Recensione di Payday 2

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Sviluppatore:

     Overkill Software
  • Data uscita:

     13 Agosto 2013 - Giugno 2015 (PS4-Xbox One)
- Coop eccezionale
- Missioni affrontabili con vari approcci
- Online solido
- Sistema di personalizzazione divertente
- Orripilante in single player
- IA inesistente
- Grafica non eccellente
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A cura di (LoreSka) del
“Ci sono tre modi di fare le cose: il modo giusto, il modo sbagliato e il modo in cui le faccio io” diceva Robert De Niro in Casinò. Ma in un gioco come Payday 2, il quadro si riduce sensibilmente: c’è un solo modo di affrontare Payday, e tutti gli altri sono sbagliati.
Lo abbiamo scritto qualche settimana fa e lo ripetiamo: Payday 2 è un gioco cooperativo. Questo non significa che non sia possibile giocare da soli, ma non solo è sconsigliato, è concettualmente sbagliato, tanto da lasciarci dubbiosi di fronte alla scelta opinabile degli sviluppatori di introdurre una modalità per giocatore singolo. Come vedremo, sono molti i motivi che spingerebbero un qualunque lupo solitario a considerare questo prodotto un vero e proprio buco nell’acqua. Ma, fortunatamente, dietro una valanga di problemi si cela un’esperienza profonda e incredibilmente divertente. Una sorta di tesoro nascosto da un caveau apparentemente impenetrabile.


Storia di una rapina
Payday 2 è il sequel di un gioco indie che, a sorpresa, ottenne un grande successo nonostante le scarsissime risorse a disposizione degli sviluppatori. L’annuncio di un sequel fece molto rumore, non solo a causa della folta schiera di seguaci che il gioco ha ottenuto nel corso degli ultimi anni, ma anche grazie all’annuncio che il team si sarebbe ingrandito. Tra le fila degli svedesi di Overkill Software si nasconde infatti il newyorkese David Goldfarb, già responsabile dei giochi della serie Battlefield. Al timone di questo progetto c’è dunque uno sviluppatore con le carte in regola, e questo team ci è parso credere davvero nel proprio prodotto ben prima del momento del rilascio.
Ora che il gioco è giunto nelle nostre mani, abbiamo potuto cogliere i frutti delle fatiche di Overkill scoprendo un prodotto che si muove su due strade diverse. Da un lato, abbiamo il gameplay. Dall’altro la realizzazione tecnica. Due elementi che sembrano non volersi incontrare mai, dato che alla qualità dell’uno non sempre corrisponde la qualità dell’altro.

Crime.net
Payday 2 va interpretato come un “arcade simulativo” di rapine in banca. L’ossimoro, in qualche modo, descrive la doppia natura di questo gioco, che richiede intelligenza, pazienza, coordinazione ma che tende ad innaffiare il tutto con una sana dose di azione irrealistica.
Il gioco comincia già a partire dalla schermata di Crime.net, una sorta di rete informatica del crimine in cui vengono assegnati i lavori sporchi ai giocatori di tutto il mondo. Si tratta, in breve, di un hub che permette di selezionare la missione da svolgere, e che permette con un rapido colpo d’occhio di avere un quadro d’insieme dei compiti da affrontare. Tutte le missioni sono classificate per difficoltà, e talvolta è possibile trovare le stesse assegnazioni con gradi di difficoltà differenti, che naturalmente elargiscono ricompense più appetibili. Il giocatore, dunque, può selezionare immediatamente il tipo di missione da svolgere, quindi accedere a una lobby. Da qui è possibile unirsi ad altri giocatori e iniziare il lavoretto, o entrare direttamente in gioco casomai vi fosse uno slot libero in una missione già iniziata.
Il matchmaking nella fase beta del gioco è apparso incredibilmente solido, e la community ha lasciato delle impressioni positive. Siamo pronti a ricrederci nel momento in cui il gioco verrà dato in pasto alle masse, ma per il momento è stato divertente confrontarsi con dei giocatori più esperti.


In effetti, è la socializzazione il vero fulcro di Payday 2. Nel momento in cui ci si ritrova nella lobby in attesa di lanciare la missione, le discussioni in chat fanno salire l’adrenalina. Ci è capitato più volte di discutere dei piani con dei perfetti sconosciuti, cercando di concordare sulle varie strategie da utilizzare ancora prima di sapere cosa ci sarebbe aspettato. Ad esempio, dovevamo rapinare una gioielleria. Abbiamo optato per un lavoro pulito: entra, spacca le vetrine, arraffa tutto e scappa. Liscio come l’olio: abbiamo sparato a una guardia giurata e in meno di due minuti eravamo sulla via del ritorno. In un altro caso abbiamo affrontato la stessa missione, puntando però anche all’incasso. In questo caso dovevamo aprire la cassaforte del negozio con un trapano (con la fastidiosa tendenza ad incepparsi), non prima di aver annullato la sorveglianza sparando alle telecamere. Sfortunatamente, un civile è riuscito a fuggire e ha dato l’allarme: nel bel mezzo della trivellazione del nostro Black & Decker modificato ci siamo ritrovati circondati. Tutti gli schemi sono saltati, e ben presto uno dei nostri compagni si è messo a negoziare con la polizia tenendo in ostaggio un paio di persone. Ci ha fatto guadagnare il tempo sufficiente ad aprire la cassaforte, ad arraffare il denaro e a fuggire dal retro, il tutto affrontando appena quattro o cinque poliziotti.
È evidente che, in caso di mancata comunicazione tra i giocatori, le cose diventano assolutamente ingestibili. In un caso ci siamo ritrovati invasi dalle forze speciali in un centro commerciale, il tutto perché un nostro compagno ha pensato bene di trasformare il gioco nell’ennesimo livello di Call of Duty, sparando a tutto quello che si muoveva. Il kick del nostro host non è bastato, e nel giro di qualche minuto si è letteralmente scatenato l’inferno.
Se ne deducono due cose: Payday 2 necessità di giocatori pazienti e, possibilmente, con uno spirito collaborativo. In secondo luogo, il titolo dà il meglio di sé in compagnia di qualche amico. Sebbene gli sconosciuti incontrati in rete si siano rivelati sorprendentemente partecipativi, è chiaro che con la compagnia di un conoscente (e magari con l’ausilio di una chat vocale) l’esperienza già buona può elevarsi a livelli davvero altissimi. Non va sottovalutato, infine, il comportamento scorretto di alcuni host che si disconnettono nel bel mezzo di una missione o che cacciano i giocatori senza alcun apparente motivo. L'ingresso di un nuovo giocatore in una partita congela tutti per qualche secondo, pertanto - se potete scegliere - scegliete dei conoscenti come compagni d'avventura.

IA? Quale IA?
C’è un solo motivo per cui Payday 2 non è giocabile in modalità giocatore singolo: l’intelligenza artificiale è pessima. Poiché le missioni sono pensate per essere giocate in compagnia, qualora si decidano di affrontare le varie missioni off-line il gioco giunge in nostro soccorso con dei bot. Peccato che, a differenza dei giocatori umani, i bot si limitino a seguirci e a compiere parte delle azioni richieste dagli obiettivi. Ci è capitato di scardinare delle casseforti e vedere i contanti lasciati al suo interno, solo perché i nostri bot non erano abbastanza intelligenti da arraffarli e noi eravamo troppo carichi per portare altro denaro. Perlomeno i bot tendono a sparare ai cattivi - o meglio, ai buoni - e a soccorrerci quando siamo feriti, ma questo è il massimo dell’intelligenza artificiale su cui possiamo fare affidamento.
Lo stesso problema dell’IA si ripercuote anche nei confronti degli ostili. Guardie giurate, poliziotti, squadre speciali non brillano certo per intelligenza, e sembra che gli sviluppatori abbiano scelto di sopperire a tale mancanza creando orde di poliziotti che ci piombano addosso da ogni angolo. La conta dei cadaveri alla fine di un lavoro non troppo pulito rasenta quello della spiaggia di Omaha al D-Day. Non è per niente realistico, ma in un’ottica action questa scelta funziona alla meraviglia. Se gli sviluppatori avessero optato per un gioco più lento, con pochi encounter nel tentativo di inseguire in realismo, il tutto sarebbe sfociato in un’esperienza alquanto noiosa.


Volta la carta
Un altro aspetto che, indubbiamente, rende Payday 2 un prodotto interessante si riscontra nell’elevato grado di personalizzazione del proprio personaggio. Da un lato, è possibile personalizzare vestiario, armi e naturalmente le maschere indossate durante le rapine. Per poter sbloccare le varie componenti personalizzabili, però, è necessario completare con successo parecchie missioni. Alla fine di ogni lavoro si viene ricompensati con una schermata che ci permette di scegliere una carta, alla quale è associato un premio. In questo modo è praticamente impossibile che due giocatori con lo stesso livello di abilità abbiano accesso ai medesimi elementi di personalizzazione: in Payday 2 c’è un grado di unicità del proprio personaggio davvero forte, e i collezionisti avranno pane per i loro denti.
Nel gioco è inoltre presente un covo nel quale è possibile allenarsi e che, ovviamente, può essere personalizzato. In questo caso gli elementi che arricchiscono il locale si possono acquisire grazie ai contanti ottenuti nelle rapine. L’idea non è certo originalissima, è in tutta onestà non abbiamo trascorso molto tempo nel covo, preferendo lanciarci nel vivo dell’azione sin dai primi minuti di gioco.
Il terzo elemento di personalizzazione è costituito dal sistema di classi e abilità del prorpio personaggio. Ci sono quattro diversi alberi delle abilità da sviluppare: mastermind, enforcer, tecnico e spettro. Ottima l’idea di Overkill di non obbligare il giocatore a scegliere una sola classe: è possibile sviluppare indipendentemente ognuno dei quattro alberi, ottenendo così un personaggio con qualità variegate. Le prime tre classi incarnano, in buona approssimazione, i tre archetipi del medico, tank e ingegnere. La classe dello spettro, infine, introduce un elemento fondamentale di Payday 2: la possibilità di affrontare ogni missione in versione stealth. È evidente che sarebbe pretenzioso e fuorviante definire Payday 2 come “un gioco stealth”, dato che è pensato per l’azione. In ogni caso, è possibile tentare i colpi senza essere visti, facendo uso di particolari abilità (che permettono, ad esempio, di scassinare una serratura in pochi secondi o di muoversi con rapidità) e attraverso un’attenta valutazione dell’ambiente e di chi lo popola. Overkill ha messo in campo alcuni lampi di genio: in un caso, ad esempio, si è obbligati a penetrare di soppiatto nella stanza delle telecamere a circuito chiuso e assassinare l’addetto, in modo tale da disabilitare l’allarme che altrimenti sarebbe scattato. La modalità stealth complica le cose in maniera esponenziale, ma con il giusto gruppo di amici potrebbe dare molta soddisfazione. Inutile dire che offline è sostanzialmente impraticabile.

Sette chili (d’oro) in sette giorni
Un altro aspetto molto interessante di Payday 2 è rappresentato dalla suddivisione dei vari colpi in giorni, fino a un massimo di sette. Ci sono degli incarichi che si sviluppano nel corso di più giornate e che richiedono, ad esempio, di recuperare la merce durante, di trasportarla, di consegnarla al contatto, e così via. Questo consente di vedere i frutti dei propri progressi e contribuisce a creare una sorta di trama, sebbene l’elemento narrativo in Payday 2 non sia certo brillante. Ma soprattutto, questo sistema implica la presenza di missioni variegate. Non aspettatevi soltanto un'accozzaglia di rapine tutte uguali tra loro: ci sono rapine, atti vandalici, missioni di scorta, di recupero, di difesa, furti con scasso. Persino le missioni di tipologia simile hanno un buon grado di unicità grazie agli ambienti variegati e alle diverse tipologie di approccio adottabili dal giocatore. Il tutto si eleva all'ennesima potenza a causa dei diversi gradi di difficoltà associabili da Crime.net a ogni missione, che spingono a rigiocare ciascun livello più e più volte.


Il crimine è un brutto affare
L’aspetto che, probabilmente, è destinato a creare più controversie in Payday 2 è costituito dalla componente visiva. La grafica del gioco non è certo eccezionale: i modelli dei nemici sono tutti uguali, i civili sono un esercito di cloni e gli ambienti, per quanto variegati, sono costituiti da elementi che si ripetono quasi ossessivamente. In una missione, ad esempio, ci siamo ritrovati dentro un negozio di scarpe di lusso da vandalizzare: ebbene, in vetrina venivano esposte quattro diverse paia di scarpe, che si ripetevano all’interno e su tutti gli scaffali. Sarà difficile riuscire ad emozionarsi per gli scorci offerti da Payday 2: le rapine sembrano svolgersi sempre fra gli stessi luoghi, e non vi è riconoscibilità degli esterni. Perlomeno gli interni sono credibili, e non sono state quasi mai compiute bizzarre scelte di design nella progettazione della planimetria dei palazzi. Un vero peccato, considerando i piccoli guizzi di genio inseriti dagli sviluppatori (tra cui la vista che si inclina di lato quando si trasporta un borsone carico di contanti o gioielli).
La musica, al contrario, è costituita da una ricca colonna sonora che scandisce le varie fasi dell’azione e cambia prima, durante e dopo l’assalto. Il doppiaggio, come nel predecessore The Heist, è costituito da poche linee di dialogo per nulla invasive. Come detto, non è la storia a rappresentare il nucleo di Payday 2, e troppi exploit recitativi sarebbero risultati d’impaccio.
Recensione Videogioco PAYDAY 2 scritta da LORESKA La presenza di elementi tecnici non proprio all’altezza, talvolta peggiorati dalla coesistenza con qualche bug minore, potrebbe spingere un occhio poco attento a etichettare Payday 2 come un gioco mediocre. Se giocato in single player, Payday 2 è addirittura un pessimo gioco. Ma nel momento in cui trovate qualcuno con cui condividere l’esperienza, ecco il brutto anatroccolo trasformarsi in uno splendido cigno. Grazie al multiplayer e a tante buone idee, tra cui l’hub Crime.net e il profondissimo sistema di personalizzazione, Payday 2 è un gioco incredibilmente divertente, che ci spinge a rigiocare ossessivamente tutte le missioni cercando ogni volta di spingere più in là i propri limiti. Payday 2 è una gioia da dividere in compagnia.
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