Recensione di Contrast

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, PS4, Xbox 360
  • Genere:

     Platform
  • Sviluppatore:

     Compulsion Games
  • Distributore:

     Sony
  • Lingua:

     Inglese - testi in italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     15 novembre 2013 (PC, Xbox 360) - 20 novembre 2013 (PS3) - 29 novembre 2013 (PS4)
- Una storia potenzialmente appassionante...
- Bella atmosfera anni '20
- Interessanti e tutto sommato ben realizzate le sezioni platform 2D
- ... che poteva essere resa in modo migliore in alcuni frangenti
- Enigmi a volte poco ispirati
- Durata esigua
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A cura di (Mastelli Speed) del
Nella confusione dello stand Sony della Gamesweek, schiacciato tra le sequenze spettacolari di Beyond, le partite a PES 2014 e la colonna sonora di Uncharted che tornava a più riprese, dai vari display di tanto in tanto spuntava il trailer di un titolo che riusciva subito ad affascinare. Nel filmato si vedeva un’ombra capace di superare ostacoli e difficoltà semplicemente sfruttando le altre ombre di palazzi ed edifici. Quello che sorprendeva era che, subito dopo, l’atletica ombra tornava ad assumere le proprie fattezze umane, pronta per nuove imprese. Quel titolo, come sanno bene i nostri lettori che hanno già avuto l’opportunità di saperne di più grazie alla nostra anteprima, non è altri che Contrast, progetto dedicato a PS3, PS4, Xbox 360 e PC sviluppato da Compulsion Games. In questa recensione cercheremo di capire quali siano i suoi punti di forza.



Le avventure di una bambina fantasiosa
Ambientato in una non meglio precisata località degli anni ’20 del secolo scorso, Contrast racconta la storia di Didi, e della sua amica immaginaria, Dawn, un'entità misteriosa visibile solo agli occhi della fantasiosa bambina. Il titolo, mettendo il giocatore nei panni proprio di Dawn, permetterà di seguire le vicende di Didi e della sua famiglia, in una storia che mescola elementi abbastanza classici e discrete svolte narrative. Diciamo subito che proprio il plot, per quanto il titolo risulti corto (circa tre, quattro ore basteranno a finirlo), rimane uno degli elementi che riescono ad emergere dall’esperienza complessiva di Contrast. Alla madre della piccola Didi, eterna stella nascente del cabaret, si accompagna una figura paterna sempre in bilico tra il voler fare una buona azione e il mettersi a contrattare con le persone sbagliate. Quella di Contrast, in effetti, è la storia di una famiglia, e l’impersonare Dawn fa sì che il giocatore risulti in qualche modo esterno a tutto ciò, aumentando difatti l’interesse verso le vicende narrate. Verso la fine del titolo, in ogni caso, la narrazione diventerà di colpo più interessante, andando a scavare nei segreti e cercando di dare risposta alle domande che il giocatore si porrà inevitabilmente nel corso dei tre atti che costituiscono l’intera vicenda. C’è da dire che, una volta finito il gioco, le riflessioni da fare probabilmente sono due: considerati la fattura degli eventi narrati (particolari su cui evidentemente glissiamo per non spoilerare niente), e il modo in cui sono stati raccontati, la sensazione è che si sarebbe potuto spendere un po’ più tempo per rendere alcuni personaggi un po’ più “rotondi” e completi, magari sottraendo spazio ad alcuni puzzle su cui il gioco costringe a dilungarsi. Se c’è un intoppo nella storia di Contrast, dunque, non è da ricercare nella qualità della storia, ma nella narrazione della stessa: una maggiore cura della rappresentazione degli eventi, difatti, avrebbe potuto innalzare la qualità del prodotto senza necessariamente allungare di molto la durata dell’esperienza.
In ogni caso, è bene dire che quasi tutto il gioco consisterà nel supportare Didi, intenta ad aiutare di nascosto il padre nella sua impresa principe: avviare un circo che sia capace di fargli guadagnare qualche soldo. Tutto ciò, però, sarebbe un compito un po’ troppo gravoso per una bambina che in teoria dovrebbe rimanere chiusa in casa a fare i compiti: per questo l’apporto di Dawn si rivela necessario, anche perché l’affascinante presenza sarà capace di abbandonare il mondo tridimensionale per diventare un ombra, capace di raggiungere punti altrimenti inarrivabili per la piccola protagonista. La feature principale di Contrast, dunque, risiede tutta nella possibilità di alternare 2D e 3D in modo funzionale allo svolgimento della vicenda, e da ciò ne discende un misto tra momenti platform e sezioni maggiormente votate alla risoluzione di puzzle che vanno a formare il fulcro del gameplay.

Un po’ di LA Noire, un po’ di Rain, un po’ di Bioshock, un po’ di…
Per descrivere le dinamiche di gioco di Contrast, bisogna parlare del secondo elemento peculiare della produzione Compulsion Games: l’atmosfera. Appena avviato il gioco, infatti, fin dalle schermate iniziali dedicate a publisher e motore grafico, il giocatore verrà avvolto da una melodia jazz cantata da Laura Ellis, che accompagnando il giocatore fino al menu principale riesce a creare suggestioni notevoli; una volta davanti alla schermata iniziale, poi, che contiene tutte le classiche voci che consentono di caricare o iniziare una nuova partita, i giocatori più navigati non potranno non pensare a scelte stilistiche già viste in L.A. Noire (con le belle interpretazioni di Claudia Brucken), a Bioshock, e in qualche modo anche a The Saboteur, titolo non proprio irresistibile di qualche anno fa.
In ogni caso, avviata la partita si vedrà subito come l’attenzione riposta nella rappresentazione dell’atmosfera anni ’20 sia stata molto elevata: lo possiamo notare non solo nell’architettura della città che fa da sfondo alla vicenda, ma anche e soprattutto dai protagonisti. La bella Dawn, in particolare, appare come una sorta di ballerina di cabaret leggiadra e sinuosa, mentre la piccola Didi sembra essere un misto tra Clementine di The Walking Dead ed Elizabeth di Bioshock Infinite.



Tutto questo, è bene dirlo, arriva anche ad influenzare il gameplay, specie nella scelta degli obiettivi proposti al giocatore; procedendo con metodo, è possibile dire che l’intero titolo è basato proprio sulla risoluzione di alcuni piccoli obiettivi che faranno avanzare il giocatore nella vicenda: spesso si tratterà di raggiungere una determinata locazione sfruttando le capacità di Dawn, mentre altre volte bisognerà spremere le meningi e risolvere qualche puzzle.
Uno dei problemi di Contrast, difatti, risiede nell’avere un ritmo singhiozzante: specie nel primo atto, l’azione di gioco viene continuamente rallentata da piccole cutscene che introducono il nuovo obiettivo (raggiungere il cinema, azionare un riflettore, e via di questo passo), mentre andando avanti nella storia saranno alcune sezioni di gameplay ad allungare forse troppo l’azione di gioco. Il secondo atto, ad esempio, si basa tutto sulla risoluzione di tre obiettivi: in almeno uno di questi, in cui si sfrutterà completamente la capacità di Dawn di muoversi tra le ombre, il giocatore dovrà sostanzialmente ripetere le stesse azioni per tre volte, rimanendo cosi impegnati per diversi minuti in attività ripetitive e che potevano sicuramente essere rese in modo più sintetico.
Tutto ciò è un peccato perché, in effetti, il punto di forza di Contrast, la possibilità di passare dal 3D al 2D grazie alle capacità di Dawn, è resa in modo spesso notevole: il giocatore si ritroverà a sfruttare le silhouette dei personaggi saltando su di esse di modo raggiungere determinati punti, oppure a compiere balzi tra le ombre delle attrazioni di una giostra, in un bellissimo turbinio di stelle e cavalli che ruotano sulle mura dei palazzi vicini. In queste fasi di gioco, il titolo scorre abbastanza bene e sicuramente è possibile notare la fantasia degli sviluppatori, che sostanzialmente basandosi sempre sulla stessa dinamica da platform bidimensionale sono comunque riusciti a proporre situazioni diverse (specie verso il finale di gioco). Tutto questo, però, non basta a rendere il titolo così appassionante da poter soprassedere sulle sezioni meno ispirate, che riguardano i puzzle logici. Molti di questi saranno basati sulla classica dinamica che prevede di azionare un meccanismo grazie alla pressione di una scatola posta sopra un interruttore che aziona il tutto (un po’ come succede in Portal con il companion cube, tanto per avere le idee più chiare). In queste fasi 3D, il giocatore dovrà ogni tanto far ritorno nel mondo bidimensionale delle ombre per trasportare oggetti utili alla risoluzione degli enigmi. Questa alternanza tra dimensioni avrebbe dovuto dare a queste fasi una dinamicità abbastanza elevata, ma spesso tutto ciò non accade perché la difficoltà generale non sarà mai così elevata (i primi grattacapi, forse, arriveranno solo nell’ultimo atto), e questo renderà il tutto un po’ noioso. In un titolo che dura al massimo quattro ore, rigiocabile solo per ottenere qualche achievment in più (relativi tra l’altro alla raccolta di collezionabili, elementi che altrimenti serviranno solo in un paio di occasioni per proseguire nella storia), il risultare un po’ noioso e ripetitivo sembra essere un difetto abbastanza importante, che fa scendere la valutazione complessiva.
Accennando infine al sistema di controllo, la versione da noi provata, quella PC, ci ha dato l’opportunità di giocare a Contrast sia con tastiera che pad: trattandosi di un titolo con forti elementi platform, evidentemente il consiglio è quello di munirsi proprio di questa seconda soluzione, che si dimostra di sicuro più precisa nelle azioni più concitate di gioco. Passare al volo tra ombre e mondo reale mentre si salta, ad esempio, richiede tempismo e la pressione di più tasti, tutte cose che un buon pad può eseguire senza problemi.



Un bel cartone animato anni ‘20
Anche l’aspetto tecnico di Contrast viene evidentemente condizionato dalle scelte stilistiche e narrative: la bella cittadina in cui ci si ritroverà (il titolo darà una certa libertà di esplorare le varie locazioni, sebbene l’unico motivo per farlo sia la raccolta di collezionabili e alcuni documenti) appare quasi incantata, sospesa nel tempo, piena di quella magia che una volta accompagnava l’arrivo del circo in città. Il level design, pesantemente influenzato dalla necessità di dover proporre enigmi, presenta alti e bassi, mentre la rappresentazione dei personaggi segue precisi canoni stilistici. Basato sull’Unreal Engine, il titolo proporrà una grafica che mischia cartoon e fumetto: una scelta, questa, che considerata l’atmosfera ricreata si rivela decisamente azzeccata. La definizione generale è dunque sufficiente (a volte si nota forse qualche scalettatura di troppo), e possiamo dunque sintetizzare dicendo che il comparto grafico di Contrast svolge il suo lavoro in maniera adeguata. Stesso discorso per quanto riguarda l’audio, che anzi risalta rispetto al video grazie a una bella colonna sonora (l’esecuzione di Laura Ellis cui accennavamo prima ne rappresenta la punta di diamante), e a un doppiaggio in inglese (volendo disponibile anche in francese) tutto sommato ispirato in alcuni personaggi; i momenti migliori, forse, sono da ricercare nei i dialoghi tra la mamma e il papà di Didi, interpretati da Vanessa Matsui e Elias Toufexis.
Dobbiamo parlare, infine, di alcuni problemi, sebbene sporadici, relativi alla presenza di glitch e bug, visto che almeno un paio di volte il povero personaggio di Dawn è rimasto incastrato tra mura e oggetti apparentemente innocui: impossibilitati a proseguire abbiamo dovuto ricaricare l’ultimo salvataggio; essendo però il sistema di checkpoint completamente automatico, e sostanzialmente operante solo al raggiungimento di un determinato obiettivo, è capitato di dover rifare buona parte di un atto per poter proseguire nell’avventura.
Recensione Videogioco CONTRAST scritta da MASTELLI SPEED Contrast ha parzialmente mantenuto le promesse fatte nel corso di questi mesi: il titolo Compulsion Games mostra appieno le proprie potenzialità se si guarda alla storia narrata, alla bella ambientazione e alla buona esecuzione del passaggio da 3D a 2D, che spesso porta a discrete sezioni platform in due dimensioni. Peccato, però, che il gioco risulti un po’ noioso, soprattutto a causa della ripetitività e scarsa difficoltà degli enigmi, e che anche nel comparto narrativo si ha la sensazione che si potesse fare di più per spiegare meglio alcuni frangenti. Mettendo a confronto pro e contro, dunque, considerati anche la durata assai esigua e il prezzo non proprio aggressivo con cui viene commercializzato su alcune piattaforme (gratuito per i possessori di Ps Plus, verrà proposto anche su PS4 al lancio, sostanzialmente al posto di DriveClub, e a circa una ventina d'euro su Steam e XBLA), una larga sufficienza sembra essere il giudizio più adeguato.
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