC e console portatili, ha portato all'esistenza di una serie di giochi che, non disponendo di risorse infinite, rischiano di passare completamente sotto silenzio pur avendo delle qualità: questa sorte sarebbe toccata anche a Marlow Briggs and the mask of death se non ci fosse capitato tra le mani un piovoso pomeriggio di novembre.



B movie
Sviluppato da ZootFly e pubblicato sotto etichetta 505 Games, il prodotto è disponibile per gli utenti Pc e Xbox 360 da qualche giorno, a poco meno di 15 euro in versione digital only, e, nonostante diversi se e ma, si p rivelato un prodotto tutto sommato soddisfacente, onesto nel rapporto qualità/prezzo e senza pretese eccessive.
Tra le fasi dello sviluppo dove si è scelto di tagliare, c'è sicuramente quella della trama, sottile come un foglio di carta velina, che ci vede nei panni (in realtà solo pantaloni e (si spera) mutande, visto che il torso è rigorosamente nudo con addominale in vista, di Marlow Briggs, ragazzone di colore che deve andare a recuperare la damigella in pericolo dalle mani di un cattivo orientaleggiante deciso a mettere le mani su antichi manoscritti di una civiltà che ricorda molto quella dei Maya.
Nelle battute iniziali, il nostro alter ego subirà una morte orribile, solo per poi venire resuscitato da una maschera (la Maschera della morte del titolo) con poteri sovrannaturali, pronto a massacrare orde di mercenari senza nome prima di giungere all'inevitabile epilogo.
Se sa tutto di già visto, è perché è effettivamente stato tutto già raccontato, e la sensazione di deja-vù, meglio dirlo subito, non si limiterà alla sezione narrativa del titolo.

Un sapore già sentito, ma non male
Uncharted, God of War, Darksiders, Devil May Cry, perfino Shadow of the Damned da cui riprende in toto il rapporto malato con un'entità sovrannaturale e logorroica. Questi sono solo alcuni dei titoli che ci sovvengono da cui Marlow Briggs trae a piene mani (a volte al limite del plagio) nel proporci un'avventura comunque discretamente strutturata, che ha nel ritmo il suo pregio migliore.
Sin dalle primissime battute, saremo catapultati in un caleidoscopio di esplosioni, freddure da bar, combattimenti dei più beceri e quant'altro un titolo di azione possa proporre, senza mai un attimo di respiro tra una sequenza e l'altra, che probabilmente giocherebbe contro la produzione perché consentirebbe all'utente di fermare l'occhio su magagne nascoste nemmeno troppo bene.
Il sistema di controllo richiede qualche secondo per abituarsi, perché il secondo stick analogico, cui anni di videogioco hanno assegnato il movimento libero della telecamera, funge invece qui da schivata, consentendo un movimento evasivo molto utile soprattutto nelle fasi finali di gioco: questo significa, però, che la telecamera è indipendente, e quindi la ano dell'utente non può salvarla dagli imbarazzi (spesso notevoli) in cui inciamperà nel corso dell'avventura, soprattutto durante le (fortunatamente limitate in numero) fasi platform.
Fatichiamo a capire questa scelta degli sviluppatori, che hanno ottenuto il poco invidiabile risultato di rendere frustranti e imprecisi alcuni passaggi del gioco e, nel contempo, di nascondere all'occhio del giocatore una parte del mondo di gioco, che,pur non incantando, avrebbe sicuramente aumentato il grado di immersione generale.
Gli attacchi principali sono tutti deputati ai tasti frontali e non riservano sorprese particolari, nonostante quattro diverse armi si alternino tra le mani del nostro alter ego nel corso dell'avventura, e la mattanza indiscriminata di orde di nemici colpevolmente uguali tra loro non riserverà mai una sorpresa durante le circa 6 ore necessarie al completamento del gioco.



Eppure, come molti altri titoli di cui si può fruire con il pilota automatico, senza grosse richieste neurali e passaggi particolarmente complicati, Marlow Briggs si lascia giocare piacevolmente, portando l'utente dentro ad un frullatore acceso, un martello di situazioni al limite dell'assurdo una dopo l'altra, intervallate da qualche battutaccia della Maschera della Morte (provate a morire quattro o cinque volte consecutive nello stesso punto, e sentirete...) e da una sezione di volo, o magari una dietro ad una mitragliatrice fissa, o ancora una in cui evitare ostacoli all'ultimo secondo mentre un elicottero ci trasporta a testa in giù.
La spettacolarità esagerata e pornografica del titolo riescono a controbilanciare la sua natura totalmente derivativa, offrendo scampoli di azione a quanti si accosteranno ad esso senza pretese eccessive, giocandolo per quel che è e valutandolo di conseguenza: ci sono action game di gran lunga migliori sia nel parco titoli PC che in quello Xbox 360, ma questo non impedisce a Marlow Briggs di strapparvi qualche sorriso e di tenervi impegnati per un paio di pomeriggi di caos totale.

Onestà intellettuale
L'utilizzo che Marlow Briggs fa dell'Unreal Engine 3 è discreto, e se , da un lato, contribuisce a dare ancora di più un look generico ed abusato alla produzione, dall'altro beneficia della stabilità e della buona costruzione poligonale che tutti riconosciamo al motore di Epic.
Scordatevi effetti particellari in occasione delle esplosioni o texture di qualità sopraffina, ma con tutto quello che succede su schermo il framerate mostra incertezze solo in un paio di passaggi in tutto, e diremmo che questo,per una produzione budget come quella 505 Games, è già un ottimo risultato.
Il doppiaggio, solo in lingua inglese, è ben fatto limitatamente alle voci del protagonista e della Maschera che lo accompagna, che poi sono quelle che sentiremo per la maggior parte del tempo, ma scade (e non di poco...) se si allarga l'analisi ai pochi comprimari in scena, dal super cattivone alla fidanzata del nostro eroe.
Onesta (e questo è l'aggettivo che crediamo meglio fotografi l'intera produzione) anche la durata complessiva, che varia tra le 5 e le 7 ore a seconda di quanto ci metterete a superare le terribili sezioni platform proposte e le ultimissime fasi dell'avventura, le uniche che offrano davvero una sfida al livello di difficoltà di default.
Recensione Videogioco MARLOW BRIGGS AND THE MASK OF DEATH scritta da DOTTORKILLEX Tra qualche mese, nessuno si ricorderà di Marlow Briggs and the mask of death, ed è altrettanto probabile che nessuno gli dedichi nemmeno un thread di discussione in un qualche forum. E capiamo bene il perché, visto che stiamo parlando di un titolo che non eccelle in alcun campo e che ricicla senza vergogna un po' di tutto quello a cui abbiamo giocato nel corso degli ultimi 6-7 anni.
Eppure, considerato il prezzo, il target di riferimento, lo strampalato senso dell'umorismo e l'ottimo ritmo, ci riesce difficile bocciare l'ultima fatica di ZootFly, che è riuscita, nonostante tutto, ad offrirci qualche ora di sano e insensato divertimento.
D'altronde, se Chuck Norris continua da anni a fare share decenti in TV (!!!), chi siamo noi per ostracizzare Marlow Briggs?
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