Recensione di Unearthed: Trail of Ibn Battuta Ep.1

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone, PC, PS3, TECH, WII, Xbox 360
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Semaphore
- Prima o poi finisce - Inutile
- Prezzo ladro
- Bug di vario genere
- Gameplay a dir poco pessimo
- Sonoro obsoleto
- Tanti problemi tecnici
- Usciranno altri episodi
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A cura di (Fatum92) del
Ci sono giochi che ancora prima dell’uscita sono considerati opere di assoluta qualità, giochi a cui basta un trailer, qualche immagine e vaga informazione, per convincere il popolo videoludico della loro bontà. Titoli come Grand Theft Auto V, per esempio, che a ogni video rilasciato scatena l’entusiasmo dei giocatori. Poi ci sono giochi che ancora prima dell’uscita sono considerati vere e proprie ciofeche, giochi a cui basta un trailer, qualche immagine e vaga informazione, per convincere della loro assoluta mancanza di qualità. Titoli come Unearthed: Trail of Ibn Battuta che sin dalla rivelazione non ha fatto altro che attirare risate di scherno e continue prese in giro. In fondo, da una produzione realizzata dallo sconosciuto Semaphore Studios (primo studio di sviluppo dell’Arabia Saudita) che tenta di scopiazzare piuttosto chiaramente una serie di successo come Uncharted fallendo miseramente in ogni suo intento, non ci si poteva aspettare un’accoglienza migliore. Va dato però il merito alla giovane software house di averci provato. Il problema sorge quando, appena avviato il gioco, non si riesce proprio a comprendere come diavolo abbia fatto a superare il controllo qualità ed essere venduto su MAC, PS3, Xbox 360, Wii, PC, iPhone e dispositivi Android. Noi lo abbiamo giocato su PlayStation 3. Il prezzo sullo store è di 7,99 euro! Una cifra assolutamente fuori di testa, perché Unearthed: Trail of Ibn Battuta è veramente un capolavoro di rara bruttezza.



A caccia di tesori
La storia di Unearthed: Trail of Ibn Battuta Episodio 1 (già, sono previste altre puntate di questa entusiasmante “serie”), segue lo schema dei classici film di avventura: un tesoro conteso tra il solito spavaldo avventuriero e un nemico al comando di qualche forza armata. Peccato che della trama si capisca ben poco, cominciando da un ridicolissimo prologo che tenta di scimmiottare i grandi blockbuster con il consueto gap temporale che, dopo l’apparizione proprio sul più bello (si fa per dire), della scritta “tre settimane fa”, verrà piano piano colmato in ogni episodio. La sceneggiatura e i dialoghi sembrano scritti da un dodicenne alle prime armi. I personaggi sono stereotipati e il protagonista, sia fisicamente, sia caratterialmente, non può che ricordare Nathan Drake. In sostanza, la narrazione è semplicemente pessima e banale. Oddio, qualche scambio di battute addirittura può far sorridere, ma il più delle volte il risultato è involontariamente comico. Talmente stupido da risultare quasi divertente. Aggiungiamo a questo una recitazione digitale pressoché inesistente e il gioco è fatto: Unearthed sembra appena uscito dagli anni ’90, ma sfigurerebbe persino a confronto con i videogiochi del periodo. Non c’è davvero nulla di buono: storia, personaggi, gameplay, sonoro, grafica. Le uniche parole che ci vengono in mente per descriverlo spaziano da inutile a orrendo.

Gameplay rotto
Era chiaro a tutti come Unearthed fosse una scopiazzatura delle avventurose opere di Naughty Dog, eppure, pad alla mano, l’ispirazione a Uncharted diviene ancora più evidente. Il gioco si sforza in ogni modo per risultare simile alle scorribande di Nate, ma non ci riesce. Magari fosse la brutta copia di Uncharted! È talmente evidente la mancanza di mezzi e risorse, che questa voglia di creare un Uncharted dei poveri è probabilmente sfuggita di mano al team.
Ci sono le sparatorie, i combattimenti corpo a corpo, i semplici enigmi ambientali conditi da qualche fase platform e le sequenze spettacolari. Tra questi aspetti, non ce ne è uno che funzioni. Il gameplay è rotto. In una parola, Unearthed è un gioco statico. Durante gli scontri a fuoco sembra di fronteggiare pezzi di legno piuttosto che umani. Non c’è divertimento, non c’è stimolo. Il level design è piatto, l’intelligenza artificiale non può neanche definirsi tale, il sistema di copertura e di raccolta delle armi avversarie funziona una volta sì, due no, la telecamera fa venire il voltastomaco, il controllo dell’alter-ego è macchinoso, la fisicità delle armi nulla e per di più si incappa spesso in piccoli bug che rendono l’esperienza ancora più frustrante. Insomma, il fallimento è totale. Vi sono poi i combattimenti corpo a corpo, gestiti in una schermata apposita che richiama quella dei picchiaduro: visuale laterale e barra dell’energia. Queste scazzottate sono forse il punto più basso toccato, davvero ridicole. Orribilmente legnose e con dinamiche, ancora una volta, rotte. I colpi vanno a segno a caso, anche per via di animazioni gestite malissimo, e i movimenti del personaggio sono impacciati ed estremamente lenti, robotici. Il divertimento è una variabile inesistente.



Gameplay rotto Episodio 2
Le prime fasi dell’avventura spiccano per alcuni enigmi ambientali che permettono di ammirare le “abilità da scimmia” del protagonista. Ci si arrampica su appigli e sporgenze e si saltano spaccature nei pavimenti. In una particolare sezione, udite udite, bisogna pure sfruttare una macchinina telecomandata per azionare dei pulsanti. Ciò detto, le fasi platform scorrono senza troppi intoppi, essendo comunque molto semplici e brevi. La sgradevole sensazione di incompiutezza, però, rimane.
Veniamo finalmente alle sequenze spettacolari, a dir poco penose. Non ci vuole un genio per capire che con un impatto audiovisivo scabroso, animazioni da due gen fa e un gameplay che non funziona, provare a ricreare gli script spettacolari di una produzione quale Uncharted è una causa persa in partenza. In questo primo episodio abbiamo attraversato il deserto a bordo di un Quod (guidato da un comprimario) sparando a veicoli e a un elicottero. Poi è stato il momento di un inseguimento da cinque secondi, stile Uncharted 3, tra i tetti delle case del Marocco e, infine, siamo dovuti sfuggire alla polizia guidando un’auto inguidabile, che sembrava dotata di vita propria, in una sequenza talmente brutta da lasciare interdetti. Imbarazzante. Poi, per fortuna, sono comparsi i titoli di coda.

Due ore infinite
Dal punto di vista grafico, Unearthed riesce a sfoggiare qualche scorcio interessante. Apprezzabile la realizzazione delle architetture marocchine e qualche paesaggio. Si tratta, però, di sporadici e ingannevoli momenti, che purtroppo si dimenticano presto a causa della bruttezza dei modelli poligonali e della quantità di problemi tecnici. Complessivamente, le texture non sono neppure malvagie, ma tra tearing, animazioni inguardabili, pop-up e frame-rate osceno, anche il comparto visivo si assesta su livelli assolutamente insufficienti. La fluidità e la pulizia dell’immagine sono così scarse che muovere la telecamera per guardarci intorno ci ha provocato più volte giramenti di testa, non scherziamo. Sono persino presenti degli orribili filmati di intermezzo realizzati col motore di gioco.
Il discorso non cambia quando si parla dell’impianto audio. È vecchio di due generazioni. Gli effetti sonori sono artificiosi, finti, non convincono nella maniera più assoluta e il doppiaggio in inglese (sottotitolato in italiano) è inespressivo.
La colonna sonora è dimenticabile. Ma quanto dura questo strazio? Meno di due ore, che peggiorano di minuto in minuto. Per accrescere inutilmente la longevità fanno poi capolino degli extra (bozzetti, spezzoni filmati ecc) e dei tesori nascosti nelle location. Se ciò non bastasse, potrete dedicarvi alla Modalità Sopravvissuto, dove resistere a ondate di mostri in varie ambientazioni e confrontare i propri punteggi con quelli degli altri giocatori. L’abbiamo provata cinque minuti ed è stato sufficiente.
Da segnalare, infine, la compatibilità con PlayStation Move.
Recensione Videogioco UNEARTHED: TRAIL OF IBN BATTUTA EP.1 scritta da FATUM92 Inutile, orribile, orrendo, involontariamente comico. Unearthed: Trail of Ibn Battuta Episodio 1 è quanto di più pessimo si possa trovare in circolazione: un supplizio di un’ora e mezza che è uscito in ritardo di due gen (ma avrebbe sfigurato lo stesso). Si atteggia a grande blockbuster pur sapendo di non poter minimamente competere con colossi quali Uncharted, da cui prende chiaramente ispirazione. Non ci sarebbe stato nulla di male se il risultato fosse stato quantomeno passabile. La verità, però, è che ogni aspetto della produzione rasenta lo squallore: dal gameplay rotto agli infiniti problemi grafici e i bug. Un progetto amatoriale che, non si sa come, è approdato sugli store digitali delle attuali console; per di più all'incomprensibile prezzo di otto euro, una cifra enorme considerando la (non)qualità. Il candidato ideale per vincere l’ambito premio di gioco più brutto del decennio.
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