Recensione di Dynasty Warriors 8

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Omega Force
  • Distributore:

     Halifax
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1 -2
  • Data uscita:

     18 luglio 2013 - 4 aprile 2014 (PS4-PS Vita)
- Ottanta personaggi carismatici con cui giocare
- Decine e decine di armi e stili di combattimento
- Modalità Ambition interessante
- IA inesistente
- Monotono e ripetitivo
- Nuove meccaniche di combattimento mal implementate
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A cura di (FireZdragon) del
Otto capitoli, più altrettanti spin off di dubbia qualità e probabilmente il doppio dei cloni non sono bastati ai ragazzi di Tecmo Koei per capire che forse, e diciamo forse, è giunto il momento di far evolvere il brand di Dynasty Warriors. Non tanto ormai per il combat system davvero troppo semplicistico o un'ia praticamente inesistente, ma perché davvero non se ne può più dei musou fatti con lo stampino.
A ridosso della next gen, tra aspettative alle stelle, giocatori immersi nelle mille promesse di rivoluzione fatte da Sony e Microsoft, il mercato in rapida evoluzione e Oculus Rift dietro l'angolo, prendere in mano Dynasty Warriors 8 risulta essere in tutto e per tutto un tuffo nel passato, in un'era dove il tempo sembra essersi completamente fermato.
Non è quindi con le più grandi aspettative che abbiamo approcciato il titolo e non ci aspettavamo davvero nulla di nuovo a ridosso del cambio generazionale. Koei è riuscita comunque a sorprenderci, tirando fuori dal nulla una modalità completamente nuova piuttosto interessante e aggiungendo qualche meccanica al combattimento. Saranno bastate queste poche feature a salvare il prodotto?

Prima di iniziare la recensione ci teniamo a segnalare che abbiamo dovuto interrompere forzatamente la nostra prova, avvenuta inizialmente su Xbox 360, a causa di cali di framerate davvero inaccettabili, tanto gravi da rendere il titolo ingiocabile. Ad oggi, quasi una settimana dopo il rilascio del gioco nei negozi, la patch promessa non è ancora arrivata e noi, da bravi redattori quali siamo, abbiamo dovuto ricominciare tutto da capo su Playstation 3, dove i cali non si verificano con la stessa gravità. Vi aggiorneremo in futuro tramite news e su questa stessa recensione, quando le cose si sistemeranno, per ora possiamo solo consigliarvi caldamente di evitare l'acquisto della versione Microsoft.



Di nuovo in Cina
Beh la storia ormai la conosciamo tutti a menadito: i regni di Shu, Wu e Wei sono pronti a darsele di santa ragione per riunificare la Cina sotto un unico vessillo, quello ovviamente del vincitore della guerra. Quest'anno dovremo quindi decidere da che parte schierarci e lanciarci in una lunga serie di missioni proposte in maniera estremamente lineare, vincendo praticamente da soli ogni scontro. Contro di noi il solito nugolo di nemici da affrontare, con le classiche ondate di fanti imbambolati pronti a schiantarsi come onde sugli scogli.
La campagna è divisa in due modalità differenti, un free mode dove poter affrontare gli stage già completati con qualsiasi eroe sbloccato e lo story mode più classico, dove scegliere prima di ogni battaglia il nostro personaggio tra un ristrettissimo numero di condottieri.
Al trittico di fazioni vanno ad aggiungersi anche i regni liberi di Jin e gli altri ufficiali senza vessillo come Lu Bu e Dhong Zuo, tutti giocabili per una scelta complessiva che si avvicina agli ottanta protagonisti, ognuno con la propria arma dedicata. E sono proprio le armi a rappresentare l'unica scelta prepartita. Ogni ufficiale potrà selezionare due armi bianche distinte, come già accadeva in Dinasty Warriors 7, questa volta con una meccanica che permetterà di ottenere vantaggi sul campo immediati, o porterà a trovarsi in difficoltà contro altri officer a seconda dell'equipaggiamento impugnato.
Tre gli elementi base: Heaven, Man e Earth che, come nella miglior morra cinese, prevarranno l'uno sull'altro in un circolo vizioso che vi costringerà ad avere sempre dietro almeno due elementi per poter rispondere al meglio agli avversari.
Sebbene ci sia completa libertà di scelta per quanto riguarda le armi, quella principale preferibilmente dovrà possedere un attacco EX: una combinazione extra da inserire nelle combo base che potrà essere utilizzata solo se il vostro alter ego avrà una sinergia perfetta con la lama in questione. Il secondo equipaggiamento potrà invece essere scelto liberamente tra tutto l'arsenale senza limitazione alcuna.



Un nuovo gameplay quindi?
All'atto pratico questa novità non fa altro che rompere il semplice equilibrio del gameplay classico, a causa degli Storm Attack, mosse passive che si attivano casualmente mentre stiamo combattendo gli officer avversari mentre questi impugnano un'arma dell'elemento opposto al nostro. Tale colpo vi metterà in una sorta di autoattack automatico che garantirà una quantità considerevole di combo gratuite sul bersaglio, tanto da portargli via una buona fetta di vita. Il problema è che l'effetto non è controllabile e si attiverà nei momenti meno opportuni, a volte proprio in mezzo a una combo poco prima degli attacchi pesanti ma anche semplicemente durante la corsa o peggio ancora da cavallo, cosa che vi farà smontare automaticamente per iniziare il duello.
Un'attivazione manuale sarebbe stata enormemente gradita.
A ciò si affianca una nuova barra speciale, molto simile al Musou ma dalla ricarica ancora più lenta. Non è nient'altro che un rage mode, grazie al quale esibirsi in un burst di danno esagerato ed eseguire combo uniche, che non solo colpiranno una quantità enorme di nemici sullo schermo ma addirittura li attireranno verso il vostro personaggio facendoveli palleggiare fino alla conclusione della mossa. Inutile dire che in questo modo sarà possibile inanellare combo da più di mille colpi in un batter d'occhio e sterminare interi castelli nel giro di pochi istanti.
Queste le due modifiche più grosse al gameplay, perché tutto il resto rimane identico al passato con combo basate sulla classica alternanza di colpi veloci e potenti, e Mosse Musou, sia doppie quando avrete accanto un compagno, sia singole e ultra nel caso la vostra vita sia pericolosamente vicina allo zero.
Abbattete un ufficiale e riceverete, oltre che dell'esperienza e un'arma casuale da rivendere o equipaggiare, anche un perk speciale in base alle modalità di uccisione. Ce ne sono circa una ventina, che vanno dal classico aumento del regen della vita a un range migliorato per l'attacco, ma anche bonus che aumentano l'esperienza guadagnata, il drop dei classici ravioli di riso per recuperare vita o ancora armature e asce per raddoppiare rispettivamente i valori di difesa ed attacco.
Niente di particolarmente nuovo quindi e, nonostante una campagna dalla longevità notevole, la ripetitività classica della serie, un fortissimo deja vu su livelli visti ormai centinaia di volte e un combat system estremamente monotono, potrebbero spegnere in fretta la voglia di vivere per l'ennesima volta le gesta dei tre regni.



L'ambizione è tutto
Curioso che proprio la modalità che tiene a galla il tutto porti il nome di una qualità che i ragazzi Koei sembrano aver smarrito da tempo: quell'ambizione che li portò dal nulla a ideare un fighting game stracolmo di nemici e in grado di esaltare e divertire migliaia di appassionati.
Ambition è un'ottima base sulla quale ricostruire il successo della serie. Qui partiremo come semplice suddito libero e il nostro compito sarà quello di costruire dalle fondamenta un Tongquetai, dapprima raccogliendo denaro e materiale e poi costruendo all'interno della nostra base iniziale tutta una serie di strutture imponenti. In un mix piuttosto riuscito Dynasty Warriors 8 ritrova la sua vera anima e, sebbene il modus operandi per arrivare all'acquisizione di nuovi alleati e fama sia sempre il medesimo (combattere e vincere battaglie su battaglie), la varietà degli scontri, dove sarà il giocatore a decidere in che campagna lanciarsi di volta in volta scegliendo tra assalti classici, schermaglie o missioni di scorta, riesce a donare vitalità al titolo.
Raccolti i materiali e conquistata la fiducia di qualche alleato extra, monteremo pezzo pezzo il nostro castello con l'obiettivo ultimo di ospitare l'imperatore. Mano a mano che il nostro impero si ingrandirà andremo poi a incontrare tutti personaggi della storia principale, che dovremo convincere a unirsi a noi e potranno poi essere utilizzati come pg giocabili, come guardie del corpo o come semplici attendenti alle diverse strutture.
Peccato che il tutto non sia appoggiato da un motore grafico all'altezza, con texture ambientali e modelli poligonali davvero pessimi, ad eccezione ovviamente degli 80 condottieri sempre curatissimi e carismatici.
Si vede la volontà di aggiungere qualche nuovo effetto particellare, rendere le fiamme più vive e ridurre la solita nebbia onnipresente, ma i compromessi per farlo sono un pop-up esagerato dei nemici e una povertà in termini di dettaglio davvero eccessiva.
Dynasty Warriors, così come il genere a cui appartiene sembra essere arrivato alla fine della corsa, speriamo solo che la next gen con la nuova potenza di calcolo possa davvero dare un twist ad una serie che merita davvero una cura migliore.
Recensione Videogioco DYNASTY WARRIORS 8 scritta da FIREZDRAGON Dynasty Warriors 8 cerca di rinnovarsi con una modalità nuova e nuove meccaniche di combattimento, che tuttavia non riescono nell'intento. Se Ambition infatti ha messo in mostra qualcosa di estremamente interessante, il rage mode e gli Storm Attack semplificano ulteriormente un gameplay che necessitava unicamente di maggior tecnicità e non di nuovi modi per sbarazzarsi celermente dei nemici. Le nostre speranze risiedono quindi nella next gen che, grazie ai nuovi motori, potrebbe rinvigorire un genere adagiato ormai su standard piuttosto mediocri.
Gli amanti della serie probabilmente continueranno ad apprezzare il gioco come sempre, proprio perché nulla di realmente nuovo li aspetta in questo ennesimo capitolo dei tre regni.
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